30 novembre 2015

La prossima volta di Holly Goddard Jones [recensione]

LA PROSSIMA VOLTA
di
Holly Goddard Jones


Editore: Fazi
Collana: Le strade
Traduzione: Silvia Castoldi
Pagine: 474
ISBN: 9788864119373
Prezzo: € 17,50

La piccola cittadina di Roma nel Kentucky è teatro delle vicende che ruotano attorno alla sparizione di Ronnie, donna indipendente, alla ricerca continua di nuove avventure, impiegata in una fabbrica.  A denunciarne la scomparsa, la sorella: tra le due il rapporto è sempre stato forte, forse proprio perché segnato da un passato familiare difficile per via del padre. Susanna percepisce che qualcosa di grave potrebbe essere successo e continua imperterrita nelle ricerche, affidandosi al detective Tony Joyce, amico sin dai tempi del liceo, con il quale sarebbe potuta sbocciare una relazione più profonda, se non avesse temuto le reazioni dei genitori alla sua frequentazione con un ragazzo di colore. Il marito Dale, preso dal suo lavoro, è quasi sempre assente, anche nella quotidianità della figlia piccola Abbie, e non dà troppo peso alle preoccupazioni della moglie per la cognata: il legame tra loro non è mai andato oltre lo stretto necessario.
Emily è una tredicenne emarginata, allieva prediletta della Signora Mitchell (Susanna), che in qualche modo si rispecchia nella ragazzina, nella sua passione per la lettura. Girovagando nei boschi scopre un cadavere di una donna; invece di rivelarlo alla madre o alla polizia, sceglie di custodire gelosamente questo segreto: 
"Aveva davvero visto quello che aveva visto? Forse il giorno dopo avrebbe fatto meglio a tornare sul posto, per esserne sicura. Aveva paura - ma era anche incuriosita. Provava perfino un senso di possesso. Se lo avesse detto in giro, non avrebbe più avuto la possibilità di dare un'altra occhiata al corpo, e si rese conto di volerlo fare. Una volta sola. Solo per essere sicura".
Proprio nelle fantasie più intime, immagina di portare nelle sue passeggiate il compagno di classe Christopher, che una volta si è dimostrato carino con lei. Quest'ultimo, per non venire meno alla popolarità raggiunta fra i compagni più "importanti" della scuola media di Roma, umilia Emily a mensa e, vista la posizione significativa ricoperta dal padre, riceve una misera punizione. Wyatt, operaio riservato e poco incline alle relazioni sociali, si lascia convincere dai colleghi, che non perdono occasione per deriderlo, a passare una serata diversa in un locale del posto.

Holly Goddard Jones costruisce un intreccio attorno alla scomparsa di una giovane donna: capitolo, dopo capitolo, il punto di vista cambia e un nuovo personaggio prende la parola, portando il thriller in secondo piano. L'aspetto che colpisce maggiormente è proprio la capacità di tratteggiare con precisione la psicologia di molti elementi in gioco, toccando temi di grande spessore, come alcolismo, razzismo, bullismo.
Il dualismo fra Ronnie, all'apparenza dissoluta e sempre pronta al divertimento, mentre nel profondo si sente sola e incompresa, e Susanna, la sorella con la testa sulle spalle, incastrata in un matrimonio asfissiante e frustrata dal mestiere di insegnante, perché incapace di incutere la giusta dose di autorità.
Emily fantastica su incontri e situazioni dove è amata e vincente, per sopportare la solitudine e la prevaricazione fisica ed emotiva degli studenti suoi coetanei. Christopher è il primo a mettere in imbarazzo la compagna, lotta con il desiderio di diventare una persona migliore, al di là del ragazzo popolare, invidiato e ammirato.
Una sorpresa l'evoluzione di Wyatt, forse il personaggio più interessante: seguiamo i suoi pensieri, la lotta ingaggiata con se stesso, la paura di uscire dai ranghi. Lasciarsi andare a nuove esperienze è per lui un momento di svolta, che tira fuori un'altra parte della sua anima, la più nascosta.
Ho scelto il libro incuriosita dall'accostamento a Twin Peaks: sicuramente l'idea di proporre una tranquilla cittadina, in cui piano, piano affiora il lato oscuro dei suoi abitanti ne dà una parvenza. Poi la storia riesce ed essere intrigante e perfettamente riuscita in maniera autonoma: nessun alone dal sapore fantascientifico per Holly Goddard Jones, il cui primo romanzo prende una piega più concreta e intimista, svelando gradualmente i sordidi segreti degli abitanti comuni di una piccola città.
Davvero bellissimo, un romanzo corale che sta in piedi grazie all'ottima capacità dell'autrice di unire più voci verso un unico punto, senza mai perdere il filo rosso dell'opera.

