27 gennaio 2016

Le domande di Brian di David Nicholls [frasi]

LE DOMANDE DI BRIAN
di 
David Nicholls


"Voglio essere in grado di ascoltare sonate per pianoforte e sapere chi le esegue. Voglio andare a concerti di musica classica e sapere quando si deve applaudire. Voglio poter capire il jazz moderno senza che mi sembri un terribile sbaglio, e voglio sapere chi sono di preciso i Velvet Underground. Voglio  essere completamente impegnato nel Mondo delle Idee, voglio comprendere i sistemi economici complessi e cosa ci vede la gente in Bob Dylan. Voglio possedere ideali politici radicali ma umani. Voglio essere ben informato e tenere dibattiti appassionati, ma fondati su solide argomentazioni, attorno a tavoli da cucina in legno, dicendo cose come «specifichi meglio i suoi concetti!» e «le sue premesse sono chiaramente capziose!» per scoprire all'improvviso che è sorto il sole e abbiamo passato l'intera notte e parlare. Voglio usare con sicurezza parole come "eponimo" e "solipsistico" e "utilitarista". Voglio imparare ad apprezzare i vini pregiati, e i liquori esotici, e i buoni whisky di malto e imparare a berli senza fare la figura dell'idiota, e mangiare cibi strani ed esotici, uova di piviere e aragosta alla termidoro, cose che suonano a malapena commestibili o che non riesco a pronunciare.Voglio fare l'amore con donne bellissime, sofisticate e dall'aria intimidatoria, alla luce del giorno o addirittura con la luce accesa, lucido e senza paura, e voglio parlare correttamente molte lingue, magari anche una lingua morta o due, e portarmi sempre dietro un taccuino rilegato in pelle su cui scrivere pensieri incisivi, osservazioni e qualche occasionale verso poetico. Ma soprattutto voglio leggere libri: libri spessi come mattoni, libri rilegati in pelle fatti di carta incredibilmente sottile e con quei nastrini viola per tenere il segno; libri economici di poesia, impolverati, di seconda mano, libri incredibilmente costosi, saggi incomprensibili importati da università straniere. A un certo punto mi piacerebbe concepire un'idea originale. E mi piacerebbe essere ammirato, o addirittura amato, ma dovrò aspettare e vedere. Per quanto riguarda il lavoro non so ancora bene cosa voglio fare, comunque qualcosa che non disprezzi, che non mi faccia star male e che non mi lasci preoccupato tutto il tempo per i soldi. E queste sono cose che l'istruzione universitaria mi darà".
A breve, su questo spazio la recensione!


Veronica

24 gennaio 2016

Morte e vita di Bobby Z di Don Winslow [recensione]

MORTE E VITA DI BOBBY Z
di 
Don Winslow

Editore: Einaudi
Collana: Stile libero big
Traduzione: Alfredo Colitto
Pagine: 291
ISBN: 9788806212650
Prezzo: € 18,00


Tim Kearney, ex marine congedato con disonore, durante una rissa nel carcere di San Quentin, uccide Stinkdog, appartenente alla motorcycle gang Hell's Angel, segnando la sua fine. L'agente della DEA, Tad Gruzsa ha bisogno di lui, perché assomiglia incredibilmente al mitico Bobby Z, un famoso spacciatore del quale nessuno ha più notizie.
Lo addestrano a essere quel famoso criminale, non solo fisicamente, ma anche mentalmente, per rendere possibile lo scambio tra lui e un loro collega, finito nelle mani sbagliate. Se la missione andrà a buon fine, Kearney otterrà una nuova identità e la tanto agognata libertà. Niente fila liscio: la trattativa si trasforma in un conflitto a fuoco e Tim è catturato dagli uomini di Don Huertero. Si risveglia nella sua tenuta, isolata dal resto del mondo: ed è proprio in quel momento che deve applicare gli insegnamenti impartiti dalla DEA per essere il leggendario, unico e solo Bobby Z, un uomo dai mille segreti: un'amante bellissima, un figlio che lo venera e un boss con un conto da regolare.

