12 ottobre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa

Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
I lezione

La mia cara amica Alessandra ha aperto da qualche mese una libreria indipendente nel quartiere Isolotto di Firenze.
Fra le iniziative presentate, un corso di scrittura creativa composto da otto lezioni di due ore ciascuna.
L'intento è quello di scrivere un libro: un obiettivo mica da nulla. Io non mi cimento con i racconti dai tempi delle superiori e fra i testi più strutturati che ho concepito, sicuramente ci sono le due tesi di laurea.
Non so se arriverò in fondo al corso con la forza di volontà per gestire un progetto così elaborato, ma chissà. Il mio buon proposito è mettermi in gioco e apprendere dalle esperienze degli altri: siamo una classe eterogenea, vitale e partecipativa. Per rompere il ghiaccio è stato chiesto a tutti di presentarsi, definire il rapporto con la scrittura e indicare il libro del quale avremmo voluto essere autori. Il panico per l'ultima domanda è stato palpabile e devo dire che ha preso alla sprovvista un po' tutti. Io ho scelto Haruki Murakami e nello specifico quel gran capolavoro che è per me Norwegian Wood.

Mirko Tondi autore, editor e appunto docente di corsi come questo, ha concentrato la prima lezione sulle basi della scrittura: dall'idea generale all'incipit di una storia, dalla scelta del punto di vista alle dimensioni di spazio e tempo.
Il primo quesito del corso sul quale riflettere: siamo tutti capaci di scrivere un libro?
Io avrei risposto di no: penso che l'arte e la capacità di creare opere indimenticabili sia prerogativa di pochi eletti.
Secondo l'insegnante è questione di metodo e disciplina, una sorta di educazione al talento. Tutto quello che ci circonda, ogni oggetto, suono, profumo, ha un potenziale narrativo, che spetta a noi cogliere.
Fra i compiti per casa, sintetizzare in poche battute l'idea per un libro. Progetto ambizioso, spaventoso e allo stesso tempo eccitante, che muove i passi verso il grande traguardo. Vi racconterò poi com'è andata!

Vi lascio con questo riflessione in Appendice a Cane mangia cane di Edward Bunker, scritta da William Styron, sugli argomenti che si possono trattare in un testo, quello che sembra essere più affine con le capacità e le esperienze di un autore:
"È possibile dire che uno scrittore non dovrebbe rappresentare niente che oltrepassi i limiti della sua esperienza? Come romanziere, per essermi avventurato io stesso in territori sconosciuti, ho sempre avuto la sensazione che è prerogativa di chi scrive trattare luoghi e avvenimenti di cui non si possiede necessariamente una conoscenza di prima mano. L'immaginazione è sovrana, e il suo potere quasi da solo dovrebbe essere in grado di trasformare qualsiasi soggetto, se lo scrittore è sufficientemente dotato, in qualcosa di stupefacente, e di rappresentarlo in maniera più reale anche rispetto a chi, pur avendo una familiarità totale con quell'ambiente, sia meno dotato".
Veronica

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