27 dicembre 2015

Il segreto di Ascanio di Alessandro Prandini [recensione]

IL SEGRETO DI ASCANIO
di
Alessandro Prandini


Editore: 011 Edizioni

Pagine: 236 


ISBN: 9788863079258

Prezzo: € 15,70 

"Credo che le parole siano importanti, mai sottovalutarne la forza. E non lo sono per loro stesse, ma per ciò che riescono a determinare nella vita delle persone. Sono come pietre preziose: serve la maestria di un artista per combinarle assieme, in modo che la creazione ultima, il gioiello, abbia in sé, moltiplicata all'infinito, la bellezza di ciascun elemento". 
Lorenzo Foschi entra in possesso di un'agenda appartenuta al defunto zio Ascanio; incuriosito dal contenuto, decide di partire per Bologna, al fine di compiere qualche ricerca in più. Ospite di un amico di vecchia data della fidanzata Giorgia, Andrea Secchi, di professione giornalista, comincia a dare un volto alle persone menzionate negli scritti. Lucrezia Bacchi, affascinante gallerista di Bologna, sembra conoscerlo bene e su di lei si concentrano le attenzioni del giovane, convinto che proprio lei possa fornire molte risposte. Durante un importante convegno all'hotel Exodus, la donna viene uccisa, portando il commissario Giorgio Scozia e la sua vice, Sara Fiorentino, a indagare sul caso.
Le riflessioni racchiuse nel piccolo taccuino nascondono un legame profondo che coinvolge molte vite. Lorenzo spera di poter raccogliere abbastanza materiale da sfruttare per un romanzo; non attraversa un periodo roseo nel lavoro e punta quindi a cogliere le opportunità che si presentano così da spianare la strada a un futuro sicuro. Lucrezia, moglie di un architetto rinomato nell'ambiente, Bramante Cairoli, conduce una doppia vita, che in realtà non è poi così mantenuta all'oscuro. Si è costruita una corazza, che cela la sua parte più fragile, segnata da un rapporto passato che l'ha condizionata irrimediabilmente.
Il testo stesso assume la forma di un'agenda, i cui singoli paragrafi sono preceduti dal luogo e dal giorno della narrazione. Tra le vie di una Bologna magica e attraversata da colori d'autunno, apprendiamo un tassello in più muovendoci insieme ai diversi personaggi, i cui occhi sono la nostra guida. Conosciamo i segreti, ascoltiamo i dialoghi, seguiamo senza sosta gli interrogatori della polizia, chiamata a scoprire l'assassino. Come nei gialli più riusciti, tutto non è come sembra: l'autore si muove su due piani temporali, il presente, parte principale, inframezzato dall'uso del corsivo per raccontare un passato che ha marchiato le esistenze dei protagonisti. 

Il segreto di Ascanio è il terzo capitolo della serie poliziesca con il commissario Scozia: in Tutto cambia e Soglia critica abbiamo imparato ad apprezzarlo per il suo attaccamento al lavoro, le sue intuizioni, il carattere a volte burbero e l'indole imbranata nella vita privata. Lo ritroviamo alle prese con il figlio e con la fidanzata, anche collega Sara Fiorentino,  il cui rapporto si fa sempre più serio. 
Un personaggio al quale è difficile non affezionarsi e, appena sfogliate le prime pagine, subito si ha la curiosità di sbirciare che cosa gli sia successo e a quale nuovo caso dovrà dedicare le sue energie.
Una nuova sessione di indagine avvincente, che mantiene la giusta dose di suspense, sapendosi destreggiare nei cambi di prospettiva e nei salti indietro temporali.

Veronica

15 dicembre 2015

Una buona scuola di Richard Yates [recensione]

UNA BUONA SCUOLA
di
Richard Yates

Editore: minimum fax
Collana: Minimum Classics
Traduzione: Andreina Lombardi Bom
Pagine: 235
ISBN: 9788875212162
Prezzo: € 12,50

La Dorset Academy è un collegio maschile situato nel New England, che accoglie ragazzi emarginati, che non sono di interesse per gli altri istituti, e dove gli insegnanti si trovano a esercitare la propria professione, in quanto non hanno ottenuto occasioni migliori (soltanto uno tra loro è laureato).
William Grove, alter ego dell'autore, è il protagonista principale, l'esempio perfetto di ragazzo problematico, insicuro della provenienza familiare, incapace di relazionarsi ed entrare in sintonia con l'ambiente circostante:
"Chi è la voce narrante in questi due capitoli? Se è William Grove, il goffo allievo della Dorset, be', ha la stessa madre, lo stesso padre, la stessa sorella, situazione, sentimenti e biografia dell'autore [...]".
Come in tutte le opere di impronta "yatesiana", l'elemento autobiografico è forte, tanto da far parlare di corrente letteraria, come la stessa Zadie Smith spiega nella prefazione. Per chi ama questo autore, sa di cosa sto parlando: facile diventa identificare un personaggio o un dialogo ideato da Richard Yates, come anche lo stessa aberrazione per il lieto fine inutilmente consolatorio. Ciò che è posto in primo piano è il disagio, sentimento prevalente nell'animo di ogni attore che entra in scena: la prospettiva si allarga e spesso lo stesso Grove è lasciato in ombra per molte pagine, puntando i riflettori su quello che succede. 
Robert Driscoll è il primo professore a non essere convinto della validità dell'accademia, anche se si ripete di trovarsi in una buona scuola:
"Robert Driscoll si ripete spesso che la Dorset Academy era una buona scuola; tuttavia c'era da fare una precisazione seccante: se solo avesse somigliato di più a una vera scuola. E quasi tutti gli altri lì sembravano portarsi dietro questa impressione di inautenticità: il corpo docente, i ragazzi... glielo si leggeva in faccia".
Suo figlio Bobby, anche lui allievo della Dorset, prova un forte imbarazzo nel frequentare un posto in cui non si sente accettato e non ha coltivato amicizie valide.
Il professore Jack Draper, menomato dalla poliomelite, è costretto a convivere con i continui tradimenti della moglie Alice che, sotto il suo naso, frequenta l'affascinante insegnante di francese Jean-Paul La Prade.
Larry Gaines è il più bello della scuola, si innamora della figlia del preside Edith, con la quale passa una notte di passione, prima di imbarcarsi e lavorare presso la marina mercantile.

L'autore sviscera la sua ossessione per la realtà, per le aspettative del prossimo, per le dinamiche che vedono agire tutti coloro che animano il romanzo Una buona scuola.
La scuola è il luogo deputato per eccellenza alla formazione dell'individuo, un percorso duplice di mimesi e metamorfosi: con il primo, si insinua l'idea di una configurazione da impartire allo sviluppo umano, secondo un modello ideale, basato su norme esemplari di comportamento; con il secondo, si intende la maturazione e la crescita che permettono il raggiungimento degli obiettivi. La Dorset Academy è un universo, un piccolo granello nel mondo, che si fonda sull'importanza dell'individualità solo in apparenza; nella pratica porta avanti una politica borghese e tradizionalista, in cui sono bandite la debolezza, l'eccentricità e l'omosessualità.
I sistemi educativi e formativi devono assumere il ruolo di facilitatori dei progetti di vita del singolo, consentendo a tutti di valorizzare le proprie risorse cognitive ed emotive: è necessario comprendere allo stesso tempo l'unicità e la diversità del singolo. Non è facile agire a questo scopo, in un contesto segnato dalla guerra: più che concedere a un giovane di realizzare i propri sogni, si deve creare dei piccoli soldati che siano pronti a combattere per la patria.
Quando Grove ripensa ai tempi all'istituto, ne comprende la forza e il valore: è vero che i problemi economici ne hanno definitivamente segnato la chiusura e quasi tutti i suoi compagni sono morti sul campo, ma lui, dopo un periodo difficile, è riuscito a ritagliarsi il suo posto, a entrare nel giornale Chronicle e a diventare uno scrittore, imparando dai propri errori:
"Se mio padre fosse vissuto lo avrei certamente ringraziato per aver finanziato il periodo che ho trascorso alla Dorset Academy. So che non si era mai fidato di quel posto, e proprio per questo avrei insistito se lui non avesse dato peso ai miei ringraziamenti. Avrei potuto dirgli perfino che [...], in modi che per me sono ancora importanti, quella è stata una buona scuola. Mi ha aiutato a superare il periodo peggiore della mia adolescenza, come poche altre scuole avrebbero fatto, e mi ha insegnato i rudimenti del mio mestiere".
In Richard Yates non c'è posto per la commiserazione e la pena per le disgrazie; ciò che è fondamentale è la consapevolezza di sé, l'acquisizione di coscienza che dà forma all'esperienza. La realtà e non l'illusione, il mondo che è pervaso da difficoltà e sfide continue, rispetto alle opportunità e ai colpi di fortuna.
La adoro in tutti i suoi scritti, per il suo non essere mai consolatorio, per raccontarsi attraverso i personaggi, per far riflettere sempre sulla vita, soprattutto sul lato peggiore, che è quello che quotidianamente affrontiamo; i problemi sono costanti e lui è un maestro nel ricreare i contesti in maniera così veritiera, soprattutto dal lato emozionale.

