28 luglio 2014

La signora Rosetta ovvero la felicità provvisoria di Tiziana Sferruggia [Presentazione libro e Frasi]

LETTO PER VOI:

La signora Rosetta
ovvero la felicità provvisoria
di Tiziana Sferruggia

Atmosphere edizioni
Pagine n. 148
Prezzo: € 14,00
Isbn: 9788865640869 
Collana: OPERA PRIMA

Il libro più fresco dell'estate. Una tragicomica visione della vita di una famiglia siciliana degli anni Ottanta. Segnalato al Premio Calvino XXVI. 
La pia Rosetta Drago, la giudiziosa e ambiziosa figlia del fioraio del cimitero, pur vivendo in un condominio che puzza di fritti e cavolo nel quartiere popolare di una città siciliana non meglio identificata, è nata elegante: «C’è chi nasce bella, c’è chi nasce intelligente, e io elegante sono nata». La sua brama di scalata sociale è tutt’uno col desiderio insopprimibile di circondarsi e possedere cose chic (gioielli, abiti, mobili, cristalli di Swarovski...) e solo un buon matrimonio potrebbe avvicinarla a quel paradiso in terra rappresentato dai quartieri alti ed elevarla finalmente, dopo tanto penare, allo status di vera signora borghese. Questa missione, che si rivelerà fallimentare, perché tanto lunga e faticosa sarà la salita quanto sarà repentina la caduta e il ritorno alle origini e alle case popolari, è accompagnata da una fede incrollabile e da pratiche devozionali, preghiere, messe, processioni. Suggella il romanzo lʼepilogo divertente e crudo in cui la frigida Rosetta vive definitivamente il crollo dei suoi ideali, ma sempre... elegantemente. Romanzo dal profumo dʼantan, breve, leggero, divertente nella propensione al grottesco e nellʼumorismo un poʼ cattivo, La signora Rosetta ovvero la felicità provvisoria ha la sua forza, stilistica e narrativa, nella vis comica di certe situazioni, nellʼoriginalità dellʼimpianto e nellʼestrosità del linguaggio. 
Tiziana Sferruggia è nata nel 1969 a Mazara del Vallo ma vive a Marsala. Ha fatto studi classici e collabora con il settimanale della città in cui vive nel quale scrive articoli di attualità e recensisce mostre d’arte. Questo è il suo primo romanzo.

FRASI:
A breve la recensione!

23 luglio 2014

La ragazza con la gonna in fiamme di Aimee Bender [Recensione libro]


La ragazza con la gonna in fiamme
di Aimee Bender

tradotto da Martina Testa

Minimum Fax
172 pagine
14 euro
ISBN
978-88-7521-436-4 
uscito a settembre del 2012

Dopo essere rimasta piacevolmente colpita da "L'inconfondibile tristezza della torta al limone" ho deciso di darmi una seconda possibilità con tale autrice, tanto lodata quanto criticata per la particolarità delle storie che ha la capacità di creare, come se vivessero sospese in una dimensione propria. Questo è il suo libro d'esordio. Uscito in America nel 1998. Pubblicato in Italia da Einaudi nel 2002 col titolo "Grida il mio nome". La Minimum Fax gli ha dato una veste nuova [la copertina è meravigliosa] nel 2012.

Non è un romanzo, ma una raccolta di racconti, per l'esattezza sono 16 e uno più strano dell'altro: - c'è un marito che torna dalla guerra senza le labbra, la moglie non riesce a farsene una ragione, tanto da pensare di lasciarlo per quella parte del corpo scomparsa; c'è un fidanzato che abbandona le sembianze umane trasformandosi prima in uno scimmione e poi in una lucertola; c'è una giovane ricca, viziata e viziosa che insegue un tipo dalla metro fino a casa sua con l'intento di un'avventura effimera, ma viene legata a una sedia, come nelle migliori fantasie sessuali, mentre l'altro continua imperterrito a guardare la tv; c'è la bibliotecaria che alla morte del padre sconfigge il dolore di tale perdita trasformandosi in una ninfomane fino a quando non incappa in un circense che invece di assecondare i suoi istinti, la solleva su un divano e la porta a giro per la stanza creando scompiglio... Potrei andare avanti all'infinito con ulteriori aneddoti. Ho ancora le immagini di tali parole impresse nella mente, come se fossi stata catapultata dentro a un film di Tim Burton [probabilmente il paragone è azzardato, o forse no], accanto al cappellaio matto [stile la trasposizione cinematografica di "Alice nel paese della meraviglie" di Lewis Carroll], con un cappello in testa [o forse una gonna in fiamme?] ancora più strano del suo che ripeto compulsivamente: - "Ho una malattia si chiama fantasia porta quasi all’eresia è considerata pazzia… Ho una malattia si chiama fantasia porta quasi all’eresia è considerata pazzia… Ho una malattia si chiama fantasia porta quasi all’eresia è considerata pazzia… Ma che cappello - o gonna - mi prende?! Mi spieghi perché sei sempre o troppo alta o troppo bassa? Oh hai la gonna in fiamme, figo! dove l'hai comprata?"