Veronica

25 novembre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa

Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
VII lezione
"Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all'altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice "Buongiorno ragazzi. Com'è l'acqua?" I due giovani pesci continuano a nuotare per un po', e poi uno dei due guarda l'altro e gli chiede "ma cosa diavolo è l'acqua?"
 (Trascrizione del discorso di David Foster Wallace per la cerimonia delle lauree al Kenion College, 21 maggio 2005).

In Questa è l'acqua, David Foster Wallace immagina i personaggi e li descrive così presi da se stessi, da perdere il contatto con il mondo circostante. Accanto alla capacità di delineare un'infinita varietà di universi psicologici, altri sono i punti focali su cui concentrare l'attenzione nei nostri scritti.
La scelta fra una struttura lineare, senza ellisse temporale, o articolata, in cui si predilige un'architettura scomposta. A seconda del genere di romanzo che vogliamo "trattare" è necessario leggere il più possibile testi affini, cominciando a scrivere ciò che più è familiare, per poi esplorare una nuova gamma di argomenti. Non farsi sopraffare dall'ansia e lavorare senza considerare come qualcosa di finito il testo aiuta nello svolgimento della storia. La stesura dell'opera può essere coadiuvata da alcuni accorgimenti: scrivere per obiettivi, preparare una scaletta, prendere appunti o non avere alcun metodo.
Nell'appassionarsi a un autore e ai suoi libri, a colpire e scatenare una forte attrazione è lo stile, l'organizzazione delle idee, definito da tanti fattori: scelte linguistiche (lessico, sintassi, uso di avverbi, scelta di un aggettivo in luogo di un altro, forma in genere), punteggiatura, modo di introdurre i personaggi, come si esprime il contenuto, le descrizioni, le ambientazioni e l'azione.
Creare i dialoghi è altresì un'operazione da non sottovalutare, con una prima distinzione fra discorso diretto e indiretto. La citazione del personaggio si può suddividere tra monologo (colui che parla si rivolge a un interlocutore presente, ma silenzioso), dialogo (scambio di battute in successione fra più persone), soliloquio (l'individuo parla tra sé e sé o s'immagina di rivolgersi a un soggetto immaginario), monologo interiore (il protagonista pensa in assenza di qualsiasi parlante) e flusso di coscienza (si associa alla tecnica del monologo interiore e indica l'ordinamento casuale di pensieri e impressioni). Per riassumere, ciò che rende efficace un dialogo è: dare informazioni; presentare un personaggio; alleggerire l'andamento narrativo; far proseguire la storia; usarlo per far dire determinate cose ai personaggi, senza avere paura. Se invece arena la storia, assume una valenza puramente decorativa, elimina la caratterizzazione di tutti gli elementi in gioco, dà troppe informazioni e appiattisce il tutto, significa che non è stato tratteggiato nel miglior modo possibile.

Con la penultima lezione, abbiamo riassunto tutti gli aspetti chiave da tenere a mente nell'elaborazione di uno scritto di qualsiasi natura. Ormai giunti quasi alla fine di questo percorso, ed esserci cimentati con la scrittura di testi potenzialmente validi per il nostro progetto libro, non ci manca che di buttare giù l'incipit. Il primo passo per realizzare la nostra idea.
Un ottimo articolo su questo tema è Diciotto esempi perfetti per iniziare un libro, in cui ancora si sottolinea l'importanza primaria dello stile:
"Fondamentali in un manoscritto sono uno stile personale ed efficace e una storia originale e coinvolgente. Stile e storia, durante l'editing, possono essere certamente migliorati, ma non possono in alcun modo essere ricreati dal nulla: o ci sono o non ci sono".
Dopo tutti questi validi consigli e queste letture ricche di spunti, non rimane che mettermi al lavoro!