Veronica

7 dicembre 2015

On Writing di Stephen King [frasi]

ON WRITING
di
Stephen King

Editore: Frassinelli
Traduzione: Giovanni Arduino
Pagine: 284
ISBN: 978888832086
Prezzo: € 20,00



Ho appena concluso un corso di scrittura creativa, che mi ha tenuta impegnata per due mesi. Questi incontri hanno stimolato la mia voglia di cimentarmi nella stesura di testi diversi, tirando fuori da me stessa un capitale di risorse che neanche pensavo di possedere. 
Non poteva mancare tra le letture affini al periodo in corso On Writing di Stephen King, in una nuova edizione Frassinelli, tradotta da Giovanni Arduino. Oltre l'introduzione di Loredana Lipperini, i capitoli sono così suddivisi: Curriculum Vitae, una parte biografica; Cassetta degli attrezzi, la suddivisione degli strumenti da tenere a mente attraverso questa metafora efficace; Sulla scrittura, i consigli legati a forma, contenuto e stile; Sulla vita: un post scriptum, l'autore racconta di quando è stato vittima di un grave incidente il 19 giugno 1999, scrittura come metafora dei resurrezione; E inoltre (parte prima): porta chiusa, porta aperta, un esempio pratico di revisione su una parte del racconto 1408; E inoltre (parte seconda): una lista di libri - E oltre l'inoltre (parte terza), interessanti suggerimenti di opere valide che hanno influenzato l'opera di Stephen King.
Per riuscire a trasmettere la vera essenza di questo piccolo gioiellino, che si propone quasi come un manuale per aspiranti scrittori, con annesse note colorite di vita vissuta, riporto qualche estratto, a mio avviso, fra i più significativi.
"[...] scrivi con la porta chiusa, correggi con la porta aperta. Cioè, all'inizio crei qualcosa per te, che poi però segue una sua strada nel mondo. Dopo avere individuato una storia valida e averla buttata giù al meglio delle tue possibilità, questa appartiene a chiunque voglia leggerla. O criticarla. Se sei molto fortunato, saranno più i primi dei secondi [...]".
"L'amara verità era che, per la prima volta nella mia vita, scrivere era faticoso. La colpa era dell'insegnamento. Mi piacevano i colleghi e adoravo gli allievi, ma la maggioranza dei venerdì pomeriggio mi sentivo prosciugato di qualsiasi energia, quasi avessi trascorso la settimana con due cavi per l'avviamento attaccati al cervello. Rischiai di perdere ogni speranza nel mio futuro di scrittore".
"L'idea che il processo creativo sia strettamente legato all'uso di sostanze psicoattive è uno dei grandi miti della nostra cultura popolar-intellettuale. [...] Gli scrittori che abusano di determinate porcherie sono soltanto comuni, banali, tossici e beoni. La rivendicazione che droga e alcool servano a mitigare una più spiccata sensibilità d'animo non è nient'altro che la solita cazzata opportunistica".
"[...] mettete la scrivania nell'angolino e, ogni volta che vi sedete a scrivere, ricordatevi perché non è al centro della stanza. La vita non deve essere a sostegno dell'arte, ma viceversa".
"[...] per scrivere al meglio delle vostre capacità, vi è indispensabile costruire la vostra cassetta e poi farvi abbastanza muscoli da riuscire a sollevarla. A quel punto invece di abbattervi perché il compito è più difficile del previsto, forse sarete in grado di scegliere l'attrezzo adatto e mettervi subito al lavoro".
"Gli attrezzi più comuni vanno messi in cima. Il più comune di tutti, la base della scrittura è il vocabolario. A tale proposito, ficcate dentro ciò di cui disponete senza il minimo senso di colpa o inferiorità".
"Mettete il vostro vocabolario nel primo scomparto della cassetta degli attrezzi e non sforzatevi di migliorarlo, almeno non consapevolmente (lo farete leggendo, ovvio... ma in un secondo tempo). Correreste un grave rischio per la vostra scrittura imbellettando il lessico, andando a caccia di parole lunghe forse perché vi vergognate di quelle brevi che usate".
"Con il passivo, l'autore mette in luce la paura di non essere preso sul serio, tipo i maschietti che si disegnano i baffi con il lucido da scarpe e le femminucce che se ne vanno a zonzo con le scarpe a tacco alto della mamma. Con gli avverbi, l'autore rivela che teme di non esprimersi chiaramente, di non comunicare in modo adeguato concetti o immagini". 
"Sto per affrontare il nucleo del mio libro armato di due semplici tesi. La prima è che la buona scrittura consista nel padroneggiare i principi essenziali (vocabolario, grammatica, elementi di stile), per poi riempire il terzo scomparto della cassetta con gli attrezzi adatti. La seconda è che, se è impossibile trasformare uno scalzacane in un autore decente, proprio come lo è ricavarne uno eccezionale da uno bravo, è invece plausibile che uno soltanto decente diventi valido e capace, grazie a un sacco di lavoro duro, passione e aiuto al momento opportuno". 
"Se volete diventare scrittori, dovete leggere e scrivere un sacco". 
"A mio parere, romanzi e racconti consistono di tre parti. La narrazione, che porta la storia da A a B fino a Z. La descrizione, che crea una realtà tangibile per il lettore. E il dialogo, che dà vita ai personaggi, attraverso i loro discorsi". 
"Battezzate Lettore Ideale la persona per cui scrivete. Sarà sempre presente nella vostra stanzetta: in carne e ossa se aprirete la porta, lasciando che il mondo esterno illumini la bolla del vostro sogno, e in puro spirito quando la chiuderete, durante i giorni difficili ma insieme esaltanti della prima stesura".
Veronica

30 novembre 2015

La prossima volta di Holly Goddard Jones [recensione]

LA PROSSIMA VOLTA
di
Holly Goddard Jones


Editore: Fazi
Collana: Le strade
Traduzione: Silvia Castoldi
Pagine: 474
ISBN: 9788864119373
Prezzo: € 17,50

La piccola cittadina di Roma nel Kentucky è teatro delle vicende che ruotano attorno alla sparizione di Ronnie, donna indipendente, alla ricerca continua di nuove avventure, impiegata in una fabbrica.  A denunciarne la scomparsa, la sorella: tra le due il rapporto è sempre stato forte, forse proprio perché segnato da un passato familiare difficile per via del padre. Susanna percepisce che qualcosa di grave potrebbe essere successo e continua imperterrita nelle ricerche, affidandosi al detective Tony Joyce, amico sin dai tempi del liceo, con il quale sarebbe potuta sbocciare una relazione più profonda, se non avesse temuto le reazioni dei genitori alla sua frequentazione con un ragazzo di colore. Il marito Dale, preso dal suo lavoro, è quasi sempre assente, anche nella quotidianità della figlia piccola Abbie, e non dà troppo peso alle preoccupazioni della moglie per la cognata: il legame tra loro non è mai andato oltre lo stretto necessario.
Emily è una tredicenne emarginata, allieva prediletta della Signora Mitchell (Susanna), che in qualche modo si rispecchia nella ragazzina, nella sua passione per la lettura. Girovagando nei boschi scopre un cadavere di una donna; invece di rivelarlo alla madre o alla polizia, sceglie di custodire gelosamente questo segreto: 
"Aveva davvero visto quello che aveva visto? Forse il giorno dopo avrebbe fatto meglio a tornare sul posto, per esserne sicura. Aveva paura - ma era anche incuriosita. Provava perfino un senso di possesso. Se lo avesse detto in giro, non avrebbe più avuto la possibilità di dare un'altra occhiata al corpo, e si rese conto di volerlo fare. Una volta sola. Solo per essere sicura".
Proprio nelle fantasie più intime, immagina di portare nelle sue passeggiate il compagno di classe Christopher, che una volta si è dimostrato carino con lei. Quest'ultimo, per non venire meno alla popolarità raggiunta fra i compagni più "importanti" della scuola media di Roma, umilia Emily a mensa e, vista la posizione significativa ricoperta dal padre, riceve una misera punizione. Wyatt, operaio riservato e poco incline alle relazioni sociali, si lascia convincere dai colleghi, che non perdono occasione per deriderlo, a passare una serata diversa in un locale del posto.

