30 dicembre 2016

Le migliori letture del 2016

LE DIECI MIGLIORI LETTURE DEL 2016


Instangram, con il #Bestnine2016, mi ricorda che ho letto tantissimo quest'anno, nonostante gli impegni quotidiani, soprattutto di lavoro. Complice, l'Italian book challenge, al quale ho deciso di partecipare, ho totalizzato cinquanta letture nell'ambito di diverse categorie, più altri testi inseriti nei ritagli di tempo.
Sono stata fortunata, perché la maggior parte sono libri belli che ho scoperto e pochi, già dimenticati, i bruttini, i poco apprezzati.

Eccola, la mia personalissima classifica, delle dieci migliori letture del 2016:

L'autore sfrutta una fantasia politica e la concretizza nelle azioni di un folle dottore realmente esistito, permettendo di riflettere sulle conseguenze dell'uso improprio delle nuove scoperte, che dovrebbero apportare miglioramenti e non essere derive dell'equilibrio politico-sociale del mondo.

9. Sotto una buona stella di Richard Yates
Una storia ricca di riferimenti biografici, con due protagonisti, Alice e  Robert (Bobby) Prentice, che compiono un percorso difficile e disseminato di ostacoli, con il solo obiettivo di sentirsi accettati e realizzati. Come per tutti i personaggi di Yates, il lieto fine non esiste e ogni illusione è destinata a sgretolarsi di fronte all'insuccesso.

8. Alta fedeltà di Nick Hornby
Rob è l'eterno ragazzino immaturo e insicuro, che continua a sezionare se stesso alla ricerca della chiave per essere felice e di un motivo in grado di spiegare perché niente si risolve mai come desidera; la musica è il suo sostegno, in tutti i momenti in cui sente di aver collezionato un nuovo fallimento.

7. Benedizione - Canto della pianura di Kent Haruf
Difficile restare impassibili di fronte alle vicende che attraversano le vite degli abitanti di Holt, cittadina immaginaria del Colorado. Nel primo capitolo, la notizia della morte di un membro rispettato della comunità è l'occasione per fare un bilancio del proprio vissuto. Affrontare i demoni è una sfida che nessuno è capace di vincere completamente, poiché il rimorso è così radicato nei cuori, da poter essere solo attutito e mai cancellato. Nel secondo capitolo continuano a essere protagonisti e i sentimenti, la profondità dei rapporti umani, capaci di mietere i caratteri più duri e solitari.

6. Rosemary's baby di Ira Levin
Un romanzo psicologico, dall'atmosfera opprimente e disturbante, concentrato sulla figura di Rosemary, donna ingenua e altruista che, a poco a poco, perde ogni forma di consapevolezza sul proprio corpo e sulla propria mente: il Diavolo, con la complicità del fedele sposo desideroso di raggiungere il successo, la sceglie per generare il suo erede.

5. Anche noi l'America di Cristina Henriquez
Un libro bellissimo, commovente e profondo, che si racconta attraverso le testimonianze di coloro che hanno vissuto il trauma di abbandonare le proprie case per una terra che rappresenta la più grande opportunità per una vita dignitosa.

4. Tutto il nostro sangue di Sara Taylor
Un romanzo potente, oscuro e profondo, dove si delinea l'affresco di una comunità rurale, chiusa in un non-luogo magico, surreale e, al tempo stesso, vero, perché le sofferenze e il dolore attraversano le pagine e ci raggiungono, senza via di scampo, come un perfetto tiro al bersaglio.

3. Le domande di Brian di David Nicholls
Un libro romantico, genuino, malinconico, infarcito di citazioni letterarie e cinematografiche, che sfrutta il tema portante dell'University Challenge, introducendo ogni capitolo con una tipica domanda da quiz. La forza del romanzo è racchiusa nella capacità dell'autore di raccontare, con un pizzico di ironia, le peripezie di un giovane che ormai non è più un bambino. Ridiamo delle sue battute fuori luogo, della sua perseveranza nel farsi notare dalla ragazza che gli piace, e scuotiamo la testa con tenerezza, pensando "Oddio ne ha combinata un'altra".

2. Il sostituto di David Nicholls
Un romanzo che affronta una fase di transizione come la presa di coscienza circa le proprie responsabilità e la delusione legata alla certezza che la speranza di coronare i nostri desideri si infrange con la dura realtà.

1. A sangue freddo di Truman Capote
Un'opera perfetta tanto per il giornalismo quanto per la narrativa, in grado di creare un'immersione a tutti gli effetti nella grande capacità narrativa dell'autore, che racconta i fatti da più punti di vista, conferendo all'intreccio una suspense caratteristica dei migliori gialli.

Menzione speciale a 22-11-'63 di Stephen King, che mi sono sentita di rileggere e, come la prima volta, è stato un viaggio nel tempo indimenticabile.

Quali sono state le vostre letture preferite in questo 2016?

Veronica

27 dicembre 2016

Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson [recensione]

ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO
di
Shirley Jackson

Casa editrice: Adelphi
Collana: Fabula
Traduzione: M. Pareschi
Prezzo: € 18,00
Pagine: 182
ISBN: 9788845923661

Di ambientazione simile a L'incubo di Hill House della stessa autrice, anche Abbiamo sempre vissuto nel castello è una discesa nella follia, questa volta familiare. Due sorelle, una quasi trentenne, l'altra appena adolescente, orfane di tutta la famiglia tranne uno zio rimasto disabile, vivono insieme in una casa enorme, immobile e intoccabile, cenacolo dei parenti morti per avvelenamento in una inspiegabile tragedia da cui solo loro tre sono usciti incolumi.
Di nascita benestante e da sempre invise ai paesani, dall'infausto avvenimento vengono lasciate a se stesse, tenute a distanza, emarginate ma mai dimenticate attraverso canzoncine e filastrocche che i bambini e la gente del posto si divertono a ripetere alle loro orecchie le rare volte che le ragazze scendono dalla collina per fare la spesa, oppure correndo e intrufolandosi fin oltre il recinto che separa la loro casa dal mondo esterno.

È una vita immota quella che conducono le sorelle e lo zio, e quasi perenne nella sospensione dalla realtà che esiste fuori dalle mura di casa. Tutto è rimasto esattamente com'era al giorno della disgrazia: le conserve e le marmellate permangono intoccate nella dispensa, gli abiti lasciati nello stesso posto, i soprammobili, i tendaggi, le porte. Tutto chiuso. E il giallo aleggia intorno a loro: chi ha ucciso la loro famiglia, perché si sono salvati solo loro? Si sospetta sia stata la maggiore ad architettare l'assassinio della famiglia, riuscito appieno se non fosse per la svista relativa allo zio, unico altro sopravvissuto al quale non era preparata. Eppure è stata assolta. Eppure vive emarginata con la sorellina stramba: perché questo auto esilio, se non c'è nessuna colpa? Questa e altre illazioni circondano lei e la sorella, ribelle nella conservazione delle proprie fantasie, solitaria (fatta eccezione per la compagnia di un gatto nero), morbosamente affezionata alla maggiore, quasi amica e madre. Nell'immobilità, all'improvviso giunge un intruso: un cugino, quasi mai visto, che si presenta per dar loro una mano a gestire quell'immensa casa. Fin da subito le reazioni delle due ormai sole al mondo sono molto diverse: la più grande si fida subito, bisognosa alla fine di contatto umano, l'altra lo disprezza fin da principio, sospettando in lui l'interesse non tanto nella famiglia quanto nella cassaforte che loro tengono gelosamente intatta e carica degli ori degli avi. Il declino psicologico sarà inarrestabile, perché la quotidianità è lacerata da questa intrusione, fino al finale dal sapore mitologico.
L'inspiegabile odio dei compaesani, atavico, quasi genetico, le due giovani creature, tanto impalpabili e invisibili da essere quasi leggendarie, la casa come luogo sacro, bucolico, rendono questo romanzo una fiaba nera che pesca nel giallo ma che dipinge le cattiverie dell'animo umano, le più primitive, quelle che fanno troppo male da portare a coscienza.

Alessandra

23 dicembre 2016

Canto della pianura di Kent Haruf [recensione]

CANTO DELLA PIANURA
di
Kent Haruf

Trilogia della Pianura, 
II Volume

Casa editrice: NNeditore
Traduzione: Fabio Cremonesi
Pagine: 304
Prezzo: € 18,00
ISBN: 9788899253172

La cittadina immaginaria di Holt è un luogo calmo e accogliente, in cui sono custoditi i segreti dei suoi abitanti. Tom Guthrie è l'insegnante di storia del liceo; da sempre, svolge il suo lavoro con grande passione, ma le difficoltà che riscontra con uno studente hanno ripercussioni sulla famiglia. La moglie lo abbandona e lo lascia a crescere i due figli Ike e Bobby, ragazzini uniti nei loro silenzi carichi di domande, che camminano mestamente lungo i binari, consegnano i giornali e conoscono una vecchia signora, accumulatrice compulsiva, che si offre di aprire la sua casa, contenta di avere attorno un po' di movimento.
Nel frattempo, Victoria Roubideaux scopre di essere incinta; la frequentazione con un misterioso e affascinante forestiero è la causa del cambiamento più importante della sua vita. La madre coglie l'occasione di cacciarla di casa, liberandosi così di un pesante fardello. Dopo essere stata accolta per un breve periodo da una professoressa, trova ospitalità presso i fratelli McPheron. Raymond e Harold sono abituati a vivere da soli, senza troppe chiacchiere e tante responsabilità nella fattoria. L'arrivo di un'adolescente sconvolge le loro esistenze uguali e sicure, in un modo impensabile: la loro corazza è così scalfita da una giovane, che porta una ventata d'aria fresca e apre i loro cuori a nuovi sentimenti.