In tali contesti insomma ti rendi conto che la fantasia oltre a far girare il mondo non ha limiti. Diversamente da quelli di cui ci circondiamo continuamente. Qui, in queste pagine vengono mostrati nei modi più disparati. E tale rappresentazione grottesca della fragilità umana ci restituisce e ci riporta all'essere dei soggetti tragicomici o delle caricature insensate, fuori luogo, poco credibili come nei migliori teatrini che la nostra mente è capace d'inscenare. Siamo fatti di carne, pulsioni, debolezze e tutto si riduce a meno di quel che in realtà percepiamo. A questo punto i nostri vari punti di vista, dopo tale consapevolezza e anche con una mano di ghiaccio, o forse di fuoco, un vestito costoso tagliato da una forbice, o con un marito che quando mangia mastica a bocca aperta tanto da vedere il suo cibo maciullato e ridotto in poltiglia, si sgretolano. Grazie a un solo filo d'ironia che ci sorregge potremmo conquistare il mondo. Quando riusciamo a scoprirlo poi diventa più facile sdrammatizzare quello che non capiamo. E allora abbiamo bisogno di Aimee Bender e di questo libro, perché tutto rimanga fermo a quel principio che non siamo più di quel che siamo.

Francesca

20 luglio 2014

L'estate di Ulisse Mele di Roberto Alba (recensione)

L'ESTATE DI ULISSE MELE 
di
Roberto Alba


Editore: Piemme
Collana: Open
Pagine: 210
ISBN: 9788856636581
Prezzo: € 14,50
"Non sapevo che essere grandi potesse significare aver paura di crescere ancora. A me essere visto come un piccolo adulto non andava bene. Non potevo far niente. Avevo i dispiaceri senza poter fare nulla per farmeli passare. Uno grande se si trova in una situazione difficile può darsi da fare, mentre io potevo solo aspettare che qualcuno mi raccontasse qualcosa... quando ne aveva voglia".
Ulisse ha nove anni ed è il più piccolo dei fratelli: Dede e Betta sono i problematici della famiglia, con poca voglia di studiare e, molto spesso, puniti dal padre. Alfio non risparmia i figli da qualche cinghiata per riportarli sulla retta via. 
Una mattina d'estate, Dede e la sorella decidono di andare di nascosto al mare insieme a Giovanni, fidanzato di Betta.
L'evasione dalla quotidianità della vita di campagna si trasforma in una tragedia per la famiglia Mele: Betta non farà più ritorno a casa. Da scomparsa a caso di omicidio, che vedrà molti sospettati del crimine efferato.

Le vicende sono raccontate dal lato del piccolo Ulisse, bambino sordomuto, che non sopporta di essere considerato handicappato da coloro che gli stanno intorno. Lui è dotato di capacità straordinarie: furbo, intelligente, grande osservatore, in grado di capire chi di fronte a lui è sincero.
"[...] perché se io guardo negli occhi una persona, capisco subito se è bugiarda: non sbaglio mai e capisco se dice la verità o il falso anche dai movimenti delle labbra e dall'espressione del viso".
L'intreccio narrativo ha pieno svolgimento nella parte rurale della Sardegna: l'ambientazione, così evocativa, riesce a riprodurre gli stati d'animo dei personaggi, alle prese con una disgrazia, ma ancor più, con un sentimento quale la fiducia nei confronti della famiglia. 
Con uno stile semplice e una prevalenza di paratassi, il testo ricalca a pieno il pensiero del narratore, Ulisse: da lui si apprendono le conversazioni misteriose tra i membri della famiglia, le evoluzioni nelle indagini, i titoloni dei giornali e le trasmissioni televisive più famose che affrontano l'accaduto.

