29 febbraio 2016

Sotto una buona stella di Richard Yates [frasi]


SOTTO UNA BUONA STELLA
di 
Richard Yates

"L'argomento di quelle chiacchiere non aveva importanza; sapeva cosa stava dicendo in realtà sua madre. Inerme e delicata, minuta e stanca e ansiosa di piacere, gli stava chiedendo di convenire che la sua vita non era un fallimento. Se li ricordava, lui, i bei tempi? Si ricordava tutte le persone  simpatiche che avevano conosciuto e tutti quei luoghi interessanti e diversi in cui avevano vissuto? E per quanti sbagli lei avesse fatto, per quanto il mondo l'avesse maltrattata, lo sapeva lui con quanto impegno si era sempre sforzata di riuscire? Lo sapeva il bene tremendo che gli voleva? E si rendeva conto - malgrado tutto - si rendeva conto di che donna notevole e piena di talento e coraggiosa fosse sua madre?". 
"A testa china, fissò il volto scialbo e immobile di George Prentice e cercò di esaminare con attenzione ogni dettaglio, a mo' di espiazione per tutte le volte che non lo aveva guardato negli occhi. Scandagliò la propria memoria in cerca di qualche minuscola traccia di vero affetto per quell'uomo (regali di compleanno? gite al circo?) e di ogni minimo barlume di un'epoca in cui questi potesse aver provato qualcosa che non fosse disagio e delusione in presenza del suo unico figlio; ma fu tutto inutile. Voltando finalmente le spalle al cadavere e prendendo il braccio della madre, guardò con disgusto la sua testa affranta. Era colpa sua. Lei lo aveva privato di un padre e aveva privato suo padre di un figlio, e adesso era troppo tardi". 
"Tutto quello che dici è una bugia. Tu non sei Alice Prentice la Scultrice e non lo sei mai stata, non più di quanto io sia Robert Prentice il Diplomato di Scuola Privata. Sei una bugiarda e una millantatrice, ecco quello che sei. Rimase scosso dall'energia della propria invettiva segreta, ma lasciò che continuasse senza poter resistere, tenendo la bocca serrata e lasciando le sue dita occupate a torcere e strappare un logoro tovagliolo di carta che teneva in grembo". 
"Poco più avanti, a due o tre case di distanza, s'imbatterono in un morto americano. Era a faccia in giù sul ciglio della strada, parzialmente coperto dalla neve sprizzata dai veicoli di passaggio, ma di lui rimaneva scoperto quanto bastava per vedere che aveva capelli castani ricciuti e un profilo con naso all'insù e labbra carnose. La pelle aveva lo stesso colore di quella dei tedeschi, una pelle che sembrava incapace di essere mai stata viva. Ma fu la sua divisa a colpire di più Prentice: come poteva essere morto qualcuno che indossava quei vestiti e quelle cinghie così terribilmente familiari, con quella borraccia terribilmente familiare appoggiata alla natica destra?". 
"A volte nei sogni appaiono visioni del passato. Per questo motivo Alice Prentice aveva sempre accolto il sonno con piacere, ma da insonne aveva il terrore dei momenti che precedevano il sonno, l'atto stesso di addormentarsi, il rischioso crepuscolo di semicoscienza in cui la mente fa fatica a mantenere la coerenza, quando una sirena o un grido giù in strada è il suono vero e proprio del terrore e il ticchettio dell'orologio è un costante promemoria della morte". 
"I treni elettrici portavano via gli uomini verso la città ogni mattina e i bambini erano inghiottiti dalla scuola. Le donne, sole nelle loro grandi case impeccabili, lasciavano trascorrere le giornate in una seria infinita di banalità - o perlomeno così le immaginava Alice. Se le figurava intente a occuparsi pigramente di semplici faccende domestiche o a dare istruzioni alle loro cameriere, a mettersi lo smalto sulle unghie e acconciarsi i capelli e aggravare la loro apatia passando ore al telefono l'una con l'altra, per parlare di circoli del bridge e incontri a pranzo e incombenze nell'Associazione Genitori e Insegnanti". 
"Quando furono uscite da uno dei pesanti cancelli di ferro e tornate a piedi a casa dei Larkin, per bere qualcosa e parlare con Jim, Alice era ormai del tutto sedotta dal piano di Maude. Era diventato un piano suo, definitivo e consolidato come ogni decisione che aveva preso in vita sua. Lei e Bobby avrebbero abitato nella casa del custode; Bobby avrebbe frequentato il Semiconvitto Riverside Country; si sarebbero trovati in mezzo a persone stimolanti come i Larkin, invece della gente soffocante e mediocre di Scarsdale, e tutta questa nuova vita incantevole sarebbe stata possibile grazie al suo ruolo di «artista residente»". 
"Guardandolo, Alice stabilì che non aveva mai visto un uomo tanto grossolano e sgradevole. Era bruttissimo nella sua immensa seminudità, e sussultò rendendosi conto di odiarlo. Odiava la sua faccia acida; odiava il suo torace umido, pallido, con i pettorali cascanti; odiava il modo in cui vagava per la stanza con il suo sguardo fisso e crudele e la sua bottiglia di birra". 
"Sapeva che probabilmente non sarebbe durata, questa sensazione di cameratismo, e sapeva che a causarla era stato probabilmente tanto il vino quanto l'aereo, ma c'era. Questa era la sua squadra; questi erano gli uomini con i quali avrebbe attraversato il fiume e trovato quel che rimaneva della sua opportunità di espiare, quel che rimaneva della guerra".
A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica

27 febbraio 2016

L.A. Confidential di James Ellroy: dal libro al film [recensione]

L.A. CONFIDENTIAL
di 
James Ellroy


Editore: Mondadori
Collana: Contemporanea
Traduzione: Carlo Oliva
Pagine: 540
ISBN: 9788804606710
Prezzo: € 12,00

James Ellroy è stato oggetto di discussione al corso di scrittura creativa frequentato l'anno scorso. Uno fra gli scrittori viventi più apprezzati del crime fiction, capace di ricostruire ambientazioni collocate in contesti storici precisi, con la ricerca meticolosa che precede l'invenzione dei personaggi e delle dinamiche interne.
Da amante del noir, ho scelto di cominciare a conoscere questo autore da L.A. Confidential: all'inizio la lettura è frenetica, concentrata, impegnativa, per la grande quantità di nomi che entrano in scena. E pensi: "Me li dovrò ricordare tutti? Meglio se mi armo di carta e penna e segno ogni comparsa?". Poi alcuni che ti sembrano nuovi, scopri che in realtà già sono statti introdotti con il nome intero e invece adesso con un'abbreviazione o un soprannome. Non semplice. Superato lo shock imminente, ci si addentra nella narrazione, che prende il sopravvento e cattura grazie allo stile potente composto da un mix di dialogo e azione.
Nella prima parte Natale di sangue è ripreso un evento realmente accaduto, lo scontro violento tra poliziotti e detenuti nel Natale del 1951, con le ripercussioni che il dipartimento di polizia di Los Angeles dovrà affrontare. L'episodio permette di delineare meglio i caratteri dei tre protagonisti principali. Ed Exley, figlio dell'ex capo della polizia Preston Exley, ora inserito con successo nel mondo delle costruzioni, è ossessionato dalla necessità di essere all'altezza del padre se non superiore. Armato di un grande talento e da perseveranza, crede di poter raggiungere i suoi scopi a ogni mezzo, anche se significa tradire i suoi stessi compagni. Bud White è segnato da un passato triste: all'età di sedici anni è testimone oculare dell'omicidio della madre per mano del padre. Paladino delle donne vittime di soprusi da parte di uomini aggressivi, si impegna nel difenderle a ogni costo e per sempre. Jack Vincennes è un agente dedito ad alcool e droghe, si adopera per perseguire la via della giustizia soprattutto se ad aspettarlo ci sono dei giornalisti pronti a raccontare la sua storia. Con l'aiuto di Sid Hudgens, arresta i cattivi sotto i riflettori e intasca mazzette per alimentare la sua dipendenza.
Al Nite Owl, un  piccolo caffè di Los Angeles, si consuma l'omicidio di sei persone, inizialmente attribuito a tre ragazzi di colore, anche se mancano le prove. I tre protagonisti sono costretti a collaborare insieme, nonostante i rancori, per risolvere il caso, il quale li trova coinvolti non solo professionalmente, bensì privatamente. Le indagini serrate portano a galla i propri demoni, con i quali s'imbastisce una lotta costante, per ritrovare se stessi.