Il protagonista ha un passato tormentato, non ha nulla da perdere e si trova di fronte a un dilemma:
"Quindi ecco come stanno le cose, pensa Tim, Posso tornare in galera e finire sicuramente ammazzato, o impersonare Bobby Z e finire probabilmente ammazzato".
Quando Elizabeth, la sua ex fiamma, gli rivela che Don Huertero vuole la sua testa, Tim decide di scappare insieme al bambino, convinto di essere di fronte a suo padre.
La fuga lo catapulta in situazioni di estremo pericolo, dove azione e adrenalina si mescolano senza sosta: Don Winslow, ogni tanto, si spinge un po' troppo sopra le righe, sfiorando quasi "l'impossibile". L'autore è però così convincente e coinvolgente, sia nei dialoghi serrati e, a tratti, umoristici, sia nei contesti descrittivi, da lasciarsi leggere con piacere, senza porsi eccessive domande.
Le ambientazioni e i temi sono quelli cari ai successivi romanzi: il surf, la California, i cartelli della droga, la polizia corrotta.
Un thriller che è un concentrato di tensione, soprattutto nelle scene di inseguimento nel deserto, vera e propria caccia all'uomo; la trama si sviluppa velocemente e lascia poco spazio a preamboli. Kearney è un miracolato: riesce a evitare di venire ucciso a sua volta, dopo aver tolto la vita a un famoso centauro, con amici pericolosi. L'avventura della nuova identità si trasforma in un percorso di formazione per il protagonista, il quale scopre l'importanza di alcuni valori, come la famiglia, così tanto desiderata, e lotterà per quel figlio non suo. Spesso è costretto a scegliere come agire, se in maniera egoistica, come farebbe il suo alter ego, o nel modo giusto.
Peccato per il finale, consolatorio e a lieto fine a ogni costo: avrei preferito un epilogo a effetto, una conclusione non per forza positiva.

Il libro è uscito nel 1997 con il titolo La leggende di Bobby Z; ripubblicato da Einaudi con il titolo attuale, a mio avviso più esplicativo, nel 2013. Nel 2007 è stato tratto il film di John Herzfeld, con Paul Walker, Olivia Wilde, Laurence Fishburne, Joaquim De Almeida.

Veronica

17 gennaio 2016

A sangue freddo di Truman Capote [recensione]

A SANGUE FREDDO
di
Truman Capote

Editore: Garzanti
Traduzione: Mariapaola Ricci Dèttore
Pagine: 392
ISBN: 9788811683117
Prezzo: € 19,60


Nel 1959, Truman Capote legge la notizia dell'omicidio di Herbert Clutter, sua moglie Bonnie Fox e i figli Nancy e Kanion, famiglia della cittadina di Holcomb, Kansas. Il New Yorker lo invia come cronista sul posto, dove si fa accompagnare dall'amica d'infanzia Harper Lee (alla quale è dedicato il libro) per raccogliere informazioni e testimonianze, dirette e indirette, sulla vicenda.
Da un lato, conosciamo meglio le vittime, nel loro quotidiano e la comunità nella quale sono inseriti; dall'altro, gli assassini, mentre organizzano il colpo alla fattoria River Vally. Richard Eugene Hickcock (detto Dick) e Perry Edward Smith sono appena usciti dal carcere in libertà vigilata; credendo alle parole di un detenuto, che ha lavorato presso i Clutter, si fissano su una cassaforte piena di soldi presente nello studio. Si introducono in casa armati, legano tutti coloro che sono presenti e, per non lasciare testimoni, li uccidono con un colpo di fucile alla testa. Dalla fattoria mancano pochissimi oggetti di scarsa importanza e valore, così da portare la polizia a brancolare ancor più nel dubbio. La notizia si diffonde rapidamente: la morte di persone tanto amate nel paese spinge i suoi abitanti a sospettare di tutti.
Proprio il compagno conosciuto in galera dà linfa alle indagini, ricordando della sua conversazione con Dick, al quale parlò della generosità e della ricchezza del suo datore di lavoro.
Alla cattura a Las Vegas, segue un interrogatorio serrato, un processo e la condanna per impiccagione il 14 aprile 1965.