Il secondo romanzo di Roberto Alba ne conferma le capacità di scrittore, in grado di conquistare il lettore, il quale si perde nelle descrizioni e nei dialoghi attenti di questo genere, il noir, che a volte rischia di cadere nel banale. Sicuramente, non è il caso di L'estate di Ulisse Mele: l'autore si addentra in un caso di scomparsa di minore e dei sospetti verso familiari e persone vicine. Un tema attuale e così "chiacchierato" nei saloni delle trasmissioni televisive più popolari, non sempre per professionalità. Nell'opera, le vicende acquistano veridicità, perché sono narrate da chi le vive in prima persona ed è costretto ad affrontare il dolore della perdita di una figlia o di una sorella. Questo è secondo me il pregio più grande di un libro coinvolgente e appassionato.

Veronica

19 luglio 2014

La ragazza con la gonna in fiamme di Aimee Bender [Frasi libro]

La ragazza con la gonna in fiamme
di Aimee Bender

Frasi: 
Lui era spesso triste per lo stato del mondo. Era uno dei motivi principali per cui lo amavo. Ce ne stavamo seduti vicini e ci intristivamo insieme, e pensavamo a quanto eravamo tristi, e a volte parlavamo della tristezza. […] - Annie, ma non capisci? Stiamo diventando troppo intelligenti. Il cervello ci cresce sempre di più, e quando c’è troppo pensiero e poco cuore il mondo si inaridisce e muore. Mi ha rivolto uno sguardo eloquente con gli occhi azzurri imperturbabili. Come me e te, Annie, ha detto. Noi due pensiamo troppo.
L'insipidita è uno stato mentale.
Che desiderio ho espresso? Ho sperato che andasse tutto bene. Solo questo. Che andasse tutto bene. I miei desideri sono diventati generici già tanto tempo fa, quando ero piccola: ho capito presto a cosa si andava incontro se si desiderava qualcosa di specifico.

a breve su questo spazio... la recensione!

18 luglio 2014

La scomparsa di Massimiliano Arlt di Primo Canu [Recensione libro]

La scomparsa di Massimiliano Arlt
di Primo Canu

Pagine 164
4,99 euro
ISBN 9788898821037
Massimiliano Arlt è un ragazzo disperatamente vitale, pieno di tormentose curiosità e di inconcludente intelligenza. In occasione della morte del padre si trova improvvisamente a dover far fronte alla difficile gestione della famiglia, dell’economia domestica, del proprio futuro e di un amore, forse il primo autentico. Proprio durante il funerale del genitore si vede avvicinato da un personaggio appartenente al lontano passato della famiglia, che lo mette in crisi con una proposta strana e inquietante. Il libro racconta delle vicende – d’amore, di pericolo, d’amicizia e di volontà di una nuova vita – che seguono a questo incontro dagli esiti inaspettati, fino alla definitiva scomparsa del ragazzo. Un’opera prima potente e coinvolgente, sostenuta da una scrittura di alto livello, che inaugura la collana dedicata agli scrittori esordienti di Ellera Edizioni.
Vi è mai capitato di leggere una storia e trovare nel protagonista un vago senso di irrequietezza simile al tuo? Quello che nonostante la consapevolezza delle tue origini o della tua condizione, non sai proprio dove vuoi andare a parare con il tuo esserci? Massimiliano Arlt in questo caso - e diversamente da molti di noi - sa non tanto chi è [il chi è, con annesse le sue etichette, è un dato di fatto, una questione genetica, non si sfugge da ciò], ovvero il figlio di uno che nell'ambiente, sia politico che sociale, conta molto, e una madre che un tempo era bella, ma adesso l'odio offusca l'obbiettività dell'affetto che nutre nei suoi confronti. Sa però cosa vuole... lui vuole diventare filologo, gli interessi di famiglia gli impongono di prendere un'altra strada, virare in altre direzioni. Perché a volte lo status con annessa la ricchezza e la posizione conta molto di più del tuo desiderio di trovare il posto che più ti si addice nel mondo. E questo in un certo senso lo rende umano, un passo avanti oppure indietro a te. Dipende sempre dai punti di vista e dall'angolazione in cui guardi una persona. Poi, il padre muore e tutti i nodi vengono al pettine, compresi quelli nascosti, che gli è dato sapere solo adesso che è adulto e che ha preso - a tutti gli effetti - il posto di capofamiglia.