Prima di immergersi nella pianura di Holt, Kent Haruf dà un avvertimento al lettore:
"Il termine inglese Plainsong, che dà il titolo a questo romanzo, significa "canto piano" (forma di canto a cappella monodico - ossia privo di accompagnamento musicale ed eseguito al'unisono [...]), oppure si può utilizzare per riferirsi a qualsiasi melodia o motivo musicale semplice e sobrio; nel contesto di questo romanzo, il termine evoca anche un terzo concetto, più un'immagine che un significato in senso stretto: "canto della pianura".
Le parole dell'autore hanno sì l'effetto di una dolce melodia, con le storie dei diversi personaggi che popolano una terra che appare dura e arida (effetto dato dallo stesso soffermarsi a guardare la copertina), ma vede gli animi maggiormente distaccati addolcirsi di fronte all'imprevedibilità della vita.
I capitoli hanno il titolo del protagonista, di cui si ha, a poco a poco, un quadro quasi completo: Guthrie, Victoria Roubideaux, Ike e Bobby, I Mcpheron. Un nome seguito da un punto. Un effetto corale, una condivisione di brutte esperienze che ognuno si porta dietro, un bagaglio di ricordi che non si dimentica continua ad aleggiare su ognuno di loro. Non sempre il destino si rivela quello tanto atteso, ma gli incontri, i più inaspettati, si prospettano come quel nuovo inizio di cui tanto si sente il bisogno.

I temi di questo secondo capitolo sono la crescita, il dolore, il lavoro, l'amore, la famiglia, la speranza, il riscatto, tutti presenti anche in Benedizione, il primo capitolo di una trilogia che sta facendo parlare di sé, per aver fatto breccia in tanti lettori.
Victoria Roubideaux è ragazza che, in un momento delicato come l'adolescenza, non ha nessun modello da seguire, nessun punto di riferimento. Si innamora di un ragazzo e si aggrappa all'idea di aver trovato finalmente qualcuno che ci tiene a lei. La scoperta di essere incinta la fa sprofondare in un baratro, convinta che non ci sia via d'uscita. L'aiuto inaspettato dei McPheron è un vero miracolo: due fratelli, avvezzi a una routine fatta di impegno e fatica, decidono di aprire la porta a una nuova ospite e le offrono un posto accogliente da dove poter ripartire. Una convivenza che trasforma e arricchisce, una possibilità che è rinascita.
Un rapporto speciale lega Ike e Bobby, vicini di fronte alla separazione dei genitori, altruisti verso la signora Stearns, pensierosi, spaventati; in un battito di ciglia imparano cosa vuol dire diventare grandi. Crescono sotto l'ala protettrice di Guthrie, un padre amorevole e presente, che lotta contro la solitudine, esattamente come tutti i protagonisti di questo romanzo.

La descrizione di Holt, punto imprecisato del Colorado, è vivida nelle menti di chi si lascia catturare, una cartolina di altri tempi, piena di fascino e sentimento. L'emozione è forte e proprio la capacità di Haruf di creare empatia verso persone comuni, con problemi come tanti, è ciò che forse rende Canto della pianura semplicemente perfetto. Una perfezione che sta nel raccontare il quotidiano con un trasporto tale, da far sussultare anche i cuori più imperturbabili. 

Veronica

20 dicembre 2016

Eccomi di Jonathan Safran Foer [Frasi Libro]

E l'enorme distanza tra dove sei e quello che ti eri sempre immaginata non deve per forza indicare un fallimento. La delusione non dev'essere necessariamente deludente. Il desiderio, il bisogno, la distanza, la delusione: crescere, conoscere, impegnarsi, invecchiare accanto a un altro. Da soli si può vivere perfettamente. Ma non una vita.

13 dicembre 2016

Un gioco da bambini di J.G. Ballard [recensione]

UN GIOCO DA BAMBINI
di 
J.G. Ballard

Casa editrice: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Traduzione: Franca Castellenghi Piazza
Pagine: 92
Prezzo: € 7,00
ISBN: 9788807882968

Il dottor Richard Greville è il consulente psichiatrico della polizia, chiamato per supportare le indagini in corso del massacro di Pangbourne.
Nella residenza di lusso della zona, solo la più esclusiva e recente costruita nel Berkshire, sono stati uccisi tutti gli adulti, mentre i figli sono spariti senza lasciare traccia.
Camminando tra i vialetti ben tenuti e le case ordinate, circondati da mura di cinta e costantemente sorvegliati da videocamere, si susseguono moltissime teorie, alcune completamente senza senso, per spiegare cosa sia realmente successo in questo complesso all'apparenza ideale e senza macchia.
Gli abitanti vivevano in una sorta di libera reclusione, con pochissimi contatti con i membri esterni, esclusa la servitù. I ragazzi frequentavano le stesse scuole private e gli stessi centri sportivi inseriti nel Pangbourne Village. I rapporti tra le famiglie erano di buon vicinato, nessuno screzio o motivo di litigio.
I tredici ragazzi sono ancora vivi? Qualcuno li tiene prigionieri contro la loro volontà?
Le ricerche proseguono e la pista di un individuo o più non appartenenti alla comunità si fa sempre più labile.
Proprio lo psichiatra, di supporto all'agente Payne, svela la chiave per risolvere un mistero, una chiave che è da subito intuibile, ma non rivelata, così da mantenere l'attenzione sulla raccolta di indizi, sussurrati da telegiornali e articoli di quotidiani.

Un gioco da bambini raccoglie il resoconto del Dott. Greville, un diario che racconta la storia dell'omicidio-massacro. I mass media svolgono un ruolo di punta essenziale, si comportano come filtro della realtà, dandone un'immagine falsata e teatrale; si mantengono faziosi e non accettano la verità, che è data dall'unica soluzione del caso possibile. Famiglie perfette dell'alta borghesia, così attente all'educazione dei figli, presenti e assenti perché mai si accorgono di cosa succede:
"Questi ragazzi non si stavano ribellando contro la crudeltà o la ferocia. Tutto il contrario, sergente. Quello che non riuscivano più a tollerare era il dispotismo della bontà. Hanno ucciso per liberarsi dalla tirannia dell'amore parentale".
Accanto a tv e giornali, i video fatti in casa dagli stessi giovani, con scene di vita quotidiana inframezzate da "scontri automobilistici, esecuzioni sulla sedia elettrica e le fosse colme di cadaveri dei lager nazisti".
La copertina, dal forte impatto emotivo, prepara sin da subito a quello che saremo chiamati a leggere: cinque bambini vestiti esattamente uguali, abbracciati insieme, come se fossero l'uno il prolungamento dell'altro, e con le ginocchia sbucciate, dove sgorga sangue. Il titolo è esemplificativo e racchiude l'essenza di un gesto premeditato ed eseguito senza indugio: Un gioco da bambini
Il contesto dell'alta società si scontra con la scena del crimine, che avanza per fotogrammi, come gli scatti e i particolari adocchiati e accumulati dalla polizia. Con gli occhi di coloro che indagano si delinea uno scenario agghiacciante e una risposta al mistero inconcepibile:
"Per un atroce paadosso, la vera causa della morte di quei padri e quelle madri fu il regime d'affetto e di premure ch'essi avevano instaurato nel Village. Quei ragazzi avevano realmente subìto un lavaggio del cervello, poiché l'illimitata tolleranza e comprensione dei genitori aveva finito per privarli d'ogni autonomia e per cancellare in loro ogni traccia di emotività - poiché al Pangbourne Village l'emotività era considerata una debolezza, sia negli adulti che nei giovani".
Ed è proprio la negazione del fallimento, di espressione personale a discapito di quella perfezione così ambita, a scatenare nei piccoli assassini l'impulso di uccidere i genitori per conquistare e liberare la propria identità.
J.G. Ballard si spinge all'estremo, analizzando aspetti della mente umana impensabili: le condizioni abbienti e serene, l'universo perfetto e isolato dall'esterno, la comunicazione a tutti i livelli, una privacy pressoché assente, l'amore incondizionato, diventano gli strumenti che fanno esplodere la follia. Un regime basato sulla comprensione e sull'affetto, senza promuovere mai uno scontro costruttivo, alimenta una forma di ribellione dalle conseguenze inaudite. L'unione fa la forza e i figli, cresciuti come delle marionette, si coalizzano al solo scopo di vendicare un'esistenza apatica.
Novantadue pagine angoscianti, psicologicamente accattivanti, dove il bene genera il male, un male che distrugge ed è fomentato da pulsioni pericolosamente represse.

