13 dicembre 2014

In Book Veritas #2 [Rubrica]

Giovedì è stata una di quelle giornate che dovrebbero essere vietate dalla costituzione stessa. E' iniziata male alle 7.30 di mattina e ha continuato, peggiorando, fino alla sera, quando sono uscita dall'ufficio per andare a farmi i fatti miei (ma sono sicura che se fossi rimasta lì, sarebbe continuata immutata).
Ad ogni modo, quando sono tornata a casa, mi sono messa a letto ed ho proseguito la lettura de Nel paese di Tolintesàc di Cristiano Cavina e, dopo qualche pagina, mi sono imbattuta in un piccolo, stupendo capitolo:

© Frencina

"Tutti perdono qualcosa"
[...]
"E a certa gente" continuava, guardandomi negli occhi, "capita più spesso che ad altri".
Me lo spiegava con calma, in modo che mi si piantasse bene in testa, e capisse che non c'era niente di male in tutto questo.
C'era chi perdeva l'aereo, chi perdeva il treno e chi perdeva una sequenza interminabile di coincidenze con l'autobus.
Ma questo era niente.
[...]
Gli esseri umani perdono le cose.
Va così.
Perdono gli amici, i compagni di classe, le fidanzate.
Perdono persone che fino a un attimo prima sembravano insostituibili e quando non ci sono più, scoprono che si riesce a tirare avanti anche senza.

La saggezza popolare recita "ti accorgi di quanto sono importanti una cosa o una persona, solo quando li hai persi", e già non gli si può dar torto; ma qui Cavina va oltre, ti fa notare che spesso sembra che la vita finisca quando vi esce una persona che è stata una parte importante di essa fino a mezzo millesimo di secondo prima. Eppure, basta che passi qualche tempo ancora, e ci si rende conto che l'esistenza prosegue benissimo anche senza quella persona o quella cosa che sono sparite da x tempo.
E' capitato ad ognuno di noi:

il primo fidanzato. Non mi innamorerò mia più così. Nessuno mi vorrà mai più così bene. Non rivivrò mai emozioni così belle e forti con nessuno. Resterò solo/a per sempre.
Poi passano due mesi e con essi si cancellano due delle precedenti frasi; poi passano altri due mesi e si cancellano le altre due e ci si rende conto che, alla fine, la vita è già andata avanti di quattro mesi e si è ancora su questa terra a tirare avanti non diversamente da prima.

L'amico/a del cuore. Come farò senza lui/lei? Non ci sarà nessun'altro mai che mi capirà come mi capiva lui/lei. Non potrò mai fidarmi di nessun'altro come mi fidavo di lui/lei.
Ecco, forse questa è la perdita che mi crea più problemi, che vivo in modo più doloroso, eppure, sono arrivata a 30 anni e sono ancora viva, con nuovi cari amici. Certo, guardandomi indietro provo tristezza per le amicizie perdute, però sono comunque andata avanti anche senza di loro.

Le persone care. Sono due quelle che mi hanno lasciato cicatrici indelebili che sembra ieri sia successo, ma, anche in questo caso, i giorni si susseguono uno dietro l'altro e diventano settimane che diventano mesi che diventano anni.

Perdere qualcuno o qualcosa è sempre brutto, è sempre più o meno doloroso, crea sempre una situazione nuova da affrontare e intorno a cui riadattare la nostra vita e il nostro modo di viverla. Eppure, ogni singola volta, riusciamo a fare questo cambiamento, ad adattarci e a rimodellare la nostra vita intorno alla nuova situazione, a rialzarci più o meno feriti e a tirare avanti.

Siamo proprio bravi, noi e la vita.

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