L'inchiesta legata al massacro di Nite Owl si rivela molto più che una caccia agli assassini: gli agenti lottano con ostinazione per raggiungere la verità, conducono interrogatori, si muovono nell'ombra per scovare nuovi indizi determinanti. Los Angeles, la loro città, è marcia fino al midollo, guidata da una politica collusa con la malavita organizzata, implicata in un giro di prostituzione, pornografia, soldi e droga.
James Ellroy lavora molto sul contesto storico, inserendo personaggi realmente esistiti come Mickey Cohen e il suo braccio destro Jhonny Stompanato. La storia è intricata, suddivisa in tante sotto trame che coprono un arco temporale di otto anni, sempre più labirintica, via via che i misteri si infittiscono. L'autore, probabilmente consapevole della grande mole di informazioni sparate al lettore, inserisce delle parti, il Calendario, costituita da resoconti giornalistici che permettono di ricapitolare i fatti principali.
Un noir avvincente, carico di tensione e suspense, retto dall'ottima descrizione delle figure principali, dalle molte sfaccettature, dei quali si manifesta il lato oscuro, il punto debole da contrastare. La lunghezza sinonimo di complessità rischia di scoraggiare al principio, in quanto presi dai dettagli che non sappiamo se saranno indispensabili alla fine. Poi ci si addentra tra le pagine, restandone catturati e non si riesce a smettere di combattere con Bud, Ed e Jack, anche noi dobbiamo scoprire che cosa è realmente successo.

Nel 1997 Curtis Hanson ha diretto il film con Russel Crowe (Bud White), Kevin Spacey (Jack Vincennes), Guy Pearce (Ed Exley), Danny De Vito (Sid Hudgens), Kim Basinger (Lynn Bracken).
Dalla grande mole contenuta nel romanzo di James Ellroy ha dato vita a un intricato poliziesco, un concentrato di adrenalina, capace di tenere incollati allo schermo: gli attori sono calati perfettamente nella parte e incarnano il vero tratto distintivo dei tre poliziotti conosciuti nell'opera.

Veronica

9 febbraio 2016

La cena di Herman Koch [recensione]

LA CENA
di
Herman Koch

Editore: BEATedizioni
Traduzione: Giorgio Testa
Pagine: 255
ISBN: 9788865593028
Prezzo: € 9,00


"Tutte le famiglie felici si somigliano, ciascuna famiglia infelice è infelice a modo suo" (Lev Tolstoj)


Serge e Paul sono fratelli, senza niente in comune e distanti anni luce l'uno dall'altro. Un evento riguardante i figli, li costringe a mettere da parte le divergenze e a fissare un incontro per prendere decisioni in grado di cambiare per sempre molte vite.
Insieme alle rispettive mogli, Claire e Babette, scelgono di vedersi a cena in un ristorante lussuoso; durante la serata, girano intorno all'argomento, lo evitano e imbastiscono conversazioni su tutto tranne che sul problema che li affligge.
Michel e Rick, appena quindicenni, in una serata qualunque, si accaniscono su una barbona accampata vicino a un bancomat scelto per prelevare; infastiditi dall'odore, cominciano a innervosirsi: lanciano offese e ogni tipo di oggetto a portata di mano contro la donna. La situazione degenera ed è spinta alle estreme conseguenze, conseguenze dalle quali non sarà più possibile tornare indietro. Una telecamera di sicurezza riprende la scena, un video viene caricato su YouTube, così da essere alla portata di tutti. La polizia indaga sui fatti, la televisione parla di violenza perpetrata da persone pericolose per la società, colpevoli non ancora identificati.