Veronica

11 dicembre 2016

L'incubo di Hill House di Shirley Jackson [recensione]

L'INCUBO DI HILL HOUSE
di 
Shirley Jackson

Casa editrice: Adelphi
Collana: Fabula
Pagine: 233
Traduttore: M. Pareschi
ISBN: 9788845918742

Se già conoscete Shirley Jackson forse l'avete già letto, se ancora non la conoscete ecco qui dei buoni motivi per cominciare a leggere i suoi romanzi.
L'ho scoperta con il saggio autobiografico On Writing di Stephen King, che la considera una delle sue autrici preferite, dalle quali ha tratto ispirazione, e sono partita con la piccola raccolta di racconti La lotteria, storie nere e talvolta grottesche, che dipingono le peggiori attitudini sociali (negli anni Quaranta così come oggi).
Grazie allo stile semplice ed eloquente, che mi aveva colpita particolarmente, ho deciso di prendere in mano L'incubo di Hill House, portato sullo schermo due volte, e considerato uno dei primi romanzi horror del Novecento. Dopo averlo letto, ho capito per quale motivo Stephen King l'apprezzi così tanto. Il ritratto psicologico dei personaggi e il declino mentale che colpisce chi soggiorna in quella casa sulla collina sono tratteggiati in maniera lucida, realistica, schietta, tanto che i disturbi personali degli abitanti diventano temibili quanto le presenze che sembrano infestare la casa che scricchiola, si sposta stirandosi come una persona e cerca in tutti i modi di espellere gli intrusi tendendo loro agguati.

Una giovane donna che vive relegata in casa assistendo la madre malata, fuori tempo massimo per accasarsi secondo le stime del tempo, viene contattata da un famoso professore che si interessa di paranormale, a causa di un antico episodio sinistro in cui era stata coinvolta.
È lei che seguiamo fin dentro l'abitazione, che si erge cupa e guardinga sopra al paese, assieme agli altri protagonisti chiamati a raccolta dal professore, un'attrice dall'aspetto eccentrico ma profondamente sensibile e dai poteri medianici e il rampollo sciupa femmine della famiglia che possiede la casa, dalla maestosità cattiva e inquietante, come la si può trovare nei racconti disturbanti di H.P. Lovercraft, e dai molti corridoi in penombra. I quattro se la vedranno con superstizioni e sospetti, affrontando i giorni che li aspettano dapprima con la spacconeria della gioventù e poi, man mano che la sicurezza si infrange, vedendo incrinarsi le proprie certezze di fronte al ciò che credono reale, in una lotta contro questo nemico visibile e invisibile al tempo stesso, gigantesco e intoccabile, umorale, severo e ammaliante, che è la casa sulla collina.

Chi ha letto Shining di Stephen King capirà quanto fondamentale sia stata la Jackson per la costruzione della sua storia. L'incubo di Hill House non è un horror nudo e crudo, fine a se stesso, ma come molti lavori dell'autrice è un ritratto psicologico nascosto dietro a un drappo di mistero.
Vi lascio con l'incipit, che riassume in sé lo stile e il tenore di tutta la narrazione:
"Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme conto il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola".
Alessandra

5 dicembre 2016

L'amore giovane di Ethan Hawke [frasi libro]


L'AMORE GIOVANE 
di 
Ethan Hawke

"Non ricordo di essermi svegliato quella domenica mattina: forse non mi ero mai addormentato. Ero seduto nel letto a guardare Sarah che dormiva. Aveva dormito nuda nel mio letto ma non mi aveva permesso di fare l'amore con lei. Non me ne importava. Adoravo guardarla dormire. Dalla finestra la luce pioveva sulle lenzuola azzurre del mio vecchio letto, e sul suo viso. Sollevai le lenzuola e le guardai i seni che si alzavano e si abbassavano al ritmo del respiro. Sembravano addormentati anche loro. Speravo che non si svegliasse. La ricoprii con il lenzuolo, tirandolo su sino al mento. Alzai gli occhi e guardai la stanza. Pensai: Pregare dev'essere così". 
"Sapevo che per Sarah era molto importante avere una casa tutta sua. Volevo che si sedesse lì in casa sua ad ascoltare, e basta. Non volevo che dovesse caricarsi niente su per quelle cazzo di scale. Il mio unico desiderio era di starle dentro e guardarla negli occhi. Corsi giù al pianterreno a prendere il resto della sua roba. Iniziavo a temere che mi stessi innamorando di una donna che non si sarebbe mai concessa di riamarmi. Il che a volte mi faceva incazzare, ma cercavo di controllarmi". 
"«Neanche a me piace il modo in cui mi sto comportando. Non so cosa mi succede. Non voglio mandarti affanculo. Ma devi capire che adesso nella mia vita sembra tutto diverso. Ho una voglia disperata di capire se ti piaccio o no. E lo so che sembro un idiota a dire così. Se vuoi che ti lascio in pace lo faccio, ma certe volte... certe volte incontri una persona e capisci che tutto quello che hai fatto finora, tutto quello che è stata la tua vita fino a questo momento, dev'essere stato giusto... non può essere stato troppo brutto o troppo sbagliato, se ti ha portato a incontrare questa persona. E tu per me sei questa persona. Vuoi che me ne vada?». 
"«Non lo trovi strano», continuò, «che quando sei piccolo tutti, tutti quanti, ti incoraggiano a inseguire i tuoi sogni... e poi quando diventi grande, per qualche motivo fanno gli offesi anche se solo ci provi?»". 
"Sarah non era sexy come sono sexy le altre persone. Non aveva un corpo sodo, o roba del genere. Era buffa così come è buffo guardare la gente che si addormenta sull'autobus, con la testa che gli ciondola giù in continuazione e poi si rialza di scatto. Era umana, la persona più umana che abbia mai conosciuto, e questo la rendeva sexy". 
"Sarah mi aspettava verso sera. Immaginai una serie di possibili varianti del momento dell'incontro. Avrei suonato il campanello, lei mia avrebbe aperto, io mi sarei fiondato su per le scale, lei mi sarebbe corsa incontro, ci saremmo incrociati sul pianerottolo fra il secondo e il terzo piano e saremmo caduti a terra in un accesso di folle, religiosa passione. Oppure una versione alternativa. Lei mi lasciava la porta aperta e io facevo capolino lentamente... e la trovavo in piedi sul letto nuda dalla testa ai piedi. Buttavo da una parte i regali, la prendevo in braccio e le facevo fare il girotondo, finché non cadevamo a terra in un accesso di folle, religiosa passione. La folle, religiosa passione era l'elemento basilare".

Veronica

2 dicembre 2016

L'ora dei Gentiluomini di Don Winslow [recensione]

L'ORA DEI GENTILUOMINI
di 
Don Winslow

Casa editrice: Einaudi
Collana: Stile libeo big
Traduzione: Alfredo Colitto
Pagine: 376
Prezzo: € 19,00
ISBN: 9788806204723
"Terra, aria, fuoco, acqua. I quattro elementi, giusto? Lasciamo stare l'aria per un attimo. La diamo quasi sempre per scontata, eccetto a Los Angeles. E il fuoco non c'entra, almeno per ora. Restano terra e acqua. Hanno in comune più di quanto pensiate. Per esempio, entrambe possono sembrare statiche in superficie, ma sotto succede sempre qualcosa. Come l'acqua, la terra è sempre in movimento. Magari non si vede, non si sente, ma il movimento c'è. [...] Si muove sotto di noi. Ci porta a fare un giro. Diciamolo: che ne siamo consapevoli oppure no, tutti stiamo sempre facendo surf".
La Pattuglia dell'Alba e l'Ora dei Gentiluomini. Gruppi eterogenei di surfisti proteggono la territorialità delle diverse coste di San Diego, insieme si riuniscono legati da molto più che un semplice passatempo. Uno stile di vita, un amore viscerale costantemente devoto, da condividere con gli amici, con i quali discorrere di fronte all'oceano di svariati argomenti, nell'attesa dell'onda perfetta.
Boone Daniels è un ex poliziotto, adesso detective privato squattrinato, in una fase della vita in cui le certezze sono poche, se non i compagni e il surf.
Un membro rispettato della sua comunità, Kelly Kuhio, viene ucciso con un pugno sferrato con precisione da chi lo vuole morto, all'uscita di un bar della zona, il Sundowner, dopo una lite accesa.
Il colpevole è un ragazzo ricco e viziato, Corey Blasingame, con un padre dispotico e mai soddisfatto dei risultati del figlio, il quale confessa immediatamente di essere il responsabile dell'omicidio. 
Boone, suo malgrado, viene assunto dall'avvocato della difesa, per raccogliere prove in grado di ridurre al minimo la pena. Nel quartiere comincia a spargersi la voce della sua collaborazione con lo studio legale e tutti gli voltano le spalle e lo accusano di tradimento.