Veronica

21 novembre 2015

L'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore di Michela Marzano [Frasi libro]

L'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore
di Michela Marzano

Frasi:
Che l'amore sia tutto quel che c'è è ciò che noi sappiamo dell'amore. E ci basta, se il carico è proporzionato al contenitore. ‪(Emily Dickinson‬)
Quello che abbiamo vissuto ci accompagna e molte volte - troppe, sempre troppe, nonostante gli sforzi per rompere il circolo vizioso della ripetizione - ci determina.
In amore, però, le recriminazioni non servono. Al contrario. Ci imprigionano all'interno di logiche distruttive. Come quando eravamo piccoli e pensavamo che l'amore lo si meritasse. E che bastasse essere "bravi e buoni" perché la mamma ci sorridesse, il papà ci facesse una carezza, la maestra ci premiasse, l'angelo custode ci tenesse tra le sue braccia durante la notte.
Quando si ama, si ama proprio perché non si capisce. Si sente solo che il cuore batte forte forte. Come di fronte a uno specchio appannato che riflette un volto senza contorni. Come in attesa di una cantilena antica che si interrompe all'improvviso.
Dicono che chi non riesce a fidarsi o ad amare, non può farlo perché non riesce nemmeno a credere. Perché anche la fede è una forma di abbandono. Anche nella fede ci rimettiamo al benvolere di chi, dall'alto dei cieli, ci osserva incuriosito, talvolta con pietà, sempre con l'amore di chi conosce i nostri limiti e non interviene mai per spingerci a fare o meno qualcosa, visto che ci ha promesso non solo la vita eterna, ma anche e soprattutto la libertà di sbagliare. 
La nostalgia è bastarda. Ti riempie solo d'illusioni. Come la notte, quando non riesci a dormire e rifai il mondo a tavolino. Sembra che basti premere un bottone per tornare indietro e ricominciare da capo, in modo diverso. Mentre il passato, in realtà, non lo si cambia mai. E talvolta neppure il presente.

16 novembre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa

Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
VI lezione


"Quando aveva finto una cosa, bruciava i manoscritti, non li lasciava, li bruciava. Anche le bozze corrette: quando gli arrivavano le bozze che lui stesso correggeva, le bruciava. C'è questo camino ad angolo nella casa del Lungotevere della Vittoria. È un po' in diagonale, così, il camino. Lui accendeva questo camino e bruciava tutto.[...] Un lavoro finito per lui era un lavoro pubblicato, il resto lo bruciava".
(Intervista di Serafino Amato a Sebastian Schadhauser, scultore ebanista grande amico del romanziere).

Scrivere è un lavoro duro e faticoso, che impegna molto del nostro tempo. Pensare che Alberto Moravia bruciava la prima bozza del suo manoscritto per poi riscriverla da capo, mi fa accapponare la pelle.

Nell'ultima lezione, abbiamo cominciato a parlare di stile. Dopo aver concretizzato un'idea occorre metterla sulla carta. In che modo?
Ogni autore ne ha uno diverso, un insieme di caratteristiche espressive, che sono date dalla scelta delle parole, dalla costruzione sintattica, dalla capacità di collegare gli argomenti, che diventano tutte cifre distintive. Come uno scrittore riesce a raccontare un pensiero, a costruire un dialogo, a strutturare un'opera, a definire i personaggi, sono tutti elementi che lo rendono accattivante agli occhi di un lettore.

Provare a esternare una storia senza avere consapevolezza dello stile è un'operazione impossibile. Ecco perché credo sicuramente che questo sia un aspetto da non sottovalutare: molte volte mi sono trovata a leggere un libro impostato male, privo di un assetto funzionante , da farmi dimenticare il buono del contenuto, completamento soppiantato da una forma scialba.
Siamo di fronte a un'attività complessa che deve abbracciare ogni fase e non limitarsi a curare la sola trama. Il messaggio veicolato è offerto a chiunque e le interpretazioni saranno molteplici: se l'autore ha fatto un buon lavoro di partenza, attento sotto in ogni punto, il giudizio non potrà che essere positivo.

Nel ricordare l'uscita di domani, martedì 17 novembre, della nuova edizione di On Writing di Stephen King (Frassinelli) riporto i 22 consigli su come essere un grande scrittore:

1. Smettere di guardare la tv e scrivere tanto;
2. Prepararsi a fallimenti e critiche;
3. Non perdere tempo a cercare di compiacere i lettori;
4. Scrivere per se stessi;
5. Affrontare le cose che sono più difficili da scrivere;
6. Scrivere isolandosi dal resto del mondo;
7. Non essere presuntuosi;
8. Evitare gli avverbi e i paragrafi troppo lunghi;
9. Non farsi ossessionare dalla grammatica;
10. Padroneggiare l'arte della descrizione;
11. Non esagerare con le informazioni inutili;
12. Raccontare storie su ciò che la gente fa realmente;
13. Correre qualche rischio;
14. Non occorrono droghe e alcool per essere validi scrittori;
15. Non cercare di rubare la voce di qualcun altro;
16. Capire che la scrittura è una forma di telepatia;
17. Prendere la scrittura seriamente;
18. Scrivere tutti i giorni;
19. Finire la prima bozza in non più di tre mesi;
20. Quando il libro è finito, prendersi una pausa di almeno sei settimane prima di rileggerlo;
21. Avere il coraggio di tagliare;
22. Cercare una relazione stabile, mantenersi in forma, essere felici.

