29 agosto 2014

Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer [Frasi libro]

Molto forte, incredibilmente vicino
di Jonathan Safran Foer

Frasi:
Gli umani sono gli unici animali che arrossiscono, ridono, credono nelle religioni, fanno la guerra e si baciano con le labbra. Quindi, da un certo punto di vista, più diamo baci con le labbra, e più siamo. E più si fa la guerra.
Pensa! Quante persone entrano ed escono dalla tua vita! Centinaia di migliaia! Uno deve tener la porta aperta così possono entrare! Ma possono anche uscire!
La timidezza è quando distogli lo sguardo da una cosa che vuoi. La vergogna è quando distogli lo sguardo da una cosa che non vuoi.
A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l'impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno, mi siedo in disparte con un caffè e scrivo nel diario, controllo gli orari dei voli anche se ormai li conosco a memoria, osservo e scrivo, cerco di non ricordare la vita che non volevo perdere ma che ho perduto e devo ricordare, essere qui mi riempie di gioia il cuore anche se la gioia non è mia, e alla fine della giornata riempio la valigia di vecchie notizie.
Forse la personalità è proprio questo: la differenza fra il dentro e il fuori.
A presto su questo spazio, la recensione! 

27 agosto 2014

Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood [recensione]

IL RACCONTO DELL'ANCELLA
di 
Margaret Atwood


Editore: Ponte alle Grazie
Traduzione: Camillo Pennati
Pagine: 336
ISBN: 9788879286992
Prezzo formato cartaceo: € 14,50


