31 maggio 2015

Il Miglio Verde di Stephen King [recensione]

IL MIGLIO VERDE
di
Stephen King


Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pickwick
Traduzione: Tullio Dobner
Pagine: 556
ISBN: 9788868360283
Prezzo: € 11,90

Il miglio verde è il corridoio che dovranno attraversare i condannati a morte, un percorso verso Old Sparky, la sedia elettrica che infigge la punizione ritenuta appropriata ai loro crimini. Il braccio è vigilato da Paul Edgecombs, un uomo corretto e dedito al suo lavoro: non giudica i detenuti, ma li rispetta, in quanto accompagna ciascuno di loro nell'ultimo viaggio verso la fine.
L'arrivo di John Coffey scombussola le esistenze delle guardie: un gigante impaurito macchiatosi di violenza e omicidio di due bambine. Nella permanenza al miglio verde, dimostra di non essere un mostro; è diverso, perché ha un dono che cerca di utilizzare per rimediare e aiutare. Così guarisce Paul dai calcoli renali; ridà la vita a Mr Jingles, un topolino speciale, che ha stretto un legame forte con un altro detenuto, Eduard Delacroix; elimina il tumore al cervello della moglie di Moores, direttore del carcere. 
Per le guardie carcerarie è difficile sapere di dover porre fine alla vita di un uomo dalle capacità così sorprendenti, soprattutto quando alta si radica la convinzione della sua innocenza.

L'analisi psicologica dei personaggi offre una netta distinzione tra i positivi e i negativi. Fra questi ultimi, spicca il secondino Percy Wetmore, con un'anima oscura, spregevole senza un minimo di riguardo per nessuno. Privo di una morale, è sempre pronto a sfogare la propria rabbia e frustrazione contro i detenuti, ai quali non manca di destinare qualche umiliazione. Grazie alle sue conoscenze, riesce a essere in prima linea all'esecuzione di Delacroix: la morte orribile e senza pietà, raggiunge il francese sotto gli occhi impotenti dei colleghi e degli spettatori:
"Ma ci vollero almeno due minuti prima che finisse, i due minuti più lunghi di tutta la mia vita, e credo che per quasi tutto il tempo Delacroix rimase cosciente. Gridò e si dimenò come un matto, cacciò fumo dalle narici e dalla bocca che gli era diventata viola scuro come una susina matura. Fumo gli si levava anche dalla lingua, come quello che sprigiona una griglia rovente. I bottoni dalla sua camicia erano o scoppiati o fusi. La maglietta che portava sotto la camicia non arivò a incendiarsi, ma gli si carbonizzò addosso emettendo altro fumo, al quale si mescolò l'odore dei peli del suo torace che andavano arrosto. Dietro di noi gli spettatori si accalcavano sulla porta come una mandria di bovini impazziti. Naturalmente, visto che eravamo in carcere, non potevano uscire, cosicché potevano solo schiacciarvisi mentre Delacroix friggeva [...]. A un certo punto mi ricordai del medico e lo cercai con lo sguardo. Era ancora al suo posto, ma accartocciato per terra vicino alla sua borsa nera. Era svenuto".
L'ultimo recluso del blocco E è altrettanto cattivo e fuori controllo: l'entrata in scena di Wharton, soprannominato Billy the Kid, è rocambolesca, dà del filo da torcere a tutti e proprio le abilità di Coffey fanno luce sul passato e sui crimini dell'uomo.
Stephen King non si scaglia a spada tratta sui carcerati: hanno commesso dei peccati e saranno puniti per i loro crimini, ma non spetta a nessuno giudicarli per questo. La permanenza in carcere non deve essere l'occasione per castigare ancora, ma solo il momento di passaggio verso la fine.
Paul Edgecombs è segnato dall'incontro con John Coffey e cerca sino all'ultimo di impedirne l'esecuzione, ma il volere del condannato è proprio quello di terminare lo strazio e il dolore del mondo che sente costantemente sulla propria pelle.

L'autore descrive nei minimi dettagli gli ambienti, i protagonisti e le situazioni che li riguardano, tralasciando quel senso di morte che dovrebbe essere scontato, per creare un'aura favolistica, magica e allo stesso tempo miracolosa. Impossibile non credere a ciò che si palesa davanti agli occhi, al prodigio che si attua per opera di un essere così straordinario, da mettere tutto in discussione.
Le pagine coinvolgono il lettore, che si emoziona, piange e si arrabbia perché assiste impotente alla sorte crudele per i personaggi ai quali si affeziona. Il protagonista, ormai anziano e residente in una casa di riposo, ricorda e racconta in prima persona la propria vita e quella di ciascun uomo che ha incontrato lungo il suo percorso. L'opera assume sia i tratti del diario che di un'opera di denuncia contro la pena di morte, una morte che rende tutti gli uomini uguali, impauriti e terrorizzati.
Dal romanzo, è stato tratto un film all'altezza del testo, che riesce a far rivivere sullo schermo la grandezza della storia e dei suoi personaggi.


Veronica

1 commento:

  1. Sono totalmente d'accordo con te, il film era bellissimo e il libro è di una sensibilità unica!!

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