Holly Goddard Jones costruisce un intreccio attorno alla scomparsa di una giovane donna: capitolo, dopo capitolo, il punto di vista cambia e un nuovo personaggio prende la parola, portando il thriller in secondo piano. L'aspetto che colpisce maggiormente è proprio la capacità di tratteggiare con precisione la psicologia di molti elementi in gioco, toccando temi di grande spessore, come alcolismo, razzismo, bullismo.
Il dualismo fra Ronnie, all'apparenza dissoluta e sempre pronta al divertimento, mentre nel profondo si sente sola e incompresa, e Susanna, la sorella con la testa sulle spalle, incastrata in un matrimonio asfissiante e frustrata dal mestiere di insegnante, perché incapace di incutere la giusta dose di autorità.
Emily fantastica su incontri e situazioni dove è amata e vincente, per sopportare la solitudine e la prevaricazione fisica ed emotiva degli studenti suoi coetanei. Christopher è il primo a mettere in imbarazzo la compagna, lotta con il desiderio di diventare una persona migliore, al di là del ragazzo popolare, invidiato e ammirato.
Una sorpresa l'evoluzione di Wyatt, forse il personaggio più interessante: seguiamo i suoi pensieri, la lotta ingaggiata con se stesso, la paura di uscire dai ranghi. Lasciarsi andare a nuove esperienze è per lui un momento di svolta, che tira fuori un'altra parte della sua anima, la più nascosta.
Ho scelto il libro incuriosita dall'accostamento a Twin Peaks: sicuramente l'idea di proporre una tranquilla cittadina, in cui piano, piano affiora il lato oscuro dei suoi abitanti ne dà una parvenza. Poi la storia riesce ed essere intrigante e perfettamente riuscita in maniera autonoma: nessun alone dal sapore fantascientifico per Holly Goddard Jones, il cui primo romanzo prende una piega più concreta e intimista, svelando gradualmente i sordidi segreti degli abitanti comuni di una piccola città.
Davvero bellissimo, un romanzo corale che sta in piedi grazie all'ottima capacità dell'autrice di unire più voci verso un unico punto, senza mai perdere il filo rosso dell'opera.

Veronica

25 novembre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa

Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
VII lezione
"Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all'altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice "Buongiorno ragazzi. Com'è l'acqua?" I due giovani pesci continuano a nuotare per un po', e poi uno dei due guarda l'altro e gli chiede "ma cosa diavolo è l'acqua?"
 (Trascrizione del discorso di David Foster Wallace per la cerimonia delle lauree al Kenion College, 21 maggio 2005).

In Questa è l'acqua, David Foster Wallace immagina i personaggi e li descrive così presi da se stessi, da perdere il contatto con il mondo circostante. Accanto alla capacità di delineare un'infinita varietà di universi psicologici, altri sono i punti focali su cui concentrare l'attenzione nei nostri scritti.
La scelta fra una struttura lineare, senza ellisse temporale, o articolata, in cui si predilige un'architettura scomposta. A seconda del genere di romanzo che vogliamo "trattare" è necessario leggere il più possibile testi affini, cominciando a scrivere ciò che più è familiare, per poi esplorare una nuova gamma di argomenti. Non farsi sopraffare dall'ansia e lavorare senza considerare come qualcosa di finito il testo aiuta nello svolgimento della storia. La stesura dell'opera può essere coadiuvata da alcuni accorgimenti: scrivere per obiettivi, preparare una scaletta, prendere appunti o non avere alcun metodo.
Nell'appassionarsi a un autore e ai suoi libri, a colpire e scatenare una forte attrazione è lo stile, l'organizzazione delle idee, definito da tanti fattori: scelte linguistiche (lessico, sintassi, uso di avverbi, scelta di un aggettivo in luogo di un altro, forma in genere), punteggiatura, modo di introdurre i personaggi, come si esprime il contenuto, le descrizioni, le ambientazioni e l'azione.
Creare i dialoghi è altresì un'operazione da non sottovalutare, con una prima distinzione fra discorso diretto e indiretto. La citazione del personaggio si può suddividere tra monologo (colui che parla si rivolge a un interlocutore presente, ma silenzioso), dialogo (scambio di battute in successione fra più persone), soliloquio (l'individuo parla tra sé e sé o s'immagina di rivolgersi a un soggetto immaginario), monologo interiore (il protagonista pensa in assenza di qualsiasi parlante) e flusso di coscienza (si associa alla tecnica del monologo interiore e indica l'ordinamento casuale di pensieri e impressioni). Per riassumere, ciò che rende efficace un dialogo è: dare informazioni; presentare un personaggio; alleggerire l'andamento narrativo; far proseguire la storia; usarlo per far dire determinate cose ai personaggi, senza avere paura. Se invece arena la storia, assume una valenza puramente decorativa, elimina la caratterizzazione di tutti gli elementi in gioco, dà troppe informazioni e appiattisce il tutto, significa che non è stato tratteggiato nel miglior modo possibile.

Con la penultima lezione, abbiamo riassunto tutti gli aspetti chiave da tenere a mente nell'elaborazione di uno scritto di qualsiasi natura. Ormai giunti quasi alla fine di questo percorso, ed esserci cimentati con la scrittura di testi potenzialmente validi per il nostro progetto libro, non ci manca che di buttare giù l'incipit. Il primo passo per realizzare la nostra idea.
Un ottimo articolo su questo tema è Diciotto esempi perfetti per iniziare un libro, in cui ancora si sottolinea l'importanza primaria dello stile:
"Fondamentali in un manoscritto sono uno stile personale ed efficace e una storia originale e coinvolgente. Stile e storia, durante l'editing, possono essere certamente migliorati, ma non possono in alcun modo essere ricreati dal nulla: o ci sono o non ci sono".
Dopo tutti questi validi consigli e queste letture ricche di spunti, non rimane che mettermi al lavoro!

Veronica

21 novembre 2015

L'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore di Michela Marzano [Frasi libro]

L'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore
di Michela Marzano

Frasi:
Che l'amore sia tutto quel che c'è è ciò che noi sappiamo dell'amore. E ci basta, se il carico è proporzionato al contenitore. ‪(Emily Dickinson‬)
Quello che abbiamo vissuto ci accompagna e molte volte - troppe, sempre troppe, nonostante gli sforzi per rompere il circolo vizioso della ripetizione - ci determina.
In amore, però, le recriminazioni non servono. Al contrario. Ci imprigionano all'interno di logiche distruttive. Come quando eravamo piccoli e pensavamo che l'amore lo si meritasse. E che bastasse essere "bravi e buoni" perché la mamma ci sorridesse, il papà ci facesse una carezza, la maestra ci premiasse, l'angelo custode ci tenesse tra le sue braccia durante la notte.
Quando si ama, si ama proprio perché non si capisce. Si sente solo che il cuore batte forte forte. Come di fronte a uno specchio appannato che riflette un volto senza contorni. Come in attesa di una cantilena antica che si interrompe all'improvviso.
Dicono che chi non riesce a fidarsi o ad amare, non può farlo perché non riesce nemmeno a credere. Perché anche la fede è una forma di abbandono. Anche nella fede ci rimettiamo al benvolere di chi, dall'alto dei cieli, ci osserva incuriosito, talvolta con pietà, sempre con l'amore di chi conosce i nostri limiti e non interviene mai per spingerci a fare o meno qualcosa, visto che ci ha promesso non solo la vita eterna, ma anche e soprattutto la libertà di sbagliare. 
La nostalgia è bastarda. Ti riempie solo d'illusioni. Come la notte, quando non riesci a dormire e rifai il mondo a tavolino. Sembra che basti premere un bottone per tornare indietro e ricominciare da capo, in modo diverso. Mentre il passato, in realtà, non lo si cambia mai. E talvolta neppure il presente.