Il mondo è devastato da radiazioni atomiche che hanno colpito la popolazione, creando una sterilità diffusa. La sopravvivenza della specie diventa una prerogativa necessaria per l'umanità, tanto da ideare una vera e propria ricostruzione della società guidata da un potere dittatoriale. Non così gradualmente, la vita come la conosciamo è stravolta: La Repubblica di Galaad rappresenta il perno di questa illuminazione che permetterà il ripopolamento della Terra, preservando i privilegi della casta, e si fonda su una riscoperta dei valori tradizionali, nonché su una interpretazione ferrea della Bibbia.
Di contro a un'apparente normalità, si insinua la crudeltà più assoluta verso coloro che non si adattano al nuovo decorrere della routine quotidiana e il Muro cittadino ne diviene il simbolo:
"Anche il Muro è vecchio centinaia d'anni; o più di cent'anni almeno. Come i marciapiedi, è di mattoni rossi e un tempo deve essere stato semplice e bello. Ora ogni portale è custodito da sentinelle e sovrastato da colonne di metallo con in cima dei brutti proiettori moderni. Il filo spinato corre lungo la base e lungo la sommità vi sono dei cocci di vetro infissi nel cemento. Nessuno oltrepassa volentieri quei portali. Le precauzioni riguardano chi tenti di uscirne, sebbene anche solo raggiungere il Muro dall'interno, superando il sistema di allarme elettronico, sia pressoché impossibile.
Accanto al passaggio principale ci sono altri sei corpi appesi per il collo, le mani legate sul davanti, le teste, chiuse in sacchi bianchi, ripiegate di lato, sulla spalla".
Le donne sono coloro che pagano il prezzo di questo totalitarismo, private della libertà, dei compagni, dei figli, del nome:
"Mi dico che non è importante, un nome è come un numero di telefono, utile solo per altri; ma mi sbaglio, è importante. Tengo la coscienza di questo nome come qualcosa di nascosto, un tesoro che tornerò a scavare un giorno. È un nome sepolto, circondato da mistero come un amuleto, un amuleto sopravvissuto a un passato incredibilmente distante. La notte sto sdraiata sul letto, con gli occhi chiusi, e il mio nome è lì, sospeso dietro gli occhi, non del tutto a portata di mano, che brilla nel buio".
Le Ancelle, contraddistinte dal colore rosso, sono inserite in centri di rieducazione e istruite al nuovo sistema dalle Zie, per procedere così all'assegnazione presso una coppia facoltosa, desiderosa di avere un figlio. 
Il racconto in prima persona della protagonista Difred, di cui si conosce solo il nome affidatole dal Comandante e la moglie, Serena Joy, svela il funzionamento di questo stato futuristico.
La sua terza destinazione è l'ultima possibilità che ha per scampare alle Colonie, un ciclo di lavori forzati che separano dalla morte. 
La cerimonia è l'atto che suggella la presa di possesso del corpo della donna, mero incubatore, che dovrà partorire il figlio tanto agognato:
"Giaccio supina, completamente vestita tranne che per le mutande, di sano cotone bianco. [...] Più su, verso la testata del letto, è distesa Serena Joy, con le gambe divaricate. Io giaccio tra di esse, la testa sul suo stomaco, il suo osso pubico sotto la mia nuca, le sue cosce ai lati. Anche lei è completamente vestita. Tengo le braccia alzate, lei stringe le mie mani nelle sue, a significare, che siamo un'unica carne, un unico essere. In realtà significa che è lei ad avere il controllo del processo e quindi del prodotto. Se ci sarà. La gonna rossa mi viene tirata su fino alla vita, non più su però. Lì sotto il Comandante sta fottendo. Ciò che sta fottendo è la parte inferiore del mio corpo. Non dico fare l'amore, perché non è ciò che sta facendo. Anche copulare non è l'espressione esatta, perché indica la partecipazione di due persone mentre qui solamente uno di noi è coinvolto. Neanche parlare di stupro sarebbe giusto, perché non sta succedendo nulla che io non abbia sottoscritto. Non è che ci fosse molto da scegliere ma qualcosa sì, e io ho scelto".
Difred pensa spesso al suo passato, a come tutto è cambiato, e alla difficoltà per chi ha vissuto l'era precedente all'instaurarsi della Repubblica di Galaad: solo qualche marcia di protesta poco partecipata nel momento di passaggio, fino al prevalere della paura e alla legittimazione dell'ideologia dominante.
Per tenere a bada le contestazioni, che si organizzano segretamente in gruppi noti come Mayday, il governo istituisce le giornate della Rigenerazione, ovvero la possibilità per le ancelle di essere le protagoniste di esecuzioni pubbliche legalizzate.
La figura di Moira, l'amica di università, simboleggia la ribellione, che internamente si desidera, ma non si trova il coraggio di manifestare: fugge e rifiuta un destino di ancella, per ritrovarsi intrappolata in un locale proibito, come prostituta. L'unica di cui la protagonista sente di potersi fidare e pensa continuamente a cosa direbbe o farebbe lei in certe situazioni.
Centrale è il rapporto con il Comandante, che si approfondisce segretamente nel di lui studio di casa, alle spalle di Serena: dai giochi da tavolo, a discussioni illecite sul regime, fino a vere e proprie incursioni notturne in night ancora in attività. Per l'uomo alterna emozioni contrastanti: dal disgusto, alla comprensione, fino alla convinzione che poteva andarle peggio in questa sua posizione di "schiavitù".
Una corazza asettica circonda l'anima spenta della protagonista, tanto da chiedersi lei stessa se ancora è capace di provare amore. Sembra di sì. Un sentimento forte, che ne racchiude mille altri, la spinge sempre più vicina a Nick, autista del padrone, di cui poco si apprende, ma del quale si evince l'avversione verso la nuova politica.

Con la sicurezza di poter ambire a un modello perfetto di nuova società, un gruppo ristretto di potere impone sul popolo la propria visione, a discapito principalmente della figura femminile. Nessuna possibilità di ribaltare la situazione e di lottare per non perdere la propria vita e i propri cari. Alcune donne preservano il dono di concepire figli, un dono collettivo da usare per soddisfare le esigenze dei più ricchi. L'autrice, attenta ai dettagli, demarca i particolari distintivi delle classi di questa repubblica immaginata: dai colori degli abiti, alle attività quotidiane, alla denominazione di ruolo.
Un'opera che riflette sul futuro, creando una forte analogia con i tempi moderni, pervasi da troppa libertà: i soldi, il potere, la condizione sociale dettano la posizione nel mondo; un ribaltamento del sistema vigente andrà sicuramente a discapito dei dominati, tutti coloro privi delle risorse necessarie per conservare la posizione da sempre ricoperta. La donna perde ogni forma di emancipazione e viene trasformata in strumento, sì prezioso, ma volto a soddisfare i bisogni di coloro che mantengono uno status di privilegio nel nuovo ordine delle cose.
Lo stile accattivante e ritmato della Atwood accompagna una storia così complessa e agghiacciante di un'ancella, tra flashback del passato ed episodi della vita presente. Una lettura che non lascia indifferenti, capace di entrare dentro e suscitare uno stato d'ansia per il futuro che non sembra poi così distante dall'attualità, così carica di angosce e paure, dominata dalle guerre e dalle scelte dei più forti. Libro appassionante, mai banale e concettualmente ben costruito da una scrittrice che non conoscevo e della quale vorrei leggere sicuramente altro.

