14 gennaio 2016

Cosa c'è di più bello di questo? Quando siete felici, fateci caso! di Kurt Vonnegut [recensione libro]

Quando siete felici, fateci caso
di Kurt Vonnegut

Tradotto da Martina Testa

Minimum Fax
107 pagine
ISBN 978-88-7521-632-0
uscito a febbraio 2015

Negli Stati Uniti d'America, alla fine di ogni anno accademico vi è l'usanza di tenere una sorta di discorso di commiato ai laureandi (il commencement speech). Tra i più celebri possiamo per esempio annoverare quello dell'ormai defunto Steve Jobs col suo "Stay Hungry, Stay Foolish", o dell'altrettanto defunto David Foster Wallace presente in "Questa è l'acqua" edito da Einaudi, per poi infine arrivare a "Quando siete felici fateci caso" di Kurt Vonnegut. Una raccolta di 9 dialoghi pronunciati tra il 1978 e il 2004.

La loro utilità risiede nel fatto che noi giovani abbiamo un disperato bisogno di sentire (lo specifica l'autore stesso). Cosa, in particolare? Che dopo anni spesi sui libri, la vita vera è a portata di mano. Proprio lì, dietro l'angolo. Che al traguardo ci siamo arrivati con fatica, ma ci siamo arrivati, e quindi siamo pronti, formati, forti. L'avete percepito lo stato di esaltazione e quel senso di invincibilità che si provano dopo aver scritto un punto definitivo a una situazione del genere? Tutto, al di là di certi sacrifici, sembra possibile: il successo, la carriera, l'amore, la famiglia, i desideri, gli obbiettivi. Non abbiamo più paura, finalmente. Forse, ciò che viene celebrato come il termine di qualcosa (che ha più il sapore di un inizio), necessita di un encomio al futuro. Se è un bel casino, se fuori c'è l'inferno, se soffriremo di solitudine e ci annoieremo tanto, lo scopriremo a tempo debito. Vonnegut però ci prepara, in pratica:
questa è la fine; questa è sicuramente la fine dell’infanzia. «Ci dispiace tanto».
La questione più annosa è quindi rispondere a una serie di domande cruciali, in particolare se siamo vittime di una società moderna e industrializzata che ha deciso di sbarazzarsi dei riti di passaggio (al contrario di quella ebraica e escludendo il rilascio della patente a 16 anni): Quando possiamo essere considerati adulti? In realtà (e non in teoria) in un contesto del genere lo siamo già... Ed è probabilmente l'unica percezione radicata nella mente. Come dimostrarlo se il pensiero comune per i soggetti di sesso maschile è che si è uomini solo dopo aver fatto la guerra (glielo fece notare anche un suo parente) mentre per i soggetti di sesso femminile si è donne dopo aver messo al mondo un figlio?

Ciò che rende speciale questo libro è che l'autore non ha la pretesa di insegnarti nulla, di farti la morale o svelarti chissà quale segreto, perché chi si professa adulto ancora non ha capito un assunto fondamentale: - Non abbiamo bisogno di lezioni, ma di qualcuno che si metta sul nostro stesso piano, che non ci spieghi come evitare gli sbagli tanto a modo nostro sbaglieremo lo stesso, che di retorica né è piena il mondo, che sì, è un gran casino (le persone, le situazioni, gli ostacoli da superare...), ma si sopravvive
Perché la felicità non è poi così difficile da trovare: bisogna solo creare attorno a sé una rete di conoscenze, non essere mai soli e, soprattutto, rispettare la prima e unica regola per vivere su questo pianeta, mutuata dalle parole di «quel grandissimo e umanissimo essere umano» che era Gesù Cristo: «bisogna essere buoni».
E...
Ciò che è andato storto è che troppe persone, dagli studenti delle superiori ai capi di stato, obbediscono al Codice di Hammurabi, un re babilonese vissuto quasi quattromila anni fa. Ci sono echi del suo codice anche nell’antico testamento. «Occhio per occhio dente per dente». Se Cristo non avesse pronunciato il Discorso della Montagna, con il suo messaggio di misericordia e pietà, io non vorrei essere umano. Preferirei essere un serpente a sonagli. La vendetta genera vendetta, che genera vendetta, che genera vendetta, formando una catena continua di morte e distruzione che lega le nazioni di oggi alle tribù barbare di migliaia e migliaia di anni fa.
E io consiglio a voi, Adami ed Eve, di proporvi come obiettivo quello di prendere una piccola parte di pianeta e metterla in ordine, rendendola sicura, sana di mente e onesta. C'è un sacco di pulizia da fare. C'è un sacco di ricostruzione da fare, sia a livello spirituale che materiale. E, ripeto, ci sarà anche un sacco di felicità. Mi raccomando, rendetevene conto!
Un’altra cosa che potreste fare, come optional, è rendervi conto che ci sono sei stagioni, non quattro. La poesia delle quattro stagioni è completamente sbagliata per questa parte del pianeta, ecco forse perché siamo quasi sempre così depressi. Insomma, spesso e volentieri la primavera non sembra affatto primavera, e novembre non c’entra niente con l’autunno, e così via. Ecco la verità sulle stagioni: la primavera sono maggio e giugno! Cosa c’è di più primaverile di maggio e giugno? L’estate sono luglio e agosto. Fa un caldo boia, no? L’autunno è settembre e ottobre. Le vedete le zucche? Sentite l’odore di quel falò di foglie secche. Poi viene la stagione chiamata «Chiusura». È il periodo in cui la natura chiude i battenti. Novembre e dicembre non sono l’inverno. Sono la chiusura. Poi arriva l’inverno, gennaio e febbraio. Accidenti! Quanto sono freddi! E poi cosa arriva? Non la primavera. La riapertura. Che altro potrebbe essere aprile?
Ma tornando a mio zio Alex, che ormai è in paradiso. Una delle cose che trovava deplorevole negli esseri umani era che si rendevano conto troppo raramente della loro stessa felicità. Lui invece faceva del suo meglio per riconoscere apertamente i momenti di benessere. Capitava che d’estate ce ne stessimo seduti all'ombra di un melo a bere limonata, e zio Alex interrompeva la conversazione per dire: «Cosa c’è di più bello di questo?». Spero che voi farete lo stesso per il resto della vostra vita. Quando le cose vanno bene e tutto fila liscio, fermatevi un attimo, per favore, e dite a voce alta:«Cosa c’è di più bello di questo?»

Francesca

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