18 agosto 2015

Il Condominio di J.G. Ballard [recensione]

IL CONDOMINIO
di
J.G. Ballard

Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Traduzione: Paolo Lagorio
Pagine: 190
ISBN: 9788807884894
Prezzo: € 8,50

Un condominio. Il grande progetto, per la city londinese, di un architetto che ha studiato un luogo lussuoso, esagerato e comprensivo di tutti i comfort. Il risultato è una piramide suddivisa in tre classi, con all'apice l'élite, al centro una classe media, fino alla base che ospita gente comune:
Di fatto, il grattacielo si era già diviso nei tre gruppi sociali classici, la classe inferiore, la classe media, la classe superiore. Il centro commerciale del decimo piano costituiva un chiaro confine fra i nove piani più bassi, con il loro "proletariato" di tecnici  cinematografici, hostess e gente simile, e il settore mediano del grattacielo, che andava dal decimo piano alla piscina e alla terrazza-ristorante di trentacinquesimo. I due terzi centrali del condominio formavano la sua borghesia, costituita da membri delle professioni, egocentrici ma sostanzialmente docili: medici e avvocati, contabili e fiscalisti che lavoravano non per conto proprio ma per istituzioni sanitarie e grandi società. [...] Sopra di loro, ai cinque ultimi piani del grattacielo, c'era la classe superiore, la prudente oligarchia di piccoli magnati e imprenditori, attrici televisive e accademici arrivisti, con i loro ascensori ad alta velocità e servizi di qualità superiore, con la passatoia sulle scale. Erano loro che stabilivano il ritmo dell'edificio. Erano i loro reclami a venire accolti per primi ed erano sempre loro che, sottilmente, dominavano la vita del grattacielo. [...] Ma, soprattutto, erano loro a gestire il delicato rapporto di patronato che teneva in riga il livello medio, con la carota perennemente penzolante dell'amicizia e dell'approvazione".
La calma del complesso residenziale all'avanguardia è presto spazzata via, con piccoli indizi che presagiscono la quiete prima della tempesta. 
Da spazio abitativo moderno si trasforma in una giungla, che vede esplodere gli istinti primordiali.
Le feste invadono i piani alti e attorno al divertimento esagerato si scandiscono le vite di tutti, i quali scelgono di abbandonare il mondo esterno per rinchiudersi nel palazzo. 
Un black out è l'episodio scatenante i disordini, che progressivamente degenerano in avvenimenti sempre più violenti.
Lo scontro è lotta di classe, desiderio di raggiungere la vetta, per accrescere il proprio potere e la propria influenza sui più deboli. A seconda dello status di appartenenza, i condomini si organizzano in dei gruppi, atti a creare un'atmosfera turbolenta, prima con piccoli scherzi, azioni di coercizione, fino a raggiungere l'apice con omicidi.
Le vicende sono raccontate con gli occhi di più personaggi, i cui punti di vista permettono di conoscere il percorso personale di depravazione: Royal, l'architetto del grattacielo, sogna di unirsi agli uccelli, il cui volo è automaticamente paragonato alla conquista di un obiettivo elevato; Laing, medico di professione e insegnante all'università, mantiene un atteggiamento passivo di fronte ai disordini, regredisce a uno stato infantile, barricandosi in casa con la sorella, con la quale imbastisce una convivenza morbosa; Wilder, inizialmente si arma di una telecamera per girare un documentario sulla decadenza sociale e umana, poi decide di tentare la scalata alla vetta per raggiungere il creatore dell'edificio, considerato il responsabile della catastrofe esplosa.

Siamo di fronte alla metafora della devoluzione dell'essere umano, incapace di condurre una vita rispettosa delle regole della convivenza condominiale/civile: il leader, l'amministratore, è spazzato via, al fine di trascinare tutti nel caos più totale, senza regole.
J.G. Ballard porta la regressione all'eccesso, confinando le persone in un ambiente dal quale osservare i passaggi del cambiamento; dall'esterno si mantiene un'immagine di normalità, mentre all'interno rabbia e brutalità si scatenano all'ennesima potenza.
L'autore indaga gli effetti della modernità sulla psiche e sulla società e, attraverso l'invenzione di un condominio super tecnologico, che replica in altezza la gerarchia sociale, catapulta uomini primitivi, mossi da impulsi elementari, in uno spazio ad hoc e dissolve gradualmente ogni forma di ordine precostituito. Tutto perde di valore, gli oggetti, gli affetti, la dignità, le esistenze quotidiane.
Il soffermarsi sui particolari, così come la scelta di una scrittura non lineare, efferata, ossessiva, estrema e, a tratti, paradossale, contribuiscono a destabilizzare il lettore, che percepisce a pieno lo smarrimento collettivo.