Basato un fatto di cronaca realmente accaduto, il romanzo segna la nascita della non fiction novel, un genere letterario a metà tra letteratura e resoconto giornalistico. 
Un reportage esposto in maniera oggettiva, con uno stile crudo e senza fronzoli, arricchito da un'attenzione predominante per i dettagli: il lettore è catapultato in ogni angolo di Holcomb, per ascoltare i pettegolezzi dei cittadini, nella villa, non solo luogo del delitto, ma anche teatro delle vicissitudini quotidiane di adulti e ragazzi, nelle stanze dove sono stati legati e uccisi i membri della famiglia, nell'ufficio del detective Dewey, coinvolto e incapace di darsi pace fino a che non avrà ottenuto risposte, nelle menti di Dick e Perry, dei quali apprendiamo morbosamente il passato e i rapporti familiari difficili, fino a scoprire la terribile verità di quella notte.
L'assassino è solo uno, il più insospettabile, quello che maggiormente crea empatia con il lettore; su di lui avremmo scommesso per dichiarare l'innocenza. Al momento della confessione, descrive dettagliatamente ogni passo, comprese le sue accortezze per permettere ai prigionieri legati un po' di comodità e impedisce al compare di stuprare la ragazza. 
La sua esposizione è fredda, agghiacciante, senza segni di pentimento, proprio perché le azioni non sono mosse da precise motivazioni:
"Un attimo prima che gli chiudessi la bocca il signor Clutter mi domandò, e quelle furono le sue ultime parole, come stava sua moglie, se stava bene, e io dissi che era tutto a posto, che tra poco si sarebbe addormentata, e gli dissi che non mancava molto al mattino e che allora qualcuno li avrebbe trovati e tutta quella storia, io, Dick, e il resto, gli sarebbe parsa come un sogno. Non lo stavo prendendo in giro. Non avevo intenzione di fargli del male. Mi pareva un signore molto simpatico. Cortese. La pensai così fino al momento in cui gli tagliai la gola".
Un'opera perfetta tanto per il giornalismo quanto per la lettura, in grado di creare un'immersione a tutti gli effetti nella grande capacità narrativa dell'autore, che racconta i fatti da più punti di vista, conferendo all'intreccio una suspense caratteristica dei migliori gialli. 
Vittime e carnefici sono analizzati in maniera scevra da opinioni, collocandoli sullo stesso piano. Truman Capote assiste alle indagini, alla cattura dei colpevoli, al processo e alla condanna a morte; intrattiene una fitta corrispondenza con i due criminali, soprattutto Perry, tanto da restare segnato dagli eventi per sempre. 
Un libro che mi ha colpita moltissimo ed è riuscito a tenermi incollata alle pagine per tutto il tempo; le ultime immagini dei membri della famiglia che, inconsciamente, muovono gli ultimi passi nel mondo sono un colpo al cuore:
"Quella sera, dopo esserseli asciugati e spazzolati e raccolti in un leggero foulard, prese dall'armadio gli indumenti che avrebbe indossato l'indomani per andare in chiesa, calze di nailon, scarpe nere, un abito di velluto a coste rosso, il più grazioso che aveva, fatto da lei stessa. L'abito con cui sarebbe stata seppellita".
Veronica

14 gennaio 2016

Cosa c'è di più bello di questo? Quando siete felici, fateci caso! di Kurt Vonnegut [recensione libro]

Quando siete felici, fateci caso
di Kurt Vonnegut

Tradotto da Martina Testa

Minimum Fax
107 pagine
ISBN 978-88-7521-632-0
uscito a febbraio 2015

Negli Stati Uniti d'America, alla fine di ogni anno accademico vi è l'usanza di tenere una sorta di discorso di commiato ai laureandi (il commencement speech). Tra i più celebri possiamo per esempio annoverare quello dell'ormai defunto Steve Jobs col suo "Stay Hungry, Stay Foolish", o dell'altrettanto defunto David Foster Wallace presente in "Questa è l'acqua" edito da Einaudi, per poi infine arrivare a "Quando siete felici fateci caso" di Kurt Vonnegut. Una raccolta di 9 dialoghi pronunciati tra il 1978 e il 2004.