16 novembre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa

Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
VI lezione


"Quando aveva finto una cosa, bruciava i manoscritti, non li lasciava, li bruciava. Anche le bozze corrette: quando gli arrivavano le bozze che lui stesso correggeva, le bruciava. C'è questo camino ad angolo nella casa del Lungotevere della Vittoria. È un po' in diagonale, così, il camino. Lui accendeva questo camino e bruciava tutto.[...] Un lavoro finito per lui era un lavoro pubblicato, il resto lo bruciava".
(Intervista di Serafino Amato a Sebastian Schadhauser, scultore ebanista grande amico del romanziere).

Scrivere è un lavoro duro e faticoso, che impegna molto del nostro tempo. Pensare che Alberto Moravia bruciava la prima bozza del suo manoscritto per poi riscriverla da capo, mi fa accapponare la pelle.

Nell'ultima lezione, abbiamo cominciato a parlare di stile. Dopo aver concretizzato un'idea occorre metterla sulla carta. In che modo?
Ogni autore ne ha uno diverso, un insieme di caratteristiche espressive, che sono date dalla scelta delle parole, dalla costruzione sintattica, dalla capacità di collegare gli argomenti, che diventano tutte cifre distintive. Come uno scrittore riesce a raccontare un pensiero, a costruire un dialogo, a strutturare un'opera, a definire i personaggi, sono tutti elementi che lo rendono accattivante agli occhi di un lettore.

Provare a esternare una storia senza avere consapevolezza dello stile è un'operazione impossibile. Ecco perché credo sicuramente che questo sia un aspetto da non sottovalutare: molte volte mi sono trovata a leggere un libro impostato male, privo di un assetto funzionante , da farmi dimenticare il buono del contenuto, completamento soppiantato da una forma scialba.
Siamo di fronte a un'attività complessa che deve abbracciare ogni fase e non limitarsi a curare la sola trama. Il messaggio veicolato è offerto a chiunque e le interpretazioni saranno molteplici: se l'autore ha fatto un buon lavoro di partenza, attento sotto in ogni punto, il giudizio non potrà che essere positivo.

Nel ricordare l'uscita di domani, martedì 17 novembre, della nuova edizione di On Writing di Stephen King (Frassinelli) riporto i 22 consigli su come essere un grande scrittore:

1. Smettere di guardare la tv e scrivere tanto;
2. Prepararsi a fallimenti e critiche;
3. Non perdere tempo a cercare di compiacere i lettori;
4. Scrivere per se stessi;
5. Affrontare le cose che sono più difficili da scrivere;
6. Scrivere isolandosi dal resto del mondo;
7. Non essere presuntuosi;
8. Evitare gli avverbi e i paragrafi troppo lunghi;
9. Non farsi ossessionare dalla grammatica;
10. Padroneggiare l'arte della descrizione;
11. Non esagerare con le informazioni inutili;
12. Raccontare storie su ciò che la gente fa realmente;
13. Correre qualche rischio;
14. Non occorrono droghe e alcool per essere validi scrittori;
15. Non cercare di rubare la voce di qualcun altro;
16. Capire che la scrittura è una forma di telepatia;
17. Prendere la scrittura seriamente;
18. Scrivere tutti i giorni;
19. Finire la prima bozza in non più di tre mesi;
20. Quando il libro è finito, prendersi una pausa di almeno sei settimane prima di rileggerlo;
21. Avere il coraggio di tagliare;
22. Cercare una relazione stabile, mantenersi in forma, essere felici.

Alcuni appariranno banali, ma se ci si riflette bene mai bisogna dare per scontate le cose: sono d'accordo sulla necessità di leggere tanto e scrivere di più; invidio a Stephen King l'ottima capacità descrittiva che lo contraddistingue; impegnarsi nello scrivere i pezzi più tosti, fino a che non sono perfetti. Forse dalla grammatica non bisogna farsi ossessionare, però devo ammettere che per me è un chiodo fisso.

Pensate che la lista di Stephen King sia utile e condividete i suoi punti? Qual è lo scrittore che vi ha colpito per la sua capacità di rendere incredibile un testo?

Veronica

15 novembre 2015

La Strada di Cormac McCarthy [recensione]

LA STRADA 
di
Cormac McCarthy

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Traduzione: Martina Testa
Pagine: 220
ISBN: 9788806219369
Prezzo: € 12,00

Il mondo come lo conosciamo è distrutto, sparito. Le strade sono deserte, cumuli di polvere attraversano l'aria, il clima è mutato e non si vedono più animali. Le cause sono sconosciute per il lettore, ma poco importa il perché dell'attuale situazione. Poche persone vagano senza sapere quanto tempo ancora riusciranno a sopravvivere. Un padre e un figlio avanzano da un luogo a un altro per raggiungere l'oceano, con un carrello dove è riposto tutto ciò che hanno: poche provviste, qualche coperta bucata e un pentolino per cuocere il cibo.
Loro sono i buoni, portano il fuoco:
"Ce la caveremo, vero, papà? Sì. Ce la caveremo. E non succederà niente di male. Esatto. Perché noi portiamo il fuoco. Sì. Perché noi portiamo il fuoco".
Rari sono gli incontri con altri esseri umani, ma significativi, in quanto permettono di comprendere quanta poca civiltà sia rimasta e quanta disperazione si sia impossessata della vita.
Lo scambio con un uomo nel bosco, che cerca di convincere i due protagonisti a unirsi al gruppo, in grado di fornire cibo e protezione. Il padre intuisce già quale sarebbe il loro destino se acconsentisse a questa unione e spara all'uomo per poi fuggire a nascondersi dagli altri. 
L'esplorazione di un seminterrato porta alla luce una vera e propria dispensa umana che costringe il piccolo a fare i conti con i cattivi, molto più spaventosi della morte stessa.
La scena più cruda al quale i due superstiti sono costretti ad assistere è il corpicino di un neonato infilzato a un ramo riposto sopra un fuoco da uomini e donne per sfamarsi.

L'uomo è consapevole di essere malato e che un giorno il bambino resterà da solo. Cerca di insegnargli a essere forte, diffidente, scaltro, anche se significa ripagare un ladro con la stessa moneta. Il desiderio di abbracciare la fine è forte, ma non desidera che il figlio perda la speranza: da una parte vorrebbe che ci fosse ancora possibilità per il bene e dall'altra è sempre più devastato dal nulla che sovrasta l'universo.
L'uno sono il mondo dell'altro e procedono verso una meta che deve essere un nuovo punto di partenza.

Lo stile di Cormac McCarthy ricalca alla perfezione l'ambientazione de La Strada: silenzio, oscurità, paura, estinzione. Un susseguirsi di paragrafi concentrati, costituiti da una sintassi breve o brevissima (in certi casi anche una singola parola), in cui i dialoghi sono ridotti all'osso e fanno parte della stessa prosa, senza essere esplicitati dalla punteggiatura.
Il mondo post-apocalittico è presentato nel momento culminante e si è manifestato in tutta la sua crudeltà, sia nel modo di agire delle persone sia nell'aria, nella natura che li circondano.
Alcuni momenti, alcuni scambi mi hanno fatto pensare alla serie tv cult The Walking Dead, soprattutto per due motivi. La perdita di civilizzazione e umanità che porta a un nuovo avvento del cannibalismo, con i buoni terrorizzati dal come sono cambiate le persone; per sopravvivere occorre eliminare dentro se stessi ogni forma di bontà e adattarsi al cambiamento. L'assenza di fiducia nel domani non ti fa comunque scegliere la strada più facile della morte, ma ti obbliga a non accogliere più nessuno nel gruppo, ristretto, come quello del padre e figlio, o più grande, a chiudere le porte a chiunque, dubitando sempre che alla fine si rivelino una minaccia.
Per tutti gli appassionati della serie, molte volte, più che il contesto "zombie", con una malattia che ha infettato tutti, le dinamiche di maggior interesse riguardano i personaggi stessi, cosa provano e l'arrivare a fare di tutto per proteggere coloro che amano, anche uccidere. Se ti trovi a combattere per la sopravvivenza, l'etica perde automaticamente di valore: chi riflette sul giusto e sbagliato perde solo tempo.