Quando ho voglia di leggere un noir, con tante sotto trame legate perfettamente a un caso di omicidio, che è solo l'espediente narrativo per arricchire l'intreccio, vado sul sicuro e acquisto un libro di Don Winslow, scrittore davvero prolifico, che sembra non sbagliare un colpo.
Il personaggio principale è un uomo dai mille difetti ed estremamente insicuro nella sfera personale; la sua ultima ragazza lo ha fatto soffrire, lo ha abbandonato per realizzarsi nel surf, una passione che per tanto tempo è stato motivo di unione. Anche la carriera di poliziotto si è interrotta bruscamente e in questa sequela di fallimenti, una cosa si è mantenuta la stessa ed è stata un sostegno reale: La Pattuglia dell'Alba, la sua vera famiglia.
"In acqua non si litiga. Non si minaccia, non si tirano pugni. In acqua si surfa. Se un tizio ti frega l'onda gli dici il fatto suo, ma non sporchi un luogo sacro con la violenza".
Boone nasconde dentro di sé i due caratteri dell'oceano, la calma e l'irruenza. Ha valori precisi che lo guidano nel lavoro e nel quotidiano: è fedele, corretto, perseverante e la sua integrità non può essere scalfita dalla corruzione radicata negli angoli più oscuri della sua città, che ama e combatte al fine di far trionfare la verità.

Veronica

28 novembre 2016

Accabadora di Michela Murgia [recensione]

ACCABADORA
di
Michela Murgia

Casa editrice: Einaudi
Collana: Super ET
Prezzo: € 11,00
Pagine: 164
ISBN: 9788806221898

"Fillus de anima. È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai".

Maria ha solo sei anni quando abbandona la sua famiglia a Soreni per seguire Tzia Bonaria Urrai, una donna dall'età indecifrabile, che decide di prenderla con sé. La nuova situazione suscita non poche dicerie nel paese: tutti sanno perché Anna Teresa Listru ha rinunciato a quel fardello, una bocca da sfamare in una casa troppo affollata, mentre le ragioni della vecchia si faticano a comprendere.
Per quella bambina la nuova situazione è sconvolgente: non deve più sentirsi ammonire dal toccare qualcosa che non le appartiene e finalmente ha uno spazio personale a disposizione.
Frequenta la scuola, riceve un'educazione e le attenzioni che sono necessarie per quell'età. Maria è curiosa, attenta, ascolta e osserva quell'unica figura designata per essere un modello: impara il mestiere della sarta e comincia a porsi domande su quel ciclo misterioso di vita e morte.
Di notte, bussa alla porta gente del posto, per reclamare la presenza di Tzia Bonaria, la quale esce velocemente nel suo abito scuro per offrire i suoi servigi. Ma cosa fa esattamente quella donna misteriosa? Anche la giovane ospite si accorge di questo trambusto notturno e si azzarda a chiedere quale sia il motivo, ma subito viene esortata a non parlarne ancora, così che l'argomento non è più tirato in ballo. Almeno per un po'.

S'accabadora è la figura femminile deputata a porre fine all'agonia attraverso la pratica dell'eutanasia. Chiamata direttamente dai familiari del malato è mossa da un sentimento di pietà e accondiscende al volere dei parenti. L'azione assume una valenza rituale, in quanto il momento è a tutti gli effetti una cerimonia sacra e liberatoria. Quando Maria, ormai adulta, apprende il segreto celatole a lungo dalla persona che ama di più al mondo e di cui si fida, perde ogni certezza; sceglie quindi di lasciare il suo paese, per intraprendere una nuova strada.

Accabadora è un romanzo breve, che racconta con toni magici e ammalianti, di una terra che appare lontana e irraggiungibile, la Sardegna, attingendo da immagini e storie folkloristiche realmente collocabili nel passato. Non è dato sapere con precisione quando si svolgono le vicende narrate, ma si può desumere successivamente alla seconda guerra mondiale. La società descritta è matriarcale, basata sul predominio femminile, sulle cui spalle versano responsabilità e prestigio. Sono loro le protagoniste attive, le vere anime del libro. La relazione che si istaura fra Tzia Bonaria e Maria è quella pura e profonda di madre e figlia, un legame che si spezza, ma è in grado di ricucirsi a distanza di tempo e di superare i diversi punti di vista circa la vita e la morte, due parole che appaiono all'una distanti e all'altra unite indissolubilmente. E proprio la riflessione sull'esistenza e la sua fine è così attuale, così controversa, da rendere difficile il vedere il gesto dell'accabadora sbagliato. La mano che la guida è carico di amore, di misericordia e a lei è affidato un compito non semplice, che si comprende come necessario, perché anche noi, nelle stesse situazioni, accoglieremmo con gioia quel tocco magico a compimento del nostro destino, così come desiderato.

Veronica

26 novembre 2016

Animali Notturni di Tom Ford [recensione film]


ANIMALI NOTTURNI - NOCTURNAL ANIMALS

Regia: Tom Ford
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 117 minuti
Attori: Amy Adams; Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Isla Fisher, Armie Hammer, Laura Linney, Karl Glusman
Pensi mai che la tua vita sia diversa da come la volevi?
Sull'onda dell'entusiasmo per il bel romanzo Tony & Susan, siamo andate al cinema a vedere la trasposizione cinematografica, un po' titubanti per le opinioni contrastanti che circondano il regista, lo stilista di fama mondiale Tom Ford, al suo secondo film, e con mille dubbi su come il peculiare andamento narrativo della trama, su due binari, fosse stato trattato.
Quello che salta subito all'occhio è lo stile registico e della fotografia, che suggeriscono il bianco e il nero pur rimanendo a colori, accompagnati da un tema musicale che non sovrasta mai le immagini (la musica è del compositore polacco Abel Korzeniowski, già autore per A Single Man). Nelle scene più significative, le inquadrature vengono repentinamente modificate, mostrando i personaggi principali, prima lei e poi lui, con i primi piani dei volti, i quali suscitano nello spettatore un'infinita gamma di sensazioni. Amy Adams, la protagonista, è algida e malinconica, una regina geometrica come gli ambienti enormi e soffocanti, dalle ombre nette, che non smettono di circondarla.
Susan Morrow all'apparenza ha tutto, ma nasconde dentro di sé un'infelicità che non si placa mai; è una giovane direttrice di una galleria d'arte contemporanea, sposata a un uomo bello e falsamente accudente. Dopo diciannove anni di matrimonio, ora non riescono ad ammettere che sono indifferenti l'uno all'altra e Susan non sa come esprimere il malessere profondo e subdolo che la perseguita e non le fa apprezzare quel che ha, un lavoro che adorava e che ha inseguito a lungo, un marito ricco e una figlia, amici altolocati ed eccentrici, una casa bellissima e gigantesca che ora la angustia come le sbarre di una gabbia. Inaspettatamente, il marito deve partire per concludere un affare non più rimandabile, e la lascia sola tre giorni; si ritrova così con Animali Notturni, il manoscritto ricevuto qualche giorno prima da Edward, il primo marito, il cui ricordo è stato cinicamente offuscato, che desidera sapere cosa ne pensa. È dai tempi del divorzio che non si sentono più. Ma lui l'ha deliberatamente spedito a lei, e c'è una dedica nella prima pagina, sola ed esclusiva: A Susan.
Le vicende che vengono narrate nel romanzo sono tremende e cattive, troppo vere, sconvolgenti e, a ogni svolta, a ogni choc, ecco che si torna negli occhi di Susan, turbata per le sorti dei protagonisti e per sé, per questo ruolo non richiesto di cui l'ha investita Edward e sempre più incerta della vita che ha costruito. Al centro del libro letto con voracità dalla protagonista, una famiglia viene distrutta, mentre è in viaggio sulle strade buie e isolate del Texas; l'indagine vede al comando un ottimo Micheal Shannon, perfetto nel ruolo dello sceriffo, che si trova di fronte a fatti cruenti, imperdonabili. La donna non può fare a meno di interrogarsi sul significato di quella violenza, sulle dinamiche familiari, sul suo passato e del modo orribile con cui ha messo fine al suo primo amore.

Come il romanzo, anche il film viene costruito sfruttando due tempi paralleli: quello della finzione letteraria e quello della vita, speculari tra loro, uno accecante e pauroso, l'altro fermo e meditabondo. 
Animali Notturni è un thriller psicologico in crescendo, che non perde un colpo. Perfetto il percorso di presa di coscienza compiuto da Amy Adams, azzeccatissima per il ruolo: all'inizio sembra un pezzo di arredamento inserito in spazi ampi, così glamour nelle pose, negli abiti e negli accessori. Una donna che è diventata emblema di una società in cui regnano opulenza e falsità, così disdegnati in giovane età, quando ancora gli ideali erano forti. Il disprezzo per la madre, dalle parole profetiche, la mette in guardia dallo sposare un uomo debole, così poco ambizioso. E proprio la debolezza è uno degli aspetti chiave della pellicola. Jake Gyllenhall interpreta il primo marito, il quale si adopera per ribaltare l'immagine di sensibilità da sempre attribuitagli, con la storia offerta per Susan, che, essendo un concentrato di aggressività, si apre alle più svariate interpretazioni. Un libro che diventa il mezzo per ottenere vendetta, REVENGE, come il quadro che, non a caso, torreggia nei corridoi della sua galleria d'arte. L'attore dà il volto anche alla figura principale del manoscritto, Tony, incapace di ribellarsi e proteggere moglie e figlia, che segue passivamente il poliziotto nelle indagini, fino a un epilogo che vede Edward ottenere una rivincita su quella ragazza che gli ha spezzato il cuore.