Alcuni appariranno banali, ma se ci si riflette bene mai bisogna dare per scontate le cose: sono d'accordo sulla necessità di leggere tanto e scrivere di più; invidio a Stephen King l'ottima capacità descrittiva che lo contraddistingue; impegnarsi nello scrivere i pezzi più tosti, fino a che non sono perfetti. Forse dalla grammatica non bisogna farsi ossessionare, però devo ammettere che per me è un chiodo fisso.

Pensate che la lista di Stephen King sia utile e condividete i suoi punti? Qual è lo scrittore che vi ha colpito per la sua capacità di rendere incredibile un testo?

Veronica

15 novembre 2015

La Strada di Cormac McCarthy [recensione]

LA STRADA 
di
Cormac McCarthy

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Traduzione: Martina Testa
Pagine: 220
ISBN: 9788806219369
Prezzo: € 12,00

Il mondo come lo conosciamo è distrutto, sparito. Le strade sono deserte, cumuli di polvere attraversano l'aria, il clima è mutato e non si vedono più animali. Le cause sono sconosciute per il lettore, ma poco importa il perché dell'attuale situazione. Poche persone vagano senza sapere quanto tempo ancora riusciranno a sopravvivere. Un padre e un figlio avanzano da un luogo a un altro per raggiungere l'oceano, con un carrello dove è riposto tutto ciò che hanno: poche provviste, qualche coperta bucata e un pentolino per cuocere il cibo.
Loro sono i buoni, portano il fuoco:
"Ce la caveremo, vero, papà? Sì. Ce la caveremo. E non succederà niente di male. Esatto. Perché noi portiamo il fuoco. Sì. Perché noi portiamo il fuoco".
Rari sono gli incontri con altri esseri umani, ma significativi, in quanto permettono di comprendere quanta poca civiltà sia rimasta e quanta disperazione si sia impossessata della vita.
Lo scambio con un uomo nel bosco, che cerca di convincere i due protagonisti a unirsi al gruppo, in grado di fornire cibo e protezione. Il padre intuisce già quale sarebbe il loro destino se acconsentisse a questa unione e spara all'uomo per poi fuggire a nascondersi dagli altri. 
L'esplorazione di un seminterrato porta alla luce una vera e propria dispensa umana che costringe il piccolo a fare i conti con i cattivi, molto più spaventosi della morte stessa.
La scena più cruda al quale i due superstiti sono costretti ad assistere è il corpicino di un neonato infilzato a un ramo riposto sopra un fuoco da uomini e donne per sfamarsi.

L'uomo è consapevole di essere malato e che un giorno il bambino resterà da solo. Cerca di insegnargli a essere forte, diffidente, scaltro, anche se significa ripagare un ladro con la stessa moneta. Il desiderio di abbracciare la fine è forte, ma non desidera che il figlio perda la speranza: da una parte vorrebbe che ci fosse ancora possibilità per il bene e dall'altra è sempre più devastato dal nulla che sovrasta l'universo.
L'uno sono il mondo dell'altro e procedono verso una meta che deve essere un nuovo punto di partenza.

Lo stile di Cormac McCarthy ricalca alla perfezione l'ambientazione de La Strada: silenzio, oscurità, paura, estinzione. Un susseguirsi di paragrafi concentrati, costituiti da una sintassi breve o brevissima (in certi casi anche una singola parola), in cui i dialoghi sono ridotti all'osso e fanno parte della stessa prosa, senza essere esplicitati dalla punteggiatura.
Il mondo post-apocalittico è presentato nel momento culminante e si è manifestato in tutta la sua crudeltà, sia nel modo di agire delle persone sia nell'aria, nella natura che li circondano.
Alcuni momenti, alcuni scambi mi hanno fatto pensare alla serie tv cult The Walking Dead, soprattutto per due motivi. La perdita di civilizzazione e umanità che porta a un nuovo avvento del cannibalismo, con i buoni terrorizzati dal come sono cambiate le persone; per sopravvivere occorre eliminare dentro se stessi ogni forma di bontà e adattarsi al cambiamento. L'assenza di fiducia nel domani non ti fa comunque scegliere la strada più facile della morte, ma ti obbliga a non accogliere più nessuno nel gruppo, ristretto, come quello del padre e figlio, o più grande, a chiudere le porte a chiunque, dubitando sempre che alla fine si rivelino una minaccia.
Per tutti gli appassionati della serie, molte volte, più che il contesto "zombie", con una malattia che ha infettato tutti, le dinamiche di maggior interesse riguardano i personaggi stessi, cosa provano e l'arrivare a fare di tutto per proteggere coloro che amano, anche uccidere. Se ti trovi a combattere per la sopravvivenza, l'etica perde automaticamente di valore: chi riflette sul giusto e sbagliato perde solo tempo.

