12 maggio 2015

Il manifesto degli attori anonimi di James Franco [recensione]

IL MANIFESTO DEGLI ATTORI ANONIMI
di
James Franco

Editore: Bompiani
Collana: Narratori Stranieri
Traduzione: Tiziana Lo Porto
Pagine: 300
ISBN: 9788845278891
Prezzo:€ 19,50
Il mio lavoro è la mia vita e la vita è il mio lavoro. E cose come questo libro sono totalmente libere dalle pressioni dell'essere popolare, perché non mi mantengo scrivendo, mi mantengo recitando.
Leggendo questo libro ti domandi: ma qual è l'obiettivo di James Franco? Cosa mai avrà voluto dire nel mezzo dei suoi sproloqui, un po' frutto della vita personale, in parte opera di fantasia?
Tutto e niente. 
Partiamo dalla suddivisione in "tappe", se così si possono chiamare: i dodici passi del recupero degli alcolisti anonimi traslati nel mestiere di attore; le dodici tradizioni che guidano il club privato di Hollywood.
La prima metà è, a mio avviso, la parte che funziona di più del libro: l'idea di comparare gli step che permettono di riprendere in mano la propria vita dopo una fase di dipendenza, alla dipendenza stessa da un lavoro, uno stile di vita che appartiene alle star. I passi sono un flusso di pensieri in cui si mischiano scenette autobiografiche, brevi racconti di attori alle prime armi, ricordi e omaggi a protagonisti di grande fama. Spiccano sicuramente le immagini celebrative, accompagnate da bellissime parole per il compianto River Phoenix: icona di successo e di indubbio talento, morì per un'overdose di un miscuglio di droghe davanti agli occhi di amici e familiari. La bravura di molteplici personaggi è ostentata nelle divagazioni di James Franco, che ammette di avere tanti modelli di riferimento.
La vita è solo un palcoscenico. La vita è solo un film. La vita è morte se non ne lasci memoria.
La seconda parte è molto più confusionaria e priva di un filo conduttore in mezzo a quella illogicità di fondo. James Franco cerca di creare una sorta di trattato che spieghi dettagliatamente il ruolo dell'attore, cosa lo motiva, inserendo pezzi di sceneggiatura, dialoghi introspettivi e sue personali visioni della professione. Il risultato finale è fatica, fatica nel seguirlo, desiderio di arrivare in fondo per capire qualcosa di più e dimenticanza di tutto ciò che di positivo poteva essere stato introdotto precedentemente.
Un mix tra realtà e finzione, in cui spesso non si comprende dove inizi l'uno e finisca l'altro: con l'uso della prima persona, passa attraverso molteplici personaggi, ma in fondo, persiste a raccontar-si, talvolta nascondendo-si dietro a una maschera, destabilizzando il lettore che deve perdersi in un vortice senza risposte. L'aspetto cardine è una combinazione destrutturata di esperienze vere e altre rese più interessanti dalla creatività dello stesso autore. 
James Franco si perde in un'autocelebrazione di se stesso e del suo lavoro, essendo, a mio avviso, consapevole del fatto che sarà comunque letto, perché lui è James Franco. Peccato, però: un'occasione mancata, che sarebbe stata un giusto proseguimento rispetto ai racconti racchiusi nell'opera In stato di ebrezza, da recuperare sicuramente; in quelle pagine si assiste davvero al talento e a uno sprazzo concreto dell'anima del performer dedito all'arte della scrittura.
Non me la sento di consigliarlo, né tanto meno di comprarlo, vista la cifra: la copertina è accattivante e fa una bella figura se mostrata nella propria libreria, però il testo lascia ben poco su cui riflettere e si dimentica in fretta.


Veronica

3 commenti:

  1. Non è la prima recensione negativa che leggo. Un gran peccato perché l'idea mi piaceva.

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    1. Sì, concordo. Proprio un peccato. L'idea molto accattivante, spunti che potevano essere tanti. A metà libro, James Franco si perde e non rimangono che un centinaio di pagine piacevoli, una copertina meravigliosa e il pensiero fisso di aver speso troppo per trecento pagine di poco e nulla.

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  2. Non avevo voglia di comprarlo e ora ne ho ancora meno. Peccato davvero, perché è bello vedere un attore belloccio, famoso per i suoi film più leggeri che non per i titoli più impegnativi, fare qualcosa di diverso e di qualità.

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