In tutto questo vortice a cui riesci a stare dietro con fatica, come il palliativo alla pesantezza di essere ma anche di fare c'è quell'amore sbocciato all'improvviso, nei corridoi dell'università, in una lezione qualunque, un libro posizionato troppo in alto sugli scaffali, le punta dei piedi stesi al massimo per prenderlo, le dita che si sfiorano nel passarselo. Una festa. L'incontro decisivo. Il primo bacio... E allora ti rendi conto che l'amore è perfetto nella sua imperfezione e può bastare a se stesso, agli odori buoni ma anche a quelli cattivi, ai discorsi incomprensibili ma anche a quelli che non lo sono, ai segreti covati dentro ma anche a quelli che poi vengono svelati e fanno un male atroce. Il loro è l'incastro giusto. A un certo punto però smette di esserlo. Anche solo superficialmente. Max cerca di dimenticare. Fa altro. O meglio si costringe a fare altro. Ma poi tutto ritorna al punto di partenza. A lei. A lui. Al passato che non si dimentica. E Arlt sparisce. Dove non lo sai [lo intuisci, senza alcuna certezza].

Un romanzo breve, intenso, ricco di spunti e di riflessioni. Complicato come il giorno. Sincero come la notte. Incerto come il futuro. Strano come i punti di non ritorno. Sospeso in una dimensione propria. In acque profonde, dove a volte ti ritrovi ad annegare e a non trovare una via d'uscita per risalire in superficie, altre a boccheggiare con fatica e a cercare ulteriore ossigeno sufficiente per sopravvivere e altre ancora a respirare a pieni polmoni tutta la bellezza delle sue parole, parole poetiche, parole che - in certi momenti - provano a tenerti a galla, regalandoti un senso di pace, quello di cui avevi bisogno.

Francesca

15 luglio 2014

L'Estranea di Patrick McGrath [recensione]

L'ESTRANEA
di 
Patrick McGrath

Editore: Bompiani
Traduzione: Alberto Cristofori
Pagine: 300
ISBN: 9788845276064
Prezzo: € 10,00

"I miei sentimenti nei confronti dell'architettura sono simili a quelli nei confronti del matrimonio, odio vedere una cosa distrutta prima del tempo".


Due voci narranti, quella di Constance e Sidney Klein, per indagare l'evoluzione del loro rapporto matrimoniale. Lei proviene dalla cupa Ravenswood, è giovane, bella, immersa nei propri pensieri, in conflitto col babbo e legata alla sorella Iris. Lui è molto più grande, impegnato nella scrittura di alcuni testi, un divorzio alle spalle e un figlio, Howard. In una New York vitale, lontano dalla triste vita di campagna, si incontrano.
Constance si butta tra le braccia dell'aitante studioso, alla ricerca di un uomo in grado di darle quella protezione e quell'amore negato dalla figura paterna. Con questi presupposti, l'unione non può che fondarsi su fragili basi e, ogni giorno, il legame è messo a dura prova.
L'instabilità emotiva e psicologica della protagonista è minata da una scoperta sconvolgente: il babbo in realtà non è suo padre e lei è frutto di un adulterio. Un vero e proprio crollo di fronte alla nuova realtà, e, ogni tassello ulteriore di verità, la porta a uno stato tale di follia da intaccare la sua stessa identità. Chi è Constance Klein?
Dall'altro lato, il marito comprende la gravità della situazione e la precarietà psichica della donna: sa che non può affrontare da sola la ricostruzione di se stessa e si erge a unico pilastro, finendo per complicare una qualsiasi ripresa interiore.

L'autore sceglie uno stile narrativo particolarmente efficace: questo duplice io narrante permette di immedesimarsi nei due punti di vista. Da un lato, la maggior razionalità di Sidney, che si scontra con la perdita d'identità, e l'ingresso in una dimensione delirante per Constance. Quest'ultima ricorda solo un passato delineato da traumi e l'insicurezza finisce per caratterizzare la sua persona. Il rapporto conflittuale con la sorella Iris è scandagliato progressivamente: prima vicine, poi finiscono per allontanarsi e la stessa protagonista sarà determinante per il declino della sorellina, da sempre problematica.  
Doppia è la stessa ambientazione: la frivolezza e la libertà di New York a confronto con il luogo di nascita del personaggio femminile principale, Ravenswood, terra triste, desolata e associata alla distruzione dell'anima.
La mente umana è centrale in quest'opera e, con grande fascino e mistero, Patrick McGrath ci accompagna nei suoi labirinti, che risucchiano fino al midollo, rendendo difficile una lettura distaccata. Qui, la partecipazione emotiva e psicologica è d'obbligo. L'introspezione e lo scavo psicologico sono i punti di forza di questo autore, che riesce, a mio avviso, a penetrare il lato oscuro dell'essere umano: quanto è sottile il confine fra razionalità e follia? Moltissimo. Si può ribaltare una condizione che rende ambigua la stessa percezione di noi stessi? McGrath non dà risposte nette, ma apre la strada a riflessioni, in grado di condurre il lettore in un abisso di eterna conflittualità e dubbio.