La loro utilità risiede nel fatto che noi giovani abbiamo un disperato bisogno di sentire (lo specifica l'autore stesso). Cosa, in particolare? Che dopo anni spesi sui libri, la vita vera è a portata di mano. Proprio lì, dietro l'angolo. Che al traguardo ci siamo arrivati con fatica, ma ci siamo arrivati, e quindi siamo pronti, formati, forti. L'avete percepito lo stato di esaltazione e quel senso di invincibilità che si provano dopo aver scritto un punto definitivo a una situazione del genere? Tutto, al di là di certi sacrifici, sembra possibile: il successo, la carriera, l'amore, la famiglia, i desideri, gli obbiettivi. Non abbiamo più paura, finalmente. Forse, ciò che viene celebrato come il termine di qualcosa (che ha più il sapore di un inizio), necessita di un encomio al futuro. Se è un bel casino, se fuori c'è l'inferno, se soffriremo di solitudine e ci annoieremo tanto, lo scopriremo a tempo debito. Vonnegut però ci prepara, in pratica:
questa è la fine; questa è sicuramente la fine dell’infanzia. «Ci dispiace tanto».
La questione più annosa è quindi rispondere a una serie di domande cruciali, in particolare se siamo vittime di una società moderna e industrializzata che ha deciso di sbarazzarsi dei riti di passaggio (al contrario di quella ebraica e escludendo il rilascio della patente a 16 anni): Quando possiamo essere considerati adulti? In realtà (e non in teoria) in un contesto del genere lo siamo già... Ed è probabilmente l'unica percezione radicata nella mente. Come dimostrarlo se il pensiero comune per i soggetti di sesso maschile è che si è uomini solo dopo aver fatto la guerra (glielo fece notare anche un suo parente) mentre per i soggetti di sesso femminile si è donne dopo aver messo al mondo un figlio?

Ciò che rende speciale questo libro è che l'autore non ha la pretesa di insegnarti nulla, di farti la morale o svelarti chissà quale segreto, perché chi si professa adulto ancora non ha capito un assunto fondamentale: - Non abbiamo bisogno di lezioni, ma di qualcuno che si metta sul nostro stesso piano, che non ci spieghi come evitare gli sbagli tanto a modo nostro sbaglieremo lo stesso, che di retorica né è piena il mondo, che sì, è un gran casino (le persone, le situazioni, gli ostacoli da superare...), ma si sopravvive
Perché la felicità non è poi così difficile da trovare: bisogna solo creare attorno a sé una rete di conoscenze, non essere mai soli e, soprattutto, rispettare la prima e unica regola per vivere su questo pianeta, mutuata dalle parole di «quel grandissimo e umanissimo essere umano» che era Gesù Cristo: «bisogna essere buoni».
E...
Ciò che è andato storto è che troppe persone, dagli studenti delle superiori ai capi di stato, obbediscono al Codice di Hammurabi, un re babilonese vissuto quasi quattromila anni fa. Ci sono echi del suo codice anche nell’antico testamento. «Occhio per occhio dente per dente». Se Cristo non avesse pronunciato il Discorso della Montagna, con il suo messaggio di misericordia e pietà, io non vorrei essere umano. Preferirei essere un serpente a sonagli. La vendetta genera vendetta, che genera vendetta, che genera vendetta, formando una catena continua di morte e distruzione che lega le nazioni di oggi alle tribù barbare di migliaia e migliaia di anni fa.
E io consiglio a voi, Adami ed Eve, di proporvi come obiettivo quello di prendere una piccola parte di pianeta e metterla in ordine, rendendola sicura, sana di mente e onesta. C'è un sacco di pulizia da fare. C'è un sacco di ricostruzione da fare, sia a livello spirituale che materiale. E, ripeto, ci sarà anche un sacco di felicità. Mi raccomando, rendetevene conto!
Un’altra cosa che potreste fare, come optional, è rendervi conto che ci sono sei stagioni, non quattro. La poesia delle quattro stagioni è completamente sbagliata per questa parte del pianeta, ecco forse perché siamo quasi sempre così depressi. Insomma, spesso e volentieri la primavera non sembra affatto primavera, e novembre non c’entra niente con l’autunno, e così via. Ecco la verità sulle stagioni: la primavera sono maggio e giugno! Cosa c’è di più primaverile di maggio e giugno? L’estate sono luglio e agosto. Fa un caldo boia, no? L’autunno è settembre e ottobre. Le vedete le zucche? Sentite l’odore di quel falò di foglie secche. Poi viene la stagione chiamata «Chiusura». È il periodo in cui la natura chiude i battenti. Novembre e dicembre non sono l’inverno. Sono la chiusura. Poi arriva l’inverno, gennaio e febbraio. Accidenti! Quanto sono freddi! E poi cosa arriva? Non la primavera. La riapertura. Che altro potrebbe essere aprile?
Ma tornando a mio zio Alex, che ormai è in paradiso. Una delle cose che trovava deplorevole negli esseri umani era che si rendevano conto troppo raramente della loro stessa felicità. Lui invece faceva del suo meglio per riconoscere apertamente i momenti di benessere. Capitava che d’estate ce ne stessimo seduti all'ombra di un melo a bere limonata, e zio Alex interrompeva la conversazione per dire: «Cosa c’è di più bello di questo?». Spero che voi farete lo stesso per il resto della vostra vita. Quando le cose vanno bene e tutto fila liscio, fermatevi un attimo, per favore, e dite a voce alta:«Cosa c’è di più bello di questo?»

