10 novembre 2015

L'ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi [recensione libro]

L'ultima settimana di settembre
di Lorenzo Licalzi

Rizzoli Editore
308 pagine
ISBN carta: 9788817083119 
18 euro
uscito il 28 agosto 2015
In ogni caso l'idea di morire l'ultima settimana di settembre mi piaceva, ha un non so che di nostalgico, direi quasi letterario. E poi morire in autunno è troppo triste, in piena estate troppo caldo, in inverno troppo freddo, l'ideale sarebbe stata la primavera, ma sarebbe stato troppo faticoso arrivarci.
Pietro Rinaldi ha 80 anni, è un (ex) scrittore, vedovo e vuole morire. Il suo ultimo libro, scritto nel 1990, "Andate tutti affanculo", in particolare l'ultimo capitolo "Tutti quelli che mi stanno sul cazzo" (che continua tutt'ora ad aggiornare) ci dà una vaga percezione della sua insofferenza, maturata ancora di più col passare del tempo fino ad arrivare a un pensiero senza ritorno. Quindi dopo aver spiegato con tanto di lettera i motivi di un gesto così estremo, compresi quelli relativi al suo modo di suicidarsi, decide di prendere 3 pasticche di Tavor accompagnati da un bel prosecco. Tali piani vengono interrotti dal suono del campanello. Dietro alla porta c'è Roberta, sua figlia, che gli chiede di occuparsi per qualche giorno sia di Diego, il nipote, che di Sid, il cane. Lei è il marito devono andare a Parigi al funerale della suocera. L'anziano signore accetta di malavoglia, in particolare dopo la predica della ragazza sui suoi difetti sia come uomo che come padre. Quella è l'ultima volta in cui si parlano. Purtroppo i due rimangono vittime di un tragico incidente. Nonno e nipote all'improvviso si trovano di fronte a un dramma: il primo perde una figlia, il secondo una madre (e un padre). Attraverso il dolore sono costretti a conoscersi per davvero e ad intraprendere un viaggio verso la guarigione.

La prima parte della storia mi ha ricordato "L'uomo che metteva in ordine il mondo" di Fredrik Backman edito da Mondadori, uscito nel 2014. I due protagonisti si basano sullo stesso stereotipo:
- Asociali, irosi, anticonformisti, disillusi, palesemente rompiscatole e fissati per la propria macchina. Non vedono una via d'uscita diversa all'idea che si sono formati nella loro testa, al destino che hanno scelto come liberazione al malessere che si portano dentro. Sono le relazioni sociali a salvarli. Le piccole pedine che gli ruotano intorno seppur in maniera diversa e inconsapevole. Per Ove i vicini di casa, mentre per Pietro il nipote. Iniziano a non pensare più alla morte solo quando qualcuno gli fa capire che ha bisogno di loro, che è indispensabile. A sua volta questo prendere in cura diventa un prenderSI in cura. Ma...

Avete mai fatto caso a come la percezione che abbiamo del tempo, nel tempo cambia la visione dell'esistenza stessa? Tutto corre, è mutevole, evolve senza riuscire a consolidarsi mai. Si inizia con l'essere talmente pieni di energia da non sapere come incanalarla. Poi arrivano le strade da percorrere, che non sempre si rivelano giuste. Grazie alla consapevolezza e alla tenacia si va ovunque. Sbagliare e ripartire, a volte in maniera infinita. L'essere umano si distingue proprio per l'incontrastata fiducia nel mondo, per la speranza di potersi sorprendere a prescindere dai momenti sì o no. Fino a quando dopo tanto peregrinare ci si ferma. Rassegnati o in pace. Tale fase (soprattutto nel secondo caso) rasenta la perfezione o (nel primo) la caduta totale. Se non fosse che di pari passo il corpo inizia a diventare un insieme di meccanismi difettosi che sfuggono al controllo e alla nostra lucidità. Per concludere con l'essere messi all'angolo perché gli altri sono impegnati a correre chissà quale maratona esistenziale, alla ricerca di chissà quale traguardo da raggiungere. Inoltre è il "MENTRE" ci frega. La necessità di non poter mai rendere conto a pieno su ciò che desideriamo, la sensazione di non avere un attimo, soprattutto se si è costretti a tener conto dei desideri altrui.

Come Pietro che non sa decidersi e per il terrore di sbagliare rimette in discussione le sue volontà. Quel nipote che non ha mai voluto accudire è giovane, solo, non centra niente con il passato, con lui e con l'incidente dei genitori. Forse è l'aspetto che lo opprime di più e al tempo stesso lo stimola a non perdere la rotta o probabilmente a ritrovarla per il bene di entrambi. Dipende sempre dai punti di vista col quale guardiamo le cose.

Buona lettura a tutti voi!

Francesca

7 commenti:

  1. non ho letto "L'uomo che metteva in ordine il mondo" ma sono una fan sfegatata di Licalzi, ho comprato "L'ultima settimana di settembre" il giorno in cui è uscito e l'ho amato alla prima riga. Bellissimo****

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    1. Io invece è il primo libro che leggo di Licalzi...
      Diciamo che per alcune cose mi è piaciuto, per altre un po' meno.

      ;)

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  2. Ho già questo libro, non l'ho letto solo perché è in digitale ma mi incuriosisce molto!! ;)

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    1. Bene, io adesso aspetto solo di sapere cosa ne pensi! :*

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  3. Sembra veramente veramente bello!

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  4. ho trovato il finale un po' scontato, ma devo ammettere che nemmeno questo neo mi è spiaciuto!

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