Un libro bellissimo, una missione d'amore di un genitore che cerca di crescere il piccolo in un mondo perduto, dimostrando il proprio amore incondizionato in ogni situazione, anche la più critica. In un futuro vuoto e silenzioso non resta che una flebile luce che proviene dai protagonisti, dal loro muoversi alla ricerca della speranza.
Pagina dopo pagina sembra di procedere a fianco di due ombre, trattenendo il respiro, carichi di angoscia e desolazione; giunti all'epilogo, la tristezza si scatena e non si può fare altro che sentirsi persi, impotenti, svuotati, in attesa di un segnale che non si trasformi in mera illusione.

Veronica

10 novembre 2015

L'ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi [recensione libro]

L'ultima settimana di settembre
di Lorenzo Licalzi

Rizzoli Editore
308 pagine
ISBN carta: 9788817083119 
18 euro
uscito il 28 agosto 2015
In ogni caso l'idea di morire l'ultima settimana di settembre mi piaceva, ha un non so che di nostalgico, direi quasi letterario. E poi morire in autunno è troppo triste, in piena estate troppo caldo, in inverno troppo freddo, l'ideale sarebbe stata la primavera, ma sarebbe stato troppo faticoso arrivarci.
Pietro Rinaldi ha 80 anni, è un (ex) scrittore, vedovo e vuole morire. Il suo ultimo libro, scritto nel 1990, "Andate tutti affanculo", in particolare l'ultimo capitolo "Tutti quelli che mi stanno sul cazzo" (che continua tutt'ora ad aggiornare) ci dà una vaga percezione della sua insofferenza, maturata ancora di più col passare del tempo fino ad arrivare a un pensiero senza ritorno. Quindi dopo aver spiegato con tanto di lettera i motivi di un gesto così estremo, compresi quelli relativi al suo modo di suicidarsi, decide di prendere 3 pasticche di Tavor accompagnati da un bel prosecco. Tali piani vengono interrotti dal suono del campanello. Dietro alla porta c'è Roberta, sua figlia, che gli chiede di occuparsi per qualche giorno sia di Diego, il nipote, che di Sid, il cane. Lei è il marito devono andare a Parigi al funerale della suocera. L'anziano signore accetta di malavoglia, in particolare dopo la predica della ragazza sui suoi difetti sia come uomo che come padre. Quella è l'ultima volta in cui si parlano. Purtroppo i due rimangono vittime di un tragico incidente. Nonno e nipote all'improvviso si trovano di fronte a un dramma: il primo perde una figlia, il secondo una madre (e un padre). Attraverso il dolore sono costretti a conoscersi per davvero e ad intraprendere un viaggio verso la guarigione.

La prima parte della storia mi ha ricordato "L'uomo che metteva in ordine il mondo" di Fredrik Backman edito da Mondadori, uscito nel 2014. I due protagonisti si basano sullo stesso stereotipo:
- Asociali, irosi, anticonformisti, disillusi, palesemente rompiscatole e fissati per la propria macchina. Non vedono una via d'uscita diversa all'idea che si sono formati nella loro testa, al destino che hanno scelto come liberazione al malessere che si portano dentro. Sono le relazioni sociali a salvarli. Le piccole pedine che gli ruotano intorno seppur in maniera diversa e inconsapevole. Per Ove i vicini di casa, mentre per Pietro il nipote. Iniziano a non pensare più alla morte solo quando qualcuno gli fa capire che ha bisogno di loro, che è indispensabile. A sua volta questo prendere in cura diventa un prenderSI in cura. Ma...

