28 marzo 2016

Rosemary's Baby di Ira Levin [recensione]

ROSEMARY'S BABY
di
Ira Levin


Editore: Sur
Collana: BigSur
Traduzione: Attilio Veraldi
Pagine: 253
ISBN: 9788869980008
Prezzo: € 16,50


Guy e Rosemary Woodhouse sono una  giovane coppia appena sposata. Colgono l'occasione di affittare un appartamento al Bramford, edificio molto in voga a New York per lo stile architettonico e i particolari vittoriani. L'amico Hutch li mette in guardia dal passato orrido e macabro del palazzo, suscitando non poche perplessità, soprattutto nella donna:
«Nel corso degli anni [...] al Bramford sono capitate non poche cose orrende e disgustose. E non tutte appartengono a un passato lontano. Nel 1959, nello scantinato fu trovato il cadavere di un neonato avvolto in un giornale». 
Il marito è un attore poco conosciuto, con qualche pubblicità e ruolo a teatro, che fatica a trovare ingaggi interessanti, capaci di dare slancio a una carriera mai decollata. La moglie ha modo di ambientarsi e fare amicizia con una ragazza, Terry Gionoffrio, dai trascorsi turbolenti, ospite di una coppia anziana del palazzo. Il suicidio di Terry, buttatasi dal balcone della sua abitazione, è un evento sconvolgente e inaspettato, che porta i Woodhouse a conoscere i Castevet, i benefattori della vittima.
Questi ultimi, Roman e Minnie, si dimostrano gentili e, a tratti, invadenti con i nuovi vicini, sempre a disposizione con consigli anche se non richiesti.
Minnie regala a Rosemary una catenina con un ciondolo, contenente radice di Tammis, un'erba dalle proprietà benefiche: sapute le intenzioni dei coniugi di allargare la famiglia, invita la donna a indossare l'amuleto porta fortuna assiduamente.
Le porte del successo si aprono per Guy: il suo rivale è colpito da cecità improvvisa, così da permettergli di ottenere la prima parte importante in uno spettacolo di grande visibilità.
La notte del concepimento, la protagonista vive un incubo in cui è posseduta da un essere terribile e affascinante allo stesso tempo; la mattina seguente non ricorda nulla della sera prima e resta turbata dal racconto del marito, il quale confessa di aver fatto l'amore con lei, nonostante non fosse molto presente.
La gravidanza si dimostra un periodo terribile: persuasa dai Castevet a farsi assistere dal dottor Sapirstein, il ginecologo più bravo della zona, che la rassicura circa la sua salute e quella del bambino, e ad assumere ogni mattina una bevanda verde preparata dalla vicina, accantona le preoccupazioni.
I mesi si susseguono senza sosta, scanditi da dolori atroci all'addome: il medico le ribadisce che ogni gravidanza è diversa dalle altre e che la pena che prova, se ne andrà da un giorno all'altro.
Rosemary ha un presentimento negativo e comincia a indagare per proprio conto: legge libri di stregoneria, convincendosi di essere la prescelta di una cospirazione molto più grande.

Ira Levin costruisce una storia angosciante, tutta concentrata sulla figura principale femminile: una persona dolce, sensibile, altruista e ingenua, diventa il bersaglio del Diavolo che, con la complicità del fedele sposo, genera il suo erede. Guy sceglie di offrire la moglie e il futuro nascituro in cambio della fama di attore, il desiderio più grande che attende da tutta la vita di vedere realizzato. 
Rosemary aspetta con ansia il momento in cui sarà madre e confida i propri sogni e le proprie speranze all'uomo che mai e poi mai la tradirebbe. Roman e Minnie sono come dei genitori (i veri criticano la sua condotta e non sono fieri di ciò che è diventata) e si affida alle loro conoscenze e premure. Si lascia convincere nella decisione del ginecologo, pensa che i dolori che l'accompagnano sempre siano normali e beve ogni mattina quel cocktail misterioso, perdendo completamente ogni qual forma di consapevolezza sul proprio corpo e sulla propria mente. Quando inizia a dubitare delle persone care che la circondano e si avvicina al tema del satanismo, la tensione sale e il lettore avverte il panico della protagonista, i cui tentativi di rivolta non approdano a nulla. Significativo il finale, dove è costretta a scegliere che cosa ne sarà del destino del mondo, influenzata, come il compagno, dai propri egoismi, o forse solo dall'amore materno.

