26 settembre 2015

Mi sa che fuori è primavera di Concita De Gregorio [Frasi Libro]

Mi sa che fuori è primavera
di Concita de Gregorio

FRASI:
Todo cuadra. Questa formula, tutto è al posto suo. Ma non si può tanto tradurre. Tutto è proprio come deve essere. Non c'è da ostinarsi a spostare i pezzi. Bisogna solo osservarli muovere, vedere dove vanno. Questo siamo: Spettatori attivi nel teatro dell'universo. È uno spettacolo, realmente, la vita. Todo cuadra. 
Importa arrivare in fondo, poi guardarsi in faccia, morti di fatica, e dire: ecco, abbiamo fatto tutto. È tutto qui con noi, l'abbiamo fatto. Dopo magari salutarsi, dirsi grazie e andare via.
Ogni altra cosa scolora per me [...] di fronte al bisogno di sapere se non viviamo per caso in un tempo che non corre lungo una linea del tempo ma che invece è tutto e sempre contemporaneamente presente, è tutto qui, un tempo in cui ciò che è accaduto che accade e che accadrà abita lo stesso spazio. Solo che noi siamo ciechi e non vediamo, noi per salvarci dimentichiamo, crediamo di essere la sola cosa presente e importante e siamo invece semplici frutti di un albero che replica, nelle stagioni, le stesse e diverse foglie, gli stessi e diversi frutti. Del fulmine che ci colpì prima che nascessimo portiamo le tracce, delle donne e degli uomini prima di noi completiamo e replichiamo il disegno.
Incredibile quanto male riusciamo a fare pensando di agire per il meglio.
Per essere felici non ci vuole tanto. Per essere felici non ci vuole quasi niente. Niente, comunque, che non sia già dentro di noi. 

20 settembre 2015

Cranford - Il paese delle nobili signore di Elizabeth Gaskell [recensione]

CRANFORD - Il paese delle nobili signore
di
Elizabeth Gaskell

Editore: Elliot 
Traduzione: Carlotta Piombi 
Pagine: 180 
ISBN: 9788861928480 
Prezzo: € 13,50

Nella cittadina di Cranford, piccolo villaggio inglese, si svolgono le vicende tutte al femminile delle nobili signore del posto.
Con gli occhi della giovane protagonista, Mary Smith, è tratteggiata una vita semplice, senza troppi colpi di scena, in cui si fanno strada i valori della buona società. Il gruppo di donne, quasi tutte di mezza età e senza marito, trascorre le proprie giornate insieme, tra partite a carte e merende pomeridiane, chiacchiera delle situazioni importanti e si sostiene nei momenti critici.
Facciamo la conoscenza di Deborah Jenkins, rigorosa e attenta all'etichetta e sua sorella Matilda, dall'animo gentile e sempre incline a essere di supporto per il prossimo: nella loro casa, Mary è ospite per alcuni periodi dell'anno.
Spicca nel romanzo, un universo maschile completamente assente e relegato a ombra quasi scomoda. Tutte le decisioni, dall'organizzazione di una festa all'andamento di un'attività commerciale, sono nelle mani delle donne che scelgono cosa fare e sono appoggiate dalle vicine di Cranford. La disgrazia economica che colpisce Matty è il momento perfetto per dimostrare solidarietà: le signore del posto si incontrano di nascosto e decidono di donare tutto ciò che per loro è superfluo, al fine di sostenere l'amica in questa sventura.  Tra il 1851 e il 1853, la pubblicazione è avvenuta a episodi sulla rivista Household Words, e l'autonomia di ciascun capitolo si è mantenuta nel romanzo. Da amante di Jane Austen, del suo stile, dei dialoghi pungenti, dei personaggi egregiamente delineati e dell'epoca che è sfondo delle sue pubblicazioni, ho scelto di avventurarmi nella lettura della seconda opera di Elizabeth Gaskell tradotta in italiano. Non sono riuscita ad apprezzare il testo e non sono entrata in connessione con i personaggi, privi di una precisa identità: tutto mi è sembrato statico, poco approfondito e senza la capacità di sorprendere veramente.La stessa narratrice, Mary Smith, appare come un fantasma, che espone ogni cosa come se non fosse realmente coinvolta in ciò che racconta, nonostante lei stessa abbia avuto una parte attiva in molti eventi. Ogni capitolo è un susseguirsi di occasioni mancate: l'autrice immagina una cittadina basata su un gruppo di donne che ciarla tutto il tempo, prende il tè e si dedica alle amiche in difficoltà. Una visione buonista, inconcludente, priva di quella potenza espressiva che caratterizza Jane Austen, alla quale è paragonata la Gaskell. La lettura è stata faticosa, poco fluida e non è arrivata al cuore; non si vede l'ora di raggiungere l'ultima pagina e riporre il libro nello scaffale più lontano della nostra libreria.