Veronica

25 agosto 2014

Poesia: Germoglio sulle fronde tenere

GERMOGLIO SULLE FRONDE TENERE

Si nota rischiarato dal sole,
di color bianco come perla,
un germoglio
tracciato di penna.
Un lieve profumo,
un miracolo agli occhi;
sul fine di vita
ritorna a brillare.

Teresa B.

24 agosto 2014

La signora Rosetta ovvero la felicità provvisoria di Tiziana Sferruggia [recensione libro]

La signora Rosetta ovvero la felicità provvisoria 
di Tiziana Sferruggia 

Atmosphere edizioni 
Pagine n. 148 
Prezzo: € 14,00  
ISBN: 9788865640869  
Uscito nel 2014

Esiste un'affermazione più controversa della "felicità provvisoria"? Passiamo la vita a cercarla - la felicità - negli altri, in noi stessi, nel nostro modo di agire. Non smettiamo mai di crederci fino in fondo anche davanti agli ostacoli più alti da saltare. In particolar modo se in ballo ci sono dei sentimenti e le premesse riguardano promesse d'amore. Che l'amore è eterno. Che la casa è il nido ideale da proteggere. Che i bambini completano. Che tutto s'incastra meglio se hai la fede al dito. Che l'esistenza è meno pesante quando ci si moltiplica al quadrato e le fatiche si dividono per due. Che la tua anima gemella esiste anche se chissà dove. Alla fine al "Chi cerca trova" ci credono un po' tutti, anche i più scettici. Se no come facciamo a spiegarci quella gran parte di persone che cercano qualcuno e continuano a farlo fino a quando non lo trovano, a costo di accontentarsi? Quando è che capiamo se ci siamo trovati o semplicemente accontentati? Il confine è labile. E ti rendi conto - arrivati a un certo punto - di quanto il desiderio del matrimonio diventa delizia ma al tempo stesso croce. Delizia perché lo brami e lo consideri necessario, croce perché quando hai smesso di bramarlo e l'hai ottenuto ne vorresti scappare a gambe levate, con qualche sotterfugio, in maniera meschina, decidendolo consapevolmente. Spesso l'idea che ci facciamo delle cose o dei sentimenti non corrisponde quasi mai alla realtà. Amare fa schifo ti direbbe uno. Amare è vitale ti direbbe un altro. Gli incastri perfetti non esistono ti direbbero altri ancora. E capisci che il significato è uno solo e non frazionabile per niente altro più: La paura della solitudine. Meglio sentirsi soli in due che soli con noi stessi.

Un po' come Rosetta Drago, la prima di tre figlie... Vive con la sua famiglia in un complesso di case popolari, ai limiti della povertà. Ha le idee ben chiare da subito: Oltre a sognarlo il matrimonio, lo considera l'unica via di fuga, il riscatto alla sua condizione disagiata di cui nessuno dovrebbe andare fiero. Mentre aspetta ciò, espia le sue colpe a suon di Ave Maria e Padre Nostro. Affidarsi alla giustizia divina è l'unica salvezza possibile. All'improvviso però il padre muore, prende in mano la situazione, lascia la scuola, si dà da fare, pensa a sistemare le sorelle... Se tutto va secondo i piani, Dio non si dimenticherà di lei. Infatti conosce il Signor Mollica. Un buon partito. Arriva il matrimonio perfetto, la casa perfetta, la vita perfetta - quella che desidera - e due figli perfetti anche loro. Dentro quest'apparente perfezione però si nasconde la disperazione più totale. Una disperazione che prende alla sprovvista, la priva di ogni stimolo, è piena di incrinature che poi diventano crepe e squarciano ogni stabilità emotiva. Ne prende coscienza quando seduta sul divano in preda alla noia sente il rubinetto gocciolare e allora lì inizia a vedere chiaramente i contro che aveva ignorato mentre era impegnata a esaltare i pro: Perché il marito torna sempre tardi? Perché i suoi figli non sembrano felici della vita privilegiata che hanno? Perché nonostante non le mancasse niente invece è come se le mancasse tutto? Perché dalle proprie origini non si scappa mai? Perché? Perché? Perché?

