24 dicembre 2014

È il tuo giorno, Billy Lynn! di Ben Fountain [recensione]

È IL TUO GIORNO, BILLY LYNN!
di
BEN FOUNTAIN


Editore: minimum fax
Collana: Sotterranei 
Traduzione: Martina Testa 
Pagine: 398
ISBN: 9788875214890
Prezzo: € 17

Due punti di vista. Quello di chi la guerra l'ha vissuta ed è costretto a tornare al fronte. Quello di tutti gli altri, gli americani che osservano gli eventi in televisione e ne chiacchierano animatamente in situazioni quotidiane, senza sapere realmente che significa.
Billy Lynn è uno dei membri della Bravo, un ragazzo di appena diciannove anni, che scruta il mondo e si pone domande. Il tour della vittoria, lo ha portato in tante città, dove i soldati sono stati esibiti e accolti con onore, perché loro rappresentano l'America e combattono e uccidono per difenderla. Luoghi comuni? Tanti. Ma lasciano interdetti per quanto sono veri.
Nel giorno del Ringraziamento si concentra il libro, durante l'annuale partita di football. Qui si fa strada l'arrivismo più spinto di ricchi imprenditori, che cercano di spremere all'osso la fama dei giovani militari, per poi rispedirli nel mirino del conflitto iracheno, che è bene resti solo evocato nelle discussioni e fisicamente distante dalle proprie terre.
Billy affronta il tema della guerra con la sorella, che sa di essere in parte responsabile dell'arruolamento. Cerca di convincere il fratello che può scegliere una strada diversa, lontana dalla morte e dalla violenza. Tutto può essere diverso.
Disertare la missione per vivere una vita normale, fatta di scuola e ragazze? Eresia il solo pensiero. L'Iraq attende questi uomini e la speranza di sopravvivere è l'unica preoccupazione che deve occupare le loro menti.

Ben Fountain mette in luce la desolazione morale e culturale dell'America negli anni della presidenza di George W. Bush: l'ignoranza e la totale mancanza di consapevolezza su un argomento così delicato primeggiano in questa storia. Ogni cosa è solo spettacolarizzazione, dei sentimenti e delle vite di coloro che si sacrificano per la patria. Si assapora con il protagonista un innamoramento veloce e fugace, ristretto nei tempi dell'esistenza lontana dalla lotta armata, perché è in guerra che Billy dovrà tornare, ignaro del suo destino.

Profonda angoscia per una normalità sopravvalutata, per una guerra ritenuta necessaria e legittima da chi non la vive, se non attraverso immagini televisive. Il disagio che prova il protagonista, lo proviamo anche noi. Incontro dopo incontro, razionalizziamo con Billy l'ingiustizia a cui lui e i suoi compagni sono sottoposti, meri strumenti da combattimento da esibire a richiesta nei momenti importanti. L'orgoglio, i complimenti, il successo, non contano nulla, perché la guerra è reale, pericolosa e fa davvero paura. A cosa serve tutto questo, se ad attendere il soldato c'è solo morte e distruzione dell'anima? Se si scampa al peggio, se ne esce purtroppo cambiati e nulla potrà avere più il sentore di normalità.
«Secondo me nessuno sa bene cosa facciamo lì. Cioè, è strano. Sembra che gli iracheni ci odino veramente, sai? Nella nostra zona stiamo costruendo un paio di scuole, stiamo cercando di rimettere in funzione le fogne, gli portiamo ogni giorno autobotti di acqua potabile e abbiamo un programma di alimentazione per i bambini, eppure quelli vogliono solo ammazzarci. La nostra missione è aiutarli e migliorare le loro condizioni di vita, giusto? E quella è gente che sta nella merda, che vive letteralmente nella merda, il loro governo non ha fatto niente per aiutarli in tutti questi anni, però il nemico siamo noi, capisci? Quindi alla fine si riduce a una questione di pura sopravvivenza, direi. Ti chiudi nel tuo guscio, non pensi a ottenere nessun particolare risultato, vuoi solo arrivare a fine giornata senza che nessuno dei tuoi compagni sia morto. E a quel punto cominci a chiederti perché ci siamo andati, laggiù».
Veronica

1 commento:

  1. Ho questo libro in whis da un po'!
    Ho veramente voglia di leggerlo!!!

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