Un romanzo psicologico, dall'atmosfera opprimente e disturbante, un vero concentrato di suspense, molto più di un horror, un thriller basato su un complotto diabolico perfetto.

Oltre al film di Roman Polaski del 1968, nel 2014 è andata in onda su NBC la mini-serie in due episodi, liberamente ispirata all'opera.


Veronica

18 marzo 2016

Tradimento dallo staff investigativo di The Boston Globe [recensione]

TRADIMENTO
A.A. The Boston Globe
Spotlight

Editore: Piemme
Traduzione: Irene Annoni ed Elena Cantoni
Pagine: 367
ISBN: 9788856654202
Prezzo: € 18,50

Spotlight rappresenta il gruppo di giornalisti del Boston Globe che ha lavorato per mesi all'indagine su padre Geoghan, accusato di aver molestato centinaia di bambini in diverse parrocchie. Un abominio perpetrato per anni, con la complicità della Chiesa: anche se molti sapevano, nessuno ha parlato. Il sistema adoperato dai massimi esponenti del clero prevede l'allontanamento dalla parrocchia dove sono state registrate delle denunce, un periodo in cura in un istituto e il trasferimento in un'altra circoscrizione ecclesiastica. 
La copertura delle segnalazioni di abusi porta a reiterare questo schema, uno schema che non mira a risolvere il problema, bensì a spostarlo per non affrontarlo: 
"Fino a quando le diocesi di tutto il paese si fossero ostinate a coprire le denunce di abusi sotto il manto della confidenzialità, sarebbe stato impossibile conoscere il numero dei preti pedofili. In mancanza di una politica di trasparenza da parte di tutte le autorità ecclesiastiche, dalle parrocchie di provincia fino ai vertici del Vaticano, l'opinione pubblica non aveva modo di sapere se i devianti sessuali costituissero solo una piccola minoranza all'interno del clero o fossero la punta dell'iceberg di un fenomeno ben più vasto. E un altro interrogativo incombeva: quante erano le vittime ancora chiuse nel silenzio per la paura e la vergogna?"
Il cardinale Law, storico arcivescovo di Boston, è l'uomo che pur consapevole delle azioni compiute da Geoghan, ha acconsentito ad affidargli un incarico in altra parrocchia. Le ricerche di Spotlight portano alla luce un coinvolgimento molto più ampio, con decine di preti pedofili, ai quali è stato permesso di continuare a esercitare la propria professione vicino ai bambini con la protezione della Chiesa. Il prete pedofilo è un predatore che studia il territorio e sceglie le famiglie più disastrate: più facile guadagnarsi la fiducia di una madre single e agire indisturbati con i figli. Restare soli, corrompere il bambino con gentilezza e tempo, per poi calare la maschera.
Per le vittime è difficile anche solo pensare di raccontare quello che hanno subito, per paura di non essere creduti e per il potere spirituale sfruttato a proprio vantaggio dall'assalitore. L'omertà che circonda l'ambiente ha reso impossibile vedere la gravità dei fatti, che anche se rivelati, non sono pienamente realizzati. A volte, alcuni genitori hanno provato a sfidare il clero, avvalendosi di un avvocato: il risultato è stato un patteggiamento segreto e pochi spiccioli di risarcimento.