Un libro da leggere tutto d'un fiato. Una parodia grottesca e ironica sulle nostre debolezze. Un esasperante resoconto di quanto a volte si possa cadere così in basso e arrivare così in alto in una sola vita, la propria e con un pizzico di ironia che non guasta mai. Alla fine c'è un po' di Rosetta in ognuna di noi. Prendiamone atto.

ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO!

Francesca

19 agosto 2014

Jayber Crow di Wendell Berry [recensione]


JAYBER CROW 
di
Wendell Berry

Editore: Lindau Edizioni
Collana: Senza Frontiere
Traduzione: Vincenzo Perna
Pagine: 520
ISBN: 9788867082698
Prezzo formato cartaceo: € 24,00

Jayber Crow perde i genitori in tenera età; zia Cordie e zio Othy scelgono di accoglierlo nella loro famiglia e nella loro casa, lungo il fiume Squires Landing, poco lontanto da Port William:
"Da quando pensavo a me stesso come a Jonah Crow è passato molto tempo. Ora Jonah Crow mi fa venire in mente un bambino che un tempo ha vissuto con zia Cordie e zio Othy Dagget a Squires Landing per diversi anni. A quei tempi l'unico cambiamento sembrava consistere nel fatto che da un Natale all'altro il bambino diventava un po' più alto. E ora, tanti anni dopo l'epoca di quel bambino, vivo di nuovo vicino al fiume, un miglio e mezzo a valle di Squires Landing e forse due miglia e mezzo da Goforth, dopo aver viaggiato fin qui e con tanti tortuosi giri in soli 72 anni. Allora, oggi me ne rendo conto, la mia esistenza era solo tempo e quasi niente memoria. Avevo conosciuto presto la morte che però mi pareva ancora qualcosa che capita soltanto agli altri, e vivevo immerso in un fiume infinito di tempo, che avrebbe continuato a scorrere e tornare lo stesso in eterno".
All'età di dieci anni è costretto ad affrontare un nuovo lutto familiare, che lo costringe al trasferimento forzato all'orfanotrofio religioso Buon Pastore: una fase di imposizioni dall'alto, dall'istituzione incarnata nella figura autoritaria di fratello Whitespade. Insicuro circa il proprio futuro, si convince di aver ricevuto la vocazione divina, tanto da intraprendere gli studi a Pigeonville. Continua la sua fase di transizione: capisce di non essere portato per la vita clericale. Si dirige a Lexington, dove trova lavoro come aiuto barbiere e comincia a frequentare qualche lezione all'università:
"L'università si considerava un luogo di libertà di pensiero, studio e sperimentazione, e forse in un certo senso era anche così. Ma allo stesso tempo era anche un'isola, un luogo che galleggiava sull'acqua. Insegnava alle persone di ieri a diventare le persone di domani, ma dimenticava il mondo di oggi, quello in cui conduciamo le nostre piccole, brevi, sorprendenti, infelici, meravigliose fortunate, rovinose, uniche vite".
Ancora non sente di essere veramente a casa: prosegue il suo viaggio lungo e tortuoso fino a Port William, dove apre il negozio di barbiere, un'attività poco redditizia, ma che lo accresce come persona. Le vite degli altri, le esperienze, i loro racconti quotidiani, accompagnano la sua attività lavorativa.

Un uomo buono, alla ricerca del suo posto nel mondo, in certi momenti a disagio con se stesso, ma capace di avvicinarsi agli altri attraverso la sua professione: ascolta senza giudicare le storie degli abitanti del posto e coglie ogni aspetto della vita di una piccola cittadina di campagna del Kentucky. Con i suoi occhi si ripercorrono le fasi della storia: la crisi del '29, due guerre mondiali, il conflitto in Vietnam. Attraverso i racconti complementari del marito e del padre di Mattie, il grande amore utopico del protagonista, l'autore affronta il tema dell'industrializzazione massiccia, di contro all'esaltazione dell'accuratezza di un lavoro agricolo più lento e ponderato.
L'evoluzione nelle sue molteplici sfaccettature, a tratti aggressiva verso la Terra e la Natura, si imbatte nella scrittura attenta e profonda di Wendell Berry, che ci regala un affresco emozionale da più punti di vista: sociale, ambientale e storico.
Il lettore si trova immerso nei ricordi di Jayber Crow, un personaggio tutt'altro che anonimo, in grado di conquistare con la saggezza dei propri pensieri e delle proprie riflessioni, costantemente vicino al suo grande amore al quale mai oserà avvicinarsi, dedito a una città che in realtà è la sua famiglia, di cui conosce tutto, il bene e il male, e alla quale sempre resterà fedele. 

