13 novembre 2014

Rosshalde di Hermann Hesse [recensione libro]

Rosshalde
di Hermann Hesse

Oscar Mondadori
uscito nel 1914

Custodire - senza saperlo - piccoli tesori nella libreria. Quella di fianco all'ingresso. Ci passi davanti ogni giorno, ma non ti soffermi mai abbastanza a cercare i libri che non hai letto. La sicurezza che qualcosa ti appartenga lascia sempre con sé la convinzione di avere abbastanza tempo. Per cosa non lo so. Il bello è che certe storie quando arrivano arrivano senza riuscire a prevedere l'onda d'urto che può invadere ogni senso, dentro e fuori. La mia edizione è talmente vecchia che il prezzo stampato dietro è in lire. Allora sorge spontaneo interrogarsi: - Di chi è? Madre, padre o sorella? Quando l'ha letto? Perché? Gli è piaciuto? Qual è stata l'occasione che l'ha spinto a comprarlo? La scuola? Il piacere? Il dovere?

Nell'introduzione di Enza Gini si narra che Hermann Hesse lo abbia scritto in un periodo particolare della sua vita:
è l'opera in cui osa esprimere con chiara lucidità ciò che in lui, in quegli anni, si faceva sentire solo come desiderio ancora oscuro o quantomeno respinto, vale a dire la necessità di un cambiamento radicale della propria vita privata.
La risposta è una crisi matrimoniale, o meglio l'incapacità di condurre tale vita matrimoniale nel senso più tradizionale e borghese del termine. Un romanzo che funge da liquidazione al problema. Così scrisse al padre in una sua lettera. Scavando ancora più a fondo, c'è l'inadeguatezza nel saper mandare avanti una relazione pur mantenendo integra la sua natura di artista. Un'autentica "biografia dell'anima" dove "persone e vicende, percorsi e tappe fondamentali svolgono un cammino d'identificazione verso il proprio io reinventati su un piano narrativo". 

Di questo libro, ne parli il venerdì sera, mentre vaghi per le vie di Firenze, dentro al traffico cittadino, con i fari che abbagliano e le macchine che passano accanto frenetiche, mentre nel silenzio della tua ti domandi e domandi quanto certe relazioni possano portarci a delle condanne emotive inimmaginabili. Oggi [in particolar modo] come ieri, ci manca quella voglia concreta di affrontare e affrontarsi. Secondo tale logica: - Posso odiare realmente Johann Veraguth? Pittore, famoso, apprezzato e stimato da chiunque per le sue opere, che ha costruito una residenza adiacente a Rosshalde per non vivere più insieme a Vera, ma accanto a Pierre, il piccolo della famiglia, perché Albert [il primogenito] ormai l'ha perso dalle sue grazie. Come se Lei, non fosse abbastanza all'altezza a mantenere solido un rapporto che si è incrinato quasi subito. Il fallimento, come ci racconta e ci tiene a specificare Veraguth, è di entrambe le parti in causa. C'è chi dai fallimenti però vuole scappare, chi li vuole affrontare, chi li tace con la speranza che il tempo risolva, chi si ribella... Da cosa dipende il malessere che nasce nei confronti di una persona che diciamo di amare tanto? Da noi? Dagli altri? Vera è una debole? A chi devo sentirmi vicina? A chi è incapace di provare sentimenti a lungo termine o a chi non sa domarsi nonostante abbia scelto di scegliere? Johann può decidere del destino di tutti perché il suo è qualcosa di troppo sacro per rinunciarvi?

La sensazione di frustrazione addosso, misto a impotenza, accompagna fino alla fine portando a riflettere sulle varie sfaccettature dei personaggi o all'animo umano in generale, nella sua dimensione più oscura e all'inadeguatezza nel gestire ciò che ci rende inquieti e ci spinge a distruggere ogni cosa che incontriamo nel nostro cammino. Il problema è che non trovi risposta a tali domande. Devi sbagliare da solo. Tornare sui tuoi passi. Gestire le tue imperfezioni. Fartene una ragione.

Francesca S.

2 commenti:

  1. Tra me e Hesse c'è un rapporto "odi et amo".
    Non mi piace quando diventa troppo intimista e spirituale, sembra quasi che voglia accalappiare il lettore con faciloneria.
    Questo libro da come lo descrivi sembra invece più rabbioso, più umano.

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    1. Io di Hesse trovo affascinante proprio la sua spiritualità. Si questo libro è come se lo denudasse da ogni cosa rendendolo umano, fragile, incapace di provare amore, ma irrequieto per tale consapevolezza. Tra l'altro nella prefazione c'è scritto che è fortemente autobiografico

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