Un libro bellissimo, una missione d'amore di un genitore che cerca di crescere il piccolo in un mondo perduto, dimostrando il proprio amore incondizionato in ogni situazione, anche la più critica. In un futuro vuoto e silenzioso non resta che una flebile luce che proviene dai protagonisti, dal loro muoversi alla ricerca della speranza.
Pagina dopo pagina sembra di procedere a fianco di due ombre, trattenendo il respiro, carichi di angoscia e desolazione; giunti all'epilogo, la tristezza si scatena e non si può fare altro che sentirsi persi, impotenti, svuotati, in attesa di un segnale che non si trasformi in mera illusione.

Veronica

10 novembre 2015

L'ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi [recensione libro]

L'ultima settimana di settembre
di Lorenzo Licalzi

Rizzoli Editore
308 pagine
ISBN carta: 9788817083119 
18 euro
uscito il 28 agosto 2015
In ogni caso l'idea di morire l'ultima settimana di settembre mi piaceva, ha un non so che di nostalgico, direi quasi letterario. E poi morire in autunno è troppo triste, in piena estate troppo caldo, in inverno troppo freddo, l'ideale sarebbe stata la primavera, ma sarebbe stato troppo faticoso arrivarci.
Pietro Rinaldi ha 80 anni, è un (ex) scrittore, vedovo e vuole morire. Il suo ultimo libro, scritto nel 1990, "Andate tutti affanculo", in particolare l'ultimo capitolo "Tutti quelli che mi stanno sul cazzo" (che continua tutt'ora ad aggiornare) ci dà una vaga percezione della sua insofferenza, maturata ancora di più col passare del tempo fino ad arrivare a un pensiero senza ritorno. Quindi dopo aver spiegato con tanto di lettera i motivi di un gesto così estremo, compresi quelli relativi al suo modo di suicidarsi, decide di prendere 3 pasticche di Tavor accompagnati da un bel prosecco. Tali piani vengono interrotti dal suono del campanello. Dietro alla porta c'è Roberta, sua figlia, che gli chiede di occuparsi per qualche giorno sia di Diego, il nipote, che di Sid, il cane. Lei è il marito devono andare a Parigi al funerale della suocera. L'anziano signore accetta di malavoglia, in particolare dopo la predica della ragazza sui suoi difetti sia come uomo che come padre. Quella è l'ultima volta in cui si parlano. Purtroppo i due rimangono vittime di un tragico incidente. Nonno e nipote all'improvviso si trovano di fronte a un dramma: il primo perde una figlia, il secondo una madre (e un padre). Attraverso il dolore sono costretti a conoscersi per davvero e ad intraprendere un viaggio verso la guarigione.

La prima parte della storia mi ha ricordato "L'uomo che metteva in ordine il mondo" di Fredrik Backman edito da Mondadori, uscito nel 2014. I due protagonisti si basano sullo stesso stereotipo:
- Asociali, irosi, anticonformisti, disillusi, palesemente rompiscatole e fissati per la propria macchina. Non vedono una via d'uscita diversa all'idea che si sono formati nella loro testa, al destino che hanno scelto come liberazione al malessere che si portano dentro. Sono le relazioni sociali a salvarli. Le piccole pedine che gli ruotano intorno seppur in maniera diversa e inconsapevole. Per Ove i vicini di casa, mentre per Pietro il nipote. Iniziano a non pensare più alla morte solo quando qualcuno gli fa capire che ha bisogno di loro, che è indispensabile. A sua volta questo prendere in cura diventa un prenderSI in cura. Ma...

Avete mai fatto caso a come la percezione che abbiamo del tempo, nel tempo cambia la visione dell'esistenza stessa? Tutto corre, è mutevole, evolve senza riuscire a consolidarsi mai. Si inizia con l'essere talmente pieni di energia da non sapere come incanalarla. Poi arrivano le strade da percorrere, che non sempre si rivelano giuste. Grazie alla consapevolezza e alla tenacia si va ovunque. Sbagliare e ripartire, a volte in maniera infinita. L'essere umano si distingue proprio per l'incontrastata fiducia nel mondo, per la speranza di potersi sorprendere a prescindere dai momenti sì o no. Fino a quando dopo tanto peregrinare ci si ferma. Rassegnati o in pace. Tale fase (soprattutto nel secondo caso) rasenta la perfezione o (nel primo) la caduta totale. Se non fosse che di pari passo il corpo inizia a diventare un insieme di meccanismi difettosi che sfuggono al controllo e alla nostra lucidità. Per concludere con l'essere messi all'angolo perché gli altri sono impegnati a correre chissà quale maratona esistenziale, alla ricerca di chissà quale traguardo da raggiungere. Inoltre è il "MENTRE" ci frega. La necessità di non poter mai rendere conto a pieno su ciò che desideriamo, la sensazione di non avere un attimo, soprattutto se si è costretti a tener conto dei desideri altrui.

Come Pietro che non sa decidersi e per il terrore di sbagliare rimette in discussione le sue volontà. Quel nipote che non ha mai voluto accudire è giovane, solo, non centra niente con il passato, con lui e con l'incidente dei genitori. Forse è l'aspetto che lo opprime di più e al tempo stesso lo stimola a non perdere la rotta o probabilmente a ritrovarla per il bene di entrambi. Dipende sempre dai punti di vista col quale guardiamo le cose.

Buona lettura a tutti voi!

Francesca

9 novembre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa

Corso di scrittura creativa
libreria Liggermente
V lezione

Come compito per questa V lezione, preparare un dialogo che potesse in qualche modo inserirsi nel nostro progetto libro. Per seconda cosa, il pensare a un romanzo e a un personaggio che siano il giusto connubio tra credibilità e immedesimazione: un giro di risposte per conoscere i diversi protagonisti della letteratura che ci hanno conquistato e ai quali ogni tanto ripensiamo.
Un altro momento di condivisione di questo incontro è stato il creare un dialogo conflittuale, botta e risposta, fra due persone: nel mio caso, ci siamo immersi in una diatriba casalinga, dalle conseguenze disastrose, fra una coppia di un lui un po' più disordinato e poco attento e una lei precisa e snervante.

Per la prossima volta, dobbiamo trovare una canzone in grado di suscitare in noi forti emozioni e, perché no, possa essere la colonna sonora di una scena del nostro libro.
Io ho pensato subito ai Coldplay e alla canzone che è stata parte della mia vita, sia di momenti belli che brutti, proprio per la capacità intrinseca di allinearsi al mio stato d'animo. 

Come up to meet you, tell you I'm sorry,
You don't know how lovely you are.
I had to find you, tell you I need you,
Tell you I set you apart.

Tell me your secrets and ask me your questions,
Oh, let's go back to the start.
Running in circles,coming in tales,
Heads are science apart.

Nobody said it was easy,
It's such a same for us to part.
Nobody said it was easy,
No-one ever said it would be this hard.
Oh take me back to the start.

I was just guessing at numbers and figures, 
Pulling your puzzle apart.
Questions of science, science and progress,
Do not speak as loud as my heart.

And tell me you love me, come back and 
haunt me,
Oh and I rush to the start. 
Running in a circles, chasing tails,
And coming back as we are.

Nobody said it was easy,
oh its such a shame for us to part.
Nobody said it was easy,
No-one ever said it would be so hard.

I'm going back to the start.

