20 settembre 2015

Cranford - Il paese delle nobili signore di Elizabeth Gaskell [recensione]

CRANFORD - Il paese delle nobili signore
di
Elizabeth Gaskell

Editore: Elliot 
Traduzione: Carlotta Piombi 
Pagine: 180 
ISBN: 9788861928480 
Prezzo: € 13,50

Nella cittadina di Cranford, piccolo villaggio inglese, si svolgono le vicende tutte al femminile delle nobili signore del posto.
Con gli occhi della giovane protagonista, Mary Smith, è tratteggiata una vita semplice, senza troppi colpi di scena, in cui si fanno strada i valori della buona società. Il gruppo di donne, quasi tutte di mezza età e senza marito, trascorre le proprie giornate insieme, tra partite a carte e merende pomeridiane, chiacchiera delle situazioni importanti e si sostiene nei momenti critici.
Facciamo la conoscenza di Deborah Jenkins, rigorosa e attenta all'etichetta e sua sorella Matilda, dall'animo gentile e sempre incline a essere di supporto per il prossimo: nella loro casa, Mary è ospite per alcuni periodi dell'anno.
Spicca nel romanzo, un universo maschile completamente assente e relegato a ombra quasi scomoda. Tutte le decisioni, dall'organizzazione di una festa all'andamento di un'attività commerciale, sono nelle mani delle donne che scelgono cosa fare e sono appoggiate dalle vicine di Cranford. La disgrazia economica che colpisce Matty è il momento perfetto per dimostrare solidarietà: le signore del posto si incontrano di nascosto e decidono di donare tutto ciò che per loro è superfluo, al fine di sostenere l'amica in questa sventura.  Tra il 1851 e il 1853, la pubblicazione è avvenuta a episodi sulla rivista Household Words, e l'autonomia di ciascun capitolo si è mantenuta nel romanzo. Da amante di Jane Austen, del suo stile, dei dialoghi pungenti, dei personaggi egregiamente delineati e dell'epoca che è sfondo delle sue pubblicazioni, ho scelto di avventurarmi nella lettura della seconda opera di Elizabeth Gaskell tradotta in italiano. Non sono riuscita ad apprezzare il testo e non sono entrata in connessione con i personaggi, privi di una precisa identità: tutto mi è sembrato statico, poco approfondito e senza la capacità di sorprendere veramente.La stessa narratrice, Mary Smith, appare come un fantasma, che espone ogni cosa come se non fosse realmente coinvolta in ciò che racconta, nonostante lei stessa abbia avuto una parte attiva in molti eventi. Ogni capitolo è un susseguirsi di occasioni mancate: l'autrice immagina una cittadina basata su un gruppo di donne che ciarla tutto il tempo, prende il tè e si dedica alle amiche in difficoltà. Una visione buonista, inconcludente, priva di quella potenza espressiva che caratterizza Jane Austen, alla quale è paragonata la Gaskell. La lettura è stata faticosa, poco fluida e non è arrivata al cuore; non si vede l'ora di raggiungere l'ultima pagina e riporre il libro nello scaffale più lontano della nostra libreria.

Veronica

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