8 giugno 2014

A volte ritorno di John Niven [recensione]

A volte ritorno
di John Niven

Traduzione di Marco Rossari

Casa editrice Einaudi
390 pagine
19 euro
ISBN 9788806209223

Dopo una vacanza di 7 giorni, iniziata intorno al 1600, cioè 5 secoli terreni fa [si sa il tempo in paradiso è dilatato] e terminata ai giorni nostri, Dio irrompe nel suo ufficio con il suo cappello di paglia e la camicia a quadri ancora addosso più rilassato che mai. Se non fosse per la miriade di faldoni lasciati sulla scrivania riguardo alla situazione catastrofica esplosa durante la sua assenza: stermini di massa, 2 guerre mondiali, preti che molestano bambini, il pianeta ridotto a spazzatura... L'onnipotente - che adora andare a pesca, bere roba forte, spararsi cannoni e godersi la vita al massimo - dopo aver ascoltato e visto l'inimmaginabile, oltre a essere depresso è anche molto incazzato [non giriamoci tanto intorno con le parole]: - Cosa fare quindi? Di distruggere il pianeta non se ne parla... soprattutto per la fatica fatta nel crearlo e le poche cose buone come la musica e i videogames. Decide però che a salvare l'umanità ci avrebbe pensato quel disadattato di suo figlio Gesù che a 33 anni è l'ora che si prenda le sue responsabilità. Il ragazzo a malincuore deve: - smettere di schitarrare con Jimi [Hendrix], sfarsi, bere birra come se non esistesse un domani, partecipare a feste di ogni tipo, andare con le donne che più lo aggradano e immolarsi per una giusta causa. Non si tratta di compiere miracoli ma di riportare l'umanità smarrita sulla retta via. E lui a suo modo ci prova: decide di partecipare a un talent show musicale e s'impegna per diffondere al massimo e in maniera decisamente rock il sacrosanto verbo annunciato dal Padre santissimo, FATE I BRAVI!

Ogni fervido credente si scaglierebbe su questo libro. Griderebbe allo scandalo. Accuserebbe l'autore di blasfemia pura. Ne sono sicura. Provate a parlare di religione in maniera così poco cristiana e così tanto sboccata e irriverente che ogni bigotto di questo mondo se avesse davanti agli occhi un'edizione cartacea di "A volte ritorno" lo brucerebbe [che poi i libri non si bruciano è fuori discussione]. Sono due gli argomenti con i quali è difficile confrontarsi con gli altri e si rischia sempre di cadere in falsi moralismi: - La religione e la politica. Eppure, con la mia nonchalance di persona che vive in una realtà ben definita da sempre, ammetto di aver letto tale storia con un ghigno di approvazione lungo quasi 400 pagine e senza sentirsi in colpa. Perché? Perché questo beffarsi di tale realtà, in realtà ha l'intenzione di trasmettere un messaggio molto più profondo di quello che si legge tra le righe: Ognuno di noi ha bisogno di avere fede anche nel momento stesso in cui siamo contrari a quello che la società ci impone come giusto. Ciò che ci rovina è quando entra in atto un meccanismo contorto come il fanatismo che il credere in qualcuno - qualunque esso sia - comporta. E per fanatismo intendo quello che mentalmente ci costringe ogni giorno a interrogarci su cosa è giusto e cosa è sbagliato [a prescindere da ciò che noi riteniamo giusto o sbagliato] a punirci, o mortificarci, o a non riuscire ad assaporare la vita per quello che è. Probabilmente dipende dalla coscienza e dal rispetto che abbiamo in primis per noi stessi e poi per gli altri, coloro con i quali ci relazioniamo ogni santo giorno, sia perché siamo costretti sia perché ci hanno costretto.

"A volte ritorno" è cinico, irriverente, derisorio, ci mostra un Dio figo e un Gesù ancora più figo e molto stile Kurt Cobain, ma senza la voglia di suicidarsi di Kurt Cobain. Storia che sarebbe potuta cadere nel conformismo ideologico più totale e invece no, ha uno stile narrativo che non rischia neanche per un minuto di apparire banale o scontato, con una voglia incredibile di trattenersi dal ridere ma senza riuscirci e un finale decisamente col botto. Credo fermamente che con un Dio così saremmo tutti un po' cristiani e forse anche cristiani migliori!

Francesca

5 commenti:

  1. adoro John Niven.

    ha scalzato Irvine Welsh al top delle mie preferenze riguardo la letteratura britannica contemporanea.

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    1. Oh come ti capisco! Adorare Niven sempre ;-) Tra l'altro è uscito da poco il suo nuovo libro. Chissà quando riuscirò a leggerlo!

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    2. ... già letto.

      a me è piaciuto ancora più del primo.

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    3. Davvero è più bello del primo? Ufff... devo assolutamente leggerlo allora. Ho letto pareri contrastanti... cioè che in quanto a "bellezza" il primo non lo supera nessuno.

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  2. beh, il primo ha una storia (decisamente) spiazzante, mentre il secondo ha un "intreccio" assai più verosimile.

    anyway, bellissimi tutti e due, sia chiaro.

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