30 ottobre 2015

Nei luoghi oscuri di Gillian Flynn [recensione]

NEI LUOGHI OSCURI 
di
Gillian Flynn


Editore: Sperling &Kupfer
Collana: Pickwick
Traduzione: Barbara Murgia
Pagine: 430
ISBN: 9788868367695
Prezzo: € 10,90


Libby Day si trascina nel mondo senza nessun desiderio, un lavoro fisso e punti di riferimento. I fantasmi del passato la tormentano. Sua madre e le due sorelle sono state brutalmente uccise dal fratello. Proprio lei ha fornito la testimonianza decisiva per incriminare l'assassino. Ormai adulta e quasi al verde si lascia incoraggiare da un gruppo di fanatici, i quali riaprono casi come il suo per trovare la verità, a ripensare ossessivamente a quella notte. Tutti sono certi dell'innocenza di Ben e cercano in ogni modo di guidare Libby nella direzione giusta, cominciando a mostrare prove che hanno accumulato con gli anni per insinuare nella mente della donna il dubbio, il dubbio di essere stata pilotata da bambina verso una risoluzione del caso semplice e lontana dalla realtà dei fatti. La protagonista scava nel passato, nel luoghi oscuri della memoria, e contatta coloro in grado di aiutarla a capire meglio che cosa è accaduto. Il libro alterna il suo percorso nel presente, con capitoli che dettagliano la giornata che precede l'omicidio da due punti di vista, quello della madre Patty e del presunto colpevole. Con il passato si palesa una famiglia disagiata, completamente retta dalla figura materna, costretta a fare i conti con un marito scroccone e assente, i grossi debiti e le cattive compagnie del figlio. Proprio le false accuse contro Ben causano la distruzione dei precari equilibri familiari e innescano una sequela di ripercussioni inarrestabili.

Come in L'amore bugiardo, l'autrice Gillian Flynn racconta la storia da più prospettive e su due piani temporali, il passato e il presente. La notte del 3 gennaio 1985 è stata massacrata la famiglia Day e il giorno prima è scandito dagli eventi e dalle emozioni vissute sia da Ben che da Patty. Quest'ultima, nasconde le difficoltà economiche e cerca di gestire al meglio la convivenza tra le tre figlie piccole e il maschio adolescente. Quando scopre in quali grossi guai si è cacciato il figlio, comincia a cercarlo dappertutto e comprende di non conoscerlo per niente, restando sopraffatta e devastata dalle nuove rivelazioni. Il ragazzo è un anonimo studente, ignorato dal resto dei compagni e invischiato in una relazione segreta con una ragazza più grande e problematica. Da anni rinchiuso in carcere, tenta di farsi forza con il supporto di gruppi come il Kill Club, il quale convince l'unica sopravvissuta a far lui visita per sincerarsi della sua innocenza.

Sulla protagonista principale si regge l'intera opera, lei bambina così legata al fratello, colpevole di essersi lasciata manovrare all'età di sette anni nella direzione sbagliata; lei donna apatica, fredda, indifferente alla vita, interessata a mantenersi spillando più soldi possibili da ogni occasione. Molto ben tratteggiata la figura di Libby sia esteriormente, con attenzione ai tratti fisici tipici della famiglia Day, sia interiormente, con la descrizione dei luoghi oscuri della memoria, che cerca di abbattere per ricercare la chiave in grado di risolvere il massacro. Il fratello è ai suo occhi una figura misteriosa, che prende forma grazie alle sue indagini, scoprendo una cerchia di amicizie sbagliate che lo ha manipolato e condotto in una spirale di violenza, senza neanche che lui se ne rendesse davvero conto.
L'autrice parte da una spietata carneficina e architetta, senza perdere mai i fili, una trama in cui tutti i pezzi del puzzle si completano solo nel finale, spiegato con estrema precisione. Il thriller è ben strutturato, grazie alla scelta dei capitoli lasciati alla voce di personaggi abilmente ideati, che permettono di seguire le vicende con attenzione e partecipazione, senza mai provocare un calo di interesse.

Proprio in questi giorni, è possibile assistere alla trasposizione cinematografica (per ora ho visto solo il trailer) con Charlize Theron, che poco assomiglia alla figura sgraziata, bassina e poco affascinante del libro, mentre in Tye Sheridan, rivedo il Ben adolescente e un po' impacciato del romanzo.

Voi l'avete visto? Lo consigliate? Il libro sicuramente è da leggere!

