16 ottobre 2014

L'illusione della separatezza di Simon Van Booy [recensione]

©Frencina

L'illusione della separatezza di Simon Van Booy

tradotto da Ada Arduini
Neri Pozza
221 pagine
16.50 euro in brossura
8.99 euro in ebook
ISBN: 9788854507951 
 uscito il 10 luglio 2014

All'inizio della mia carriera di lettrice mi affidavo solo ed esclusivamente al caso e al mio intuito per scegliere i libri da leggere. Poi c'è stato il periodo in cui li sceglievo leggendo i giornali e il TuttoLibri e quello in cui lasciavo fossero gli altri a scegliere per me. Adesso, invece, sono tornata a lasciarmi guidare dall'istinto nella maggioranza dei casi e, devo dire, che con il tempo si è affinato e non mi delude quasi mai. 

E' stato proprio grazie a lui che questo piccolo capolavoro è arrivato tra le mie mani. La storia contenuta in queste pagine parla di alcune persone e delle loro esistenze, ma la particolarità del tutto è che ognuna di essere è legata a quella degli altri a causa di avvenimenti occasionali e lievi e fugaci incontri.

Tutto parte da John, giovane soldato statunitense che viene arruolato per andare a combattere i tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Quando il suo aereo viene abbattuto, in Francia, e lui è l'unico sopravvissuto, deve cercare il modo di sopravvivere per poter ritornare oltreoceano dalla sua amata Harriet. 

Durante questo periodo la sua vita sfiora quella di A. che noi conosciamo già nel primo capitolo come Hugo. Lui è un soldato tedesco che ha fatto brutte cose e che deve cercare di sopravvivere e poi convivere con il ricordo. Anche A. è in fuga dal nemico, l'esercito tedesco è stato sconfitto e deve cercare di non passare in incognito per evitare il linciaggio. Entra così in un mulino in fiamme e, insieme ai vestiti che gli permettono di cambiare identità, trova anche un bambino piccolo la cui madre è morta nell'incendio. Mosso dalla pietà e dalla voglia di non essere più solo, A. prende con sé il bambino ed inizia a vagabondare fino a che Parigi. Qui i due vengono coinvolti in uno scontro tra manifestanti e polizia e Hugo viene colpito alla testa da un colpo di pistola. Verrà portato in ospedale e si ritroverà a mendicare in un parco dove incontrerà di nuovo il piccolino che ha salvato, ma non lo riconoscerà più. 
Il bimbo, che poi verrà chiamato Martin, viene salvato da Anne-Lise che, scappando dalla polizia, si rifugia nella bottega di un fornaio affidando a lui questo bambinetto che, una volta cresciuto, troverà l’aereo di John e, da grande, trasferitosi in America con la famiglia, andrà a lavorare nella una casa di riposo dove Hugo andrà a morire. 

Ovviamente state pensando di tirarmi dietro i pomodori perché vi ho svelato quasi tutta la trama, ma aspettate un attimo e riponete la verdura, perché la cosa magnifica di questo libro sono le parole, la musicalità con cui tutto questo viene raccontato, il significato profondo che sta dietro ogni singola frase. Insomma, in questo romanzo la storia fa solo da contorno alle parole e alle frasi così delicate e bellissime che la compongono.

E poi questo strano titolo che si capisce solo alla fine: ci illudiamo solamente di vivere esistenze separate quando, in realtà, esse sono collegate tra loro in un modo o nell'altro. 

Fate come me, portate a casa questo romanzo e leggetelo in un pomeriggio. Ne uscirete arricchiti.


Francesca B.

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