Avete mai fatto caso a come la percezione che abbiamo del tempo, nel tempo cambia la visione dell'esistenza stessa? Tutto corre, è mutevole, evolve senza riuscire a consolidarsi mai. Si inizia con l'essere talmente pieni di energia da non sapere come incanalarla. Poi arrivano le strade da percorrere, che non sempre si rivelano giuste. Grazie alla consapevolezza e alla tenacia si va ovunque. Sbagliare e ripartire, a volte in maniera infinita. L'essere umano si distingue proprio per l'incontrastata fiducia nel mondo, per la speranza di potersi sorprendere a prescindere dai momenti sì o no. Fino a quando dopo tanto peregrinare ci si ferma. Rassegnati o in pace. Tale fase (soprattutto nel secondo caso) rasenta la perfezione o (nel primo) la caduta totale. Se non fosse che di pari passo il corpo inizia a diventare un insieme di meccanismi difettosi che sfuggono al controllo e alla nostra lucidità. Per concludere con l'essere messi all'angolo perché gli altri sono impegnati a correre chissà quale maratona esistenziale, alla ricerca di chissà quale traguardo da raggiungere. Inoltre è il "MENTRE" ci frega. La necessità di non poter mai rendere conto a pieno su ciò che desideriamo, la sensazione di non avere un attimo, soprattutto se si è costretti a tener conto dei desideri altrui.

Come Pietro che non sa decidersi e per il terrore di sbagliare rimette in discussione le sue volontà. Quel nipote che non ha mai voluto accudire è giovane, solo, non centra niente con il passato, con lui e con l'incidente dei genitori. Forse è l'aspetto che lo opprime di più e al tempo stesso lo stimola a non perdere la rotta o probabilmente a ritrovarla per il bene di entrambi. Dipende sempre dai punti di vista col quale guardiamo le cose.

Buona lettura a tutti voi!

Francesca

9 novembre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa

Corso di scrittura creativa
libreria Liggermente
V lezione

Come compito per questa V lezione, preparare un dialogo che potesse in qualche modo inserirsi nel nostro progetto libro. Per seconda cosa, il pensare a un romanzo e a un personaggio che siano il giusto connubio tra credibilità e immedesimazione: un giro di risposte per conoscere i diversi protagonisti della letteratura che ci hanno conquistato e ai quali ogni tanto ripensiamo.
Un altro momento di condivisione di questo incontro è stato il creare un dialogo conflittuale, botta e risposta, fra due persone: nel mio caso, ci siamo immersi in una diatriba casalinga, dalle conseguenze disastrose, fra una coppia di un lui un po' più disordinato e poco attento e una lei precisa e snervante.

Per la prossima volta, dobbiamo trovare una canzone in grado di suscitare in noi forti emozioni e, perché no, possa essere la colonna sonora di una scena del nostro libro.
Io ho pensato subito ai Coldplay e alla canzone che è stata parte della mia vita, sia di momenti belli che brutti, proprio per la capacità intrinseca di allinearsi al mio stato d'animo. 

Come up to meet you, tell you I'm sorry,
You don't know how lovely you are.
I had to find you, tell you I need you,
Tell you I set you apart.

Tell me your secrets and ask me your questions,
Oh, let's go back to the start.
Running in circles,coming in tales,
Heads are science apart.

Nobody said it was easy,
It's such a same for us to part.
Nobody said it was easy,
No-one ever said it would be this hard.
Oh take me back to the start.

I was just guessing at numbers and figures, 
Pulling your puzzle apart.
Questions of science, science and progress,
Do not speak as loud as my heart.

And tell me you love me, come back and 
haunt me,
Oh and I rush to the start. 
Running in a circles, chasing tails,
And coming back as we are.

Nobody said it was easy,
oh its such a shame for us to part.
Nobody said it was easy,
No-one ever said it would be so hard.

I'm going back to the start.

Nel video il protagonista ripensa al suo amore, a come sono andate le cose tra loro e perché abbiano preso proprio quella piega. Riavvolge il nastro e analizza attentamente i fatti, rivelando la propria speranza di poter tornare al punto di partenza.
Con una vena fortemente fatalista, confessa che nessuno gli ha mai detto che sarebbe stato facile, ma nessuno gli ha neanche detto che sarebbe stato così difficile. Il ragionamento scientifico è fatto di leggi precise e di soluzioni che si applicano a particolari problemi. Le emozioni non si acquietano e curano semplicemente con una medicina, l'amore non è un sentimento che si può spiegare razionalmente.
Dopo aver compreso tutti gli errori commessi, anche se si possedesse il potere di avvolgere il nastro per tornare all'inizio, chissà se la dinamica degli eventi cambierebbe. Forse, con la consapevolezza di creare un domani fuori da ogni pericolo, sì. Ma se si azzerasse tutto, compresa la nostra memoria, il destino prenderebbe esattamente la stessa piega.

Voi avete una canzone che amate particolarmente per il suo significato e per le emozioni che riesce a scatenare?