Veronica

15 agosto 2014

Poesia: Il rubino di fuoco

Diamo il benvenuto alla giovanissima Teresa: ha nove anni e scrive poesie meravigliose.
Ciò che più colpisce è l'uso ricercato di parole, con accostamenti così azzeccati, da dare vivide impressioni di pensieri e profonde emozioni.
Sul nostro blog, potete leggere le sue prime creazioni, che verranno pubblicate di settimana in settimana.


IL RUBINO DI FUOCO

Spiriti maledetti,
guardiani fidati,
statue maestose,
con un serpente di agile
scatto,
completamente variato 
di venature verdazzurre,
governano il rubino.
Screziato di rosso
giallo vivo e arancio
con improvvise scintille di luce.

Teresa B.


11 agosto 2014

Una mutevole verità di Gianrico Carofiglio [Recensione libro]

Una mutevole verità
di Gianrico Carofiglio

Stile libero Einaudi Big 
pp. 128 
 € 12,00 
ISBN 9788806220525
Uscito nel 2014

Il lettore è colui che vive di fissazioni perenni. Ognuno ha le proprie: - Non avere mai a che fare con due libri contemporaneamente, annusare le pagine [che sanno sempre di buono], ammirare la copertina intasando i social con bookselfie degni di uno pseudo fotografo professionista, non fare le orecchie alle pagine, usare solo il segnalibro, sottolineare le frasi significative per poi trascriverle nella propria moleskine, non sottolineare di modo che rimanga intonso, maneggiarlo con cura, considerarlo un autentico cimelio e agire di conseguenza, guardare chi l'ha tradotto o a chi è stato dedicato. In quest'ultimo caso vi dico subito che una dedica non ce l'ha. Ho fatto molta fatica ad accettare tale mancanza. 

"Una mutevole verità" è l'ultimo lavoro di Gianrico Carofiglio, uscito a pochi mesi di distanza da "La casa nel bosco" redatto insieme al fratello Francesco. E' giusto che un autore sia così tanto prolifico? La qualità delle storie ne risente? Cosa lo spinge a quest'ansia da pubblicazione? Il suo compito - alla fine - è scrivere e basta, no? Dovremmo dibatterne obiettivamente, criticamente, facendo esempi e senza remore. Questa volta siamo alle prese con un poliziesco. Il protagonista è uno sbirro: Il maresciallo Pietro Fenoglio che deve districarsi dal risolvere un delitto. Un uomo viene trovato morto sgozzato nel suo appartamento. Una vicina di casa racconta alla polizia di aver visto uscire dal portone del condominio, con un pacchetto tra le mani un tipo qualunque. Lui alla domanda della donna "cosa ci fa lei qui, cerca qualcuno" ha risposto di aver sbagliato indirizzo. Gli indizi però portano a questo ragazzo come unico colpevole. Uno qualsiasi, il figlio di un negoziante, dal passato pulito. Gli eventi procedono troppo "lisci come l'olio" per essere credibili. Le indagini invece sono sempre state vittime di imprevisti inattesi e niente può essere lasciato al caso. Fenoglio lo sa - la verità è mutevole - e cerca quindi di andare oltre, alla storia della vittima, ai suoi precedenti, al suo essere accusato di usura nei confronti di altri. Un poliziotto deve fidarsi del proprio istinto... infatti è proprio il suo istinto insieme ad un inaspettato pentimento di colpevolezza ad aiutarlo a porre la parola fine all'investigazione. Avete notato il senso di pace che si prova dopo le risoluzioni romanzesche di un caso? Sia da un punto di vista interno che esterno. Una sensazione impagabile. Ma la vera sorpresa è la comparsa - nelle ultime pagine - mordi e fuggi di Guerrieri. Il famoso quanto affascinante avvocato, protagonista della serie edita da Adelphi e che ha fatto conoscere le doti di paroliere di Gianrico Carofiglio.