Nel capitolo Il declino della deferenza si assiste a un cambio di rotta e a un atteggiamento meno tollerante di fronte alle molestie perpetrate per anni:
"La deferenza che politici, poliziotti e procuratori riservavano alla Chiesa cattolica [...] rispecchiava l'atteggiamento della società in generale. Ma la gravità degli abusi sessuali venuti alla luce dopo il caso Geoghan, e peggio ancora i tentativi della Chiesa di comprare il silenzio delle vittime, inferse un colpo irrimediabile alla sottomissione persino dei più ferventi cattolici negli ambienti della legge e della politica. Una cultura di oltre un secolo di deferenza consolidata in oltre un secolo si sgretolò nel giro di poche settimane".
La forza della stampa come mezzo di comunicazione, capace di raccontare una verità scioccante e di permettere a tutti di acquisire consapevolezza. Tacere i peccati per non renderli reali e quindi doverli affrontare. La preoccupazione dei vertici ecclesiastici è proteggere la reputazione della propria istituzione sulla pelle dei più piccoli. Molto tempo è stato necessario per assumersi la responsabilità di aver permesso ogni singolo episodio che è costato caro a tanti innocenti. Sono citati anche i Papi che sono sì popolari, ma non si sono impegnati a sufficienza per difendere i più deboli:
"A dispetto della sua popolarità, giovanni Paolo II fu criticato per lo scarso impegno in merito al problema dei preti pedofili, aggravato dal fatto che gran parte dei reati si era verificata durante i suoi ventisette anni di pontificato, dal 1978 fino alla sua morte nel 2005. Per la prima volta, nel 2001, il papa chiese perdono per gli abusi commessi dai sacerdoti in un'email diramata dalle chiese cattoliche di tutto il mondo".
Il lavoro di Matt Carroll, Kevin Cullen, Thomas Farragher, Stephen Kurkjian, Micheal Paulson,, Sacha Pfeiffer, Micheal Rezendes, Walter V. Robinson ha vinto il premio Pulitzer nel 2003.
Nell'Appendice sono raccolti i documenti più importanti e in Note i dettagli e le fonti che hanno ampliato la ricerca di ogni capitolo.

Perché leggere l'inchiesta del Boston Globe? Perché è fondamentale sapere cosa è successo e cosa non è stato fatto per evitare le atrocità commesse. Leggere una testimonianza è come riaprire una vecchia ferita; leggere è come far riaffiorare il ricordo di una sofferenza ingiustificata. 

Il film Il caso Spotlight ha vinto il premio oscar come miglior film e miglior sceneggiatura originale. 
Per chi non lo avesse ancora visto, da recuperare!


Veronica

10 marzo 2016

Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides: dal libro al film [recensione]

LE VERGINI SUICIDE
di Jeffrey Eugenides


Editore: Mondadori
Collana: Contemporanea
Traduzione: Cristina Stella
Pagine: 213
ISBN: 9788804583615
Prezzo: € 10,00


Sin all'inizio, sappiamo cosa succederà. Le cinque sorelle Lisbon, capaci di affascinare chiunque al primo sguardo, sono destinate a una fine prematura:
"La mattina che si uccise anche l'ultima dei Lisbon (stavolta toccava a Mary: sonniferi come Therese) i due infermieri del pronto soccorso entrarono in casa sapendo con esattezza dove si trovavano il cassetto dei coltelli, il forno a gas e la trave del seminterrato a cui si poteva annodare una corda. [...] Ad aprire la serie era stata Cecilia, la minore, di tredici anni appena, che si era tagliata le vene nella vasca da bagno come uno Stoico. Quando la trovarono a galla in quella pozza rosea, gli occhi gialli di un'invasata e il corpo minuto che emanava l'odore di una donna adulta, aveva un'aria così placida che i due soccorritori, spaventati erano rimasti immobili, come stregati".
Come hanno fatto cinque giovanissime ragazze ad arrivare a questo punto, togliersi la vita con freddezza e premeditazione?
I narratori sono ragazzi del quartiere, vicini di casa e compagni di scuola, che sbirciano ogni piccolo dettaglio che le riguardi. Assistono all'arrivo degli infermieri in seguito al tentato suicidio di Cecile, ne scrutano l'invasione in quella misteriosa casa, dove si svolgono le giornate della famiglia.
La madre è una donna severa, un concentrato di ghiaccio, fermamente attaccata alle proprie convinzioni; le figlie sono sottoposte a un controllo meticoloso di ogni aspetto quotidiano:
"Prima di lasciarle salire in macchina esaminava le figlie una per una, la borsetta buona stretta fra le mani, per controllare se si fossero truccate, e più di qualche volta rispediva Lux dentro casa perché indossasse una maglietta meno trasparente".
Per accantonare "l'incidente", ritrovare la tranquillità necessaria a riportare tutto come prima, i genitori acconsentono alla "prima e unica festa organizzata dalle ragazze nella loro breve esistenza". Nel seminterrato, addobbato come per una piccola festicciola di bambini, si svolge l'occasionale avvenimento mondano, sempre sorvegliato dall'occhio vigile della signora Lisbon.
Cecile, poco incline al divertimento, si assenta e riesce a raggiungere l'obiettivo di porre fine alla sua vita. Dopo un periodo di assenza forzato, per superare lo shock della perdita, tutti riprendono a svolgere le proprie attività, intenzionati a lasciarsi alle spalle un evento isolato, quasi non fosse mai avvenuto. Anche a scuola, i compagni hanno difficoltà a comportarsi normalmente con le sorelle: ne osservano i comportamenti, il loro mantenersi isolate dalla maggior parte dei gruppi, la diversità nel modo di vestirsi o di atteggiarsi, a testimonianza del limitato controllo che possiedono nelle cose più semplici.
Il padre si dimostra a sua volta succube e incapace di imporsi a qualsivoglia scelta; solo dopo una lunga discussione con la moglie, ottiene di far partecipare le figlie al ballo della scuola, accompagnate da alcuni fra i migliori studenti dell'istituto. Lux, invaghitasi del compagno Trip Fontaine, approfitta della serata che assomiglia alle comuni uscite di molti adolescenti, per fare tutto quello che può: fuma, beve, fa sesso e infrange il coprifuoco, accelerando così il percorso di decadimento fisico e psicologico, che porterà le sorelle a uccidersi.