Nel video il protagonista ripensa al suo amore, a come sono andate le cose tra loro e perché abbiano preso proprio quella piega. Riavvolge il nastro e analizza attentamente i fatti, rivelando la propria speranza di poter tornare al punto di partenza.
Con una vena fortemente fatalista, confessa che nessuno gli ha mai detto che sarebbe stato facile, ma nessuno gli ha neanche detto che sarebbe stato così difficile. Il ragionamento scientifico è fatto di leggi precise e di soluzioni che si applicano a particolari problemi. Le emozioni non si acquietano e curano semplicemente con una medicina, l'amore non è un sentimento che si può spiegare razionalmente.
Dopo aver compreso tutti gli errori commessi, anche se si possedesse il potere di avvolgere il nastro per tornare all'inizio, chissà se la dinamica degli eventi cambierebbe. Forse, con la consapevolezza di creare un domani fuori da ogni pericolo, sì. Ma se si azzerasse tutto, compresa la nostra memoria, il destino prenderebbe esattamente la stessa piega.

Voi avete una canzone che amate particolarmente per il suo significato e per le emozioni che riesce a scatenare?

Veronica

5 novembre 2015

La Strada di Cormac McCarthy [frasi libro]

LA STRADA
di
Cormac McCarthy

Frasi libro
"Si svegliò prima dell'alba e guardò sorgere il giorno livido. Lento o quasi opaco. Si alzò che il bambino dormiva ancora, si infilò le scarpe e si strinse nella coperta e si incamminò in mezzo agli alberi. Scese in una fenditura tra le rocce e lì si accucciò a terra tossendo e tossì per un bel pezzo. Poi si inginocchiò nella cenere. Alzò il viso verso il pallore del giorno. Ci sei?, sussurrò. Riuscirò a vederti prima o poi? Ce l'hai un collo per poterti strangolare? Ce l'hai un cuore? Sii stramaledetto per l'eternità, ce l'hai un'anima? Oh Dio, sussurrò. Oh Dio".
"L'uomo aveva la pistola a portata di mano, sopra il telo di plastica piegato in cima al carrello. Si teneva il bambino stretto al fianco. La città era completamente bruciata. Nessun segno di vita. Per le strade automobili incrostate di cenere, ogni cosa coperta da cenere e polvere. Impronte fossili nel fango secco. In un androne un cadavere ridotto a cuoio. Con una smorfia di scherno rivolta al giorno. Si strinse ancora di più al bambino. Ricordati che le cose che ti entrano in testa poi ci restano per sempre, gli disse. Forse dovresti rifletterci. Però certe cose uno se le dimentica, no? Sì. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare".
" Quanto colore invece nei sogni. In che altro modo poteva chiamarti a sé la morte? Poi ti svegliavi in un'alba fredda e tutto si riduceva immediatamente in cenere. Come certi antichi affreschi rimasti sepolti per secoli e improvvisamente esposti alla luce del giorno".
"Su questa strada non c'è benedetta anima via. Sono scomparsi tutti tranne me e si sono portati via il mondo. Che differenza c'è fra ciò che non sarà mai e ciò che non è mai stato?".
"Gente seduta sul marciapiede all'alba, mezzo immolata e con i vestiti fumanti. Come suicidi mancati in una setta. Altri venivano in loro aiuto. Nel giro di un anno c'erano roghi sulle creste dei monti e allucinate litanie nell'aria. Le urla degli assassinati. Di giorno i morti impalati lungo la strada. Che cosa avevano fatto? Arrivò a credere che nella storia del mondo forse c'era più castigo che delitto, ma non ne trasse grande conforto".
"Ripensò alla foto della moglie sulla strada e si disse che avrebbe dovuto tentare di farla restare nelle loro vite, ma non sapeva come. Si svegliò tossendo e si allontanò dal telo per non svegliare il bambino. Lungo una parete di roccia nel buio, avvolto nella coperta, inginocchiato nella cenere come un penitente. Tossì fino a sentire il sapore del sangue e disse il nome di lei a voce alta. Pensò che forse l'aveva pronunciato anche nel sonno. Al suo ritorno il bambino era sveglio. Scusa, gli disse. Non fa niente. Rimettiti a dormire. Vorrei essere con la mamma. Lui non rispose. Si sedette accanto al corpicino avvolto nelle trapunte e nelle coperte. Dopo un po' disse: Nel senso che vorresti essere morto? Sì. Non devi dire così. Però è vero. Non lo dire. È una cosa che non si deve dire mai. Non lo faccio apposta. Lo so. Però devi trattenerti. E come faccio? Non lo so".
"Rimasero a terra, in ascolto. Ce la farai? Quando sarà il momento? Quando Sarà il momento non ci sarà tempo. È questo il momento. Bestemmia Dio e muori. E se si inceppa? Non può incepparsi. Ma se si inceppa? Saresti capace di fracassare quel cranio adorato con un sasso? C'è un essere simile, dentro di te? Di cui non sai nulla? Ci può essere? Tienilo stretto. Ecco, così. L'anima è un soffio. Abbraccialo. Bacialo. Svelto".
"A volte, mentre guardava il bambino dormire, gli capitava di scoppiare in un pianto incontrollabile, ma non era il pensiero della morte. Non sapeva bene cosa fosse però gli sembrava che avesse a che fare con la bellezza o la bontà. Cose a cui non aveva più modo di pensare. [...] In sogno vide il bambino steso su un tavolo di obitorio e si svegliò inorridito. Quello che riusciva a sopportare di giorno di notte diventava insopportabile, e rimase sveglio per paura che l'incubo si ripresentasse".
"Uscì fuori nella luce livida, rimase lì in piedi e per un attimo vide l'assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L'oscurità implacabile. i cani del sole, nella loro corsa cieca. Il vuoto nero e schiacciante dell'universo. E da qualche parte due animali braccati che tremavano come volpacchiotti nella tana. Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli".
"Sbucarono nella piccola radura, il bambino aggrappato alla sua mano. Si erano portati via tutto tranne quella cosa nera infilzata su uno spiedo sopra le braci. L'uomo stava scorrendo con lo sguardo il perimetro dello spiazzo quando il bambino si voltò e nascose il viso contro di lui. Si girò di scatto per vedere cosa fosse successo. Che c'è?, disse. Che c'è? Il bambino scosse la testa. Oh papà, disse. L'uomo si voltò e guardò meglio. Quello che il bambino aveva visto era un neonato decapitato e sventrato che si anneriva sullo spiedo. Si chinò e prese in braccio il bambino e si avviò verso la strada stringendolo a sé. Mi dispiace, sussurrava. Mi dispiace".
"Ma chi lo troverà se si è perso? Chi lo troverà, quel bambino? Lo troverà  la bontà. È sempre stato così. E lo sarà ancora".

A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica

2 novembre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa

Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
IV lezione

Siamo giunti a metà corso e il progetto comincia a concretizzarsi. Ogni lezione si concentra su aspetti importanti dello scrivere una storia e con metodo pensiamo a come sviluppare ogni punto.
Questo incontro è stato focalizzato sui personaggi, sul loro profilo che deve essere il più possibile completo:
"Dei personaggi non bisogna dire tutto, ma bisogna sapere tutto, per meglio gestirlo, senza cadere in contraddizione".
Quali sono i personaggi che a vostro avviso sono meglio descritti, quali i romanzi che riescono a funzionare grazie a una loro ottima caratterizzazione?
Io penso ai protagonisti dei libri di Richard Yates: per nessuno esiste il lieto fine, sembrano infelici per natura e nel raggiungimento dei propri obiettivi si interpongono ostacoli che non riescono a superare. Tentano di conquistare uno status sociale più elevato, ma la scalata è frenata da eventi avversi, che finiscono per trasformare la lotta in resa. L'autore descrive uomini è donne con debolezze emotive e, a volte, addirittura mentali, incapaci di ribaltare un destino che impedisce loro di diventare persone straordinarie.
L'incipit di Easter Parade è presagio di quello che sarà il futuro delle due protagoniste:
"Né l'una né l'altra delle sorelle Grimes avrebbe avuto una vita felice, e a ripensarci si aveva sempre l'impressione che i guai fossero cominciati con il divorzio dei loro genitori".
Non è facile descrivere qualcuno in modo incisivo e veritiero; spesse volte si dice che il personaggio è in un modo, ma non lo si fa mai vedere mentre compie azioni che avvalorano quel carattere. Lo scrittore deve lavorare moltissimo sulla loro costruzione da più punti di vista: anagrafico, caratteriale, sociale, psicologico, culturale. Nel lettore deve scattare il meccanismo dell'empatia, immedesimazione anche se si tratta di un antieroe; se ogni attore della storia convince, si è tentati di comprendere sia azioni positive che negative.
Come esercizio per casa, costruire un dialogo fra uno o più personaggi, in un contesto qualsiasi, che sia preferibilmente del nostro progetto libro.
Uno scambio di battute potrebbe apparire un lavoro semplice: proprio adesso ne sto buttando giù uno e vi assicuro che devo immaginare come può controbattere ciascuno dei due "interpreti", senza che si rivelino due macchiette di me stessa. Ciascuno di loro deve avere un suo profilo dettagliato e in grado di differenziarsi da chiunque altro.

