25 aprile 2015

Memorie d'una ragazza perbene di Simone de Beauvoir [frasi libro]

Memorie d'una ragazza perbene
di Simone de Beauvoir

[traduzione di Bruno Fonzi]

Frasi:
Trovava detestabile la società così com'era, ma non detestava detestarla; a quella ch'egli chiamava la sua "estetica d'opposizione" conveniva assai bene l'esistenza degli imbecilli e dei mascalzoni, anzi la esigeva: Se non ci fosse stato niente da abbattere o da combattere, la ‪letteratura‬ non avrebbe avuto molto interesse.
Il mondo, intorno a me, era un'enorme presenza confusa. Camminavo a gran passi, sfiorata dal suo fiato greve. Mi dicevo che, tutto sommato, vivere era ben interessante.
Io non ho personalità, mi dicevo tristemente. Ero curiosa di tutto, credevo all'assolutezza del vero, alla necessità della legge morale; i miei pensieri si modellavano sul loro oggetto; se a volte uno di essi mi sorprendeva, voleva dire che rifletteva qualcosa di sorprendente. Preferivo il meglio al bene, il male al peggio, disprezzavo lo spregevole. Non scorgevo alcuna traccia della mia soggettività. Mi ero voluta senza limiti ed ero informe come l'infinito. La cosa paradossale è che mi accorsi di questa deficienza proprio nel momento in cui scoprivo la mia individualità.
A papà piaceva prendere in giro la gente, e alla mamma criticare; erano pochi quelli che trovavano grazia ai loro occhi, mentre loro non li avevo mai sentiti criticare da nessuno; il loro modo di vivere rappresentava perciò la norma assoluta. La loro superiorità si rifletteva su di me.
Le gioie e le pene degli uomini corrispondono ai loro meriti.
Mi sognavo come l'artefice esclusiva di me stessa e della mia propria apoteosi.
Sviluppare capacità fatalmente destinate a rimaner limitate e relative, era un'impresa così oziosa che mi contrariava: avevo soltanto da guardare, da leggere, da ragionare, per raggiungere l'assoluto! 
Di nuovo l'avvenire era oggi, e tutte le promesse dovevano essere mantenute senza indugio. Bisognava servire, ma a che cosa? a chi? avevo molto letto, molto riflettuto, molto imparato; ero pronta, ero ricca, mi dicevo, e nessuno mi chiedeva niente. La vita mi era parsa così piena che per rispondere ai suoi infiniti appelli, avevo cercato, fanaticamente, di utilizzare tutto di me, e invece ero vuota, nessuna voce mi sollecitava. Mi sentivo la forza di sollevare la terra, e non trovavo da spostare neanche un sassolino. La mia disillusione fu brutale: Sono talmente di più di quanto non possa fare!

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