Veronica

5 novembre 2015

La Strada di Cormac McCarthy [frasi libro]

LA STRADA
di
Cormac McCarthy

Frasi libro
"Si svegliò prima dell'alba e guardò sorgere il giorno livido. Lento o quasi opaco. Si alzò che il bambino dormiva ancora, si infilò le scarpe e si strinse nella coperta e si incamminò in mezzo agli alberi. Scese in una fenditura tra le rocce e lì si accucciò a terra tossendo e tossì per un bel pezzo. Poi si inginocchiò nella cenere. Alzò il viso verso il pallore del giorno. Ci sei?, sussurrò. Riuscirò a vederti prima o poi? Ce l'hai un collo per poterti strangolare? Ce l'hai un cuore? Sii stramaledetto per l'eternità, ce l'hai un'anima? Oh Dio, sussurrò. Oh Dio".
"L'uomo aveva la pistola a portata di mano, sopra il telo di plastica piegato in cima al carrello. Si teneva il bambino stretto al fianco. La città era completamente bruciata. Nessun segno di vita. Per le strade automobili incrostate di cenere, ogni cosa coperta da cenere e polvere. Impronte fossili nel fango secco. In un androne un cadavere ridotto a cuoio. Con una smorfia di scherno rivolta al giorno. Si strinse ancora di più al bambino. Ricordati che le cose che ti entrano in testa poi ci restano per sempre, gli disse. Forse dovresti rifletterci. Però certe cose uno se le dimentica, no? Sì. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare".
" Quanto colore invece nei sogni. In che altro modo poteva chiamarti a sé la morte? Poi ti svegliavi in un'alba fredda e tutto si riduceva immediatamente in cenere. Come certi antichi affreschi rimasti sepolti per secoli e improvvisamente esposti alla luce del giorno".
"Su questa strada non c'è benedetta anima via. Sono scomparsi tutti tranne me e si sono portati via il mondo. Che differenza c'è fra ciò che non sarà mai e ciò che non è mai stato?".
"Gente seduta sul marciapiede all'alba, mezzo immolata e con i vestiti fumanti. Come suicidi mancati in una setta. Altri venivano in loro aiuto. Nel giro di un anno c'erano roghi sulle creste dei monti e allucinate litanie nell'aria. Le urla degli assassinati. Di giorno i morti impalati lungo la strada. Che cosa avevano fatto? Arrivò a credere che nella storia del mondo forse c'era più castigo che delitto, ma non ne trasse grande conforto".
"Ripensò alla foto della moglie sulla strada e si disse che avrebbe dovuto tentare di farla restare nelle loro vite, ma non sapeva come. Si svegliò tossendo e si allontanò dal telo per non svegliare il bambino. Lungo una parete di roccia nel buio, avvolto nella coperta, inginocchiato nella cenere come un penitente. Tossì fino a sentire il sapore del sangue e disse il nome di lei a voce alta. Pensò che forse l'aveva pronunciato anche nel sonno. Al suo ritorno il bambino era sveglio. Scusa, gli disse. Non fa niente. Rimettiti a dormire. Vorrei essere con la mamma. Lui non rispose. Si sedette accanto al corpicino avvolto nelle trapunte e nelle coperte. Dopo un po' disse: Nel senso che vorresti essere morto? Sì. Non devi dire così. Però è vero. Non lo dire. È una cosa che non si deve dire mai. Non lo faccio apposta. Lo so. Però devi trattenerti. E come faccio? Non lo so".
"Rimasero a terra, in ascolto. Ce la farai? Quando sarà il momento? Quando Sarà il momento non ci sarà tempo. È questo il momento. Bestemmia Dio e muori. E se si inceppa? Non può incepparsi. Ma se si inceppa? Saresti capace di fracassare quel cranio adorato con un sasso? C'è un essere simile, dentro di te? Di cui non sai nulla? Ci può essere? Tienilo stretto. Ecco, così. L'anima è un soffio. Abbraccialo. Bacialo. Svelto".
"A volte, mentre guardava il bambino dormire, gli capitava di scoppiare in un pianto incontrollabile, ma non era il pensiero della morte. Non sapeva bene cosa fosse però gli sembrava che avesse a che fare con la bellezza o la bontà. Cose a cui non aveva più modo di pensare. [...] In sogno vide il bambino steso su un tavolo di obitorio e si svegliò inorridito. Quello che riusciva a sopportare di giorno di notte diventava insopportabile, e rimase sveglio per paura che l'incubo si ripresentasse".
"Uscì fuori nella luce livida, rimase lì in piedi e per un attimo vide l'assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L'oscurità implacabile. i cani del sole, nella loro corsa cieca. Il vuoto nero e schiacciante dell'universo. E da qualche parte due animali braccati che tremavano come volpacchiotti nella tana. Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli".
"Sbucarono nella piccola radura, il bambino aggrappato alla sua mano. Si erano portati via tutto tranne quella cosa nera infilzata su uno spiedo sopra le braci. L'uomo stava scorrendo con lo sguardo il perimetro dello spiazzo quando il bambino si voltò e nascose il viso contro di lui. Si girò di scatto per vedere cosa fosse successo. Che c'è?, disse. Che c'è? Il bambino scosse la testa. Oh papà, disse. L'uomo si voltò e guardò meglio. Quello che il bambino aveva visto era un neonato decapitato e sventrato che si anneriva sullo spiedo. Si chinò e prese in braccio il bambino e si avviò verso la strada stringendolo a sé. Mi dispiace, sussurrava. Mi dispiace".
"Ma chi lo troverà se si è perso? Chi lo troverà, quel bambino? Lo troverà  la bontà. È sempre stato così. E lo sarà ancora".