Veronica

12 luglio 2014

Le lune di Giove di Alice Munro [Recensione libro]

Le lune di Giove
di Alice Munro

Tradotto da Susanna Basso

Einaudi editore
292 pagine
19 euro
ISBN 9788806183523
uscito nel 2008

Sono - per la seconda volta - alle prese con un libro di Alice Munro, Nobel 2013. Sul fatto che certi autori li conosci solo quando muoiono o vincono un premio letterario prestigioso dovremmo parlarne in modo approfondito  in un discorso a parte... perché i meccanismi insiti nella psiche a volte sono strani e chissà quale molla scatta per essere improvvisamente attratti da un autore che abbiamo snobbato - più o meno - da sempre. Limite dettato anche dalle troppe uscite che non permettono di aggiornarti come vorresti e fa perdere qualcosa a prescindere dalla volontà. Se poi a questo aggiungi che le raccolte non attraggono quanto e come un romanzo, la spiegazione si complica o si protrae inutilmente.

Ma Alice Munro è scrittrice [sostantivo femminile singolare] e con la S maiuscola. Colei che indaga a fondo, senza troppe pretese la natura delle donne in circostanze, periodi esistenziali e condizioni sociali diverse senza mai cadere nella banalità. Quando se ne parla si rischia sempre un po' di apparire vittime degli stereotipi e dei luoghi comuni più beceri [come quel libro "Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere" iniziato - anni e anni fa - e abbandonato dopo poche pagine] talmente radicati nel tempo che non riusciamo del tutto a sfuggire a quell'immagine che poi - senza volerlo - plasmiamo su noi stesse, rendendoci delle alter ego di quello che vorremmo rappresentare realmente. Spesso mi chiedo se sono felice di rivestire tali panni, se avessi avuto la possibilità di scegliere l'avrei scelto comunque di indossarli o avrei optato per un bel paio di pantaloni. Tutt'ora questa domanda continua a rimanere un punto interrogativo irrisolto. Lo è per il semplice fatto che se anche qualcuno ti dice "Sii il cambiamento che vuoi essere", quando cerchi di difenderti da una società o una mentalità vittima del sostantivo maschile plurale imperante come simbolo di chissà quale forza, rischi di essere additata come l'ultima delle "femministe", una delle più frustrate, che ha necessariamente bisogno di un uomo per trovare la pace. Ragionamento vecchio, usato e abusato ad oltranza, tipicamente ottocentesco, ma molto attuale nel 2014 signore e signori.

Questi undici racconti scritti a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, narrati al presente in prima persona sono in larga parte autobiografici - come la stessa autrice afferma - e sono storie di donne la cui esistenza l'ha segnate da varie fasi di dolore ma al tempo stesso felicità: Amore, morte, rapporti che si spezzano o si ricostruiscono, riscoperte fugaci di vita, il caso, la monotonia, la solitudine, gli inciampi, le cadute, le risalite, l'attesa, la rassegnazione... Tutte concentrate in un grido - seppur silenzioso - comune dominato da un paesaggio surreale come quello canadese fatto di boschi, di distese immense, di freddo, di qualcosa di non convenzionale, alternativo, ruvido, che rende la pelle secca e poi la screpola, la usura, la segna ma senza perdere la sua vitalità... come tutti i personaggi che popolano queste storie, ognuna una cosa a se ma al tempo stesso collegata all'altra.

Un libro che vorresti leggere e rileggere all'infinito nelle varie fasi che percorri quando smetti di essere figlia e diventi madre, sei moglie e non più  fidanzata, continui a essere sorella ma anche zia, un'amante frustrata o una divorziata che non si arrende al desiderio di trovare il suo incastro perfetto. C'è questo e anche di più o anche di meno, dipende dai punti di vista.

