10 giugno 2014

Niente, più niente al mondo di Massimo Carlotto [recensione]

Niente, più niente al mondo di Massimo Carlotto

E/O edizioni
72 pagine
ISBN: 8876416358
7 euro
uscito nel 2004
Una donna, seduta su una poltrona di plastica acquistata in un discount, vestita con un abito cinese da 12,90 Euro, con una bottiglia di vermut ormai vuota in mano, parla da sola. Nelle sue parole sfilano le immagini di una vita perduta, una vita come tante. Anche lei è stata ragazza, con sogni ed entusiasmi. Ha sposato un operaio metalmeccanico nella Torino degli anni Settanta, ha avuto una figlia e ha sognato un futuro diverso. Poi la vita, o l’ingiustizia di questo nostro sistema, ha ucciso ogni speranza. Disoccupazione per il marito, servizio a ore per lei nelle case dei più fortunati, una figlia che non segue le sue aspirazioni di farla diventare una velina, una comparsa in TV, anche solo una prostituta, purché di lusso, fuori dalla miseria quotidiana, dal mondo dei perdenti. [edizionieo.it]
Escludendo la raccolta di racconti "Cocaina" insieme a Carofiglio e De Cataldo [e il più recente "Le vendicatrici" di cui vi parlerò nei prossimi giorni anticipandovi che no, non mi è piaciuto molto] volevo leggere qualcosa di questo autore da sempre. Qualcosa di più introspettivo. Che facesse il giusto rumore per scuotermi, farmi riflettere, tenermi col fiato sospeso per un tempo seppur limitato. "Niente, più niente al mondo" mi è stato prestato in una calda serata torinese, dopo che la sveglia era suonata alle 6 del mattino e le ore di camminate per gli stand del Salone del libro mi avevano messo KO. Questo piccolo libro di meno di 100 pagine lo divori... Un po' - appunto - per le poche pagine, un po' perché ti prende tanto da non volerlo mettere in stand by nemmeno se i tuoi bisogni fisiologici ti picchiettano distogliendo la tua concentrazione [immagine poco poetica, me ne rendo conto].

Un monologo incessante, a tratti nevrastenico di una donna che prima di essere donna è moglie [di Arturo] e prima ancora di essere moglie è madre [di "bambina mia", il nome non ha rilevanza] e infine è una che pulisce le case dei ricchi. La vita non va esattamente come ha programmato da giovane, il matrimonio è il suo chiodo fisso e la speranza di un futuro migliore il quid per staccarsi dal cordone ombelicale, ovvero per prendere il volo [da chi o da che cosa non l'ho mai capito]. Quando arrivi alla consapevolezza che a una certa età, con una figlia adolescente che non gliene frega niente dei genitori e un uomo che non ti ha svoltato né l'esistenza né la condizione sociale, l'unico sfogo per reagire è attaccarsi alla bottiglia di Vermouth. Niente è niente di fronte all'apocalisse mentale che si scatena dentro e non vede più una via d'uscita. La sua "piccola" non vuole diventare famosa [ma si accontenta di un lavoro onesto e dell'amore per un tunisino] invece di partecipare a "Uomini e donne", trovare uno come Costantino Vitagliano e essere la nuova Alessandra... sarebbe stato il cambiamento tanto ambito per tutti quanti. E chi se ne frega se a volte per farlo bisogna vendersi. Oggi va così, no? Magari domani va in un altro modo! Lei però è capricciosa, timida, riservata, scontrosa e deve essere punita per questo. Più della roba comprata al discount, dei mobili sottocosto, degli abiti dei cinesi e del resto... La reticenza alla rassegnazione come l'apoteosi del male, con i suoi deliri mentali annessi che comportano-tracciano il tragico epilogo, ovvero la giusta "vendetta" per i sacrifici che quando si è in famiglia ognuno deve fare con il suo bel fardello di responsabilità, compreso la sua bambina, ormai non più bambina, ma quasi adulta.

Il parlare in prima persona inoltre accentua ancora di più tale malessere, pazzia, voglia di riscatto... perché la società c'insegna molte cose, e fra queste a non essere dei perdenti. Non essere dei perdenti significa possedere una bella casa, arrivare dignitosamente a fine mese senza preoccuparsi delle bollette da pagare, avere quella dose di fortuna che ci spetta [come per esempio vincere al lotto o al gratta e vinci o a quello che vi pare], guadagnare bene, viaggiare, levarsi i vizi e che il ciclo si ripeta con la prole. E quando non succede? Provate a immaginarlo voi. Un bello spaccato dei giorni nostri. Molto più reale di quanto crediamo. Il fallimento che oggi molti vivono e a cui si ribellano... nel peggiore dei modi, seminando vittime.

Assolutamente Consigliato

Francesca 

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