24 novembre 2014

Senza di lei sono la metà di me stessa [Recensione]

© Frencina
Cassandra al matrimonio
di Dorothy Baker

tradotto da Stefano Tummolini
Fazi editore
274 pagine
16.50 euro paperback
ISBN 9788876254925  
uscito il 16 ottobre 2014

Quando avevo circa tredici o quattordici anni, non lo ricordo con precisione, conobbi una ragazza di qualche anno più grande di me che aveva un fratello gemello. Lui, nella vita, faceva il bagnino lì in Liguria, lei studiava non mi ricordo più cosa in Piemonte.
Un giorno mi raccontò che suo fratello aveva rischiato di annegare nel tentativo di salvare una persona che non sapeva nuotare e che si era spinta un po’ troppo al largo; lei era a Torino in quel momento, stava andando in università e si trovava in piazza San Carlo. Mi disse di aver provato un malessere esteso e fortissimo, tanto da doversi fermare e accasciarsi al suolo, quasi svenuta.
Rimasi al contempo affascinata e sconvolta da questo racconto, ma da allora mi porto dietro una certa curiosità per i gemelli, di cui mi attrae molto questa misteriosa connessione.
In anni più recenti ho conosciuto altri due fratelli gemelli: a loro non è mai capitato di rischiare la vita, però vi posso dire per certo che, quando uno stava male (che vuol semplicemente dire che aveva l’influenza), l’altro diventava molto scontroso e poco affabile come invece erano di solito.
Io sono nata figlia unica ed ho sempre patito un po' questa condizione, però, dopo aver letto questo romanzo, il primo e il secondo pensiero che mi sono frullati per la testa sono stati: "sono felice di non avere sorelle o fratelli gemelli e mi auguro vivamente di non avere gemelli quando metterò al mondo dei figli".

Cassandra al matrimonio è un titolo molto neutro, fuorviante (e, per una volta, possiamo dire che lo abbia voluto l’autrice stessa poiché l’originale è Cassandra at the Wedding) e questa scelta, secondo me, dipende dal fatto che nel 1962 questo romanzo era scomodo, potente e sovversivo.
Il lettore conosce Cassandra Edwards il giorno in cui si prepara a lasciare il suo alloggio di Berkeley per recarsi al ranch di famiglia in occasione del matrimonio della sorella gemella Judith. Un’occasione bellissima e quindi festa festa, gioia e allegria! E invece no, niente festa, niente gioia e niente allegria perché Cassandra non riesce a capire la scelta dei Jude. Com’è possibile che lei non si renda conto che non ha bisogno di John Thomas Finch per essere felice? Come fa a non capire che ha già accanto a sé la persona che la completa e che la rende felice e che questa persona ha i suoi stessi occhi, la stessa bocca, gli stessi capelli, lo stesso viso?
Sono questi i sentimenti che animano l’animo di questa gemella tormentata, innamorata e ossessionata dalla sorella che ha deciso di smetterla di vivere in un mondo piccolo e limitato, costituito solo da Cassandra, da una madre defunta qualche anno prima, da una nonna che ha paura delle falene e da un padre semi alcolizzato che vorrebbe essere nato nell’antica Grecia. Fino a che Judith riesce a resistere, il fragile equilibrio delle sorelle monozigote resta intatto, ma quando decide di lasciare Berkeley per trasferirsi a New York per studiare alla Juilliard le cose si incrinano, e raggiungono il punto di rottura definito quando decide di sposarsi.

È decisamente disturbante leggere queste 262 pagine di introspezione e pensieri malati, di una donna estremamente intelligente che decide di buttare via la sua vita per rimanere attaccata come una cozza alla gemella che, invece, ha capito che per vivere bisogna separarsi necessariamente in senso fisico. La grande differenza tra Cassandra e Judith è proprio questa: la seconda ha capito che si può essere sorelle pur essendo separate, mentre la prima pensa esattamente il contrario.
Ed è buffo pensare che la madre e il padre le abbiano cresciute, all’apparenza, come due persone distinte sgridando la nonna tutte le volte che le voleva vestite allo stesso modo.
Unica pecca, se proprio ne vogliamo trovare una, è il finale con la sua inversione di rotta troppo repentina e poco comprensibile. Forse qualche pagina in più poteva essere spesa per spiegare cos’è cambiato nella testa di Cassandra, perché così sembra tutto caduto dal cielo.
Ma forse, le persone disturbate agiscono molto spesso d’impulso, e quello che è un cambio repentino, a loro risulta essere un comportamento che arriva dopo profonde e infinite riflessioni.

Dorothy Baker merita di essere conosciuta attraverso questo romanzo ed attraverso il resto delle sue opere (che spero la Fazi abbia deciso di portare in Italia per intero) perché è una scrittrice fenomenale, all’avanguardia per il suo periodo storico e decisamente moderna.

Francesca B.

6 commenti:

  1. Risposte
    1. E' molto, molto bello. Ci si aspetta una storia e se ne trova un'altra ancora migliore di quello che si pensava prima di iniziare a leggerlo. Leggilo, mi raccomando.

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  2. Ahhah l'ho recensito anche io proprio oggi!!!! ^^
    A parte questo, ho letteralmente amato questo romanzo, ho scoperto un'autrice fenomenale che non avevo mai sentito prima e spero di potermi procurare il cartaceo presto perchè lo vorrei tra i miei scaffali! *-* Davvero un romanzo brillante e uno stile che ti cattura....

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    1. Concordo pienamente! Sì, è uno di quei libri da tenere sulla mensola per poterlo rileggere, anche solo a pezzi.
      Queste coincidenze sono bellissime :D

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  3. Sarà che dopo Stoner la Fazi mi appare come la casa editrice delle meraviglie, ma questo romanzo mi è sembrato subito interessante. La tua recensione mi ha incuriosito ancora di più! Mi piacerebbe leggerlo e conoscere questa autrice, lo suggerirò a chi fosse indeciso su quale regalo farmi a Natale ;)

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    1. La Fazi tira fuori conigli dal cilindro che mi sorprendono sempre di più :)
      E' un ottimo regalo di Natale, fattelo regalare "a tutti i costi" :P

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