17 gennaio 2016

A sangue freddo di Truman Capote [recensione]

A SANGUE FREDDO
di
Truman Capote

Editore: Garzanti
Traduzione: Mariapaola Ricci Dèttore
Pagine: 392
ISBN: 9788811683117
Prezzo: € 19,60


Nel 1959, Truman Capote legge la notizia dell'omicidio di Herbert Clutter, sua moglie Bonnie Fox e i figli Nancy e Kanion, famiglia della cittadina di Holcomb, Kansas. Il New Yorker lo invia come cronista sul posto, dove si fa accompagnare dall'amica d'infanzia Harper Lee (alla quale è dedicato il libro) per raccogliere informazioni e testimonianze, dirette e indirette, sulla vicenda.
Da un lato, conosciamo meglio le vittime, nel loro quotidiano e la comunità nella quale sono inseriti; dall'altro, gli assassini, mentre organizzano il colpo alla fattoria River Vally. Richard Eugene Hickcock (detto Dick) e Perry Edward Smith sono appena usciti dal carcere in libertà vigilita; credendo alle parole di un detenuto, che ha lavorato presso i Clutter, si fissano su una cassaforte piena di soldi presente nello studio. Si introducono in casa armati, legano tutti coloro che sono presenti e, per non lasciare testimoni, li uccidono con un colpo di fucile alla testa. Dalla fattoria mancano pochissimi oggetti di scarsa importanza e valore, così da portare la polizia a brancolare ancor più nel dubbio. La notizia si diffonde rapidamente: la morte di persone tanto amate nel paese spinge i suoi abitanti a sospettare di tutti.
Proprio il compagno conosciuto in galera dà linfa alle indagini, ricordando della sua conversazione con Dick, al quale parlò della generosità e della ricchezza del suo datore di lavoro.
Alla cattura a Las Vegas, segue un interrogatorio serrato, un processo e la condanna per impiccagione il 14 aprile 1965.

Basato un fatto di cronaca realmente accaduto, il romanzo segna la nascita della non fiction novel, un genere letterario a metà tra letteratura e resoconto giornalistico. 
Un reportage esposto in maniera oggettiva, con uno stile crudo e senza fronzoli, arricchito da un'attenzione predominante per i dettagli: il lettore è catapultato in ogni angolo di Holcomb, per ascoltare i pettegolezzi dei cittadini, nella villa, non solo luogo del delitto, ma anche teatro delle vicissitudini quotidiane di adulti e ragazzi, nelle stanze dove sono stati legati e uccisi i membri della famiglia, nell'ufficio del detective Dewey, coinvolto e incapace di darsi pace fino a che non avrà ottenuto risposte, nelle menti di Dick e Perry, dei quali apprendiamo morbosamente il passato e i rapporti familiari difficili, fino a scoprire la terribile verità di quella notte.
L'assassino è solo uno, il più insospettabile, quello che maggiormente crea empatia con il lettore; su di lui avremmo scommesso per dichiarare l'innocenza. Al momento della confessione, descrive dettagliatamente ogni passo, comprese le sue accortezze per permettere ai prigionieri legati un po' di comodità e impedisce al compare di stuprare la ragazza. 
La sua esposizione è fredda, agghiacciante, senza segni di pentimento, proprio perché le azioni non sono mosse da precise motivazioni:
"Un attimo prima che gli chiudessi la bocca il signor Clutter mi domandò, e quelle furono le sue ultime parole, come stava sua moglie, se stava bene, e io dissi che era tutto a posto, che tra poco si sarebbe addormentata, e gli dissi che non mancava molto al mattino e che allora qualcuno li avrebbe trovati e tutta quella storia, io, Dick, e il resto, gli sarebbe parsa come un sogno. Non lo stavo prendendo in giro. Non avevo intenzione di fargli del male. Mi pareva un signore molto simpatico. Cortese. La pensai così fino al momento in cui gli tagliai la gola".
Un'opera perfetta tanto per il giornalismo quanto per la lettura, in grado di creare un'immersione a tutti gli effetti nella grande capacità narrativa dell'autore, che racconta i fatti da più punti di vista, conferendo all'intreccio una suspense caratteristica dei migliori gialli. 
Vittime e carnefici sono analizzati in maniera scevra da opinioni, collocandoli sullo stesso piano. Truman Capote assiste alle indagini, alla cattura dei colpevoli, al processo e alla condanna a morte; intrattiene una fitta corrispondenza con i due criminali, soprattutto Perry, tanto da restare segnato dagli eventi per sempre. 
Un libro che mi ha colpita moltissimo ed è riuscito a tenermi incollata alle pagine per tutto il tempo; le ultime immagini dei membri della famiglia che, inconsciamente, muovono gli ultimi passi nel mondo sono un colpo al cuore:
"Quella sera, dopo esserseli asciugati e spazzolati e raccolti in un leggero foulard, prese dall'armadio gli indumenti che avrebbe indossato l'indomani per andare in chiesa, calze di nailon, scarpe nere, un abito di velluto a coste rosso, il più grazioso che aveva, fatto da lei stessa. L'abito con cui sarebbe stata seppellita".
Veronica

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