Il genitore che scopre l'accaduto come reagisce? Copre ogni traccia e giustifica le azioni compiute o confessa, con l'intento di trarre un insegnamento da un fatto orribile con una punizione esemplare? L'autore sceglie di dare spazio a entrambe le versioni.
Serge è in corsa per la carica di primo ministro, un volto noto al pubblico. Condanna senza esitazioni le azioni dei ragazzi, spingendo verso la decisione più difficile: svelare al mondo chi sono quelle due figure nell'ombra che si percepiscono sullo schermo ma non si riconoscono. Per il cinico politico, l'errore deve essere espiato, non può passare sotto silenzio. Sotto, sotto, la motivazione egoista: la sincerità potrebbe essere la carta vincente per decretarne il successo e la stima degli elettori.
Paul, professore in aspettativa forzata, voce narrante, è pronto a qualsiasi cosa per evitare che la shockante notizia rimbalzi nei principali canali mediatici, distruggendo ogni possibilità di vivere un'esistenza normale; spalleggiato dalla moglie Claire che arriva a scusare il gesto, quasi come se la vittima lo avesse meritato.

La trama sembra riproporre un'opera teatrale: si alza il sipario sui quattro protagonisti che discorrono del più e del meno nel tempo di una cena (aperitivo, antipasto, secondo piatto, dessert, digestivo), omettendo la vera ragione dell'incontro. Emerge, senza fretta, il carattere di ognuno di loro, i tratti oscuri e le vedute morali. Il personaggio più interessante e meglio delineato è sicuramente quello di Paul. Scopriamo che ha una malattia psicologica genetica forse trasmessa al suo stesso figlio: negli scambi, negli sguardi, nei momenti di tensione, il padre si domanda se la condotta di Michel sia in qualche modo influenzata dal problema di salute acquisito. L'uomo, in diverse occasioni, non è riuscito a tenere a bada il suo temperamento, sfociato in episodi di violenza.
Claire resta nell'ombra per la prima parte, nasconde un segreto al marito per proteggerlo e agisce in maniera calcolata per far sì che la serata si risolva come preventivato.
Babette è frivola, disattenta, completamente presa da se stessa; al centro dei suoi pensieri il successo della campagna politica, che non vuole vada in fumo per nessuna ragione.
Serge è il cliché dell'uomo impegnato nella corsa a primo ministro, concentrato nel preservare le apparenze e nel dare un'immagine di ostentata fierezza.
Un testo da far rientrare nelle letture scolastiche, soprattutto per le tematiche di grande attualità, come il cyberbullismo, di cui si sente ampiamente parlare negli ultimi giorni. Come tutti gli strumenti dalle grandi potenzialità tecnologiche necessita di un'educazione consapevole, al fine di non utilizzarlo in maniera sconsiderata: Paul sbircia timoroso il cellulare di Michel e ne apprende un lato oscuro, che non pensava potesse esistere. Davanti a queste rivelazioni, si finisce per colpevolizzare l'oggetto, invece di insegnare quali siano i pro e i contro, così come gli effetti imprevedibili.
Interessante vedere due reazioni distinte dei genitori di fronte alla verità, così da permettere di immedesimarsi con entrambi, proprio perché quando si tratta dei figli, la morale s'imbatte con il bisogno di proteggerli a ogni costo. Herman Koch scava in profondità sulle dinamiche familiari, tratteggiando uno scenario agghiacciante della società contemporanea, dal quale emerge l'individualità e la rilevanza del proprio tornaconto personale a discapito della stessa etica.

Veronica

2 febbraio 2016

Le domande di Brian di David Nicholls [recensione]

LE DOMANDE DI BRIAN
di 
David Nicholls

Editore: BEATedizioni
Traduzione: Stefano Bortolussi
Pagine: 398
ISBN: 9788865590386
Prezzo: € 9,00


Se ci fermiamo a riflettere sulle fasi della nostra vita, vediamo un percorso irto di ostacoli che continuamente ci mettono alla prova. Raggiunto un traguardo importante, comincia un altro ciclo, ancora più difficile e intenso da attraversare. Brian ha tante speranze per il futuro e, come la maggior parte dei diciottenni, non sa assolutamente cosa fare: ha però tanti sogni e molte aspettative, che spera di realizzare nella nuova avventura universitaria. Un nuovo inizio, un ambiente dove presentarsi e conoscere persone stimolanti.
Si lascia alle spalle una madre in lutto per la morte del marito, dedita all'alcool, e due amici, i suoi migliori amici, che segretamente non approva, per la carenza di ambizioni.
Il college è l'occasione per sentirsi finalmente a proprio agio nel mondo, mostrare un lato di sé in grado di conquistare la stima dei colleghi; ben presto la dura realtà farà di nuovo capolino: l'amore per Alice Harbinson, aspirante attrice, bellissima e desiderata, lo spingono a fare un passo falso dietro l'altro, senza accorgersi di essere palesemente usato e per niente apprezzato.
Per un pelo arriva a qualificarsi nelle riserve della squadra schierata a partecipare a University Challenge, un quiz culturale, che rappresenta il legame più forte con il padre morto da tempo. Rischia di gettare all'aria la preparazione finalizzata a eccellere nella disputa con altre università; un colpo di fortuna gli permette di diventare un componente rilevante per il team. 