Una voce collettiva scorre i ricordi legati all'oggetto del proprio desiderio: nel passaggio all'età adulta, ormai uomini, ripensano a queste cinque bellissime ragazze che hanno popolato le loro fantasie. Cinque anime smarrite e irraggiungibili, rinchiuse in una dimensione alla quale sentono di non appartenere. Non sappiamo mai quale sia il loro pensiero o il loro stato d'animo, apprendiamo indirettamente nuovi particolari, grazie all'analisi scrupolosa del comportamento, degli sguardi, delle relazioni e delle parole, finalizzata alla comprensione del perché di una decisione così estrema. A distanza di molti anni, il gruppo raccoglie testimonianze e impressioni di ogni persona che abbia anche solo minimamente conosciuto la loro "ossessione", quell'amore platonico che distrugge e consuma. Con un punto di vista razionale, si colpevolizza un'educazione chiusa e severa, che ha impedito a giovani donne di potersi esprimere secondo la propria personalità. Il ballo segna un processo inarrestabile senza possibilità di ritorno e si assiste alla morte di tutto ciò che circonda Cecile, Therese, Mary, Lux, Bonnie: i segni sono visibili nella casa - la muffa, il disordine, la sporcizia -, nell'igiene personale, nel termine di ogni tipo di rapporto con il mondo esterno. Una narrazione descrittiva e dettagliata crea un'atmosfera magica e sognante, dove assaporare i primi turbamenti emotivi e le tragedie che esplodono silenziose negli animi più delicati, lasciando l'osservatore a crogiolarsi in domande senza risposta. Nella conclusione, l'autore propone il tema del viaggio come evasione, abbandono di una realtà costantemente aberrata, una ricerca di libertà che è sinonimo di morte.

Mi sono convinta a leggere il libro dopo tanto tempo, nonostante fossi rimasta affascinata dal film diretto da Sofia Coppola. Moltissimi sono i punti di contatto tra l'opera di Jeffrey Eugenides e la pellicola: la regista è riuscita a riportare quel senso di angoscia, frustrazione e mistero dello scritto. Kathleen Turner è l'immagine perfetta della madre dispotica e rigida, sia nelle espressioni che nel modo di vestirsi, senza nessun colore appariscente. Tra le attrici che impersonano le Lisbon, Kristen Dunst è la figura principale, quella che colpisce per l'ottima interpretazione e incarna l'inquietudine della giovinezza. Le protagoniste sembrano muoversi costantemente dentro a corpi vuoti, privi di vitalità e inconsapevolmente chiedere un aiuto, che si esprime nel loro bisogno di sentirsi a proprio agio, di essere esattamente come qualsiasi ragazza della loro età. 