Francesca

10 gennaio 2016

Il profeta di Kahlil Gibran (frasi libro)

IL PROFETA
di Kahlil Gibran

Che ne pensi del matrimonio, Maestro?
Ed egli rispose:
Siete nati insieme, e insieme sarete per sempre.
Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, sarete insieme persino nella silenziosa memoria di Dio.
Ma lasciate che vi siano spazi nel vostro stare insieme, e lasciate che i venti del cielo danzino tra voi.
Amatevi l'un l'altro, ma dell'amore non fatene un vincolo: Lasciate piuttosto che vi sia un mare in movimento tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi reciprocamente la coppa, ma non bevete da una singola coppa.
Datevi l'un l'altro un po' del vostro pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate insieme e siate gioiosi, ma fate che ognuno di voi possa star solo, come sole sono le corde del liuto sebbene vibrino la stessa musica.
Datevi il cuore, ma non per trattenervelo l'un l'altro.
Poiché solo la mano della Vita può contenere il vostro cuore.
E reggetevi insieme, senza però stare troppo vicini:
poiché le colonne del tempio sono collocate a una certa distanza, e la quercia e il cipresso non crescono l'uno all'ombra dell'altro.


Francesca
#01/16 

6 gennaio 2016

Panorama di Tommaso Pincio [recensione]

PANORAMA
di
Tommaso Pincio


Editore: NNEditore
Collana: Viceversa
Pagine: 200
ISBN: 9788899253059
Prezzo: € 13,00

Ottavio Tondi è un lettore. È capace di estraniarsi dalla realtà ed entrare con anima e corpo in qualsiasi scritto.
Durante una della tante incursioni in libreria, è notato dal direttore editoriale, che comincia a osservarlo in quell'ambiente che sembra fatto apposta per lui. Rimasto affascinato dal suo amore per i testi, gli offre un lavoro:
"Col tempo si rese conto che non gli interessava affatto che quel ragazzo pescasse un romanzo decente nel pagliaio di manoscritti inutili. Se lo convocava in casa editrice ogni mese non era per ascoltare il resoconto delle letture, ma soltanto per sentirlo parlare".
Il successo per quell'anonimo lettore è quasi inaspettato e coincide con il caso editoriale de La Vergine, opera da lui scoperta e ritenuta meritevole di pubblicazione. Dopo un inizio di scarso interesse, la situazione si ribalta: Teresa Ciabatti instilla il dubbio che l'autrice, Gloria Stupenda, mai resa nota al pubblico, sia in realtà lo stesso Ottavio Tondi, il quale sceglie di stare al gioco, prestandosi anche all'intervista di Antonio Gnoli per il Presente. L'attenzione si riversa sulla sua vita, lo invitano agli eventi di pregio del settore e lo pagano per essere semplicemente guardato dal grande pubblico mentre compie ciò che è naturale per lui:
"Sul palco era stato sistemato il divano di casa sua, il divano dell'appartamento di via dello Statuto. Accanto a esso, una lampada, la sua lampada. E infine libri in quantità, accatastati un po' sul divano e un po' in terra, sul tavolato. Tondi fece l'ingresso in scena senza dire una parola. Si sedette, afferrò un libro e inizio a leggere, in completo mutismo. I soli rumori che ogni tanto si udirono furono quelli delle pagine sfogliate, qualche colpetto di tosse, sospiri. Tondi non disse nulla neppure al termine dell'esibizione. Si limitò ad alzarsi e uscire di scena tra scrosci di applausi che durarono molti minuti".
La celebrità è effimera e si consuma nel giro di poco tempo; l'incidente sul ponte Sisto ribalta ogni cosa, portando il protagonista a lasciare ciò che ama di più, per avvicinarsi a un nuovo trend, Panorama, un social network con regole ferree, tanto che Tommaso Pincio lo paragona alla prigione ideata da Jeremy Bentham nel 1787, il Panopticon, dove carcerati/utenti possono essere costantemente spiati senza saperlo. Qui nasce una storia d'amore invisibile con Ligeia Tissot: per quattro anni si scrivono sulla piattaforma e scrutano le porzioni di casa riprese dalla webcam, che testimoniano il loro passaggio. 