Malgrado sia un libro che si lascia leggere in poche ore grazie alla sua brevità, scorrevolezza e una narrazione fluida, non riesce a essere incisivo tanto quanto i suoi primi esperimenti letterari. Una volta chiuso diventi consapevole che una delle doti che rende Carofiglio uno scrittore in grado d'incatenarti alle pagine è la capacità di farti riflettere. Dote ben riuscita nella serie del tanto amato Guerrieri, con la sua incontrastata malinconia, la sua emotività, fragilità e le sue arringhe, che più che arringhe sono autentiche lezioni di vita. Fenoglio benché - per alcuni aspetti sia molto simile al già citato avvocato e - rivesta un ruolo diverso manca della giusta dose di carisma, di coinvolgimento, di pathos necessario ad innamorartene o affezionartici. Forse perché quando hai a che fare con un poliziesco o con generi simili oltre all'aspetto psicologico ti aspetti scene da fiato sospeso o sul collo, urgenza di scoprire il male più profondo e il malessere che i carnefici si portano dentro, intrecci complicati dove a una parola ne deve seguire subito un'altra; o forse la verità è che ancora non siamo pronti a un nuovo personaggio, diverso dall'altro; o forse non ci aspettavamo un'altra ipotetica serie da affrontare, questo ha tutte le caratteristiche per un seguito. Vi consiglio di leggerlo, ma solo se siete pronti a non fare paragoni con i personaggi delle sue storie precedenti.

Francesca

7 agosto 2014

Una mutevole verità di Gianrico Carofiglio [Novità-Frasi libro]

Una mutevole verità
di Gianrico Carofiglio

Stile libero Einaudi Big
pp. 128
€ 12,00
ISBN 9788806220525
Uscito nel 2014
Un buon investigatore deve essere capace di costruire una storia, immaginare che cosa è successo prima e dopo il crimine, come in un romanzo. Poi, costruita la storia, deve andare in cerca di ciò che la conferma e la contraddice. Cosí pensa il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, piemontese trapiantato a Bari, che si trova a indagare su un omicidio dove tutto appare troppo chiaro fin dall'inizio. Non fosse che al principale sospettato, su cui si concentra ogni indizio, mancava qualsiasi movente per commettere il delitto. In un folgorante romanzo breve, Gianrico Carofiglio orchestra una storia perfetta e dà vita a un nuovo personaggio: malinconico e lieve, verissimo, indimenticabile.
Frasi: 
La dote fondamentale dello sbirro è proprio questa, Fenoglio lo aveva sempre pensato. Andare alla ricerca delle discontinuità, delle note dissonanti. Percepire quello che agli altri sfugge: I piccoli oggetti mancanti, le posture innaturali, i gesti forzati, i lievi affanni, i rossori, gli sguardi che sfuggono o indugiano troppo. Chi c'è e invece non dovrebbe esserci; chi va piano e invece dovrebbe andare veloce o chi va veloce e invece dovrebbe andare piano; chi si guarda attorno o chi sembra non guardare nulla; la loquacità eccessiva o il mutismo. Le regolarità alterate oppure esasperate. Le presenze o le assenze, come nel suo racconto preferito di Sherlock Holmes, Silver Blaze. Ogni tanto se la ripeteva, la frase chiave di quel racconto: Perché il cane non ha abbaiato? Per tanti aspetti il bravo sbirro è come il bravo medico. In un caso come nell'altro è questione di una diversa capacità di percepire. Vista, certo. Ma anche udito, tatto. Olfatto.
A breve su questo spazio, la recensione! 

5 agosto 2014

Il segreto della monaca di Monza di Marina Marazza [recensione]

IL SEGRETO DELLA MONACA DI MONZA
di
Marina Marazza


Editore: Fabbri Editori 
Collana: Narrativa
Pagine: 528
ISBN: 9788865973189
Prezzo formato cartaceo: € 12,90
Prezzo formato digitale€ 6,99