Veronica

26 ottobre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura cretiva

Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
III Lezione


Nel terzo incontro ci siamo confrontati sull'utilità della scaletta: ognuno di noi ha preparato uno schema suddiviso nei punti principali da affrontare nei nostri libri, cominciando così a visualizzare il proprio progetto, che piano, piano assume una struttura più concreta.
Attraverso una suddivisione a elenco, si pensa alle singole scene da riempire, a collegamenti che danno forma al testo.
Tutti questi suggerimenti sono tentativi di sperimentare, al fine di raggiungere il metodo ideale per ciascuno di noi.
Dopo aver realizzato che si desidera scrivere un libro e che qualcosa riusciamo a esternarlo, occorre avere un'idea in testa che progressivamente si faccia sempre più dettagliata e definire ogni aspetto che faciliti l'azione, quindi la musica in sottofondo o il silenzio assoluto, una stanza chiusa e l'orario che meglio concilia con la nostra ispirazione.
Un'attività creativa che è anche un modo per scoprire come siamo e come meglio esprimiamo ciò che abbiamo voglia di condividere.
"Dobbiamo mangiare per necessità, ma se ci riflettete bene la cucina è un enorme salto della nostra immaginazione. Pensare che da una spiga possa venire il pane è un grande atto creativo. Il cibo è così sofisticato, pieno di cultura, legato insieme alle nostre necessità di sopravvivenza quotidiana e alla nostra aspirazione alla gioia". (Paul Auster)
Fra i consigli più importanti, quello di non pensare subito alla fine dell'opera, per non imbattersi immediatamente nell'ansia da pagina bianca. 
Un ottimo esercizio fatto in classe è stato il dover scrivere in poco tempo qualcosa, una frase o anche una storiella, a partire da un'indicazione iniziale:
"E all'improvviso un rumore. Era come...". Anche in questo caso, è stato necessario lasciarsi andare, evitando di concentrare l'attenzione sul poco tempo o sul dover leggere ad alta voce qualcosa frutto della nostra mente.
Tutti abbiamo pensato a un seguito, chi più o meno elaborato, ma ciascuno ha immaginato un momento diverso da imprimere sulla carta.
Il passo successivo alla mappa concettuale della nostra trama, riguarda lo scegliere i personaggi che andranno a far parte del racconto: aspetto fisico, quadro psicologico. Un lavoro divertente, proprio perché noi possiamo dar vita a un essere umano con pregi e difetti, caratteristiche che lo plasmeranno per essere un elemento rilevante nella nostra creazione. Staremo a vedere chi andrà ad animare il nostro libro!

Tra gli estratti da leggere per la prossima lezione, un'intervista a Paul Auster, in occasione della pubblicazione di Diario d'inverno:
"Noi siamo i nostri corpi. Non riesco a vedere la mente separata dal resto, non credo a uno spirito esterno che ci sopravvive. E non credo neanche al progresso: migliora la tecnologia, ma i difetti degli uomini restano sempre gli stessi".
Veronica

19 ottobre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa


Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
II Lezione

Com'è difficile parlare in pubblico, soprattutto quando di tratta di esternare una tua idea, che sei così insicuro, da credere sia la più grossa stupidaggine mai pensata.
Però anche una banalità può diventare un colpo di genio se sviluppata con:
- metodo;
- stile;
- struttura.
La seconda lezione è ripartita da questi tre strumenti, da tenere sempre al centro nel nostro tentativo di scrivere un libro.
Su Minima & Moralia, Vanni Santoni ha preparato una lista fissa di domande sul metodo, che mostrano la diversa prassi nell'affrontare la stesura di un testo destinato alla pubblicazione:
quanto si arriva a produrre in una giornata di lavoro, le ore attive dedicate, chi utilizza carta o pc, se si preferisce fare largo uso di schemi e mappe concettuali o si butta giù la storia di getto, il numero di riscritture, i libri che più hanno influenzato il mestiere (Discorsi sul metodo I e II).
Interviste che scattano una fotografia su come, per ciascuno scrittore o aspirante tale, sia diverso e soggettivo il meccanismo di creazione di un'opera d'arte. Nel corso, stiamo seguendo una linea standard molto utile per capire dove il nostro progetto può arrivare: dopo l'idea per un libro in poche battute, una scaletta dei macro-eventi, ciascuno dei quali può a sua volta dettagliarsi in micro-eventi. Nessuno vieta di potersi concentrare su un argomento, su un episodio o un personaggio, senza per forza attenersi allo svolgersi progressivo dei fatti. L'elenco dei passaggi che definiscono l'intreccio narrativo di inizio, centro e fine è solo una guida, non per forza un modello fisso e limitante da mantenere senza possibilità di variazioni.
In merito al tema di costruzione della trama e lavoro sulla struttura, abbiamo cercato di ideare delle storie a partire da quadri famosi: ogni membro del gruppo ha tentato di coesistere le proprie impressioni al fine di abbozzare un testo di senso compiuto.
Una serata all'insegna della creatività e alla ricerca di un proprio percorso personale, che, piano, piano, si delinea per tutti. Forse non arriverò a scrivere un romanzo, ma sicuramente, il pensare a un metodo per mettere su carta un discorso lineare intorno a un macro argomento è un esercizio utilissimo anche per chi come me scrive recensioni e articoli brevi.