A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica

2 novembre 2015

Nuove esperienze: un corso di scrittura creativa

Corso di scrittura creativa
libreria Leggermente
IV lezione

Siamo giunti a metà corso e il progetto comincia a concretizzarsi. Ogni lezione si concentra su aspetti importanti dello scrivere una storia e con metodo pensiamo a come sviluppare ogni punto.
Questo incontro è stato focalizzato sui personaggi, sul loro profilo che deve essere il più possibile completo:
"Dei personaggi non bisogna dire tutto, ma bisogna sapere tutto, per meglio gestirlo, senza cadere in contraddizione".
Quali sono i personaggi che a vostro avviso sono meglio descritti, quali i romanzi che riescono a funzionare grazie a una loro ottima caratterizzazione?
Io penso ai protagonisti dei libri di Richard Yates: per nessuno esiste il lieto fine, sembrano infelici per natura e nel raggiungimento dei propri obiettivi si interpongono ostacoli che non riescono a superare. Tentano di conquistare uno status sociale più elevato, ma la scalata è frenata da eventi avversi, che finiscono per trasformare la lotta in resa. L'autore descrive uomini è donne con debolezze emotive e, a volte, addirittura mentali, incapaci di ribaltare un destino che impedisce loro di diventare persone straordinarie.
L'incipit di Easter Parade è presagio di quello che sarà il futuro delle due protagoniste:
"Né l'una né l'altra delle sorelle Grimes avrebbe avuto una vita felice, e a ripensarci si aveva sempre l'impressione che i guai fossero cominciati con il divorzio dei loro genitori".
Non è facile descrivere qualcuno in modo incisivo e veritiero; spesse volte si dice che il personaggio è in un modo, ma non lo si fa mai vedere mentre compie azioni che avvalorano quel carattere. Lo scrittore deve lavorare moltissimo sulla loro costruzione da più punti di vista: anagrafico, caratteriale, sociale, psicologico, culturale. Nel lettore deve scattare il meccanismo dell'empatia, immedesimazione anche se si tratta di un antieroe; se ogni attore della storia convince, si è tentati di comprendere sia azioni positive che negative.
Come esercizio per casa, costruire un dialogo fra uno o più personaggi, in un contesto qualsiasi, che sia preferibilmente del nostro progetto libro.
Uno scambio di battute potrebbe apparire un lavoro semplice: proprio adesso ne sto buttando giù uno e vi assicuro che devo immaginare come può controbattere ciascuno dei due "interpreti", senza che si rivelino due macchiette di me stessa. Ciascuno di loro deve avere un suo profilo dettagliato e in grado di differenziarsi da chiunque altro.

Vi lascio con il pensiero di Chuck Palahniuk nell'intervista Quel momenti che scottano la lingua:
"Non voglio che il racconto si paralizzi. Questo significa un flusso costante di punti di intreccio, che si verificano in scene brevi, spingendo la trama al di là di qualsiasi crisi moderata, oltre il romanzo. Ciò che potrebbe rappresentare il culmine drammatico di un altro libro, sarà il culmine drammatico solo del primo atto del mio romanzo. Di un'idea audace e sconvolgente, me ne servo il prima possibile, altrimenti il mio flusso di pensieri si arresta. Non importa quanto orribile sia la scena, puoi sempre rifinirla. Inoltre, ai libri è rivolta un'attenzione molto ridotta da parte del pubblico. Nessuno legge. Con tutti questi punti a sfavore dei libri, ritengo che il loro vantaggio risieda nell'abilità di affrontare tematiche e di descrivere scene che nessun altro mezzo di informazione possa fare. Se non sono gli scrittori a raggiungere certi estremi, nessun altro può farlo".
Veronica