5 agosto 2014

Il segreto della monaca di Monza di Marina Marazza [recensione]

IL SEGRETO DELLA MONACA DI MONZA
di
Marina Marazza


Editore: Fabbri Editori 
Collana: Narrativa
Pagine: 528
ISBN: 9788865973189
Prezzo formato cartaceo: € 12,90
Prezzo formato digitale€ 6,99

Virginia Maria de Leyva, chiamata "la Signora" per le origini nobili spagnole, è costretta a prendere i voti. Durante una cena in compagnia della zia Carla e del padre è tentata di ribaltare la sua situazione e si lascia scappare il suo dubbio in un flebile slancio di coraggio:
"Avrebbe tanto voluto essere la sua cara bambina e non deluderlo, ma sapeva, aveva sempre saputo di non avere alcuna vocazione. La chiamata, lei, non l'aveva mai sentita. Ad attrarla era il mondo, la vita secolare, l'idea di amare un uomo, di farsi una famiglia, di avere dei figli, di allevarli dando loro quell'amore che lei non aveva mai conosciuto, di uscire in carrozza e di indossare qualche volta un bel vestito di colore acceso per un ballo, una festa, una caccia. [...] (Virginia): «Il fatto è, signor padre, che non vorrei proprio andarci, in convento. [...] io non sarei una buona monaca. Vorrei sposarmi come tutte, darvi dei nipotini». (Don Martín): «Voi avete il latte ancora sulle labbra e non sapete nulla. Non conoscete il mondo e dite sciocchezze. Credete che si possa scegliere? Ciascuno di noi ha un destino segnato»". 
Il capitolo X de I Promessi Sposi si sofferma ampiamente sul dilemma che attanaglia la futura sposina di Gesù. Combatte con il bisogno di confessare i suoi desideri, ma è incapace di opporsi al volere del padre: il travaglio interiore è forte, ma non trova il coraggio di sfidare una decisione ferma. Con una metafora, Alessandro Manzoni spiega la criticità di un destino segnato e come Virginia sia perennemente governata dagli occhi del padre:
"E quegli occhi governavano le sue mosse e il suo volto, come per mezzo di redini invisibili".
La mancanza di volontà e la pena nel deludere le persone che ama trovano terreno fertile nella famiglia, che obbedisce alle norme dell'ipocrisia e non all'affetto di famiglia.
Entra nel convento e diventa ben presto maestra delle educande, destinate a vivere in quel mondo dal quale lei è esclusa per sempre: a tratti palesa l'astio e la gelosia per quello che le è precluso, mentre in alcuni momenti partecipa ai momenti di svago. Nel romanzo I Promessi Sposi, l'autore enfatizza il rapporto amore e odio con le educande, qui ripreso da Marina Marazza, la quale descrive un episodio che coinvolge una giovane, Isabella Degli Ortensi. Quest'ultima, con arroganza e faccia tosta, sottolinea l'esistenza infelice della clausura, alla quale tutte le monache sono destinate. Lei, invece, presto uscirà dal chiostro per sposarsi ed essere una moglie e una madre, ciò che il futuro monacale non permette.
La vendetta della De Leyva si compie, quando racconta alla priora, Madre Francesca Imbersaga, di aver sorpreso l'educanda in un momento di intimità con il vicino, Giovan Paolo Osio. Informati i genitori, Isa viene prelevata repentinamente dal convento e fatta maritare con un vecchio, perché ormai rovinata la reputazione.
Proprio con il vicino, la monaca comincerà una relazione, con la complicità delle stesse "amiche": la condotta inappropriata della Signora, si riverserà così su suor Candida Colomba, suor Benedetta e suor Silvia.

La monaca di Monza si lascia coinvolgere senza remore nella passione con un poco di buono: accetta la sua violenza e i suoi crimini per coprire questo rapporto, che all'apparenza si avvicina al suo desiderio di vivere da donna libera. Libera di amare, libera di scegliere, libera di avere una figlia.
La corruzione dell'anima esplode e la punizione esemplare per chi ha smarrito la retta via si attua. La vita dissoluta che coinvolge tante monache e lo stesso prete, Arrigone, figura viscida e subdola, in grado di manipolare a proprio tornaconto il prossimo, viene scoperta.
L'autrice concentra la seconda parte del libro per raccontare le conseguenze delle azioni di questi personaggi. Interrogatori, torture con lo strumento chiamato la "sibilla" per estorcere testimonianze, attese e agognati verdetti, che sono raccapriccianti.
Molto intensa e carica di ansia la descrizione fatta da Marina Marazza della lettura della sentenza e delle reazioni dei protagonisti. Il destino di Virginia e delle monache sue complici è quello di essere murate vive, in spazi piccoli e angusti, con un buco per i bisogni e un buco nel muro per ricevere lo scarso cibo.
Non c'è morte per allietare, come invece è concessa al crudele Paolo Osio, al quale, forse, è andata meglio.
Neanche le nobili origini salvano dal castigo della penitenza, soprattutto se è la famiglia ad acconsentire tacitamente al corso degli eventi per salvare la credibilità del proprio nome.

Un romanzo storico riuscito, che mette chiaramente in luce la figura celebre della monaca di Monza e i suoi tormenti nell'essere nata donna. Un testo che si addentra nella psicologia di un personaggio affascinante e dalle molteplici sfaccettature, incapace e impotente di fronte a un destino già scritto. Un po' vittima, ma anche carnefice. 
Uno dei libri più appassionanti e coinvolgenti letti quest'anno: uno scritto curato nella forma e puntuale e approfondito nei contenuti. Assolutamente consigliato!

Veronica

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