Correte al cinema!



Alessandra & Veronica

24 novembre 2016

Tony & Susan di Austin Wright [recensione]

TONY & SUSAN
di 
Austin Wright

Casa editrice: Adelphi
Collana: Fabula
Traduzione: Laura Noulian
Prezzo: 19,50
Pagine: 408
ISBN: 9788845926198

Quest'anno mi è capitato tra le mani un libro molto particolare, che riesce a restare in bilico tra più generi senza tradirne nessuno. Un romanzo cupo, compìto e crudo al tempo stesso, tagliente e molto ben narrato, che non conoscevo e ho scoperto grazie alla ristampa recente che ne ha fatto Adelphi, che tra un saggio e un classico nasconde delle storie entusiasmanti e divertenti, eleganti e paurose, belle.
Una di queste è Tony & Susan di Austin Wright. Una storia che si dipana su due binari, paralleli e incredibilmente opposti e in contrasto, ma anche specchio l'uno dell'altro.

Susan Morrow è una casalinga borghese americana, madre di tre figli e lievemente insoddisfatta, forse più che insoddisfatta, ma senza il coraggio di guardare in faccia la realtà. Le vacanze invernali stanno arrivando al culmine natalizio e dispone di tre giorni di libertà: il marito, chirurgo di una certa fama, è altrove, a una conferenza insieme all'assistente ambiguamente zelante e dedita, che le suscita non poca irritazione e umiliazione. In preda a un sottilissimo panico per non sapere come riempire il tempo senza l'oggetto dei suoi sforzi quotidiani, circondata da figli adolescenti e autonomi che hanno poco bisogno di lei, viene sorpresa dall'invio inaspettato di un manoscritto da parte del primo marito, sposato in giovanissima età e semi dimenticato per venti anni.
Ora Edward, quel giovane ragazzo spigoloso e tormentato che amava scrivere, è uno scrittore di successo e desidera sapere cosa Susan pensa del proprio romanzo d'esordio. E quindi lei, eccitata dalla sorpresa e dalle mille domande che le fa sbocciare in mente e spaventata per quell'incombenza così importante, si distende sul divano e, tra una cena e una lavatrice, per tre giorni, legge.
Insieme a lei divoriamo il primo capitolo del romanzo e poi il secondo e il terzo e, di capitolo in capitolo, stacchiamo gli occhi dalla pagina e seguiamo i suoi pensieri, le sue paure, i suoi dubbi sulla bravura e sulla riuscita di un uomo che credeva di conoscere e che le sta dimostrando di essere profondamente diverso. Il romanzo che le ha spedito è cupo, terribile, angosciante fin dalle prime pagine ed è dedicato a lei, la prima moglie.
Cosa le vuole comunicare in realtà? Perché le ha mandato quel testo, che cosa vuole che ci veda, se mai vi potesse vedere qualcosa?
A ogni stacco di pagina ripercorriamo fugaci ricordi, sempre più nitidi, sempre più dettagliati, anche se cerca disperatamente di dimenticare, di non ricordare la sua storia d'amore con Edward, che l'ha cambiata più a fondo di quanto è disposta ad ammettere e che ancora la guida a distanza, influenza le sue scelte.

Tony & Susan è un thriller, è la storia di una coppia, la storia di una donna. È tutto questo senza perdere il tono, mai pietoso, lucido, netto, una relazione umana trattata come un romanzo noir. Interessante, perché le due atmosfere, quella fittizia e angustiante del romanzo e quella ovattata della casa semi vuota che accoglie Susan, non vengono mai disattese.
Leggetelo! Fa l'effetto di un bel ceffone, ma accende un sacco di lampadine!

A breve, potrete leggere anche la nostra opinione sul film tratto da Tony & Susan, Animali Notturni, che ci ha lasciate piacevolmente sorprese!
Alessandra

22 novembre 2016

Fiori per Algernon di Daniel Keyes [recensione]

FIORI PER ALGERNON
di 
Daniel Keyes

Casa editrice: TEA
Collana: Tea biblioteca
Traduzione: Bruno Oddera
Prezzo: € 11,00
ISBN: 9788850241910

Charlie Gordon ha trentadue anni e lavora in una panetteria, occupandosi delle consegne e della pulizia dei servizi. La cosa che desidera di più è l'intelligenza. Decide così di aderire a un progetto sperimentale, testato su un topolino, Algernon, che dimostra di aver sviluppato capacità cognitive e di problem solving mai sperate prima.
Charlie tiene un diario, che raccoglie i suoi progressi. Superate le difficoltà iniziali, comincia a imparare a scrivere e a leggere testi sempre più complessi, scontrandosi con l'infinita gamma dei sentimenti umani. Ricorda episodi del suo passato tristi, scherzi crudeli subiti, amici che lo hanno messo nei guai:
"Allora ho visto una scena che ricordavo nella mia mente di quando ero bambino e i ragazzi dell'isolato mi facevano giocare con loro a nascondarella e toccava a me cercarli. Dopo aver contato più volte fino a dieci sulle dita, andavo a cercare gli altri. Continuavo a cercarli finché non cominciava a far freddo e a scendere l'oscurità e dovevo tornare a casa. Ma non li trovavo mai e non riuscivo a capire perché".
La presa di coscienza circa la sua infanzia e la sua intera esistenza fino a quel momento è sconvolgente. Con il progressivo aumento dell'intelligenza, si risveglia il dolore legato a tutto ciò che prima non era in grado di capire:
"Ancora non so di che cosa parlasse, ma ha detto che anche se non capisco i miei sogni o i miei ricordi, o la ragione per la quale mi tornano, un giorno o l'altro tutto finirà con il collegarsi, e io mi conoscerò meglio. Ha detto che l'importante è scoprire che cosa stanno dicendo quelle persone nei miei ricordi. Tutto si riferisce a me quando ero bambino e devo ricordare quello che è successo".
L'istruzione diventa un aspetto chiave del suo presente: si chiude in biblioteca per assorbire conoscenza ed essere in grado di disquisire su ogni argomento; con il numero di informazioni crescente che incamera per ogni campo, arriva a surclassare i più grandi specialisti.
Qualcosa dentro di lui si muove. Gli aspetti positivi dell'esperimento, al quale sceglie volontariamente di aderire, non solo per se stesso, ma anche per permettere agli altri un futuro ricco di possibilità, sono posti in ombra da impressionanti cambiamenti che fatica a gestire.
Per la prima volta nella sua vita, si trova a dover fare i conti con l'Amore, un'emozione potente, che non riesce a controllare:
"«Ma sono innamorato!» ho urlato, e poi, vedendo la gente voltarsi a guardare, ho abbassato la voce finché non è diventata tremula d'ira. «Sono una creatura umana... un uomo... e non posso vivere soltanto con libri e nastri magnetici e labirinti elettronici. Lei dice: 'Frequenta altre donne'. Come posso se non conosco nessun'altra donna? Qualcosa dentro mi sta incendiando e io so soltanto che questa cosa mi fa pensare a lei. Sono a metà d'una pagina e vedo su di essa il suo viso... non offuscato come quelli del mio passato, ma limpido e vivo. Tocco la pagina e il suo viso scompare e a me vien voglia di lacerare in due il libro e di gettarlo via.»"
Il dualismo fra il suo io precedente e il nuovo se stesso dà luogo a episodi inaspettati. La consapevolezza di essere un uomo con degli impulsi capace di distinguere il bene e il male lo pone in conflitto con il mondo e le altre persone. L'obiettivo di sentirsi finalmente considerato e non più deriso per il suo deficit è raggiunto; Charlie non ha però fatto i conti con le conseguenze, così come i suoi medici, i quali hanno perso il controllo delle proprie cavie, dello studio al quale le hanno sottoposte. Tutto precipita rapidamente; la regressione è veloce e inarrestabile. Il sogno di un ragazzo, che brama di essere come tutti, si infrange, perché l'etichetta di "diverso" sembra non volerlo abbandonare.

Un resoconto intimo che mostra i miglioramenti del protagonista attraverso l'uso della scrittura e della punteggiatura, sconclusionate all'inizio, per poi perdere i difetti che le caratterizzano. Il risultato è molto più di quello auspicato al principio: i dottori si trovano di fronte a un genio destinato a imparare qualsiasi nozione aggiuntiva di ogni materia possibile. Lo sviluppo intellettuale non si lega a quello emotivo e sociale, che permangono a uno stadio adolescenziale. Il rapporto con gli altri non è semplice, soprattutto quando appaiono con evidenza le differenze nel gruppo di lavoro e amicale:
"L'intelligenza ha conficcato un cuneo tra me e tutti coloro che conoscevo e amavo e mi ha scacciato dalla panetteria. Oro sono più solo di prima. Mi domando che cosa accadrebbe se rimettessero Algernon nella grande gabbia insieme ad alcuni altri topi. Gli si rivolterebbero contro?"
I sogni e i ricordi del passato mutano la percezione del mondo e aprono le porte della memoria, che scatenano quasi sempre sofferenza. Così come Algernon, Charlie finisce per restare da solo, in quanto le sue reazioni alle nuove conquiste, annullano ogni possibilità di interazione positiva. L'attenzione agli stati d'animo, che mutano in felicità, angoscia, turbamento, rabbia, è la caratteristica che più ho apprezzato del libro, perché incisivo l'impegno dell'autore nel lasciar trasparire i sentimenti.