James Ellroy, autore del quale spero al più presto di recuperare qualcosa, è uno dei più presenti nelle lezioni del corso e, fra le sue interviste (http://www.vice.com/it/read/intervista-a-james-ellroy), questo estratto, che lo consacra un tantino come persona irritante, ma spinge a desiderare di avere il suo superpotere:
"Io penso di aver sempre voluto e cercato di essere felice nella mia vita, e penso anche di esserci riuscito. Non sono mai stato depresso, né mi sono mai lamentato troppo. Sono un americano religioso, eterosessuale di destra, sembra quasi che sia nato in un'altra epoca. Non penso che l'America sia una forza diabolica, ma penso che l'America prevarrà nel mondo della geopolitica. Sono un cristiano nazionalista, militarista e capitalista. La gente spesso ha problemi a riguardo, pensa che queste mie posizioni siano shockanti. Non sento il bisogno di giustificare le mie opinioni. In generale mi ritengo felice, e le ossessioni che ho mi calzano alla perfezione. Nella mia vita mi sono concentrato su poche cose e da queste sono riuscito a trarre profitto. Sono molto bravo a trasformare la merda in oro".
Veronica

13 ottobre 2015

Mi sa che fuori è primavera di Concita De Gregorio [recensione libro]

Mi sa che fuori è primavera
Concita De Gregorio

Feltrinelli Editore
128 pagine
13 euro 
ISBN: 9788807031588
uscito a giugno 2015

Irina è un avvocato italiano residente in Svizzera, madre di due gemelle di 6 anni, Alessia e Livia, sposata con Matthias, ingegnere svizzero-tedesco. A un certo punto qualcosa nel loro rapporto s'incrina. I due divorziano. Il 30 gennaio 2011, l'ex marito prende le bambine con sé e sparisce. Dopo 5 giorni di viaggio attraverso la Francia e la Corsica arriva a Cerignola in Puglia, parcheggia l’auto, si dirige in stazione, si suicida lasciandosi travolgere dal treno. L'unica cosa che le rimane dopo questo "incidente" è un biglietto: «Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più».  Una vicenda (accaduta realmente) che ha dominato la cronaca nostrana per svariati mesi. Il libro infatti nasce grazie a un incontro tra Irina Lucidi e Concita De Gregorio e la volontà di raccontare i fatti dal punto di vista di chi l'ha subìti: una vittima considerata carnefice, solo perché donna, forte e che non si arrende al dolore, nonostante il dolore la tormenti ancora. La trama è articolata, segue una struttura piuttosto frammentaria che va dalle lettere scritte (sono una invenzione letteraria) alle persone che avrebbero potuto avere un ruolo rilevante ai fini dell'indagine ma invece sono sparite nel nulla; ai ricordi passati; al presente, ovvero al modo di sopravvivere-ricostruirsi nonostante le macerie intorno... dando vita a una versione romanzata della verità.

Qualche tempo fa (proprio nel periodo in cui lo stavo leggendo) mentre aspettavo di ritirare dei documenti, il ragazzo che mi stava servendo, mi ha detto: - Sai ho perso i miei genitori da poco. Sono morti tutti e due nel giro di un anno. Sono stato molto male. Credo però sia più terribile perdere un figlio... Se per tua madre e tuo padre te lo aspetti che prima o poi se ne andranno, con questa cosa non ci puoi fare i conti, non l'accetti, non è nell'ordine naturale, non trovi più un motivo per andare avanti.

