15 giugno 2014

Incontro nell'ambito del programma il Festival degli Scrittori: The Believer - Credere ai libri in tv, radio, blog e riviste

THE BELIEVER - CREDERE AI LIBRI IN TV, RADIO, BLOG E RIVISTE

Incontro con Vendela Vida (The Believer), Giorgio Van Straten (Nuovi Argomenti), Michele De Mieri (Radio 3, Farenheit), Pietro Galeotti (Rai, Che tempo che fa), Giorgio Vasta (Scrittore e blogger), coordinatore Fulvio Paloschia (La Repubblica).

Sulla terrazza di Palazzo Strozzi, si è tenuta una vivace discussione che ha portato al centro il tema della lettura e della recensione sui diversi mezzi di comunicazione: The Believer - Credere ai libri in tv, radio, blog e riviste. 
Vendela Vida racconta la nascita nel 2003 della rivista letteraria americana The Believer, con un seguito importante e un'estetica curata, quasi ricorda il fumetto: i protagonisti indiscussi sono i libri, tutti quelli che si meritano uno spazio nel magazine, non solo le ultime pubblicazioni. Fra gli obiettivi cardine, il reagire alla cultura dominante, creando una vera community di appassionati, e parlare di coloro che non riescono a trovare un posto per farsi conoscere, ma se lo meritano.
Con il programma Farenheit su Radio 3, Michele De Mieri sottolinea l'importanza di svincolarsi dalle mode del momento e far "sentire" semplicemente un testo valido, perché chi ascolta vuole essere sicuro di potersi fidare di un consiglio. Ed è vero, è rilevante il soggetto, anzi fondamentale, nel convincere l'utente ad acquistare un'opera in particolare, e ancora più difficile quando si ha a che fare con titoli sconosciuti al grande pubblico.
Pietro Galeotti appartiene alla squadra che guida un programma rinomato come Che tempo che fa. Con quale logica sono scelti i volumi dei quali dibattere? In questo caso, il mezzo è fondamentale, così come "l'intento di rendere spettacolare ciò che non lo sarà mai, la lettura". Sullo schermo non sempre si possono portare i testi che si amano e la popolarità la fa da padrona.
Con la rivista Nuovi Argomenti, comparsa per la prima volta nel 1953, Giorgio Van Straten, ridefinisce, secondo una logica italiana, le problematiche di mantenimento di un periodico cartaceo: una platea di interessati più limitata rispetto a scritti di lingua inglese e difficoltà di realizzazione. Come si riesce a restare fedeli per tutti questi anni e in tempi di crisi a un progetto di questa portata? Dando vita a un gruppo di lavoro che crede nello specifico nella letteratura ed è in grado di confrontarsi circa un lavoro così "minoritario".
Giorgio Vasta descrive il web come un luogo atto a farsi conoscere e che ha cambiato le basi del cartaceo, grazie alle molteplici potenzialità. Più strumenti che permettono di interfacciarsi con l'altro e allo stesso tempo per farsi notare: molti editori vanno a caccia di nuovi talenti, addentrandosi nei vari blog personali e collettivi.


Un dialogo tra i partecipanti che ha trattato la recensione da tanti punti di vista, costruendo, via, via, interrogativi essenziali:
- quanto le diversità dei mezzi influiscono nel modo e nelle scelte dei testi protagonisti? 
- un articolo lungo e approfondito riesce ad arrivare al cuore del lettore, soprattutto se sono più alte le percentuali di coloro che riescono a finire un libro rispetto a una recensione intera?
- come il digitale ha spinto gli addetti ai lavori nel campo delle riviste letterarie a ripensare un progetto già consolidato?
- che cosa permette di creare fiducia in una chiave di lettura specifica per acquistare un autore pressoché sconosciuto?

Noi condividiamo la conclusione di Michele De Mieri, in questi tempi in cui a leggere con costanza siamo in pochi:

"Chi si occupa di libri è un privilegiato".

Veronica & Francesca

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