Daniel Keyes, laureato in psicologia, ha insegnato a ragazzi con problemi di apprendimento. Questo lavoro, così come la sua preparazione, sono spunti importanti per il romanzo Fiori per Algernon, considerato "un capolavoro della narrativa di anticipazione".
Veronica

17 novembre 2016

Florence Gordon di Brian Morton [recensione libro]

Florence Gordon
di Brian Morton

Sonzogno editore
320 pagine
17,50 euro
isbn: 978-88-454-2606-3
uscito nel 2015

Florence Gordon ha settantacinque anni ma nonostante l'età si sente giovane dentro e fuori. Florence Gordon è forte, fiera, indipendente; vive da sola a Manhattan; non si tinge i capelli; non le interessa il botox; non si sbianca i denti. Florence Gordon ha deciso di scrivere un memoir con una connotazione femminista moderna. Lo vuole perché è vecchia, intellettuale e appunto femminista. Consapevole che avrebbe attirato svariate polemiche per la suddetta tematica va avanti imperterrita, determinata, ignara degli altri e di ciò che le sta intorno. La difficoltà principale nel realizzarlo consiste più che altro nel riportare in vita il passato. Il motore è l'indignazione per qualcosa che ha letto o sentito o visto che non abbandona mai la speranza, la convinzione sincera di far parte di una lotta che forse avrebbe portato la sorellanza e fratellanza universali a trionfare sulle forze del sessismo, dello sfruttamento, dell'avidità. Lo fa con una coerenza e una perseveranza tale da apparire agli occhi degli altri diversa, speciale e ricercata.

In primis da Janine, la suocera, dalla quale desidera ardentemente un consenso che non trova, proprio perché nessuno è in grado di coinvolgerla in sentimentalismi e attaccamenti inutili. Janine l'ha conosciuta leggendo la sua raccolta di saggi "Occasioni di eroismo nella vita quotidiana" durante un corso all'università. Sposata con Daniel da 23 anni. Considera New York una città travolgente dove "Sembravano tutti, in un modo tipicamente newyorchese, induriti dalle battaglie della vita e allo stesso tempo pieni di speranza". Per questo appena se ne presenta l'occasione va a lavorare per Lev (il guru della fermezza, da 30 anni si occupa della stessa ricerca sull'autocontrollo) al Centro per lo studio della motivazione di psicologia della Columbia University, dove il suo compito principale è fare terapia con gli studenti del college. Insieme alla madre c'è Emily. La figlia ha solo 19 anni e nella grande mela ci viene per frequentare un corso estivo di letteratura alla Barnard. Daniel, l'unico uomo di casa, invece lavora all'unità di crisi. Una sorta di assistente sociale ma col distintivo. Rispetto ai genitori il desiderio di celebrità non è come un suono che non riesce a sentire ma come una malattia a cui è immune. Raggiunge moglie e figlia solo perché costretto da un esubero di ferie da sfruttare.

La svolta, che irrompe nei vari meccanismi della routine quotidiana, avviene dopo che Martha Nussbaum recensisce sul New York Times "Come si guarda una donna" di Florence portandola alla ribalta negli ambienti intellettuali che contano e a dover interagire con i vari membri della famiglia, Emily in particolare, che viene assunta come sua assistente tuttofare. Sembra che tutto cambi ma in realtà non cambia niente, tranne gli impegni che si moltiplicano. La percezione della vita per lei rimane invariata con una compostezza che a tratti sorprende.

Una storia ordinaria con una protagonista straordinaria. Janine, Emily, David, le sue amiche storiche che la adorano e le perdonano ogni cosa sono sfumature intorno alla sua fantastica figura che campeggia ingombrante e ben definita in ogni pagina suscitando fastidio e ammirazione senza controllo... Eppure, almeno una volta nella vita ognuna di noi ha desiderato l'indipendenza e l'audacia in un mondo troppo chiuso nelle proprie convinzioni. All'atto pratico poche sono riuscite nell'intento perché il femminismo autentico non è roba per chiunque, soprattutto se non si riesce a sopportare i giudizi della società e nonostante nel corso degli anni abbia assunto connotati diversi, le battaglie di adesso sono veri e propri atti di coraggio estremi e hanno a che fare con aspetti a cui molte (forse) non sanno rinunciare. Una lettura che ti interroga sul cosa vuol dire essere donna o apparire donna. Un aspetto che oggi non possiamo tralasciare. Florence, invece, ha le idee piuttosto chiare: Non è schiava di niente e nessuno. Ciò la rende libera. Buona lettura!

Francesca

15 novembre 2016

La parte migliore del giorno di Philippe Delerm [recensione]

LA PARTE MIGLIORE DEL GIORNO
di
Philippe Delerm

Casa editrice: Frassinelli
Traduzione: Elena Riva
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788888320533

"Al signor Spitzweg non piace guardarsi allo specchio". Le sue giornate sembrano svolgersi così regolari, senza grandi eventi significativi. Il lavoro di impiegato non regala molte sorprese, i colleghi lo punzecchiano, dimostrando di avere poco in comune con lui.
È un uomo intelligente, che potrebbe facilmente partecipare al quiz Questions pour un champion e uscirne vincitore, ma la fama lo frena dal mettersi in mostra:
"Sapeva bene che aveva ragione lei, che avrebbe potuto vincere il montepremi, e anche di più, tanto era ipersviluppata quella sua memoria che a lui sembrava normale, ma che i colleghi trovavano strabiliante. Tutto ciò che gli altri dimenticavano, come i nomi dei personaggi secondari, la composizione dei ministeri, le date degli incontri sportivi, tutto questo gli rimaneva indelebilmente in testa. Ma aveva rinunciato davanti all'imbarazzante prospettiva di essere presentato come un fenomeno da baraccone, al rischio di essere riconosciuto per strada - un fremito di orrore lo scuoteva ancora alla sola idea; aveva rinunciato soprattutto di fronte all'equazione che all'improvviso si era affacciata alla sua mente: ho memoria perché non ho ricordi".
Ciò che ama più di qualsiasi altra cosa è Parigi, dove abita dalla morte dei genitori, sempre nell'appartamento situato al 226 di rue Marcadet. Si guarda intorno. Osserva gli uomini e le donne che passeggiano verso gli "Champs Élysées, avenue Marceau, rue François". 
La sua città, così come descritta nei gialli di Simeon, gli parla e dei posti e delle persone che la abitano capisce di voler trattare. La forma che sente più affine alla sua personalità è quella del diario intimo e, in tempi moderni, quale miglior modo se non quello di aprire un blog?
"No, ciò che gli interessava era il diario intimo, gettato come una bottiglia in mare sulle onde di Internet. C'erano non poche confessioni bislacche, paranoie e schizofrenie. La scoperta di simili sfoghi, talvolta assai imbarazzanti, rafforzò nel signor Spitzweg il desiderio crescente di un blog leggero, vagabondo, sulla superficie delle cose, senza filosofia né morale - quello che gli sarebbe piaciuto leggere, certo".
Uno spazio virtuale come espressione vera e autentica di se stesso. Un modo di descrivere senza riserve come si vede il mondo. All'inizio è tutto nuovo per Arnold. Prende confidenza con una nuova realtà, impara a usare Internet e, ciò che all'inizio era solo un gioco, prende una piega diversa, inaspettata:
"Non so cosa sia la noia. Posso rimanere ore nel posto più neutro, una sala d'attesa, l'atrio di una stazione. Persino senza un libro da leggere, senza un giornale da sfogliare. Quando dal dottore qualcuno sospira e dice: "È lunga", io approvo per educazione, ma non lo penso minimamente. Certo, quando ci sono persone da osservare, ascoltare, non è male. Ma sopporto benissimo di interessarmi indefinitamente a un pezzetto di carta da parati che si scolla , a una crepa minuscola all'angolo del soffitto, alla struttura metallica delle sedie, al disordine delle riviste sul tavolino. Non che me ne vanti. Questo blog è la prima occasione che è ho per confidare il mio modo di essere". 
La vita sociale parigina nel suo svolgersi quotidiano diventa terreno fertile per i suoi articoli in rete. Prende l'abitudine di girare sempre con un taccuino, così da non perdere niente di ciò che lo colpisce. Tutte le sere, ricopia ordinatamente i suoi pensieri. Il sito subisce un'evoluzione: dalle poche visite sporadiche sotto il dominio www.arnoldspitzweg.com, un forte incremento con il nuovo nome www.antiazione.com. Molti sono i commenti ai suoi scritti, ai quali però non risponde, perché "preferisce avere lettori piuttosto che corrispondenti". La popolarità arriva quasi inaspettata, la partecipazione del pubblico sembra inarrestabile. Invece di provare soddisfazione, avverte un'ansia crescente che lo frena.