Panorama è un libro complesso che può essere analizzato da più punti di vista. Ottavio Tondi, da anonimo lettore, bistrattato dal padre per la sua stessa passione, raggiunge una qualche forma di pace grazie al lavoro presso una prestigiosa casa editrice. La popolarità che lo investe si esaurisce a seguito di un incidente, in cui viene malmenato da un gruppo di sconosciuti: di grande effetto l'immagine di un uomo che cammina a testa bassa immerso nella lettura, quasi a rievocare la nostra incapacità di muovere un passo senza lo smartphone appiccicato alla faccia. L'autore concepisce un presente in cui non c'è più spazio per la cultura, per i libri, fagocitato da un'era in cui "la cosa fluida" sta prendendo il sopravvento. Il contesto poco si discosta da quello attuale, soprattutto per quanto riguarda lo status dell'editoria e della lettura:
"Non c'erano più editori, non c'erano più librerie né una letteratura degna di tal nome, nessuno leggeva più. Tutto vero. Ma il fatto che nessuno leggesse più non significa che nessuno scrivesse. Le persone scrivevano come e più di prima. Solo che erano condannate a tenere i loro inutili romanzi nei cassetti [...]".
Dopo essersi ripreso, comincia a vagare per il Grande Raccordo Anulare, tormentato dagli spezzoni di tutto ciò che ha letto in precedenza. Segue una nuova vocazione, quella della scrittura, che alla fine non è altro che un percorso attraverso i ricordi (Memorie delle cose lette prima di dire m'addormento) e le nuove esperienze legate alle conversazioni con Ligeia Tissot (Quaderni del letto).

Un narratore onnisciente segue le vicende di un anonimo personaggio che è stato famoso per un po', ne conosce i risvolti più segreti, forse per aver violato il suo stesso profilo di Panorama, ed estremizza una società schiava della tecnologia, profetizzando un mondo in cui i lettori scompariranno (che incubo!) perché per loro non c'è più posto. Un racconto che ti entra dentro per i suoi plurimi piani interpretativi, che ha bisogno di un'attenta lettura per poter cogliere citazioni letterarie e, al contempo, gli indizi disseminati dall'autore che fanno luce sui collegamenti con lo stesso protagonista. Una menzione d'onore alla potenza descrittiva degli incontri tra Tondi e Maddalena, che finiscono per trasformarsi in rendez-vous eccitanti in cui si mescolano sesso e immersione profonda nei testi:
"Non aveva più niente addosso, a parte una maglietta. Era scalza, si mosse in silenzio. Lui non la sentì avvicinarsi, si accorse della sua presenza soltanto quando lei gli posò le mani sulle cosce. Era in ginocchio davanti a lui e cominciò a slacciargli la cintura. Puoi seguitare a leggere, se vuoi, gli disse. Lui seguitò a leggere".

Veronica

3 gennaio 2016

"Tutte le storie sono storie d'amore" - Eureka Street [recensione libro]

EUREKA STREET
di
Robert McLiam Wilson 

Editore: Fazi editore
Collana: Le strade
Traduzione: Lucia Olivieri
Pagine: 392
ISBN: 9788876256844
Prezzo: € 18,50

"Tutte le storie sono storie d'amore".

