2 maggio 2015

Chiamate la levatrice di Jennifer Worth [recensione]

CHIAMATE LA LEVATRICE 
di
Jennifer Worth

Editore: Sellerio Editore Palermo
Collana: La memoria
Traduzione: Carla De Caro
Pagine: 495
ISBN: 9788838931444
Prezzo: € 15,00


Negli anni Cinquanta, le Docklands di Londra rappresentano i quartieri degradati e affollati da case popolari e povertà. Qui si svolge la routine di una giovane levatrice, unitasi al gruppo di St. Raymond Nonnatus. 
L'autrice nobilita una professione, di per sé importantissima, snobbata nelle opere in circolazione, in quanto l'attenzione è da sempre rivolta all'operato di medici e infermiere. Attraverso gli occhi della protagonista, la stessa Jennifer Worth, narra le vicende cliniche che si trova ad affrontare e dedica alcune pagine a molti personaggi da lei incontrati.
In sella a una bicicletta, attraversa zone malfamate dell'East Side, assistendo prima, durante e dopo il parto numerose famiglie, di cui conosciamo i risvolti piacevoli e le situazioni quotidiane, con tutte le difficoltà.
Nei quartieri che fanno da sfondo a gran parte degli episodi raccontati, il rispetto sacro verso le donne che accompagnano le madri nel percorso della gravidanza è molto forte. L'incarico del quale sono investite non è semplice: nelle case più povere è importante valutare con attenzione se gli spazi sono idonei per organizzare il parto in casa; le condizioni umili e i mezzi limitati, spesso, impediscono alla levatrice di assecondare il desiderio della famiglia. 
Vi sono casi in cui moglie e marito sono molto uniti e il sereno ménage permette un andamento favorevole in situazioni drammatiche. Non sempre il contorno agevola l'iter della gestazione: la stessa Jennifer cerca di non farsi coinvolgere in ciò che vede e sente, per svolgere il suo lavoro nella maniera più professionale. A volte, diventa impossibile. Lo dimostra il suo incontro con una giovane prostituta, che tenta di aiutare nelle fasi precedenti al parto e nello spianare una realizzazione futura lontano dalla dissolutezza. La curiosità per un mondo così lontano dalla sua routine esplode nelle conversazioni con la ragazza, che si apre per la prima volta e rivive il suo passato complicato.

Il libro assume la forma di un diario, di un'autobiografia, dettagliata nei particolari, forte nell'uso di aggettivi, oggettivo nelle descrizioni, arricchendo le singole testimonianze, senza mai annoiare il lettore. Quest'ultimo si sente emotivamente coinvolto e riesce a immaginare il contesto di riferimento protagonista dei diversi capitoli. L'umanità con la quale Jennifer Worth entra in contatto è variegata e in certi casi tragicamente disagiata: è lei stessa a doversi scadenzare o sollecitare gli incontri con le famiglie, le quali non hanno tempo o testa per poterci pensare.
L'interazione fra le suore e le levatrici nella struttura di St, Raymond Nonnatus è delicatamente ricostruita, tra ironia e devozione, offrendo un ulteriore punto di vista della trama. Non solo sul campo, nel mentre una nuova vita è data alla luce, ma anche una sorta di dietro le quinte.
La cruda realtà è rappresentata in queste pagine, senza fronzoli o abbellimenti, tutto è documentato in maniera veritiera.
Un ottimo primo libro di quella che sarà una trilogia, assolutamente consigliato.


Veronica

4 commenti:

  1. Appena l'ho visto in libreria ho pensato che volesse cavalcare l'onda della soap "Il segreto"...

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    1. Mi è saltato un pezzo di commento :O
      (... ma poi ho visto che l'edizione originale è precedente, anche se mi resta il dubbio che la pubblicazione in Italia così in ritardo possa riferirsi al successo della telenovela.)

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    2. "Il Segreto" è una telenovela che conosco solo di fama, non saprei se ci sono dei punti in comune. Limitandomi alla lettura del libro, so che ha ispirato una serie trasmessa sulla BBC e in Italia su Rete 4. Sicuramente, l'opera ha creato la possibilità di un successo televisivo.

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  2. In effetti la figura della levatrice non viene menzionata spesso, anzi credo di non aver mai saputo di un libro con una levatrice che fa da protagonista. Proprio per questo forse mi sembra interessante! Inoltre simpatizzo per Londra e il Regno Unito in generale, quindi un libro ambientato lì non può che incuriosirmi :D

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