27 agosto 2014

Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood [recensione]

IL RACCONTO DELL'ANCELLA
di 
Margaret Atwood


Editore: Ponte alle Grazie
Traduzione: Camillo Pennati
Pagine: 336
ISBN: 9788879286992
Prezzo formato cartaceo: € 14,50


Il mondo è devastato da radiazioni atomiche che hanno colpito la popolazione, creando una sterilità diffusa. La sopravvivenza della specie diventa una prerogativa necessaria per l'umanità, tanto da ideare una vera e propria ricostruzione della società guidata da un potere dittatoriale. Non così gradualmente, la vita come la conosciamo è stravolta: La Repubblica di Galaad rappresenta il perno di questa illuminazione che permetterà il ripopolamento della Terra, preservando i privilegi della casta, e si fonda su una riscoperta dei valori tradizionali, nonché su una interpretazione ferrea della Bibbia.
Di contro a un'apparente normalità, si insinua la crudeltà più assoluta verso coloro che non si adattano al nuovo decorrere della routine quotidiana e il Muro cittadino ne diviene il simbolo:
"Anche il Muro è vecchio centinaia d'anni; o più di cent'anni almeno. Come i marciapiedi, è di mattoni rossi e un tempo deve essere stato semplice e bello. Ora ogni portale è custodito da sentinelle e sovrastato da colonne di metallo con in cima dei brutti proiettori moderni. Il filo spinato corre lungo la base e lungo la sommità vi sono dei cocci di vetro infissi nel cemento. Nessuno oltrepassa volentieri quei portali. Le precauzioni riguardano chi tenti di uscirne, sebbene anche solo raggiungere il Muro dall'interno, superando il sistema di allarme elettronico, sia pressoché impossibile.
Accanto al passaggio principale ci sono altri sei corpi appesi per il collo, le mani legate sul davanti, le teste, chiuse in sacchi bianchi, ripiegate di lato, sulla spalla".
Le donne sono coloro che pagano il prezzo di questo totalitarismo, private della libertà, dei compagni, dei figli, del nome:
"Mi dico che non è importante, un nome è come un numero di telefono, utile solo per altri; ma mi sbaglio, è importante. Tengo la coscienza di questo nome come qualcosa di nascosto, un tesoro che tornerò a scavare un giorno. È un nome sepolto, circondato da mistero come un amuleto, un amuleto sopravvissuto a un passato incredibilmente distante. La notte sto sdraiata sul letto, con gli occhi chiusi, e il mio nome è lì, sospeso dietro gli occhi, non del tutto a portata di mano, che brilla nel buio".
Le Ancelle, contraddistinte dal colore rosso, sono inserite in centri di rieducazione e istruite al nuovo sistema dalle Zie, per procedere così all'assegnazione presso una coppia facoltosa, desiderosa di avere un figlio. 
Il racconto in prima persona della protagonista Difred, di cui si conosce solo il nome affidatole dal Comandante e la moglie, Serena Joy, svela il funzionamento di questo stato futuristico.
La sua terza destinazione è l'ultima possibilità che ha per scampare alle Colonie, un ciclo di lavori forzati che separano dalla morte. 
La cerimonia è l'atto che suggella la presa di possesso del corpo della donna, mero incubatore, che dovrà partorire il figlio tanto agognato:
"Giaccio supina, completamente vestita tranne che per le mutande, di sano cotone bianco. [...] Più su, verso la testata del letto, è distesa Serena Joy, con le gambe divaricate. Io giaccio tra di esse, la testa sul suo stomaco, il suo osso pubico sotto la mia nuca, le sue cosce ai lati. Anche lei è completamente vestita. Tengo le braccia alzate, lei stringe le mie mani nelle sue, a significare, che siamo un'unica carne, un unico essere. In realtà significa che è lei ad avere il controllo del processo e quindi del prodotto. Se ci sarà. La gonna rossa mi viene tirata su fino alla vita, non più su però. Lì sotto il Comandante sta fottendo. Ciò che sta fottendo è la parte inferiore del mio corpo. Non dico fare l'amore, perché non è ciò che sta facendo. Anche copulare non è l'espressione esatta, perché indica la partecipazione di due persone mentre qui solamente uno di noi è coinvolto. Neanche parlare di stupro sarebbe giusto, perché non sta succedendo nulla che io non abbia sottoscritto. Non è che ci fosse molto da scegliere ma qualcosa sì, e io ho scelto".
Difred pensa spesso al suo passato, a come tutto è cambiato, e alla difficoltà per chi ha vissuto l'era precedente all'instaurarsi della Repubblica di Galaad: solo qualche marcia di protesta poco partecipata nel momento di passaggio, fino al prevalere della paura e alla legittimazione dell'ideologia dominante.
Per tenere a bada le contestazioni, che si organizzano segretamente in gruppi noti come Mayday, il governo istituisce le giornate della Rigenerazione, ovvero la possibilità per le ancelle di essere le protagoniste di esecuzioni pubbliche legalizzate.
La figura di Moira, l'amica di università, simboleggia la ribellione, che internamente si desidera, ma non si trova il coraggio di manifestare: fugge e rifiuta un destino di ancella, per ritrovarsi intrappolata in un locale proibito, come prostituta. L'unica di cui la protagonista sente di potersi fidare e pensa continuamente a cosa direbbe o farebbe lei in certe situazioni.
Centrale è il rapporto con il Comandante, che si approfondisce segretamente nel di lui studio di casa, alle spalle di Serena: dai giochi da tavolo, a discussioni illecite sul regime, fino a vere e proprie incursioni notturne in night ancora in attività. Per l'uomo alterna emozioni contrastanti: dal disgusto, alla comprensione, fino alla convinzione che poteva andarle peggio in questa sua posizione di "schiavitù".
Una corazza asettica circonda l'anima spenta della protagonista, tanto da chiedersi lei stessa se ancora è capace di provare amore. Sembra di sì. Un sentimento forte, che ne racchiude mille altri, la spinge sempre più vicina a Nick, autista del padrone, di cui poco si apprende, ma del quale si evince l'avversione verso la nuova politica.

