23 luglio 2014

La ragazza con la gonna in fiamme di Aimee Bender [Recensione libro]


La ragazza con la gonna in fiamme
di Aimee Bender

tradotto da Martina Testa

Minimum Fax
172 pagine
14 euro
ISBN
978-88-7521-436-4 
uscito a settembre del 2012

Dopo essere rimasta piacevolmente colpita da "L'inconfondibile tristezza della torta al limone" ho deciso di darmi una seconda possibilità con tale autrice, tanto lodata quanto criticata per la particolarità delle storie che ha la capacità di creare, come se vivessero sospese in una dimensione propria. Questo è il suo libro d'esordio. Uscito in America nel 1998. Pubblicato in Italia da Einaudi nel 2002 col titolo "Grida il mio nome". La Minimum Fax gli ha dato una veste nuova [la copertina è meravigliosa] nel 2012.

Non è un romanzo, ma una raccolta di racconti, per l'esattezza sono 16 e uno più strano dell'altro: - c'è un marito che torna dalla guerra senza le labbra, la moglie non riesce a farsene una ragione, tanto da pensare di lasciarlo per quella parte del corpo scomparsa; c'è un fidanzato che abbandona le sembianze umane trasformandosi prima in uno scimmione e poi in una lucertola; c'è una giovane ricca, viziata e viziosa che insegue un tipo dalla metro fino a casa sua con l'intento di un'avventura effimera, ma viene legata a una sedia, come nelle migliori fantasie sessuali, mentre l'altro continua imperterrito a guardare la tv; c'è la bibliotecaria che alla morte del padre sconfigge il dolore di tale perdita trasformandosi in una ninfomane fino a quando non incappa in un circense che invece di assecondare i suoi istinti, la solleva su un divano e la porta a giro per la stanza creando scompiglio... Potrei andare avanti all'infinito con ulteriori aneddoti. Ho ancora le immagini di tali parole impresse nella mente, come se fossi stata catapultata dentro a un film di Tim Burton [probabilmente il paragone è azzardato, o forse no], accanto al cappellaio matto [stile la trasposizione cinematografica di "Alice nel paese della meraviglie" di Lewis Carroll], con un cappello in testa [o forse una gonna in fiamme?] ancora più strano del suo che ripeto compulsivamente: - "Ho una malattia si chiama fantasia porta quasi all’eresia è considerata pazzia… Ho una malattia si chiama fantasia porta quasi all’eresia è considerata pazzia… Ho una malattia si chiama fantasia porta quasi all’eresia è considerata pazzia… Ma che cappello - o gonna - mi prende?! Mi spieghi perché sei sempre o troppo alta o troppo bassa? Oh hai la gonna in fiamme, figo! dove l'hai comprata?"

In tali contesti insomma ti rendi conto che la fantasia oltre a far girare il mondo non ha limiti. Diversamente da quelli di cui ci circondiamo continuamente. Qui, in queste pagine vengono mostrati nei modi più disparati. E tale rappresentazione grottesca della fragilità umana ci restituisce e ci riporta all'essere dei soggetti tragicomici o delle caricature insensate, fuori luogo, poco credibili come nei migliori teatrini che la nostra mente è capace d'inscenare. Siamo fatti di carne, pulsioni, debolezze e tutto si riduce a meno di quel che in realtà percepiamo. A questo punto i nostri vari punti di vista, dopo tale consapevolezza e anche con una mano di ghiaccio, o forse di fuoco, un vestito costoso tagliato da una forbice, o con un marito che quando mangia mastica a bocca aperta tanto da vedere il suo cibo maciullato e ridotto in poltiglia, si sgretolano. Grazie a un solo filo d'ironia che ci sorregge potremmo conquistare il mondo. Quando riusciamo a scoprirlo poi diventa più facile sdrammatizzare quello che non capiamo. E allora abbiamo bisogno di Aimee Bender e di questo libro, perché tutto rimanga fermo a quel principio che non siamo più di quel che siamo.

Francesca

1 commento:

  1. Il bello di questi racconti è che dal fantastico si arriva ad accentuare ciò che c'è di reale in questa vita... ho amato questi racconti, anche per il loro sguardo tra il visionario e il reale e poi fortemente femminile... ora vorrei leggere La maestra dei colori, uscito nelle ultime settimane... è già in wl! :-)

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