Francesca

9 luglio 2014

Le lune di Giove di Alice Munro [Frasi]

La vita non è malaccio, se uno non si perde d'animo.
Avevano tutte più o meno trent'anni. L'età in cui a volte si fatica ad ammettere che è la nostra vita quella che stiamo vivendo.
[...] l'assenza di logica dei discorsi adulti mi mandava in bestia: Si aggrappavano ai loro principi comunque, a dispetto di qualsiasi prova contraria.
In altre parole, sarebbe dovuta rimanere nel posto dove l'amore è amministrato da altri, anziché andarsene dove bisogna inventarlo e poi reinventarlo, senza mai sapere se i tuoi sforzi sono sufficienti?
Al tempo pareva che, per un corpo femminile dotato di una qualunque ambizione esistenziale, la tendenza giusta fosse lievitare e rimpannucciarsi fino al raggiungimento di una buona taglia cinquanta; poi a seconda delle mire e del ceto, quel corpo poteva afflosciarsi in un budino tremulo e foderarsi di vestiti pallidi in tessuto fantasia o grembiuli umidi, o lasciarsi inguainare in stampi le cui curve immobili e le cui linee audaci non avevano alcuna pretesa di sensualità, e parecchie invece in fatto di diritti e di potere.
Per diventare una donna fatale, non occorre essere provocanti, sensuali o scandalosamente belle, basta voler creare scompiglio.
È lì che torno incessantemente al cuore delle mie fantasie, a quel momento in cui ci si lascia andare, ci si abbandona all'assalto che di sicuro metterà fine a tutto ciò che si è stati prima.
Stai dimenticando quanto si può essere felici, quando si è felici.
Il successo funziona così: prima combatti per ottenerlo, e poi cominci a giustificarti di averlo ottenuto. Che tu ci arrivi oppure no, sarà comunque sempre colpa tua.

6 luglio 2014

L'infinita musica del vento parte III di Lorenzo Della Fonte [recensione]

L'INFINITA MUSICA DEL VENTO 
PARTE III
di
Lorenzo Della Fonte

Casa editrice: Casa Musicale Eco
ISBN: 9788860534958
Pagine: 544
Prezzo: € 20
"Se c'è qualcosa che sta diventando enormemente popolare negli Stati Uniti, quella cosa è la banda, un'umile formazione musicale composta da soli strumenti a fiato e percussioni, che suona proprio la musica che gli americani vogliono ascoltare, un misto di ballabili, canzoni popolari, marce e trascrizioni delle opere dei grandi autori europei. [...] e persino a Washington c'è una delle migliori formazioni che si possano ascoltare, anzi forse proprio quella che ha dato il via al rinnovamento del Paese. Si tratta della gloriosa Marine Band, diretta da un grande musicista napoletano, il professor Francis Maria Scala. Uomo di singolare talento, clarinettista prodigioso, è venuto negli Stati Uniti a causa di una grave ingiustizia patita nel proprio Paese, il Regno di Napoli. Ha trovato riscatto a Washington, dove si batte con ardore perché la banda smetta di essere considerata solo un folcloristico abbellimento militare, e diventi un'orchestra a tutti gli effetti".
La terza parte si apre con la scomparsa di Anna: Nicola, insieme a lei sul treno, riprende conoscenza e apprende da alcuni passeggeri del rapimento da parte di banditi. Piuttosto scosso, il ragazzo decide di raggiungere Francesco a Washington. Quest'ultimo, deve fare i conti con un inizio di carriera che non è dei più promettenti, costretto a suonare pezzi poco stimolanti in una città carente di orchestre e di un vero teatro. Che dire poi del clarinetto, strumento assai poco valorizzato.
Nicola e Francesco si ritrovano insieme per cercare Anna, ma purtroppo non ottengono notizie. Lei riesce finalmente a parlare con i suoi rapitori e a rivelare di essere figlia dell'avvocato Paolo Bozzelli; loro, sorpresi, confessano la loro appartenenza a un gruppo autonomo, fondatosi in seguito a un'incomprensione con Giuseppe Mazzini. Questi uomini raccontano ad Anna della loro missione e del contesto critico degli indiani Seminoles, ai quali stanno portando le armi in Florida. Da questo momento, la giovane donna avrà modo di conoscere meglio la situazione storica e socio-politica che la circonda, per prendere sempre più consapevolezza dell'anima del popolo americano.
Lo stesso Scala, incapace di ritrovare la cugina smarrita, volta pagina sul piano sentimentale e affronta un percorso professionale in salita: nonostante le delusioni, riesce ad avere le proprie soddisfazioni. La prima occasione sopraggiunge dalla necessità di sostituire al Campidoglio John Clubb, un clarinettista bravo, ma con obiettivi distinti dalla musica. Le porte si aprono gradualmente per Francis, grazie alle conoscenze con personalità rilevanti dell'epoca, politici compresi, i quali gli permetteranno di esibirsi in diverse celebrazioni importanti.

