5 novembre 2014

Il cavallo di ritorno di Peppe Lanzetta [recensione]

IL CAVALLO DI RITORNO
La prima indagine del commissario Peppenella
di
Peppe Lanzetta


Editore: Cento Autori
Pagine: 208
ISBN: 9788868720148
Prezzo: € 12,50
"Con cavallo di ritorno si definisce una pratica illegale, comunemente nota come estorsione, che prevede il pagamento di un riscatto da parte di chi ha subito un furto per riottenere ciò che è stato rubato".
Una gang, una famiglia, composta da tanti Diego. Ognuno di loro, una pedina, un figlio, alla mercè di un solo uomo, Don Salvatore. Sotto il suo controllo e operato, si compiono truffe, regolamenti di conti, rappresaglie, ai danni di uomini e donne. Il cavallo di ritorno è sì l'operazione più ingegnosa e truffaldina messa in atto in diversi angoli di Napoli: al bancone di ogni punto allestito per la pratica sono accolti i malcapitati, chiamati a pagare per riottenere ciò che è stato rubato, soprattutto automobili. Questo giro di affari si allarga e va a toccare i monumenti più importanti del luogo, fino ai morti, i cadaveri delle persone amate.
Il commissario Peppenella, un uomo burbero, triste, solitario e incapace di relazionarsi con la figlia, indaga su una serie di efferati delitti, che coinvolgono le stesse persone implicate nel raggiro del cavallo di ritorno. Gli omicidi sembrano parzialmente legati tra loro e le innumerevoli divergenze di azione rallentano la risoluzione del caso.

La protagonista del romanzo è indubbiamente Napoli, della quale è data un'immagine senza fronzoli, allarmante e molto, molto negativa. Lo stereotipo della città dall'imbroglio facile, povera, quasi irrecuperabile, è qui tutto fuorché uno stereotipo. Lo sfondo è dall'autore curato costantemente e sicuramente il punto di forza di questo poliziesco. L'indagine è posta, dal mio punto di vista, in secondo piano, tanto da farmi pensare in più punti: "Ma chi se ne frega dell'assassino!".
Ciò che ha davvero catturato la mia attenzione è stata Napoli, dominata dalla criminalità, assecondata dalla gente comune e non arginata dalle istituzioni.
Lo stesso commissario finisce per essere un personaggio marginale, a tratti insopportabile, per la sua inerzia nella vita, nel lavoro, nei rapporti con gli altri. Un uomo privo di carisma, pronto a lasciarsi soppraffare dagli eventi, con un piede in un baratro e l'altro su una montagna di cinismo. Vedovo, con una figlia complicata e intrattabile, con la quale non riesce mai ad averla vinta: le loro discussioni trasudano ansia e comprensione, verso un padre che cerca di replicare, di impartire una propria versione, senza mai scalfire il muro della ragazza.
Anche il poliziotto risulta adatto al contenuto del testo: una figura caratterialmente diversa avrebbe stonato, e anche in questo Peppe Lanzetta è stato coerente.

Il cavallo di ritorno mi ha colpito positivamente, con una storia attenta e reale, ben scritta e costruita. Nei dialoghi vi è una vera e propria commistione tra uso gergale e dialetto, che contribuisce alla veridicità dello sviluppo espositivo.
Forse l'elemento meno "importante" di tutta l'architettura narrativa è proprio l'assassino.
Chiuso il libro, si seppellisce qualsiasi impulso nel visitare Napoli, per paura di incappare in situazioni raccapriccianti. Questo è ciò che resta preponderante a fine lettura.

Veronica

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