Virginia Maria de Leyva, chiamata "la Signora" per le origini nobili spagnole, è costretta a prendere i voti. Durante una cena in compagnia della zia Carla e del padre è tentata di ribaltare la sua situazione e si lascia scappare il suo dubbio in un flebile slancio di coraggio:
"Avrebbe tanto voluto essere la sua cara bambina e non deluderlo, ma sapeva, aveva sempre saputo di non avere alcuna vocazione. La chiamata, lei, non l'aveva mai sentita. Ad attrarla era il mondo, la vita secolare, l'idea di amare un uomo, di farsi una famiglia, di avere dei figli, di allevarli dando loro quell'amore che lei non aveva mai conosciuto, di uscire in carrozza e di indossare qualche volta un bel vestito di colore acceso per un ballo, una festa, una caccia. [...] (Virginia): «Il fatto è, signor padre, che non vorrei proprio andarci, in convento. [...] io non sarei una buona monaca. Vorrei sposarmi come tutte, darvi dei nipotini». (Don Martín): «Voi avete il latte ancora sulle labbra e non sapete nulla. Non conoscete il mondo e dite sciocchezze. Credete che si possa scegliere? Ciascuno di noi ha un destino segnato»". 
Il capitolo X de I Promessi Sposi si sofferma ampiamente sul dilemma che attanaglia la futura sposina di Gesù. Combatte con il bisogno di confessare i suoi desideri, ma è incapace di opporsi al volere del padre: il travaglio interiore è forte, ma non trova il coraggio di sfidare una decisione ferma. Con una metafora, Alessandro Manzoni spiega la criticità di un destino segnato e come Virginia sia perennemente governata dagli occhi del padre:
"E quegli occhi governavano le sue mosse e il suo volto, come per mezzo di redini invisibili".
La mancanza di volontà e la pena nel deludere le persone che ama trovano terreno fertile nella famiglia, che obbedisce alle norme dell'ipocrisia e non all'affetto di famiglia.
Entra nel convento e diventa ben presto maestra delle educande, destinate a vivere in quel mondo dal quale lei è esclusa per sempre: a tratti palesa l'astio e la gelosia per quello che le è precluso, mentre in alcuni momenti partecipa ai momenti di svago. Nel romanzo I Promessi Sposi, l'autore enfatizza il rapporto amore e odio con le educande, qui ripreso da Marina Marazza, la quale descrive un episodio che coinvolge una giovane, Isabella Degli Ortensi. Quest'ultima, con arroganza e faccia tosta, sottolinea l'esistenza infelice della clausura, alla quale tutte le monache sono destinate. Lei, invece, presto uscirà dal chiostro per sposarsi ed essere una moglie e una madre, ciò che il futuro monacale non permette.
La vendetta della De Leyva si compie, quando racconta alla priora, Madre Francesca Imbersaga, di aver sorpreso l'educanda in un momento di intimità con il vicino, Giovan Paolo Osio. Informati i genitori, Isa viene prelevata repentinamente dal convento e fatta maritare con un vecchio, perché ormai rovinata la reputazione.
Proprio con il vicino, la monaca comincerà una relazione, con la complicità delle stesse "amiche": la condotta inappropriata della Signora, si riverserà così su suor Candida Colomba, suor Benedetta e suor Silvia.

La monaca di Monza si lascia coinvolgere senza remore nella passione con un poco di buono: accetta la sua violenza e i suoi crimini per coprire questo rapporto, che all'apparenza si avvicina al suo desiderio di vivere da donna libera. Libera di amare, libera di scegliere, libera di avere una figlia.
La corruzione dell'anima esplode e la punizione esemplare per chi ha smarrito la retta via si attua. La vita dissoluta che coinvolge tante monache e lo stesso prete, Arrigone, figura viscida e subdola, in grado di manipolare a proprio tornaconto il prossimo, viene scoperta.
L'autrice concentra la seconda parte del libro per raccontare le conseguenze delle azioni di questi personaggi. Interrogatori, torture con lo strumento chiamato la "sibilla" per estorcere testimonianze, attese e agognati verdetti, che sono raccapriccianti.
Molto intensa e carica di ansia la descrizione fatta da Marina Marazza della lettura della sentenza e delle reazioni dei protagonisti. Il destino di Virginia e delle monache sue complici è quello di essere murate vive, in spazi piccoli e angusti, con un buco per i bisogni e un buco nel muro per ricevere lo scarso cibo.
Non c'è morte per allietare, come invece è concessa al crudele Paolo Osio, al quale, forse, è andata meglio.
Neanche le nobili origini salvano dal castigo della penitenza, soprattutto se è la famiglia ad acconsentire tacitamente al corso degli eventi per salvare la credibilità del proprio nome.

Un romanzo storico riuscito, che mette chiaramente in luce la figura celebre della monaca di Monza e i suoi tormenti nell'essere nata donna. Un testo che si addentra nella psicologia di un personaggio affascinante e dalle molteplici sfaccettature, incapace e impotente di fronte a un destino già scritto. Un po' vittima, ma anche carnefice. 
Uno dei libri più appassionanti e coinvolgenti letti quest'anno: uno scritto curato nella forma e puntuale e approfondito nei contenuti. Assolutamente consigliato!

Veronica