Veronica

6 marzo 2016

L'arpa d'erba di Truman Capote [recensione]

L'ARPA D'ERBA
di Truman Capote

Editore: Garzanti
Collana: Gli elefanti
Traduzione: Bruno Tasso
Pagine: 116
ISBN: 9788811670025
Prezzo: € 10,00

Dopo la morte della madre, il piccolo Collin Fenwick si trasferisce nella tenuta delle zie Verena e Dolly Talbo.
Ha modo di conoscere parenti con i quali il padre non andava particolarmente d'accordo, ma, a causa della perdita prematura della moglie, è costretto a chiedere il loro aiuto.
Verena è il capo famiglia, una donna ricca, concreta, autoritaria, che ha saputo sfruttare le molte attività commerciali a suo vantaggio; oltre a tenere le redini della casa, compie scelte per la sorella, ritenuta all'unanimità incapace di badare a se stessa: "Tutti sanno che Dolly Talbo è toccata, e lo sai anche tu".
Dolly è uno spirito libero, vive in un mondo tutto suo, quasi una dimensione extra-terrena. Insieme alla fedele amica, la cameriera Catherine Creek, si dedica con passione e impegno allo studio della natura: possiede doti speciali, conosce i benefici di molte piante e, per questo, ha ideato una cura eccezionale per l'idropisia. Stufa di essere un peso in famiglia, decide di fuggire dopo l'ennesima incomprensione, insieme a Catherine e a Collin: i tre sono legati da un rapporto unico, fondato sull'amicizia e sulla fiducia.
Si rifugiano in una casa sull'albero, un sicomoro, lontani dai nemici e dalle persone che dubitano delle abilità di Dolly; il luogo prescelto, così elevato da poter toccare il paradiso, isolato e protetto dai boschi, è il simbolo di una nuova vita e delle molteplici possibilità fuori dalle mura domestiche, che limitano gli animi più temerari.

L'arpa d'erba è un nome evocativo al quale associare suoni, odori, visioni di una terra che comunica a coloro che sono in grado di percepire la magia di un momento. La forza e la tenacia dei tre fuggitivi è contagiosa per chi si ferma ad ascoltare, spogliato dei pregiudizi, vero e solo impedimento a un'esistenza completa. In un punto così alto nel cielo, affascinano il giudice Charlie Cool e Riley Anderson, un giovane del posto: invece di convincerli a scendere, si uniscono a loro. Trainati dall'avventura e dal coraggio della situazione, in un clima di sfida verso la loro città, si lasciano andare a discorsi sull'amore e sul passato.
Il personaggio principale, Collin Fenwick, vede nella figura della zia Dolly un esempio da seguire: la idolatra per il suo modo di approcciarsi al mondo, bandendo una visione materialista più vicina a quella della sorella. Lei, con le sue azioni e le sue idee, lo indirizza verso un percorso di formazione senza freni, libero e a tratti magico. Non solo sul nipote suscita ammirazione; il gruppo riunito nel silenzio di una natura incontaminata ripensa alle proprie scelte e alle relazioni instaurate negli anni. La fuga diventa così l'occasione per maturare e intraprendere nuove strade.
La stessa scrittura di Truman Capote ben rende quest'atmosfera malinconica e sommessamente lirica, con un uso forte della similitudine e con la caratterizzazione di ogni singolo attore sulla scena, in una storia concentrata in poco più di cento pagine.
Il primo suo libro che ho letto è stato A sangue freddo, incontro tra resoconto giornalistico e letteratura, un capolavoro per l'esposizione dei fatti spietata e agghiacciante; L'arpa d'erba, già dal titolo, è un concentrato di sensibilità e poesia, un inno potente capace di far breccia negli animi più imperturbabili. Due generi distinti, ma egualmente incisivi, dimostrazione di una penna che riesce a muoversi impeccabilmente in ogni progetto concepito.

Veronica

4 marzo 2016

L'arpa d'erba di Truman Capote [frasi]


