11 settembre 2014

Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer [recensione libro]

Molto forte, incredibilmente vicino
di Jonathan Safran Foer

Tradotto da Massimo Bocchiola

Guanda editore
384 pagine
prezzo di copertina 18,50 euro
uscito il 28 aprile 2005

Ricordate cosa stavate facendo l'11 settembre 2001? Il giorno in cui all'improvviso il mondo si è fermato sorpreso e soprattutto sospeso davanti alla televisione, con quelle immagini inquietanti davanti e lo sguardo vuoto? In quei momenti mi sono chiesta svariate volte se stessi guardando un film o se fosse tutto vero. A certe verità non ci credi mai, che ti piacciano o no. Se fosse stato un film, era surreale e di cattivo gusto. Le persone che si buttavano dai grattacieli sbracciandosi come se cercassero di afferrare l'aria, non erano comparse addestrate e sotto di loro non c'era nessun materasso ma solo cemento, pronto a schiacciarli in una strada senza ritorno. Credo che se volessimo descrivere il senso d'impotenza, avremmo potuto associarlo proprio a questa guerra combattuta a suon di sbracciate e la loro disperazione era così palpabile. L'impotenza - fra tutta la gamma di sentimenti possibili - è uno dei più difficili da spiegare e fra i più terribili da provare.

L'emblema di questa impotenza è Oskar Shell. A 9 anni è già una vittima privata del suo eroe più grande, il padre, morto proprio perché è nel posto sbagliato al momento sbagliato. Divorato anche lui dal fumo, dalla polvere, dalla carneficina umana che lui stesso ha provato a salvare. Come se l'essere umano avesse continuamente bisogno prima che di salvarsi, di salvare gli altri dalla bramosia rivoluzionaria del buon senso e sconfiggere quella combattuta da un fanatismo strano, subdolo, perverso, che stabilisce come vivere, perché vivere, se vivere. Riusciremo mai a uscirne o ci annienteremo piano piano fino a che non rimanga niente di noi?
Ho letto che è stata la carta a tenere acceso l’incendio nelle torri. Tutti quei quaderni, le risme di fogli per fotocopie, le stampate delle e-mail, le foto dei figli, i libri, i dollari nel portafogli, e i documenti negli archivi… Erano combustibile. Forse se vivessimo in una società senza carta… papà sarebbe ancora vivo.
Oskar reagisce, combatte e prova a salvarsi dalle scarpe pesanti che indossa grazie all'immaginazione e all'incanto che c'è dentro alla sua testa di bambino, a colpi di fantasia, scrivendo lettere di ammirazione, candidature, offerte, inventando invenzioni utili per l'umanità e una missione impossibile da compiere: Scoprire che porta avrebbe aperto quella chiave nascosta dentro a una busta, con un nome scritto sopra col pennarello, trovata in un vaso nella camera dei suoi genitori. Prende l'elenco telefonico e comincia a cercare i Mrs & Mr Black di New York con l'intenzione di non risparmiare nessuno e avere il suo passato ancora - per una volta - vicino a sé. Parte così il suo viaggio verso la salvezza per le strade della città più affascinante e cosmopolita del mondo, alla ricerca del segreto su come smettere di sopravvivere e iniziare - finalmente - a esistere [nel senso più vero del termine]. Tutto attraverso il disincanto e l'ingenuità del protagonista che nonostante il senso di abbandono, non si lascia sconfiggere da quel mostro soprannominato tristezza. Alla fine sembra che ogni cosa - compresa l'irrequietezza - assuma una forma diversa, si dissolva dentro a quell'ultimo saluto  racchiuso dentro la segreteria lasciata parlare a vuoto e la possibilità sfumata per non essersi detti ADDIO, che agli addii non siamo mai realmente pronti.

Una prosa ricca di stile: Passato, futuro e presente si condensano in un'unica voce, che prima è introspettiva, parla in prima persona, poi diventa corale e a più voci, scarabocchia pagine, sbaglia le parole con quella vaga consapevolezza che tutto rimane, anche il dolore, ma non finisce lì, si deposita dentro ma trova poi il modo per uscirne. Una storia triste che lascia un gran vuoto, una nostalgia densa e rumorosa. Un libro che sconvolge e coinvolge in ogni riga, senza vuoti d'aria, tutto decolla e poi crolla nella tua mente. Una delle storie più belle - nel senso banale del termine - mai lette prima. C'è che poi quando lo chiudi non sei più la stessa.
Non ci si può difendere dalla tristezza senza difendersi dalla felicità.
Francesca

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