Con la sicurezza di poter ambire a un modello perfetto di nuova società, un gruppo ristretto di potere impone sul popolo la propria visione, a discapito principalmente della figura femminile. Nessuna possibilità di ribaltare la situazione e di lottare per non perdere la propria vita e i propri cari. Alcune donne preservano il dono di concepire figli, un dono collettivo da usare per soddisfare le esigenze dei più ricchi. L'autrice, attenta ai dettagli, demarca i particolari distintivi delle classi di questa repubblica immaginata: dai colori degli abiti, alle attività quotidiane, alla denominazione di ruolo.
Un'opera che riflette sul futuro, creando una forte analogia con i tempi moderni, pervasi da troppa libertà: i soldi, il potere, la condizione sociale dettano la posizione nel mondo; un ribaltamento del sistema vigente andrà sicuramente a discapito dei dominati, tutti coloro privi delle risorse necessarie per conservare la posizione da sempre ricoperta. La donna perde ogni forma di emancipazione e viene trasformata in strumento, sì prezioso, ma volto a soddisfare i bisogni di coloro che mantengono uno status di privilegio nel nuovo ordine delle cose.
Lo stile accattivante e ritmato della Atwood accompagna una storia così complessa e agghiacciante di un'ancella, tra flashback del passato ed episodi della vita presente. Una lettura che non lascia indifferenti, capace di entrare dentro e suscitare uno stato d'ansia per il futuro che non sembra poi così distante dall'attualità, così carica di angosce e paure, dominata dalle guerre e dalle scelte dei più forti. Libro appassionante, mai banale e concettualmente ben costruito da una scrittrice che non conoscevo e della quale vorrei leggere sicuramente altro.

Veronica

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