11 febbraio 2015

Un segno invisibile e mio di Aimee Bender [recensione]

Un segno invisibile e mio
di Aimee Bender

tradotto da Martina Testa
Minumum Fax
236 pagine
ISBN 978-88-6559-066-9
uscito nel novembre del 2011

Nonostante abbia letto questo libro alla fine del 2014, ripenso spesso a una scena in particolare che potrebbe riassumere il senso di questa storia:
Mona viene cacciata di casa dalla madre a 19 anni. Ormai è grande e può benissimo badare a se stessa. La fortuna vuole che venga chiamata a insegnare matematica in una scuola elementare. E' un totale disastro in ogni aspetto della vita umana, tranne con i numeri. Lì incontra l'insegnante di scienze. Il loro, è odio a prima vista. Le lezioni che il ragazzo impartisce agli alunni per spiegar loro le cose oltre a sconvolgerla, la infastidiscono: Bambini affetti da malattie gravi, agonizzanti sul pavimento, in preda a convulsioni e sintomi deliranti, sparsi in ogni angolo in cui posa lo sguardo. Ottimi attori capaci di trovarsi in un attimo in punto di morte e in quello dopo, inspiegabilmente sani come pesci. Un esperimento talmente subdolo che nessuno dei suoi colleghi ci casca tranne lei. I due, a un certo punto, si avvicinano e si ritrovano a casa della protagonista, sul divano, vittime di una passione da assecondare velocemente. Ma Mona è così restia a lasciarsi andare che corre in bagno, prende la saponetta, se la infila in bocca e cerca di farsi venire nel minor tempo possibile i conati di vomito. L'obiettivo è stare talmente male da dimenticarsi dell'attimo prima, avvinghiata a un "estraneo" e di un futuro promettente davanti agli occhi.

Quello che si prova, calandosi nei panni di questa ragazza così stramba, catapultata nel mondo adulto senza volerlo realmente, è composto da una serie inesauribile di emozioni contrastanti: Sospesa, insieme, in una dimensione dove tamburellare su superfici solide e in modo incontrollato fosse l'unica salvezza alla sofferenza, all'amore, agli altri, ai bambini, ai desideri... A un certo punto ti convinci anche che follia e normalità, vita e morte, piacere e disgusto, felicità e tristezza possano condensarsi, o stare accanto, o convivere pacificamente ripercuotendosi su tutti o su nessuno come se fossero la cosa più normale di questo mondo. Anche quando decidi, per i tuoi 20 anni, di regalarti un'ascia! Aimee Bender ti fa provare l'ebrezza di partire, prendere l'aereo, salirci sopra con un bagaglio pesante addosso, agitarti per le turbolenze e infine scendere che fuori è tornato il sole. E anche se spesso ti senti come Mona, ti auguri che ci sia sempre qualcuno che venga a salvarti da te stessa.

Francesca

4 commenti:

  1. L'ho richiesto qualche giorno fa su BM perchè mi incuriosisce parecchio, non ho mai letto nulla della Bender e voglio proprio scoprirla....grazie per la bella recensione! ^^

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    1. Credo che questo, fra i libri di Aimee Bender, sia il più bello. Un ottimo inizio per scoprirla. Poi ovviamente voglio sapere come l'hai trovato :)

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  2. È già nella lista dei desideri, dove ha superato l'inconfondibile tristezza della torta al limone, perché a quel che sento questo è migliore... spero comunque di leggerli entrambi!

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    1. Aimee Bender è un'autrice che ho scoperto nell'ultimo anno ed è stata una bella scoperta davvero. Fra i due, inizia da questo. E fammi sapere poi cosa ne pensi :*

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