Vi lascio con il pensiero di Chuck Palahniuk nell'intervista Quel momenti che scottano la lingua:
"Non voglio che il racconto si paralizzi. Questo significa un flusso costante di punti di intreccio, che si verificano in scene brevi, spingendo la trama al di là di qualsiasi crisi moderata, oltre il romanzo. Ciò che potrebbe rappresentare il culmine drammatico di un altro libro, sarà il culmine drammatico solo del primo atto del mio romanzo. Di un'idea audace e sconvolgente, me ne servo il prima possibile, altrimenti il mio flusso di pensieri si arresta. Non importa quanto orribile sia la scena, puoi sempre rifinirla. Inoltre, ai libri è rivolta un'attenzione molto ridotta da parte del pubblico. Nessuno legge. Con tutti questi punti a sfavore dei libri, ritengo che il loro vantaggio risieda nell'abilità di affrontare tematiche e di descrivere scene che nessun altro mezzo di informazione possa fare. Se non sono gli scrittori a raggiungere certi estremi, nessun altro può farlo".
Veronica

30 ottobre 2015

Nei luoghi oscuri di Gillian Flynn [recensione]

NEI LUOGHI OSCURI 
di
Gillian Flynn


Editore: Sperling &Kupfer
Collana: Pickwick
Traduzione: Barbara Murgia
Pagine: 430
ISBN: 9788868367695
Prezzo: € 10,90


Libby Day si trascina nel mondo senza nessun desiderio, un lavoro fisso e punti di riferimento. I fantasmi del passato la tormentano. Sua madre e le due sorelle sono state brutalmente uccise dal fratello. Proprio lei ha fornito la testimonianza decisiva per incriminare l'assassino. Ormai adulta e quasi al verde si lascia incoraggiare da un gruppo di fanatici, i quali riaprono casi come il suo per trovare la verità, a ripensare ossessivamente a quella notte. Tutti sono certi dell'innocenza di Ben e cercano in ogni modo di guidare Libby nella direzione giusta, cominciando a mostrare prove che hanno accumulato con gli anni per insinuare nella mente della donna il dubbio, il dubbio di essere stata pilotata da bambina verso una risoluzione del caso semplice e lontana dalla realtà dei fatti. La protagonista scava nel passato, nel luoghi oscuri della memoria, e contatta coloro in grado di aiutarla a capire meglio che cosa è accaduto. Il libro alterna il suo percorso nel presente, con capitoli che dettagliano la giornata che precede l'omicidio da due punti di vista, quello della madre Patty e del presunto colpevole. Con il passato si palesa una famiglia disagiata, completamente retta dalla figura materna, costretta a fare i conti con un marito scroccone e assente, i grossi debiti e le cattive compagnie del figlio. Proprio le false accuse contro Ben causano la distruzione dei precari equilibri familiari e innescano una sequela di ripercussioni inarrestabili.

Come in L'amore bugiardo, l'autrice Gillian Flynn racconta la storia da più prospettive e su due piani temporali, il passato e il presente. La notte del 3 gennaio 1985 è stata massacrata la famiglia Day e il giorno prima è scandito dagli eventi e dalle emozioni vissute sia da Ben che da Patty. Quest'ultima, nasconde le difficoltà economiche e cerca di gestire al meglio la convivenza tra le tre figlie piccole e il maschio adolescente. Quando scopre in quali grossi guai si è cacciato il figlio, comincia a cercarlo dappertutto e comprende di non conoscerlo per niente, restando sopraffatta e devastata dalle nuove rivelazioni. Il ragazzo è un anonimo studente, ignorato dal resto dei compagni e invischiato in una relazione segreta con una ragazza più grande e problematica. Da anni rinchiuso in carcere, tenta di farsi forza con il supporto di gruppi come il Kill Club, il quale convince l'unica sopravvissuta a far lui visita per sincerarsi della sua innocenza.

Sulla protagonista principale si regge l'intera opera, lei bambina così legata al fratello, colpevole di essersi lasciata manovrare all'età di sette anni nella direzione sbagliata; lei donna apatica, fredda, indifferente alla vita, interessata a mantenersi spillando più soldi possibili da ogni occasione. Molto ben tratteggiata la figura di Libby sia esteriormente, con attenzione ai tratti fisici tipici della famiglia Day, sia interiormente, con la descrizione dei luoghi oscuri della memoria, che cerca di abbattere per ricercare la chiave in grado di risolvere il massacro. Il fratello è ai suo occhi una figura misteriosa, che prende forma grazie alle sue indagini, scoprendo una cerchia di amicizie sbagliate che lo ha manipolato e condotto in una spirale di violenza, senza neanche che lui se ne rendesse davvero conto.
L'autrice parte da una spietata carneficina e architetta, senza perdere mai i fili, una trama in cui tutti i pezzi del puzzle si completano solo nel finale, spiegato con estrema precisione. Il thriller è ben strutturato, grazie alla scelta dei capitoli lasciati alla voce di personaggi abilmente ideati, che permettono di seguire le vicende con attenzione e partecipazione, senza mai provocare un calo di interesse.

Proprio in questi giorni, è possibile assistere alla trasposizione cinematografica (per ora ho visto solo il trailer) con Charlize Theron, che poco assomiglia alla figura sgraziata, bassina e poco affascinante del libro, mentre in Tye Sheridan, rivedo il Ben adolescente e un po' impacciato del romanzo.

Voi l'avete visto? Lo consigliate? Il libro sicuramente è da leggere!

Veronica

26 ottobre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura cretiva

Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
III Lezione


Nel terzo incontro ci siamo confrontati sull'utilità della scaletta: ognuno di noi ha preparato uno schema suddiviso nei punti principali da affrontare nei nostri libri, cominciando così a visualizzare il proprio progetto, che piano, piano assume una struttura più concreta.
Attraverso una suddivisione a elenco, si pensa alle singole scene da riempire, a collegamenti che danno forma al testo.
Tutti questi suggerimenti sono tentativi di sperimentare, al fine di raggiungere il metodo ideale per ciascuno di noi.
Dopo aver realizzato che si desidera scrivere un libro e che qualcosa riusciamo a esternarlo, occorre avere un'idea in testa che progressivamente si faccia sempre più dettagliata e definire ogni aspetto che faciliti l'azione, quindi la musica in sottofondo o il silenzio assoluto, una stanza chiusa e l'orario che meglio concilia con la nostra ispirazione.
Un'attività creativa che è anche un modo per scoprire come siamo e come meglio esprimiamo ciò che abbiamo voglia di condividere.
"Dobbiamo mangiare per necessità, ma se ci riflettete bene la cucina è un enorme salto della nostra immaginazione. Pensare che da una spiga possa venire il pane è un grande atto creativo. Il cibo è così sofisticato, pieno di cultura, legato insieme alle nostre necessità di sopravvivenza quotidiana e alla nostra aspirazione alla gioia". (Paul Auster)
Fra i consigli più importanti, quello di non pensare subito alla fine dell'opera, per non imbattersi immediatamente nell'ansia da pagina bianca. 
Un ottimo esercizio fatto in classe è stato il dover scrivere in poco tempo qualcosa, una frase o anche una storiella, a partire da un'indicazione iniziale:
"E all'improvviso un rumore. Era come...". Anche in questo caso, è stato necessario lasciarsi andare, evitando di concentrare l'attenzione sul poco tempo o sul dover leggere ad alta voce qualcosa frutto della nostra mente.
Tutti abbiamo pensato a un seguito, chi più o meno elaborato, ma ciascuno ha immaginato un momento diverso da imprimere sulla carta.
Il passo successivo alla mappa concettuale della nostra trama, riguarda lo scegliere i personaggi che andranno a far parte del racconto: aspetto fisico, quadro psicologico. Un lavoro divertente, proprio perché noi possiamo dar vita a un essere umano con pregi e difetti, caratteristiche che lo plasmeranno per essere un elemento rilevante nella nostra creazione. Staremo a vedere chi andrà ad animare il nostro libro!