Veronica

8 agosto 2015

Wayward Pines - L'ultima città di Blake Crouch [recensione]

WAYWARD PINES - L'ULTIMA CITTÀ
di
Blake Crouch


Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pandora
Traduzione: Stefano Di Marino
Pagine: 340
ISBN: 9788820058814
Prezzo: € 16,90

Ora che la verità è stata svelata, conseguenze e reazioni si abbattono sulla città di Wayward Pines. Il dottor David Pilcher, ferito e privo del controllo da sempre avuto sulla sua piccola e preziosa arca, disattiva la corrente alla recinzione che protegge l'ultimo gruppo di esseri umani rimasti, permettendo libero accesso agli abbie. Gli abitanti sono sconvolti dalle parole dello sceriffo Burke e dal fatto che non potranno mai più vedere i loro cari; sono passati duemila anni e il luogo dove si svolgono le loro nuove esistenze è l'ultimo preservato dalla devoluzione della razza umana.
La scelta sconsiderata dell'uomo che ha creato la loro ancora di salvezza non lascia a nessuno il tempo di digerire la notizia. Mostri spaventosi invadono le case e le strade. La morte è lenta, atroce e non sembra esserci più speranza:
"Sugli schermi passavano le riprese video delle telecamere, piazzate in ogni stanza di ogni casa. Di ogni negozio. Tra i cespugli. Nascoste nei pali della luce. Venivano azionate dai microchip inseriti nella parte posteriore della gamba sinistra di ogni abitante della città e quella notte (Mio Dio!) scattavano in continuazione. Praticamente ogni monitor era accesso. Su uno schermo, un abbie inseguiva una donna su per le scale. Su un altro, tre mostri stavano facendo a pezzi un uomo nella sua cucina. ...Una folla disordinata correva in cerca di salvezza lungo la via principale, e veniva sopraffatta dagli abbie davanti al negozio di dolciumi. ...Un mostro stava divorando Belinda Moran nella sua poltrona reclinabile. ...Famiglie che scappavano nei vicoli. ...Genitori che facevano da scudo ai propri figli per proteggerli da un orrore che non erano in grado di fermare. Innumerevoli scene di sofferenza, orrore e disperazione. Pilcher si versò un drink da una bottiglia di scotch, una di quelle del 1925, cercando di capire che cosa provava di fronte a tanta atrocità. C'era un precedente, ovvio. Quando i figli di Dio si erano ribellati, il Creatore aveva inflitto loro la giusta punizione. Una voce sommessa, quella che da tempo Pilcher aveva imparato a ignorare, sussurrò alla sua mente folle: Sei davvero convinto di essere il loro Dio?". 
La struttura dl terzo libro è concentrata in capitoli brevi che mantengono alta la tensione e raccontano il degenerare della situazione da un diverso punto di vista. Ogni personaggio non ha il tempo di affrontare la verità; il primo e unico pensiero è quello di fuggire all'invasione di creature aberranti, che mai avrebbero pensato poter essere reali. Ethan Burke cerca di raggiungere la montagna per riprendere il controllo della città, avvertire gli uomini di fiducia del dottore e salvare più persone possibili.
In questa lotta per la sopravvivenza, Pilcher continua a credersi Dio e guarda senza un minimo di pentimento il risultato delle proprie azioni. Ha ancora a disposizione molte persone in animazione sospesa e non appena tutti coloro che gli hanno voltato le spalle, dubitando delle sue scelte, moriranno, potrà di nuovo creare una civiltà sottomessa.

Il genere distopico è sempre ricco di spunti di riflessione, in quanto analizza una situazione immaginaria, ma con tratti di realtà molto forti. Lo scienziato comprende prima di tutti quello che sta per succedere, crea un luogo, l'ultimo sulla Terra, che accoglie i prescelti. Stabilisce le regole, spia ogni abitante e si assicura che ciascun faccia la sua parte. Non ha scrupoli a uccidere la stessa figlia per impedire a una manciata di ribelli di scoprire la verità e rivelarla agli altri. L'eroe, Ethan Burke, crede nelle persone di Wayward Pines, alle quali svela il segreto più grande, perché ha fiducia nella loro capacità di reagire in maniera giusta. 
Fuori gioco il creatore, tenta il tutto e per tutto per mantenere in vita i superstiti, cercando insieme a loro una soluzione democratica, spazzando via le vecchie leggi dittatoriali di Pilcher.
Una trilogia avvincente, che ho amato molto, soprattutto perché punta sull'azione e sulle considerazioni a carattere sociale e morale. Non si perde, non è frettolosa nella soluzione degli enigmi e lascia al lettore molto a cui pensare, soprattutto raggiunta la fase finale.

Veronica