31 ottobre 2014

L'analfabeta che sapeva contare di Jonas Jonasson [recensione]

L'analfabeta che sapeva contare
di Jonas Jonasson

tradotto da M. Podestà Heir bompiani editore
496 pagine
19 euro
ISBN: 9788845271441
uscito il 6 novembre 2013

Non cadere dentro alla banalità di classificare i libri in base alle circostanze o ai periodi è arduo. Non riesco a smettere di pensare che, se avessi aperto questa storia in una calda e assolatissima spiaggia, sotto a un ombrellone, con 40 gradi all'ombra... il tempo che ci avrei impiegato a finirlo sarebbe stato nettamente inferiore. I pericoli che possono nascondersi dentro alle pagine sono ben altri, come i refusi, o la noia, o gli aneddoti scontati, i luoghi comuni, le persone vuote. E siccome non sono abituata ad avere sul comodino lo stesso libro per più di una settimana... una, due, tre e forse anche più di quattro domande me le sono poste. Soprattutto dopo aver divorato "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve"... Non solo è un evento che non si è replicato, ma ho addirittura faticato ad arrivare all'ultima pagina, con un senso di sollievo addosso. 

Nombeko è una ragazza sudafricana [vittima del solito stereotipo di chi è nato nel tipico paese del terzo mondo] rimasta sola e costretta a svuotare latrine per riuscire a sopravvivere. All'improvviso diventa direttrice degli svuotatori di latrine, fino a ritrovarsi, dopo uno sfortunato incidente, nel ruolo di tuttofare/inserviente dentro a un "bunker" con fili di metro spinato intorno, guardie ai cancelli, 3 cinesi copiatrici di oche come uniche amiche e confidente personale dell'ingegnere costruttore di bombe atomiche più incapace che avesse mai conosciuto... Lei ha un dono speciale: Sa far di conto meglio di chiunque altro, un'autentico genio del calcolo insomma. La sua capacità di sopravvivenza e di fuga la portano poi in Svezia dove conosce Holger 1 e Holger 2. Figli di Hingmar, un sostenitore della repubblica da quando il re l'ha trattato in malomodo e come conseguenza a tale affronto inculca nei figli [ma in realtà ci riuscirà solo col primo] a lottare contro la monarchia. Se Holger 1, grazie al padre sostiene la sua lotta, è anche l'ennesimo incapace incontrato nel cammino della ragazza che insieme alla fidanzata Celestine cerca d'intralciare [in maniera abbastanza inconsapevole] i buoni propositi di liberarsi da un problema che oltre a mettere a rischio chi abita nei circa 58 km di distanza vicino a loro, li affligge per circa una ventina di anni.

Due storie che inizialmente procedono su binari paralleli fino a incontrarsi a un bivio dove i vagoni si attaccano e procedono spediti insieme. La questione è delicata perché nel mezzo c'è una bomba rinchiusa dentro a un camion che rischia di scoppiare e mettere in pericolo non solo i malcapitati che vi ruotano intorno, ma l'umanità intera. La costante della fuga è un aspetto che torna e dentro tale fuga infila nel mezzo re e regine, capi di stato, primi ministri, presidenti, sostenitori della pace, gente di spicco, i servizi segreti conditi dalla solita verve ironica distintiva dell'imprinting stilistico di Jonas Jonasson fino a risultare dopo un po' alquanto ripetitiva e dispersiva. Ovviamente ho sperato fino all'ultimo in un finale degno di nota. La mia fantasia è andata ben oltre a come sono andate realmente le cose e le aspettative sono rimaste in parte un po' deluse. Se una storia è bizzarra lo deve essere fino all'ultimo.

Da leggere se amate le letture d'intrattenimento, dettate da situazioni paradossali, condite da un filo d'ironia.

Francesca S.

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