8 settembre 2015

Febbre di Mary Beth Keane [recensione]

FEBBRE 
di 
Mary Beth Keane


Editore: Frassinelli
Traduzione: Laura Bussotti
Pagine: 350
ISBN: 9788888320700
Prezzo: € 17,00

Mary Mallon, emigrata dall'Irlanda alla ricerca di fortuna, lavora come cuoca presso diverse famiglie abbienti di New York. Le sue doti sono apprezzate da tutti e, nonostante il suo carattere schivo, riesce sempre a entrare in sintonia con i propri datori di lavoro.
Cambia spesso impiego e, in alcune case, si lascia dietro morti orribili dovute alla febbre tifoidea. Agli inizi del Novecento, le cause della malattia sono pressocché sconosciute o solo ipotizzate da alcuni medici: fra le teorie più gettonate, le scarse condizioni igieniche dell'epoca, ma anche la possibilità che ci siano dei portatori sani della patologia.
Il dottor Soper comincia a interessarsi ai trascorsi della donna, sospettando un suo possibile legame con il morbo; la pedina, le sta addosso, la intimidisce. Non tarda molto una visita presso il luogo di lavoro del dipartimento della sanità, che, insieme alla polizia di New York, arresta Mary Mallon e la rinchiude, senza un mandato, prima a Willard Parker Hospital e poi a North Brothe Island, in un ospedale noto soprattutto per i casi di tubercolosi.
La sua permanenza è lunga ed estenuante: sottoposta a continui esami, scrive lettere al compagno Alfred, con la speranza di poter presto tornare a una vita serena.
Grazie a un avvocato, particolarmente interessato alla sua situazione, riesce ad abbandonare l'isola, con la promessa di non tornare al mestiere di cuoca.
Nella parte successiva al ricovero, l'autrice ci presenta l'amato, Alfred Briehof, il rapporto con Mary, tra alti e bassi, e il tentativo della donna di rinunciare alle proprie passioni per salvaguardare la libertà nuovamente conquistata. Dopo un periodo forzato come lavandaia, accetta di tornare ai fornelli, nonostante i sensi di colpa e il timore di nuove epidemie.
Lei non è l'unica portatrice sana di febbre tifoidea: col tempo, sono scoperte altre persone, perfettamente sane, considerate veicolo della malattia. A molte, i medici scelgono di avvertire del pericolo che possono causare, senza però costringere loro a rinunciare a tutto.

Il senso di apprensione e di castigo senza giustificazione è presente nei pensieri e nelle lettere accorate della protagonista. Resiste alle parole di accusa lanciate da studiosi e giornalisti, mantenendo la ferma convinzione di essere vittima di un grosso errore di valutazione. Ripensa alle famiglie presso le quali ha lavorato, ai bambini che non sono sopravvissuti nelle case dei padroni. La fiducia, in certi momenti, vacilla; Mary Mallon è davvero innocente o portatrice inconsapevole di morte?
Le descrizioni della città, dei luoghi degli eventi, delle azioni dei personaggi creano nel lettore il dubbio che attanaglia la stessa esistenza della donna. Molti si schierano dalla sua parte, riconoscendo le ingiustizie subite, mentre alcuni, guidati da ignoranza e paura, sostengono a spada tratta la sua prigionia, lontana dalla quotidianità.
Una biografia romanzata, scritta in maniera scorrevole da Mary Beth Keane, che affronta temi etici mai semplici e gioca bene sulla sensazione di incertezza legata al reale collegamento tra malattia, primi progressi della medicina e determinazione nel raggiungere risposte scientifiche nuove e importanti, a discapito della stessa vita di una persona, considerata alla stregua di una cavia qualsiasi.

Veronica

1 commento:

  1. Ultimamente sto riscoprendo piacevolmente le biografie romanzate, e questa ora entra nella lista!

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