Arnold è un personaggio dalle mille sfaccettature: sensibile, ipocondriaco, osservatore, per niente spaventato dalla morte, amante dei polizieschi di Maigret perché non succede niente, estimatore di Woody Allen. Non è interessato ai viaggi, ma gli piace leggerne nei libri. Riflette sulla solitudine, rifugge la notorietà, eppure finisce per farne parte. L'attesa di un gruppo sempre più importante di affezionati lo costringe a ridimensionare il suo ruolo con la scrittura, non più esclusivamente intima, bensì in grado di avere effetto sugli altri.
Uno sguardo al mondo contemporaneo, a tratti malinconico, a tratti autentico, che invita il lettore ad apprezzare le cose semplici, che si tendono a dare per scontate o, addirittura, nemmeno si notano.

Veronica

9 novembre 2016

Alta fedeltà di Nick Hornby [recensione libro]

ALTA FEDELTÀ
di 
Nick Hornby

Casa editrice: Guanda 
Collana: tascabili
Traduttrice: Laura Noulian
Prezzo: € 11,00
ISBN: 9788823514577

Rob Fleming ha trentacinque anni, lavora in un negozio di dischi, il Championship Vynil, che risente della crisi economica, tanto da sopravvivere a malapena. I migliori amici sono i suoi dipendenti Dick e Barry, con i quali condivide la passione per la musica rock. Da sempre, etichetta la vita in classifiche, che sono il suo modo per affrontarla. La rottura con la fidanzata Laura è l'occasione per fare un bilancio del proprio vissuto, così incredibilmente ricco di fallimenti. La lista delle sue cinque ragazze più importanti è una sequela di eventi che hanno preannunciato solo delusioni, in cui lui appare sempre come unico responsabile.
La prima triste sera, nel minuscolo appartamento dove ha convissuto per la prima volta e seriamente con la compagna, si ritrova da solo, triste e pensieroso di fronte agli album che hanno fatto la storia, collezionati nel corso degli anni. Riflette su che cosa ha sbagliato, ma l'unica cosa che riesce a pensare è che Laura è cambiata, mentre lui è rimasto lo stesso. Questo è il problema per Rob: crescere, assumersi delle responsabilità e rendersi conto che non sempre tutto può scorrere liscio e senza intoppi. Tutto scorre per rimanere perennemente uguale ai suoi occhi. Al telefono con la madre è preoccupato di confessare di essere di nuovo al punto di partenza e di aver perso quell'unico punto fermo, dato spesso per scontato; spera di ricevere una parola gentile, di commiserazione, e invece non accetta di sentirsi colpevole anche nelle sue parole. Prova a voltare pagina, a perdersi nelle canzoni dei suoi idoli, nella birra, nelle battute, nei nuovi incontri, ma quando si ferma a pensare davvero, la verità fa capolino.
Tenta di riallacciare i rapporti, si lascia sopraffare dalla gelosia, per poi tornare a confrontarsi con le conseguenze delle proprie scelte, che non capisce davvero, forse nemmeno alla fine. Quando ottiene una seconda possibilità è fortunato, perché ha l'occasione di dimostrare che può essere una persona migliore, più attenta, anche se si porterà dietro una miriade di difetti; stavolta ci crede davvero ed è pronto a dimostrare che le cose possono funzionare.

Non avevo mai letto niente di Nick Hornby e ho deciso di avvicinarmi al libro, dopo aver visto il film, a mio parere ben riuscito, soprattutto per l'interpretazione di John Cusack, che rappresenta perfettamente l'inquietudine e la non voglia di crescere del protagonista. Il rivolgersi allo spettatore nell'analizzare gli episodi significativi della sua vita ricalcano esattamente la narrazione in prima persona del romanzo. Un romanzo di formazione? Non proprio. Il percorso di Rob è una spirale introspettiva, con una pazza colonna sonora pop rock, in cui perdersi: la consapevolezza del passato non lo porta a essere una persona che riprende in mano le redini della propria vita per dare una svolta. L'insicurezza la fa da padrona, i sentimenti che lo assalgono, lo risucchiano e lo lasciano con tante domande alle quali non trova risposta. Ho amato come l'autore racconta l'immaturità di un eterno ragazzino, che continua a sezionare se stesso alla ricerca della chiave per essere felice, di un motivo per il quale niente va come desidera, di come si attacca con forza alla sua unica forma di sostegno, la musica, che è lì, in quel negozio di Londra che non ingrana, ma è per lui la sua fortezza, il luogo sicuro. 

Veronica

4 novembre 2016

Alta fedeltà di Nick Hornby [frasi libro]


ALTA FEDELTÀ 
di 
Nick Hornby
"Il mio genio, se posso dire così, consiste nel raccogliere tutta questa medietà in un insieme compatto. Potre dire che ce n'è milioni come me, ma mentirei, davvero: un sacco di tipi hanno gusti musicali impeccabili, ma non leggono; un sacco di tipi leggono, ma sono dei ciccioni; un sacco di tipi approvano il femminismo, ma hanno delle stupidissime barbe; un sacco di tipi hanno il senso dell'umorismo di Woody Allen, ma gli somigliano anche fisicamente. Un sacco di tipi bevono troppo, un sacco di tipi fanno gli scemi quando sono al volante, a un sacco di tipi piace menare le mani, o metterla giù dura con i soldi, o si drogano. Io non faccio nessuna di queste cose, davvero; se piaccio alle donne non è per le virtù che ho, ma per i vizi che non ho". 
"Ci sono un sacco di canzoni che ho cercato di evitare da quando Laura se n'è andata, ma la canzone con cui Marie LaSalle apre il concerto, la canzone che mi fa piangere, non è fra quelle. La canzone che mi fa piangere non mi aveva mai fatto piangere prima; in realtà, la canzone che adesso mi fa piangere, una volta mi faceva schifo. [...] La canzone che mi fa piangere «Baby, I love your way» di Peter Frampton, nella versione Marie LaSalle". 
"[...] la musica sentimentale ha un grande potere: ti riporta indietro nel momento stesso in cui ti porta avanti, così che provi, contemporaneamente, nostalgia e speranza. Marie è la speranza, il futuro - magari non necessariamente lei, ma qualcuna come lei, qualcuna capace di mutare il corso della mia vita. [...] E Laura è il passato, l'ultima persona che ho amato, e sentendo quelle dolci, pungenti note di chitarra acustica, io rinvento il nostro tempo insieme, e, prima che me ne accorga, rivedo noi due in macchina che cantiamo «SloopJohn B», e stoniamo e ridiamo". 
"Così mi viene da pensare che sia importante avere qualcosa che funziona, nel lavoro o nella vita privata, altrimenti non è vita, ma sopravvivenza". 
"[...] prima di esprimere un giudizio, benché sia probabile che ne abbiate già formulato uno, provate a scrivere le quattro cose peggiori che avete fatto voi al vostro partner, anche se - specie se - il vostro partner non ne sa niente. Non indorate la pillola, non cercate di spiegarle; scrivetele e basta, stendete la classifica, con le parole più semplici possibile. Fatto? Ok, allora adesso lo stronzo chi è?". 
"Ci sono uomini che telefonano, e uomini che non telefonano, e preferirei tanto essere uno di questi ultimi. Loro sono veri uomini, il genere di uomini che le donne hanno in mente quando si lamentano di noi. Si tratta di uno stupido, solido e sicuro stereotipo: l'uomo che fa vedere che se ne frega, quello che viene scaricato e forse se ne sta seduto da solo, al pub, per un paio di sere, ma poi ricomincia ad andare avanti; anche se la prossima volta si fiderà ancora meno di prima, almeno non si è reso ridicolo, e non ha spaventato nessuno, mentre io, in questa ultima settimana ho fatto entrambe le cose". 
"Beh, vorrei che la mia vita fosse come una canzone di Bruce Springsteen. Almeno per una volta. So che non sono nato per correre, so che Seven Sister Road non ha niente a che vedere con Thunder Road, ma i sentimenti perché dovrebbero essere diversi? Vorrei telefonare a tutte quelle donne e salutarle, e augurare buona fortuna, così si sentirebbero bene e anche io mi sentirei bene. Tutti ci sentiremmo bene. Sarebbe bello. Bellissimo addirittura". 
"Dov'è la superficialità? Io ero, e dunque sono, cupo, malinconico, lagnoso, fuori moda, indesiderabile e goffo. Non ci vedo niente di superficiale in questi giudizi. E non sono graffi. Sono ferite quasi letali agli organi interni". 
"Quando di notte mi rannicchiavo contro la schiena di Laura, avevo paura perché non volevo perderla, e noi perdiamo sempre qualcuno, o qualcuno perde noi, alla fin fine. Preferisco non correre questo rischio". 
"[...] è molto più duro abituarsi all'idea che la mia idea giovanile dell'amore, a base di négligés e cenette in casa a lume di candela e lunghe, ardenti occhiate, non ha nessun fondamento nella vita reale. È a questo che le donne dovrebbero badare, e a nient'altro; perché è per questo che noi uomini non funzioniamo tanto bene. Non è la cellulite o le rughe. È la... la... la irriverenza". 