Una vocina nella mente di Brian si insinua costantemente, per farlo ragionare, per renderlo consapevole. La formazione è importante, ricercare nei libri le risposte è saggio, tuttavia l'esistenza non si può prevedere, né tanto meno affrontare con l'ausilio di schemi prestabiliti. Gli inconvenienti sono all'ordine del giorno, sempre sarà necessario fare i conti con la nostra insicurezza e fare tesoro dei fallimenti, per maturare e superare episodi difficili:
"Più tardi, disteso supino nel letto, rabbrividisco mentre aspetto che la mia faccia si asciughi per evitare di insanguinare il cuscino e intanto valuto attentamente la mia strategia per l'indomani. Dopo lunghe riflessioni, decido che la strategia migliore è comportarsi un po' meno da coglione. Non sarà facile, ma è fondamentale che lei riesca a vedere il Vero Me Stesso. Il problema è che sto cominciando a sospettare che l'idea che là fuori, da qualche parte, ci sia un Vero Me Stesso saggio, brillante, spiritoso, gentile e coraggioso sia leggermente sbagliata. È come lo yeti: se nessuno lo vede per davvero. perché mai dovremmo credere che esista?".
Il protagonista suscita tenerezza, simpatia e ha un modo di reagire agli eventi sempre ingenuo e privo di malizia. Lo vediamo persistere nel corteggiare la ragazza dei suoi sogni, nonostante lei mai mostri giusta considerazione e rispetto verso le attenzioni ricevute. Più volte si oppone in malo modo alla sua gentilezza, lo prende in giro, lo usa e mai ammette i suoi reali sentimenti; non ascolta quando confessa aspetti dell'infanzia mai rivelati, troppo presa da se stessa.
Rebecca, l'amica, attiva politicamente, burbera e attenta, è il grillo parlante della situazione; insinua nel ragazzo dubbi e perplessità, senza riuscire a fargli aprire gli occhi:
"E... Jackson, è chiaro che dovresti studiare qualsiasi materia ti piaccia. La valutazione e la comprensione della letteratura, come di qualsiasi altra espressione artistica, sono fondamentali per una società civile. Perché credi che la prima cosa che i fascisti bruciano sono i libri? Dovresti imparare a difendere meglio le sue idee".
David Nicholls mi piace molto, per l'abilità di analisi dei suoi protagonisti, con i quali si entra in sintonia: in primo piano il passaggio alla vita adulta e le difficoltà di relazione con l'altro. Brian comprende che crescere non è mai semplice, il futuro che si è da sempre immaginato per se stesso fatica a concretizzarsi. Si nasconde nella sua camera, mette un disco della sua beniamina Kate Bush e chiude le porte al mondo reale.

La trama non sarà delle più originali e se dovessimo riassumere i colpi di scena non ne elencheremo molti. La forza del romanzo è racchiusa nella capacità stessa dell'autore di raccontare, con un pizzico di ironia, le peripezie di un giovane che ormai non è più un bambino. Ridiamo delle sue battute fuori luogo, della sua perseveranza nel farsi notare da Alice, della sua goffaggine, e scuotiamo la testa con tenerezza, pensando "Oddio, ne ha combinata un'altra".
Un libro romantico, genuino, malinconico, infarcito di citazioni letterarie e cinematografiche, che sfrutta il tema portante dell'University Challenge, introducendo ogni capitolo con una tipica domanda da quiz. Tante emozioni di fonte alle parole di David Nicholls, che si conferma una garanzia nell'esordio Le domande di Brian, forse il suo testo più bello e sincero.


Veronica