15 dicembre 2015

Una buona scuola di Richard Yates [recensione]

UNA BUONA SCUOLA
di
Richard Yates

Editore: minimum fax
Collana: Minimum Classics
Traduzione: Andreina Lombardi Bom
Pagine: 235
ISBN: 9788875212162
Prezzo: € 12,50

La Dorset Academy è un collegio maschile situato nel New England, che accoglie ragazzi emarginati, che non sono di interesse per gli altri istituti, e dove gli insegnanti si trovano a esercitare la propria professione, in quanto non hanno ottenuto occasioni migliori (soltanto uno tra loro è laureato).
William Grove, alter ego dell'autore, è il protagonista principale, l'esempio perfetto di ragazzo problematico, insicuro della provenienza familiare, incapace di relazionarsi ed entrare in sintonia con l'ambiente circostante:
"Chi è la voce narrante in questi due capitoli? Se è William Grove, il goffo allievo della Dorset, be', ha la stessa madre, lo stesso padre, la stessa sorella, situazione, sentimenti e biografia dell'autore [...]".
Come in tutte le opere di impronta "yatesiana", l'elemento autobiografico è forte, tanto da far parlare di corrente letteraria, come la stessa Zadie Smith spiega nella prefazione. Per chi ama questo autore, sa di cosa sto parlando: facile diventa identificare un personaggio o un dialogo ideato da Richard Yates, come anche lo stessa aberrazione per il lieto fine inutilmente consolatorio. Ciò che è posto in primo piano è il disagio, sentimento prevalente nell'animo di ogni attore che entra in scena: la prospettiva si allarga e spesso lo stesso Grove è lasciato in ombra per molte pagine, puntando i riflettori su quello che succede. 
Robert Driscoll è il primo professore a non essere convinto della validità dell'accademia, anche se si ripete di trovarsi in una buona scuola:
"Robert Driscoll si ripete spesso che la Dorset Academy era una buona scuola; tuttavia c'era da fare una precisazione seccante: se solo avesse somigliato di più a una vera scuola. E quasi tutti gli altri lì sembravano portarsi dietro questa impressione di inautenticità: il corpo docente, i ragazzi... glielo si leggeva in faccia".
Suo figlio Bobby, anche lui allievo della Dorset, prova un forte imbarazzo nel frequentare un posto in cui non si sente accettato e non ha coltivato amicizie valide.
Il professore Jack Draper, menomato dalla poliomelite, è costretto a convivere con i continui tradimenti della moglie Alice che, sotto il suo naso, frequenta l'affascinante insegnante di francese Jean-Paul La Prade.
Larry Gaines è il più bello della scuola, si innamora della figlia del preside Edith, con la quale passa una notte di passione, prima di imbarcarsi e lavorare presso la marina mercantile.

L'autore sviscera la sua ossessione per la realtà, per le aspettative del prossimo, per le dinamiche che vedono agire tutti coloro che animano il romanzo Una buona scuola.
La scuola è il luogo deputato per eccellenza alla formazione dell'individuo, un percorso duplice di mimesi e metamorfosi: con il primo, si insinua l'idea di una configurazione da impartire allo sviluppo umano, secondo un modello ideale, basato su norme esemplari di comportamento; con il secondo, si intende la maturazione e la crescita che permettono il raggiungimento degli obiettivi. La Dorset Academy è un universo, un piccolo granello nel mondo, che si fonda sull'importanza dell'individualità solo in apparenza; nella pratica porta avanti una politica borghese e tradizionalista, in cui sono bandite la debolezza, l'eccentricità e l'omosessualità.
I sistemi educativi e formativi devono assumere il ruolo di facilitatori dei progetti di vita del singolo, consentendo a tutti di valorizzare le proprie risorse cognitive ed emotive: è necessario comprendere allo stesso tempo l'unicità e la diversità del singolo. Non è facile agire a questo scopo, in un contesto segnato dalla guerra: più che concedere a un giovane di realizzare i propri sogni, si deve creare dei piccoli soldati che siano pronti a combattere per la patria.
Quando Grove ripensa ai tempi all'istituto, ne comprende la forza e il valore: è vero che i problemi economici ne hanno definitivamente segnato la chiusura e quasi tutti i suoi compagni sono morti sul campo, ma lui, dopo un periodo difficile, è riuscito a ritagliarsi il suo posto, a entrare nel giornale Chronicle e a diventare uno scrittore, imparando dai propri errori:
"Se mio padre fosse vissuto lo avrei certamente ringraziato per aver finanziato il periodo che ho trascorso alla Dorset Academy. So che non si era mai fidato di quel posto, e proprio per questo avrei insistito se lui non avesse dato peso ai miei ringraziamenti. Avrei potuto dirgli perfino che [...], in modi che per me sono ancora importanti, quella è stata una buona scuola. Mi ha aiutato a superare il periodo peggiore della mia adolescenza, come poche altre scuole avrebbero fatto, e mi ha insegnato i rudimenti del mio mestiere".
In Richard Yates non c'è posto per la commiserazione e la pena per le disgrazie; ciò che è fondamentale è la consapevolezza di sé, l'acquisizione di coscienza che dà forma all'esperienza. La realtà e non l'illusione, il mondo che è pervaso da difficoltà e sfide continue, rispetto alle opportunità e ai colpi di fortuna.
La adoro in tutti i suoi scritti, per il suo non essere mai consolatorio, per raccontarsi attraverso i personaggi, per far riflettere sempre sulla vita, soprattutto sul lato peggiore, che è quello che quotidianamente affrontiamo; i problemi sono costanti e lui è un maestro nel ricreare i contesti in maniera così veritiera, soprattutto dal lato emozionale.

Veronica

3 commenti:

  1. Mi hanno ispirato molto le tue ultime righe della recensione. Da un po' di tempo conto di scoprire Richard Yates e non ho ancora deciso da che romanzo partire. Me lo consigli come primo? :)

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    1. Ciao Marta, ti consiglio di cominciare da Easter Parade, in assoluto il mio preferito. Fammi sapere poi se Richard Yates ti appassiona tanto quanto a me :-)

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    2. Ho cercato informazioni, ma devo dirti che le saghe familiari non mi hanno mai preso più di tanto... :) Grazie comunque per il consiglio!

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