22 gennaio 2015

Easter Parade di Richard Yates [recensione]

EASTER PARADE
di
Richard Yates

Editore: minimum fax
Collana: Minimum Classics
Traduzione: Andreina Lombardi Bom 
Pagine: 283
ISBN: 9788875211837
Prezzo: € 11,50


La saga familiare dei Grimes è narrata in prima persona da Emily, la sorella più piccola, acuta osservatrice, studiosa e assai poco considerata dai genitori; cresce facendo affidamento esclusivamente su se stessa, allo scopo di lasciarsi alle spalle la mediocrità delle proprie origini. Sarah, la primogenita, è la più carina, desiderosa di sposarsi e costruirsi un futuro rassicurante.
Dopo il divorzio dei genitori, restano entrambe con la madre Pookie, attenta alla forma, frivola e incline a ogni situazione che le permette di porsi in mostra. Raramente si soffermano a lungo nello stesso posto e, con difficoltà, apprezzano e si adattano alle città nelle quali si trasferiscono.
Sarah finisce con un buon partito, si crea una famiglia convenzionale, rinuncia al desiderio di scrivere e comincia a bere troppo. Emily, ormai donna emancipata, trova un impiego e instaura relazioni, puramente sessuali, o di rado più durature, con uomini sbagliati. Entrambe hanno vite distanti, pochissimi punti di incontro e non sanno niente l'una dell'altra. La morte del padre le rende consapevoli di questa separazione, soprattutto Emily realizza di non conoscere la figura paterna, di averla idealizzata in un modo lontanissimo dalla realtà. Altrettanto scioccante per lei, la scoperta dei maltrattamenti subiti dalla sorella per mano del marito tanto perbene, ai quali pone una debole resistenza. All'inizio tenta di aiutare Sarah, di farle capire che è meglio abbandonare una vita di violenze per cercare una qualche possibilità di felicità lontana da Tony; poi, il fastidio che potrebbe arrecare alla sua privacy la presenza costante e ingombrante di un'altra persona la spinge a convincerla di restare per tentare di salvare il matrimonio.
Neanche verso Pookie viene esternata una qualche forma di compassione: il suo corpo nudo e decadente è rinvenuto sul pavimento, immerso nella propria sporcizia; creduta in fin di vita, è trasferita in una struttura fatiscente, dove vi trascorre gli ultimi anni, lontana da quella finezza da lei tanto agognata e ricevendo pochissime visite da parte delle figlie.

Tutti bevono continuamente, al fine di alleviare i pensieri, le colpe, la solitudine. Non esiste conforto nella propria famiglia, nessuno c'è per nessuno, i problemi degli altri non devono intaccare lo svolgimento sereno del vivere quotidiano. Sul personaggio di Emily, così affascinante e trascinante nel suo evolversi, l'autore si anima e concentra: subisce più di un mutamento agli occhi del lettore, che prova per lei sentimenti diversi, quali orgoglio, attrazione, immedesimazione, dispiacere, pietà. Al principio, appare una donna forte, alla ricerca della propria indipendenza e libertà. Col procedere della narrazione, diventa un concentrato di egoismo, così presa da se stessa e intenta ad accantonare ogni problema riguardante i suoi cari, per non intaccare la propria esistenza. Si troverà così costretta a fare i conti con quella solitudine, toccata prima alla madre e alla sorella: senza più lavoro, amici e relazioni sentimentali, sprofonderà in un abisso dei più neri, incapace di dare un senso al suo percorso di vita.

Richard Yates costruisce Easter Parade attorno a due figure femminili, le cui scelte diverse ne dettano comunque un percorso speculare, preludio di un lento declino contraddistinto da umiliazioni e fallimenti, atti a smascherare ogni illusione.
Il tema dell'incomunicabilità tra i personaggi è palpabile tra loro: anche quando si confidano all'altra, sembrano sempre non ascoltarsi veramente. I momenti di maggior apertura e sincerità si hanno in due dialoghi tra le sorelle: in uno parlano del padre, mentre nell'altro Sarah confessa le violenze del marito. Questo timido spiraglio non le avvicina, anzi tutto ritorna in una situazione di stallo come in partenza; il sollievo che segue la separazione con i propri cari si esterna nel corso della narrazione, soprattutto quando Emily saluta Sarah e Pookie dopo uno dei pochi incontri. 
L'incompiutezza è celata nella metafora della scrittura imperfetta: entrambe cominciano a redigere articoli, ispirate dalla passione del momento, ma non portano a termine nessuna delle loro "opere".

L'autore urla a gran voce che non c'è lieto fine per nessuno: la messa in scena del progressivo scontro con la dura realtà, porta alla luce il fallimento nel tentativo di trovare se stessi per raggiungere la soddisfazione personale e professionale. 
I personaggi sono sezionati e offerti al lettore così marcati per difetti e debolezze. Mi sono sentita catapultata dentro la storia, dentro a ogni singolo momento, nell'attesa della tragedia o del fallimento, consapevole che non avrei trovato una conclusione consolatoria, bensì la distruzione dei sogni, proprio perché in quanto sogni, mai potranno realizzarsi.


Veronica

4 commenti:

  1. Stai passando in rassegna tutto Yates! ;)
    Questo mi manca, ma conto di leggerlo al più presto.

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    1. Mi sono innamorata di Yates: amore alla prima lettura! :-)

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  2. Ciao! ^^
    Ho letto questo romanzo qualche mese fa, mi è piaciuto moltissimo *__*
    Secondo me Yates porta il lettore a provare "compassione" per i personaggi, lo coinvolge fortemente; anche se fin da subito ci parla di vite sprecate, lasciando intendere che ognuno ha responsabilità nel fallimento.
    Un libro molto duro!

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    1. Ciao Glò, sono d'accordo! I fallimenti dei personaggi sono raccontati in maniera nuda e cruda, ricordando in parte il ciclo dei Rougon Macquart in cui si mettono in scena i percorsi di un'intera famiglia, con attenzione al decadimento e al degrado progressivo.
      Meravigliosa la capacità dell'autore di narrare in maniera così coinvolgente: io ho letto solo due dei suoi libri e non vedo l'ora di proseguire alla sua scoperta.

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