Un capitolo conclusivo che affronta l'evolversi della professione di Francesco Maria Scala, senza dimenticare lo sfondo storico con tutti gli eventi principali di quegli anni, sia in terra italiana che sul suolo americano.
La stessa attenzione per forma e contenuto si ritrova a conclusione de L'infinita musica del vento, grazie all'ottimo lavoro di ricerca dell'autore Lorenzo Della Fonte, in grado di trasmettere la sua grande passione, nonché la forte conoscenza del tema trattato. 
Un'opera complessiva che mantiene intatti i suoi pregi e le sue plurime sfaccettature, dall'attenzione per i soggetti, alla dimensione musicale, fino alla ricca e precisa ricostruzione storica. 

L'edizione cartacea, appena pubblicata dalla casa editrice musicale eco, racchiude l'intero romanzo comprensivo delle tre parti.
Per poter recuperare la recensione dei capitoli precedenti, potete cliccare qui e qui
Le due appendici in fondo al testo permettono di ripercorrere i tratti principali dei personaggi storici e di ritrovare i brani musicali citati negli interludi.

Veronica

5 luglio 2014

Recensione libro: Il Verificazionista di Donald Antrim

Il verificazionista
di Donald Antrim

tradotto da Matteo Colombo

Minimum Fax editore
168 pagine
9 euro
ISBN 978-88-7521-515-6 
Uscito a settembre del 2013
Mangiamo pancake per fuggire la solitudine, eppure nel giro di qualche istante ci ritroviamo a non desiderare altro che la libertà anche solo dal pensiero dei pancake. Nulla ci può impedire, dopo aver mangiato pancake, di provare il più terribile dei pentimenti. Dopo aver mangiato pancake, la nostra grande missione nella vita diventa ripudiare i pancake e tutto ciò che con essi viene servito, il bacon e lo sciroppo e le salsicce e il caffè e le confetture e le marmellate. Tali cose tuttavia scompaiono, se paragonate ai pancake stessi. E' il pancake - i pancake, i pancake! - che non impariamo mai a rispettare. Ci ripromettiamo di pensarci meglio, la prossima volta, prima di ordinare pancake di qualsiasi dimensione o in qualsiasi quantità. Mai più cederemo alla tentazione del grano saraceno o della panna o delle frittelle ai mirtilli. E invece non impariamo mai; poi passano i giorni, due o tre settimane, quindi un mese e dimentichiamo tanto i pancake quanto il dominio che esercitano su di noi. Finiamo per averne di nuovo bisogno. Volta dopo volta, torniamo ai pancake strisciando.
Esistono storie che hanno lo strano potere di essere talmente "disturbanti" sia mentalmente che fisicamente che fatichi tanto ad arrivare all'ultima pagina [in questi giorni ho pensato molto ai diritti del lettore di Pennac. Ma come non riesco a leggere due libri alla volta, neanche riesco ad abbandonarli senza il pensiero che forse mi sarebbe piaciuto]: Periodi lunghi; flussi di pensiero estenuanti; pillole di vita snocciolate a intermittenza; virgole; corsivi; dialoghi; e paranoie. Non a caso il protagonista di tale vicenda si chiama Tom, è uno psicologo che lavora all'istituto di igiene mentale Krakower e in una sera d'aprile si ritrova a pasteggiare con i suoi colleghi alla Pancake House & Bar, sull’Eureka Drive. A un certo punto, mentre tutti stanno mangiando, afferra una manciata di fette di pane all'uvetta e cannella con l'obiettivo di lanciarlo [proprio come si fa quando si è bambini, siamo al ristorante e ci stiamo annoiando] ma viene immobilizzato dall'abbraccio del terapista dottor Bernahrdt di modo che eviti una guerra di molliche a discapito dei commensali. Da questo momento inizia la sua personale proiezione extracorporea che consiste nel volare sul soffitto del ristorante beffandosi oltre che di se stesso anche degli altri: Jane, sua moglie, che vuole un bambino da lui mentre in realtà vorrebbe essere lui il solo bambino da accudire; Rebecca la cameriera giovane, bella, piena di sogni e speranze ma lavora in una topaia dove i pancake vengono cotti in un forno insieme agli scarafaggi; Maria collega nonché ex fiamma col quale - da giovane - si rinchiudeva in uno stanzino a... [lasciamo perdere]; i possibili intrecci amorosi velati dagli inconsapevoli gesti della gente seduta l'una accanto all'altra...

