8 marzo 2015

Disturbo della quiete pubblica di Richard Yates [recensione]

DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA 
di
Richard Yates

Editore: minimum fax
Collana: Beat
Traduzione: Mirella Miotti 
Pagine: 252
ISBN: 9788865592168
Prezzo: € 9,00


Con un incipit meraviglioso, entra in scena John Wilder, trentaseienne appartenente alla middle class, di professione pubblicitario. Al telefono, confessa alla moglie Janice, figura femminile di poco spessore e nell'ombra per gran parte della narrazione, di non poter tornare a casa dalla sua famiglia.
«John non voglio più starti a sentire. Dimmi perché non puoi tornare a casa». «Lo vuoi veramente sapere, dolcezza? Perché ho paura che potrei uccidervi, ecco perché. Tutti e due».
Il protagonista è intrappolato in un lavoro che detesta e in cui riesce (ricorda Frank di Revolutionary Road, col suo bisogno di sentirsi davvero qualcuno agli occhi degli altri, anche se è costretto a fare ciò che non desidera davvero) e in un matrimonio con una donna che non ama, ha un figlio con il quale non arriva a instaurare un rapporto autentico e una dipendenza viscerale dall'alcool che in nessun modo controlla. Una crisi nervosa porta il saggio amico Paul Borg a trascinarlo in uno spaventoso ospedale psichiatrico, Bellevue, dove trascorre una lunga settimana. A conclusione dell'esperienza, fa i conti con psichiatri e serate agli Alcolisti Anonimi, che si trasformano in pochi momenti di sobrietà, prima di sprofondare nel suo vizio più pericoloso. 
L'incontro con la giovane e affascinante Pamela è solo un'illusione, nel riuscire a realizzarsi nel cinema, sfruttando la sua stessa esperienza personale, e finalmente di dare un senso diverso alla propria vita, lontana da quella mediocrità e piatta quotidianità.
Il crollo di John è dietro l'angolo: a ogni passo sente forte la propria incapacità di reagire e di dimostrare le grandi doti che crede fermamente di possedere. Un goccetto, un bicchierino ogni tanto per affrontare le giornate, sembrano non bastare mai e così le diverse pillole prescritte dal medico.

Richard Yates viviseziona l'anima dell'americano medio, carica di ambizioni e sogni, che sempre si infrangono con la dura realtà dell'insuccesso. Non esiste il momento catartico per i suoi protagonisti: il narratore osserva con occhio neutrale e metodo rigorosamente scientifico, che somiglia sempre più alla penna dei più grandi autori del naturalismo. 
Ne esce un essere umano in tutte le sue debolezze mentali ed emotive, incapace di ribaltare un destino che lo emargina e gli impedisce di diventare una persona straordinaria.

In un contesto storico preciso, che ripercorre gli anni della guerra fredda, della presidenza Kennedy, fino al suo omicidio, si dipanano le vicende di uno dei tanti personaggi riusciti di Yates, che distrugge il sogno americano e le convenzioni sociali, per descrivere uno squarcio di verità, che spinge il lettore a riflettere sulle vicende che coinvolgono la figura dell'antieroe, alle prese con i propri fallimenti e capace di reagire, a tratti, in maniera anche violenta. 
Sempre una garanzia le opere di Richard Yates, in grado di immergere il lettore in storie di vita vera, nelle quali non esiste un finale consolatorio, bensì una costante narrativa che si arricchisce di riflessioni e di punti interrogativi circa l'esistenza umana.

Veronica

3 commenti:

  1. Nel mese di Gennaio ho letto Revolutionary Road e ne sono rimasta folgorata (se può interessarti qui c'è la mia recensione: http://sfogliandolavita.blogspot.it/2015/02/vivere-e-la-vera-rivoluzione.html), quindi leggerò sicuramente altro di Yates. Lo adoro.

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    1. Certo, mi piace leggere le recensioni di libri che anche io ho letto per vedere se un po' di quello che ho provato io è arrivato anche agli altri. Per ora, il mio preferito di Yates è Easter Parade, che ti consiglio!

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  2. Continua a consigliarmelo il mio libraio per farmi iniziare con Yates ma io mi ostino a dare la priorità a Revolutionary Road (e continuo a posticipare comunque, poi recupererò!)

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