Veronica

8 settembre 2015

Febbre di Mary Beth Keane [recensione]

FEBBRE 
di 
Mary Beth Keane


Editore: Frassinelli
Traduzione: Laura Bussotti
Pagine: 350
ISBN: 9788888320700
Prezzo: € 17,00

Mary Mallon, emigrata dall'Irlanda alla ricerca di fortuna, lavora come cuoca presso diverse famiglie abbienti di New York. Le sue doti sono apprezzate da tutti e, nonostante il suo carattere schivo, riesce sempre a entrare in sintonia con i propri datori di lavoro.
Cambia spesso impiego e, in alcune case, si lascia dietro morti orribili dovute alla febbre tifoidea. Agli inizi del Novecento, le cause della malattia sono pressocché sconosciute o solo ipotizzate da alcuni medici: fra le teorie più gettonate, le scarse condizioni igieniche dell'epoca, ma anche la possibilità che ci siano dei portatori sani della patologia.
Il dottor Soper comincia a interessarsi ai trascorsi della donna, sospettando un suo possibile legame con il morbo; la pedina, le sta addosso, la intimidisce. Non tarda molto una visita presso il luogo di lavoro del dipartimento della sanità, che, insieme alla polizia di New York, arresta Mary Mallon e la rinchiude, senza un mandato, prima a Willard Parker Hospital e poi a North Brothe Island, in un ospedale noto soprattutto per i casi di tubercolosi.
La sua permanenza è lunga ed estenuante: sottoposta a continui esami, scrive lettere al compagno Alfred, con la speranza di poter presto tornare a una vita serena.
Grazie a un avvocato, particolarmente interessato alla sua situazione, riesce ad abbandonare l'isola, con la promessa di non tornare al mestiere di cuoca.
Nella parte successiva al ricovero, l'autrice ci presenta l'amato, Alfred Briehof, il rapporto con Mary, tra alti e bassi, e il tentativo della donna di rinunciare alle proprie passioni per salvaguardare la libertà nuovamente conquistata. Dopo un periodo forzato come lavandaia, accetta di tornare ai fornelli, nonostante i sensi di colpa e il timore di nuove epidemie.
Lei non è l'unica portatrice sana di febbre tifoidea: col tempo, sono scoperte altre persone, perfettamente sane, considerate veicolo della malattia. A molte, i medici scelgono di avvertire del pericolo che possono causare, senza però costringere loro a rinunciare a tutto.

Il senso di apprensione e di castigo senza giustificazione è presente nei pensieri e nelle lettere accorate della protagonista. Resiste alle parole di accusa lanciate da studiosi e giornalisti, mantenendo la ferma convinzione di essere vittima di un grosso errore di valutazione. Ripensa alle famiglie presso le quali ha lavorato, ai bambini che non sono sopravvissuti nelle case dei padroni. La fiducia, in certi momenti, vacilla; Mary Mallon è davvero innocente o portatrice inconsapevole di morte?
Le descrizioni della città, dei luoghi degli eventi, delle azioni dei personaggi creano nel lettore il dubbio che attanaglia la stessa esistenza della donna. Molti si schierano dalla sua parte, riconoscendo le ingiustizie subite, mentre alcuni, guidati da ignoranza e paura, sostengono a spada tratta la sua prigionia, lontana dalla quotidianità.
Una biografia romanzata, scritta in maniera scorrevole da Mary Beth Keane, che affronta temi etici mai semplici e gioca bene sulla sensazione di incertezza legata al reale collegamento tra malattia, primi progressi della medicina e determinazione nel raggiungere risposte scientifiche nuove e importanti, a discapito della stessa vita di una persona, considerata alla stregua di una cavia qualsiasi.

Veronica