A breve, su questo spazio la recensione!


Veronica

31 ottobre 2016

La regina Ginga di José Eduardo Agualusa [recensione]

LA REGINA GINGA
e come gli africani inventarono il mondo
di 
José Eduardo Agualusa

Casa editrice: Lindau edizioni
Collana: Senza frontiere
Traduttrice: Gaia Bertoneri
Prezzo: 17,00
ISBN: 9788867085057

Francisco José da Santa Cruz è un prete molto giovane e ingenuo quando sbarca nel Regno del Congo nel 1620. Il primo incontro con Ginga è ricco di fascino e mistero, come la stessa donna orgogliosa descritta nei primi ricordi del sacerdote:
"La prima volta che la vidi, Ginga guardava il mare. Vestiva panni di gran pregio ed era ornata di bei gioielli d'oro al collo e di sonori bracciali d'argento e di rame ai polsi e alle caviglie. Era una donna minuta, asciutta e, in generale, poco appariscente, se non fosse stato per gli indumenti vistosi che indossava e per l'ampia corte di schiave nere e di uomini armati del suo seguito".
La futura regina si aspetta di essere di fronte a un consigliere, come le era stato assicurato dal governatore portoghese, Luís Mendes de Vasconcelos, e lo esorta a esprimere liberamente i suoi pensieri, dai quali trarne beneficio. La comunicazione ha bisogno di un interprete, in quanto la lingua ancora sconosciuta, e Domingos Vaz è il traduttore ufficiale, indispensabile per carpire il significato di ogni discorso, fino a quando non gli insegnerà il quimbundo.
Ngola Mbandi, suo fratello e re del Dongo, sconfitto dai portoghesi due anni prima, incarica Francisco di recarsi in Luanda con la sorella, per negoziare le condizioni circa un trattato di pace.
Il non rispetto degli accordi porta Ngola a reazioni incontrollabili, che hanno ripercussioni sul prete, se pur di breve durata, a causa della prematura morte, le cui versioni che si susseguono sono molteplici. Gli succede Ginga, "ora la regina Ginga, o meglio il re Ginga, poiché così pretendeva di essere chiamata". 

Il protagonista racconta degli anni trascorsi accanto alla regina Ginga, chiamata anche Ana de Sousa successivamente al suo battesimo, di un lungo percorso che lo ha visto mutare nel profondo, senza rendersi conto subito che accettare l'incarico di segretario significava "fuggire dalla Chiesa" e mettere in discussione la propria fede. Si innamora di Muxima, abbandona l'abito talare, assiste a una guerra, che cerca con il suo incarico di sedare e di portare benefici da ambo le parti. È additato dai portoghesi come un traditore, prova paura perché il suo destino è nelle mani di un popolo nuovo, che sta imparando a conoscere e del quale continua a stupirsi.
Ripensa al suo difficile cammino ormai ottantenne, dalla sua libreria ad Amsterdam; proprio dai libri ha tratto conforto e da essi ha imparato qualcosa in più sul mondo, accanto all'esperienza più importante in Africa. 
"Nasciamo, cresciamo, diventiamo adulti e poi vecchi. Nel corso della vita non abbiamo un solo corpo bensì vari, uno diverso in ogni istante. Questa catena di corpi che si succedono uno dopo l'altro, e ai quali corrispondono anche differenti pensieri, differenti modi di essere e di stare al mondo, potremmo chiamarlo universo - ma insistiamo nel chiamarlo individuo. Grosso errore. Si veda il mio caso: io che da giovane sono stato prete e devoto mi ritrovo oggi, vicino a morire, non solo lontano da Cristo, ma da qualsiasi Dio, poiché tutte le religioni mi sembrano altrettanto dannose, responsabili del molto odio e delle molte guerre nelle quali l'umanità si distrugge. Cosa avrebbe detto il giovane prete sbarcato in Africa per la prima volta ottant'anni fa, al vecchio, immensamente vecchio, che sono io oggi, mentre scrivo queste righe? Credo che non si riconoscerebbe in me".
Grazie all'ottimo lavoro della traduttrice, Gaia Bertoneri, si attiva una connessione totale con Francisco, la sua narrazione e i luoghi, così imperscrutabili e imperniati di misticismo. Un'avventura lunga quasi una vita intera, nella quale immergersi, per conoscere un tassello di storia nuova e farsi catturare dai miti meravigliosi che circondano la forte e fiera regina Ginga. 

Veronica

25 ottobre 2016

Un bravo ragazzo di Javier Gutiérrez [recensione]

UN BRAVO RAGAZZO
di
JAVIER GUTIÉRREZ

Casa editrice: Beat edizioni
Traduzione: Silvia Sichel
Prezzo: € 9,00
ISBN: 9788865592281

"Col tempo dimentichiamo le facce, ti dici. I nomi, le ragioni. Dimentichiamo i perché. Col tempo, ti dici, i particolari sbiadiscono, li scartiamo. Cammini per Fuencarral, tra la gente, sempre più piano. Dimentichiamo cosa, quando e con chi. Avanzi senza meta, come rintronato, perché hai distolto lo sguardo, perché tanta paura. È solo una vecchia amica. Il passato, ti dici".
Confusione e paura. Questo è ciò che prova Rubén Polo quando incontra Blanca, vecchia amica dei tempi dell'università. Una corrente di ricordi lo riporta a quando suonava in una band e la droga e l'alcool era costanti della sua vita. I suoi amici, Chino e Nacho, il fratello di Blanca, che, incredibile coincidenza, ha incontrato solo qualche mese prima, accorgendosi di quanto non stesse bene.
Lei tenta di convincerlo a tirare fuori il passato, per mettere chiarezza su quello che è successo. Ma che cosa è realmente capitato al quel gruppo così affiatato e spensierato?
"Blanca sorride. Improvvisamente il suo sorriso si irrigidisce, le si congela sulle labbra. Ci dimentichiamo le facce, i nomi, i particolari sbiadiscono, li scartiamo. No, Blanca, pensi. Non cominciamo, lascia in pace il passato. A volte ci ripenso, dice Blanca, i suoi occhi sembrano vibrare. A volte ripenso alla band, ho ancora la nostra demo, Polo, incisa su un'audiocassetta".
Polo ha una ragazza, Gabi, con la quale, nell'ultimo periodo, il rapporto si è inclinato. Lei è un tassello fondamentale di quel periodo turbolento, una vittima ignara, della quale si è innamorato per espiare le sue colpe. Col tempo, i rimorsi si fanno più potenti e fingere che tante cose non siano realmente successe è sempre più difficile:
"Normale?, lo psicologo scuote la testa, Rubén, davvero credi che tutto quello che mi hai raccontato sia normale? Davvero credi che sia normale averla drogata, e poi quanti eravate?, quattro?, cinque?, davvero credi sia normale che vi siate messi insieme? Avere scelto lei come compagna? Essere tornato dagli Stati Uniti e avere cercato proprio lei, dopo tutto quello che era successo, dopo quel che avevate fatto, davvero, Rubén, ti sembra normale?".
Un segreto inconfessabile cambierebbe per sempre la sua esistenza se rivelato. Ma Rubén è consapevole di non essere più lo stesso. Anche davanti allo psicologo è vago, evasivo e fatica ad ammettere i peccati dei quali si è macchiato, mentre il medico continua a chiedergli se tutto quello che ha fatto, le sue decisioni successive, gli sembrano "normali". 

La mente del protagonista è un guazzabuglio di pensieri e la narrazione riprende esattamente quel flusso di coscienza, dove gli avvenimenti faticano a organizzarsi logicamente. Dal racconto percepiamo la gravità dei fatti, che ci vengono confidati un po' alla volta. La verità si nasconde in quelle sere post concerto, all'insegna dello sballo e del roipnol, la droga dello stupro, furtivamente somministrata alla ragazza di turno. La vita è fatta di scelte, non si può tornare indietro e neanche proseguire senza dare peso alle conseguenze delle proprie azioni. Ognuno di loro ne è uscito cambiato: la spensieratezza di quegli anni, pieni di musica e divertimento, non esiste più. 
Complice lo stile di Javier Guttiérez, volutamente caotico nei contenuti e frenetico nell'uso copioso di virgole e punti, in cui si nota una duplice personalità di Polo, che in seconda persona analizza i ricordi, dà libero sfogo alle sensazioni tra le più disparate e poi racconta di se stesso, come se parlasse di qualcun altro, un estraneo, il romanzo è oscuro e scioccante nel palesare la realtà. Non c'è redenzione per nessuno, ciascuno deve fare i conti con la perdita dell'innocenza e la responsabilità di ciò che è accaduto.

"Lo sei sempre stato. un bravo ragazzo. Tutti lo eravate, anche Chino e Nacho, bravi ragazzi di buona famiglia".

Veronica