Quale incipit migliore per una storia sul cui sfondo si combatte un conflitto che anima un paese, un conflitto che sfocia in atti terroristici, che provocano centinaia di morti?
Una mattina ti svegli, ripensi al primo appuntamento della sera precedente, decidi di comprare un nuovo vestito per la prossima uscita e mentre sei in pausa pranzo scegli il bar sbagliato, una bomba mette fine ai pensieri, ai progetti, alla vita.
Chuckie e Jake sono legati da una forte amicizia, nonostante la diversa appartenenza politico-religiosa: il primo è protestante e il secondo è cattolico. Questa diversa "visione" non intacca il loro rapporto speciale, entrambi hanno desideri e sogni di realizzazione personale.
Chuckie è un ragazzo cicciottello, stempiato e privo di ambizioni, che improvvisamente raggiunge il successo, avventurandosi in progetti senza capo né coda, che lo rendono incredibilmente ricco; conosce la donna della sua vita, Mary, dal passato burrascoso e con un grande bisogno di affetto.
Jake si occupa del recupero merci non pagate nella zona più povera della città, insieme a Crab e Hally: si ritrova di fronte situazioni drammatiche, in cui è costretto a non lasciarsi coinvolgere, per poter essere duro e, a volte, meschino. Capace di perdere la testa per ogni donna carina che incontra nel suo cammino, è stato abbandonato e adottato da una famiglia che lo ha accolto come un figlio. Questo lo ha reso sensibile ai mali del mondo e, a modo suo, si impegna per aiutare il prossimo, come il piccolo Roche, un bambino che si aggira per le strade, senza nessuno che si preoccupi per lui. 
È proprio Belfast a essere protagonista attiva, in un contesto storico, politico e sociale così nitido. I suoi abitanti si muovono con circospezione, fra sigle onnipresenti e spaventosamente criptiche impresse sui muri, che sembrano presagire che il peggio deve ancora venire: tutti le vedono, ma nessuno ne afferra il significato. Sulle strade imperversano manifestazioni, disordini e violenza, accennate da voci di sottofondo alla radio, subito interrotte, quasi a volere rimarcare la non accettazione a un mondo sommerso dal terrore.
"L'intera superficie della città pullula di vita. Il terreno è reso fertile dalle ossa dei suoi innumerevoli morti. La città è uno scrigno di storie e di racconti presenti, passati e futuri. È un romanzo. La città è un semplice conglomerato di persone, e al contempo complesso distillato geografico. ed emotivo di una nazione. Non è la dimensione di un luogo che ne fa una città, né la velocità dei suoi abitanti o la foggia dei loro abiti, il frastuono delle loro voci. Ma soprattutto la città è crocevia di storie. Gli uomini e le donne che vi abitano sono racconti affascinanti, infinitamente complessi. Anche la persona più noiosa e ordinaria è un racconto che non teme il confronto con la trama più bella e più ricca di Tolstoj. È impossibile rendere la grandezza e l'incanto di un'ora nella giornata di un qualunque abitante di Belfast. Nelle città le storie si incrociano e si intersecano, i racconti si incontrano, si scontrano, si fondono e si trasformano in una Babele di narrazioni.
Non si può ignorare l'evidenza, ma si può lottare per rendere grande la nostra esistenza in mille modi diversi: è proprio quello che fanno Jake e Chuckie, due eroi anticonvenzionali, i quali dimostrano che ciò che conta, più di qualsiasi cosa, è l'amore, dato e ricevuto, e per esso vale la pena combattere sino alla fine.
Robert McLiam Wilson ambienta il suo romanzo in un clima di accesa rabbia, in cui gli episodi di terrorismo sentiamo essere così attuali e vicini. Si resta sconvolti, tristi e impotenti dinanzi a così tanta malvagità. L'umorismo e la schiettezza dei dialoghi e delle azioni dei suoi personaggi sono una ventata di speranza, un monito a non lasciarsi mai sopraffare nei momenti più bui: qualcosa di buono può davvero ribaltare sorti irrecuperabili, la fiducia in tempi migliori sarà presto ricompensata.
L'humour è la principale chiave di lettura, perché proprio attraverso di essa, l'autore esorcizza "l'universo tenebroso" nel quale lui stesso è vissuto e che è sfondo del romanzo Eureka Street. Il quotidiano non si ferma, le persone si lasciano cullare dal flusso della normalità, mentre la nostra stessa casa è sconvolta dalla guerra.
Un'opera in grado di suscitare un'infinita gamma di emozioni, che si muove tra la narrazione in prima persona e al punto di vista onnisciente ed utilizza un linguaggio molto colorito e a tratti scurrile. Ho apprezzato il voler dare spazio alle prospettive dei giovani protagonisti, non tralasciando la descrizione di un periodo storico delicato che ha attraversato l'Irlanda del Nord. Ne consiglio la lettura!

Veronica