Tra gli estratti da leggere per la prossima lezione, un'intervista a Paul Auster, in occasione della pubblicazione di Diario d'inverno:
"Noi siamo i nostri corpi. Non riesco a vedere la mente separata dal resto, non credo a uno spirito esterno che ci sopravvive. E non credo neanche al progresso: migliora la tecnologia, ma i difetti degli uomini restano sempre gli stessi".
Veronica

19 ottobre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa


Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
II Lezione

Com'è difficile parlare in pubblico, soprattutto quando di tratta di esternare una tua idea, che sei così insicuro, da credere sia la più grossa stupidaggine mai pensata.
Però anche una banalità può diventare un colpo di genio se sviluppata con:
- metodo;
- stile;
- struttura.
La seconda lezione è ripartita da questi tre strumenti, da tenere sempre al centro nel nostro tentativo di scrivere un libro.
Su Minima & Moralia, Vanni Santoni ha preparato una lista fissa di domande sul metodo, che mostrano la diversa prassi nell'affrontare la stesura di un testo destinato alla pubblicazione:
quanto si arriva a produrre in una giornata di lavoro, le ore attive dedicate, chi utilizza carta o pc, se si preferisce fare largo uso di schemi e mappe concettuali o si butta giù la storia di getto, il numero di riscritture, i libri che più hanno influenzato il mestiere (Discorsi sul metodo I e II).
Interviste che scattano una fotografia su come, per ciascuno scrittore o aspirante tale, sia diverso e soggettivo il meccanismo di creazione di un'opera d'arte. Nel corso, stiamo seguendo una linea standard molto utile per capire dove il nostro progetto può arrivare: dopo l'idea per un libro in poche battute, una scaletta dei macro-eventi, ciascuno dei quali può a sua volta dettagliarsi in micro-eventi. Nessuno vieta di potersi concentrare su un argomento, su un episodio o un personaggio, senza per forza attenersi allo svolgersi progressivo dei fatti. L'elenco dei passaggi che definiscono l'intreccio narrativo di inizio, centro e fine è solo una guida, non per forza un modello fisso e limitante da mantenere senza possibilità di variazioni.
In merito al tema di costruzione della trama e lavoro sulla struttura, abbiamo cercato di ideare delle storie a partire da quadri famosi: ogni membro del gruppo ha tentato di coesistere le proprie impressioni al fine di abbozzare un testo di senso compiuto.
Una serata all'insegna della creatività e alla ricerca di un proprio percorso personale, che, piano, piano, si delinea per tutti. Forse non arriverò a scrivere un romanzo, ma sicuramente, il pensare a un metodo per mettere su carta un discorso lineare intorno a un macro argomento è un esercizio utilissimo anche per chi come me scrive recensioni e articoli brevi.

James Ellroy, autore del quale spero al più presto di recuperare qualcosa, è uno dei più presenti nelle lezioni del corso e, fra le sue interviste (http://www.vice.com/it/read/intervista-a-james-ellroy), questo estratto, che lo consacra un tantino come persona irritante, ma spinge a desiderare di avere il suo superpotere:
"Io penso di aver sempre voluto e cercato di essere felice nella mia vita, e penso anche di esserci riuscito. Non sono mai stato depresso, né mi sono mai lamentato troppo. Sono un americano religioso, eterosessuale di destra, sembra quasi che sia nato in un'altra epoca. Non penso che l'America sia una forza diabolica, ma penso che l'America prevarrà nel mondo della geopolitica. Sono un cristiano nazionalista, militarista e capitalista. La gente spesso ha problemi a riguardo, pensa che queste mie posizioni siano shockanti. Non sento il bisogno di giustificare le mie opinioni. In generale mi ritengo felice, e le ossessioni che ho mi calzano alla perfezione. Nella mia vita mi sono concentrato su poche cose e da queste sono riuscito a trarre profitto. Sono molto bravo a trasformare la merda in oro".
Veronica

13 ottobre 2015

Mi sa che fuori è primavera di Concita De Gregorio [recensione libro]

Mi sa che fuori è primavera
Concita De Gregorio

Feltrinelli Editore
128 pagine
13 euro 
ISBN: 9788807031588
uscito a giugno 2015

Irina è un avvocato italiano residente in Svizzera, madre di due gemelle di 6 anni, Alessia e Livia, sposata con Matthias, ingegnere svizzero-tedesco. A un certo punto qualcosa nel loro rapporto s'incrina. I due divorziano. Il 30 gennaio 2011, l'ex marito prende le bambine con sé e sparisce. Dopo 5 giorni di viaggio attraverso la Francia e la Corsica arriva a Cerignola in Puglia, parcheggia l’auto, si dirige in stazione, si suicida lasciandosi travolgere dal treno. L'unica cosa che le rimane dopo questo "incidente" è un biglietto: «Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più».  Una vicenda (accaduta realmente) che ha dominato la cronaca nostrana per svariati mesi. Il libro infatti nasce grazie a un incontro tra Irina Lucidi e Concita De Gregorio e la volontà di raccontare i fatti dal punto di vista di chi l'ha subìti: una vittima considerata carnefice, solo perché donna, forte e che non si arrende al dolore, nonostante il dolore la tormenti ancora. La trama è articolata, segue una struttura piuttosto frammentaria che va dalle lettere scritte (sono una invenzione letteraria) alle persone che avrebbero potuto avere un ruolo rilevante ai fini dell'indagine ma invece sono sparite nel nulla; ai ricordi passati; al presente, ovvero al modo di sopravvivere-ricostruirsi nonostante le macerie intorno... dando vita a una versione romanzata della verità.

Qualche tempo fa (proprio nel periodo in cui lo stavo leggendo) mentre aspettavo di ritirare dei documenti, il ragazzo che mi stava servendo, mi ha detto: - Sai ho perso i miei genitori da poco. Sono morti tutti e due nel giro di un anno. Sono stato molto male. Credo però sia più terribile perdere un figlio... Se per tua madre e tuo padre te lo aspetti che prima o poi se ne andranno, con questa cosa non ci puoi fare i conti, non l'accetti, non è nell'ordine naturale, non trovi più un motivo per andare avanti.

Strano come certi argomenti vengano a cercarti ovunque ti trovi e nella testa prenda forma un pensiero (univoco): - Perché farci male quando possiamo farci bene? Una domanda a cui non sappiamo rispondere, in particolare se la ragione di questo male porta il nome dell'uomo che ti sta accanto, il tuo compagno, il padre dei tuoi figli... Lo hai lasciato perché oltre alla facciata benpensante col quale adorava mascherarsi (per le circostanze), le sue ossessioni e manie di controllo ti facevano sentire inadeguata, dal lato sbagliato del mondo. Te lo ricordava ogni giorno con degli stupidi post-it sparsi per casa. Quei post-it oltre a renderti un'estranea nelle tue stesse mura, logoravano il rapporto mettendolo su due piani diversi. Non esiste niente di più sbagliato di qualcuno che usa la violenza psicologica per trattenerti e poi la ri-usa attaccando la tua vulnerabilità. Vi siete mai chiesti come mai quando una relazione non va più i figli spesso vengono usati come "il coltello dalla parte del manico" di uno dei due? Cosa succede, alla nostra mente, quando i pensieri distruttivi prendono forma e diventano azioni (nocive e irrimediabili)? Ti trovi ogni giorno in preda a un dolore inspiegabile, non ti senti più la stessa, perché i gesti di qualcuno si sono trasformati nella conseguenza di quello che sei adesso e perché il modo di ricostruirti forse lo trovi (ma non ne sei così sicura)... Come un vaso che si rompe, tutto si può aggiustare, le crepe però si vedranno per sempre.

Una storia che lascia senza fiato per la sua bellezza, che vale la pena conoscere per prendere coscienza di quanto nella vita possiamo essere capaci di commettere atrocità inimmaginabili. Alla fine noi siamo il risultato delle nostre scelte, scelte che a volte non ci permettono di tornare indietro.

Francesca