Strano come certi argomenti vengano a cercarti ovunque ti trovi e nella testa prenda forma un pensiero (univoco): - Perché farci male quando possiamo farci bene? Una domanda a cui non sappiamo rispondere, in particolare se la ragione di questo male porta il nome dell'uomo che ti sta accanto, il tuo compagno, il padre dei tuoi figli... Lo hai lasciato perché oltre alla facciata benpensante col quale adorava mascherarsi (per le circostanze), le sue ossessioni e manie di controllo ti facevano sentire inadeguata, dal lato sbagliato del mondo. Te lo ricordava ogni giorno con degli stupidi post-it sparsi per casa. Quei post-it oltre a renderti un'estranea nelle tue stesse mura, logoravano il rapporto mettendolo su due piani diversi. Non esiste niente di più sbagliato di qualcuno che usa la violenza psicologica per trattenerti e poi la ri-usa attaccando la tua vulnerabilità. Vi siete mai chiesti come mai quando una relazione non va più i figli spesso vengono usati come "il coltello dalla parte del manico" di uno dei due? Cosa succede, alla nostra mente, quando i pensieri distruttivi prendono forma e diventano azioni (nocive e irrimediabili)? Ti trovi ogni giorno in preda a un dolore inspiegabile, non ti senti più la stessa, perché i gesti di qualcuno si sono trasformati nella conseguenza di quello che sei adesso e perché il modo di ricostruirti forse lo trovi (ma non ne sei così sicura)... Come un vaso che si rompe, tutto si può aggiustare, le crepe però si vedranno per sempre.

Una storia che lascia senza fiato per la sua bellezza, che vale la pena conoscere per prendere coscienza di quanto nella vita possiamo essere capaci di commettere atrocità inimmaginabili. Alla fine noi siamo il risultato delle nostre scelte, scelte che a volte non ci permettono di tornare indietro.

Francesca

12 ottobre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa

Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
I lezione

La mia cara amica Alessandra ha aperto da qualche mese una libreria indipendente nel quartiere Isolotto di Firenze.
Fra le iniziative presentate, un corso di scrittura creativa composto da otto lezioni di due ore ciascuna.
L'intento è quello di scrivere un libro: un obiettivo mica da nulla. Io non mi cimento con i racconti dai tempi delle superiori e fra i testi più strutturati che ho concepito, sicuramente ci sono le due tesi di laurea.
Non so se arriverò in fondo al corso con la forza di volontà per gestire un progetto così elaborato, ma chissà. Il mio buon proposito è mettermi in gioco e apprendere dalle esperienze degli altri: siamo una classe eterogenea, vitale e partecipativa. Per rompere il ghiaccio è stato chiesto a tutti di presentarsi, definire il rapporto con la scrittura e indicare il libro del quale avremmo voluto essere autori. Il panico per l'ultima domanda è stato palpabile e devo dire che ha preso alla sprovvista un po' tutti. Io ho scelto Haruki Murakami e nello specifico quel gran capolavoro che è per me Norwegian Wood.

Mirko Tondi autore, editor e appunto docente di corsi come questo, ha concentrato la prima lezione sulle basi della scrittura: dall'idea generale all'incipit di una storia, dalla scelta del punto di vista alle dimensioni di spazio e tempo.
Il primo quesito del corso sul quale riflettere: siamo tutti capaci di scrivere un libro?
Io avrei risposto di no: penso che l'arte e la capacità di creare opere indimenticabili sia prerogativa di pochi eletti.
Secondo l'insegnante è questione di metodo e disciplina, una sorta di educazione al talento. Tutto quello che ci circonda, ogni oggetto, suono, profumo, ha un potenziale narrativo, che spetta a noi cogliere.
Fra i compiti per casa, sintetizzare in poche battute l'idea per un libro. Progetto ambizioso, spaventoso e allo stesso tempo eccitante, che muove i passi verso il grande traguardo. Vi racconterò poi com'è andata!

Vi lascio con questo riflessione in Appendice a Cane mangia cane di Edward Bunker, scritta da William Styron, sugli argomenti che si possono trattare in un testo, quello che sembra essere più affine con le capacità e le esperienze di un autore:
"È possibile dire che uno scrittore non dovrebbe rappresentare niente che oltrepassi i limiti della sua esperienza? Come romanziere, per essermi avventurato io stesso in territori sconosciuti, ho sempre avuto la sensazione che è prerogativa di chi scrive trattare luoghi e avvenimenti di cui non si possiede necessariamente una conoscenza di prima mano. L'immaginazione è sovrana, e il suo potere quasi da solo dovrebbe essere in grado di trasformare qualsiasi soggetto, se lo scrittore è sufficientemente dotato, in qualcosa di stupefacente, e di rappresentarlo in maniera più reale anche rispetto a chi, pur avendo una familiarità totale con quell'ambiente, sia meno dotato".
Veronica

10 ottobre 2015

Cane mangia cane di Edward Bunker [recensione]