Donald Antrim in un'intervista ha spiegato che il suo intento "non è mai stato quello di fare satira né sugli analisti, né tanto meno sugli analizzati". Il verificazionista altro non è che un ritratto della contraddittorietà della psiche umana con annesse le sue pratiche, i rapporti interpersonali e le proiezioni della realtà che l'individuo si costruisce e non reggono ai tentativi di "verificabilità".

In effetti la causa della gran parte del nostro male di vivere è dato dalla capacità di credere alle fantasticherie barra aspettative che siamo capaci di costruire sugli altri. I film che ci facciamo insomma... Quelli che ti portano a immaginare un ipotetico soggetto X che dice A, ma per noi è B, se ci aggiungi i gesti del corpo - i segnali non verbali - si trasforma in C. Ogni tua certezza quindi crolla trasformando il rapporto che hai con lui in un punto di non ritorno. Solo ripensandoci in maniera più razionale ti rendi conto che probabilmente il soggetto X non ha detto B ma A, che quel gesto C magari è il frutto di qualcosa che sfugge alla nostra logica ma tu non hai fatto altro che INTERPRETARE le informazioni come meglio potevi cioè codificando il messaggio in maniera univoca [la tua visione del mondo, dicesi soggettività] senza alcuna possibilità di mediazione.

In sostanza il messaggio di fondo è che "Dovremmo essere meno psicologi con gli altri e pretendere che gli altri ti psicanalizzino il meno possibile, accettare le persone per quello che sono e non in base a quello che vorremmo siano".

Francesca

4 luglio 2014

Il verificazionista di Donald Antrim [Frasi libro]

Il verificazionista
di Donald Antrim

FRASI: 
Scegliere, con tutti gli inevitabili inviti alla rinuncia che ciò implica, è sempre un tale travaglio. Poco importa, nella mia esperienza personale, che una specifica scelta vada effettuata tra alternative apparentemente irrilevanti. Al contrario. Scegliere fra cose banali rappresenta una delle prove più spaventose che la vita c'impone. Sappiamo tutti che i più semplici dilemmi possono condurre, attraverso inconsci percorsi simbolici ed emozionali, a questioni più grandi, e spesso dolorose, con le quali siamo costretti a confrontarci nell'ambito professionale o familiare.
Che bello sarebbe se nella vita tutto si potesse ottenere semplicemente esprimendo un desiderio. E che piacere, poi, se i desideri raggiungessero il loro scopo.
Dapprima ci fu tra noi imbarazzo. [...] Ci tenevamo per mano, e i movimenti che facevamo insieme erano i gesti normali, impacciati di chi fa ipotesi sui limiti e sui desideri dell'altro.
Vero è che la tecnologia è una delle massime espressioni dello spirito umano. Come tutti ben sappiamo, essere umani significa produrre cose. Che siano bombe, poesie o vaccini, ciò che conta è produrre qualcosa. E se una cosa può essere prodotta, allora deve essere prodotta!
[...] durante questi o mille altri simili momenti casalinghi, interludi di relativa quiete, di nessuna rilevanza apparente poiché nulla di rilevante sta accadendo, rimango colpito, brevemente, nel profondo, in modo assoluto, dalla sua presenza - non saprei come altro definirla - dalla sua presenza corporea e dal peso, nella stanza, in casa, di un'altra vita, la sua, carica com'è di sentimenti e pensieri, di quegli umori solitari, giocosi, idiosincratici e straordinari che paiono, come sempre capita con gli umori (specialmente i cattivi umori), pressoché irradiarsi da lei verso l'esterno [...] permeando l'aria e trasformando l'ambiente in un'arena di sensualità e calore.
Forse è vero che in quei momenti, quando stiamo per toccare, per la prima volta, un'altra persona, quei momenti in cui attendiamo di sentire, sulla nostra mano, il tocco di un'altra mano, le sue dite estranee che con le unghie ci sfiorano il palmo, facendoci formicolare la pelle non soltanto sulla mano, ma nei posti più imprevedibili, la base della schiena, o l'arco leggermente rialzato di un piede, o il vulnerabile, morbido interno di un ginocchio - forse in quei momenti, in cui l'andirivieni solito della vita lascia spazio a una condizione differente, la condizione di chi è sul punto di toccare una persona nuova, forse è vero che in quei momenti ci sentiamo più VIVI - anzi siamo, imperscrutabilmente [...], più vivi - che in altri.
Ci avete mai fatto caso? Le persone, per quanto belle o desiderabili, immancabilmente, se osservate da vicino mentre sono intente ai gesti della quotidiana sopravvivenza, cominciano a sembrare mostri.