CANE MANGIA CANE
di 
Edward Bunker

Editore: Einaudi
Collana: Stile libero noir
Traduzione: Emanuela Turchetti
Pagine: 330
ISBN: 9788806178550
Prezzo: € 13,00
"È possibile dire che uno scrittore non dovrebbe rappresentare niente che oltrepassi i limiti della sua esperienza? Come romanziere, per essermi avventurato io stesso in territori sconosciuti, ho sempre avuto la sensazione che è prerogativa di chi scrive trattare luoghi e avvenimenti di cui non si possiede necessariamente una conoscenza di prima mano. L'immaginazione è sovrana, e il suo potere quasi da solo dovrebbe essere in grado di trasformare qualsiasi soggetto, se lo scrittore è sufficientemente dotato, in qualcosa di stupefacente, e di rappresentarlo in maniera più reale anche rispetto a chi, pur avendo familiarità totale con quell'ambiente, sia meno dotato. [...] Esiste tuttavia un campo dell'esperienza umana in cui la mancanza di conoscenza diretta rappresenti un ostacolo alla sua rappresentazione?"
William Styron riflette così nell'Appendice del volume, sostenendo quanto sia stato importante per lo stesso autore aver vissuto in prima persona le esperienze di cui parla, l'ambiente criminale che è sfondo di Cane mangia cane.
Edward Bunker entra subito nel vivo della narrazione, catapultandoci in una stanza dove il personaggio di Mad Dog McCain sta assumendo cocaina; prima la sniffa e poi cerca di abbandonare la realtà, iniettandosela direttamente in vena. Si spara una dose dietro l'altra fino all'arrivo della compagna e della figlia; McCain ha in mente di riunirsi a Troy e Diesel, conosciuti al riformatorio, per pianificare qualche colpo e racimolare un po' di soldi. Un litigio dai toni sempre più caldi fa perdere le staffe al già strafatto criminale, che senza grossi tentennamenti, massacra la famiglia. Lui è l'incontrollabile del gruppo, inaffidabile e incapace di mantenere la lucidità quando serve: Diesel lo sa e ne è sempre più consapevole dopo la scoperta dei corpi nascosti nel frigo di casa del vecchio amico. Troy, il leader del gruppo, idolatrato dai due compari, esce dal carcere: non tenta di reinserirsi nella società, bensì subito nel mondo malavitoso, cambiato dopo tanti anni, ma unica realtà conosciuta.
Dopo qualche rapina ai danni di altri criminali, che permette loro di guadagnare grosse somme di denaro, si preparano a una missione maggiormente pericolosa. Il detenuto Chepe Hernandez deve riscuotere un credito di quattro milioni di dollari da un trafficante, Mike Brennan; ingaggia Troy per rapire il figlio di un anno del nemico, al fine di ottenere quello che gli spetta. 
Il gruppo accetta l'incarico, ma le cose non vanno come dovrebbero, le complicazioni si moltiplicano e il destino di eterni farabutti senza possibilità di riscatto sembra perseguitarli.
I protagonisti si sono conosciuti a San Quentin, hanno vissuto solo la delinquenza e il carcere; non credono di poter esistere in modo diverso, far parte della società come cittadini onesti. La prossima condanna sarà per tutti sinonimo di ergastolo e quindi non hanno più niente da perdere.
Sono realmente cani sciolti, incontrollabili senza una vera e propria meta, pronti ad approfittarsi di qualsiasi situazione a proprio vantaggio.
L'aspetto che specialmente colpisce della narrazione è il realismo descrittivo, il punto di vista di chi sa di che cosa sta parlando, senza eccessi o forzature per dare enfasi alle situazioni, anche perché non ne necessitano. Si respira un universo marcio, abitato da ferocia, in cui tutti pensano solo a se stessi, ai propri bisogni, come droga, alcool o soldi. Il passato è spietato e nessuno sprazzo di luce ha creato l'occasione di mutare rotta. Lo stesso Edward Bunker, con una sorta di disfattismo, sottolinea come la società non crei delle possibilità di cambiamento; anche desiderando un'alternativa alla delinquenza, questa non potrà mai accadere.

Il testo presenta una sintassi articolata (le frasi brevi e brevissime sono una minoranza), i dialoghi sono intimi e spesso liberatori per gli stessi protagonisti, lo stile noir è coinvolgente, senza fronzoli. L'azione serrata lascia ampio spazio ai momenti di riflessione, attimi in cui l'autore si confessa profondamente con il lettore, il quale ascolta rapito un mondo lontano e spietato.

Veronica