L'ARPA D'ERBA
di
Truman Capote
 l'arpa d'erba, che racconta qualche storia. Conosce la storia di tutta la gente della collina, di tutta la gente che è vissuta, e quando saremo morti racconterà anche la nostra". 
"Dolly sottilizzava su tutto ciò che concerneva la natura; aveva l'intelligenza misteriosa dell'ape che sa dove trovare il fiore più dolce. Sapeva prevedere con un giorno di anticipo un temporale, e quanti sarebbero stati i frutti di un albero di fico; sapeva condurli in luoghi dove si trovavano i funghi, il miele selvatico, un nido nascosto di anitre selvatiche. Si guardava intorno e sentiva ciò che vedeva". 
"Uno spirito allora, una creatura che non può essere giudicata con i soli occhi. Gli spiriti accettano la vita così com'è, ne ammettono le discriminazioni, e di conseguenza sono sempre nei guai". 
"Oh, ma quanta energia consumiamo per nasconderci gli uni dagli altri, timorosi come siamo di essere identificati. Ma eccoci qui, identificati: cinque pazzi su un albero. Una gran fortuna, ma bisogna saperla sfruttare. Senza più crucciarci per il nostro aspetto esteriore, liberi di scoprire chi siamo in realtà". 
"Irene, mia moglie, era una donna notevole, e avremmo potuto dividere ogni cosa, pure nulla in noi si fondeva, non avevamo punti di contatto. Morì fra le mie braccia, ed alla fine io dissi: "Sei felice, Irene? Ti ho reso felice?" Felice, felice, felice, furono queste le sue ultime parole: equivoche. Non ho mai saputo se diceva di sì o se rispondeva semplicemente con una eco: lo avrei saputo se l'avessi conosciuta". 
"Stiamo parlando di amore. Una foglia, una foglia, una manciata di semi... Comincia con queste cose, impara che cosa sia amare. Prima una foglia o uno scroscio di pioggia... poi qualcuno per ricevere ciò che una foglia ti ha insegnato, ciò che uno scroscio di pioggia ha fatto maturare. Non è un processo facile, intendimi; potrebbe richiedere una vita, come è accaduto a me. Eppure non sono mai riuscito a padroneggiarlo. So soltanto questo: che l'amore è una catena di amore, come la natura è una catena di vita". 
"[...] sarebbe bello rivedere i miei primi amori. Che cosa erano? Un favo essiccato, un nido di calabroni vuoto e altre cose; oh, un'arancia adorna di chiodi di garofano ed un uovo di ghiandaia. Quando amavo queste cose l'amore cresceva in me al punto di volarmi intorno come un uccello in un campo di girasoli. Ma sono cose che è meglio non mostrare: destano negli altri un senso di oppressione e li rendono, non so perché, infelici".

A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica

2 marzo 2016

Sotto una buona stella di Richard Yates [recensione]

SOTTO UNA BUONA STELLA
di
Richard Yates

Editore: minimum fax
Collana: Minimum Classics
Traduzione: Andreina Lombardi Bom
Pagine: 412
ISBN: 9788875216016
Prezzo: € 14,50


Nel prologo, conosciamo Robert (Bobby) Prentice, in licenza prima della partenza per l'Europa, teatro della guerra, e sua madre Alice. Un filo separa i due personaggi, vicini al tavolo del ristorante dove si consuma una cena prima di una nuova separazione, e lontani nel comprendersi. Prentice vede la carriera militare come la sua occasione di riscatto, s'impegna per essere un soldato in grado di imprimere nella storia la sua presenza, una presenza importante e indispensabile. Conosce ragazzi giovani, diversi, persi, impauriti, cerca di trovare un contatto e si lega a John Quint, dotato di un'intelligenza quasi estranea a quel posto. Quest'ultimo è il suo punto di riferimento per tutto e proprio la sua è la prima approvazione che desidera disperatamente. La morte dell'amico lo devasta ancor più della polmonite che lo tiene lontano dai campi di battaglia, sottolineando una figura debole agli occhi degli altri commilitoni, e della sua goffaggine, che gli fa compiere un passo falso dietro l'altro. Tra i villaggi conquistati, nelle notti pericolose per l'avvicendarsi del nemico, insegue una possibilità di riscatto inarrivabile. Ogni singolo momento in cui sembra aver azzeccato le istruzioni, raggiungendo una sorta di tranquillità, è solo un attimo prima che qualcosa o qualcuno dimostri la sua inadeguatezza alla situazione.
Alice divorzia dall'unico uomo che l'abbia mai amata: George continuerà, nonostante le avversità, a proteggerla. La donna è piena di ambizioni e tenta di affermarsi come scultrice: "Sarò in grado di togliere le mie sculture dal deposito, e farò un sacco di lavori nuovi e in un batter d'occhio sarò sistemata, dal punto di vista professionale ed economico. Ho già abbastanza lavori adatti a una personale, e con un intero anno di libertà ne avrò abbastanza per due o tre mostre".
Questa esortazione è ripetuta a se stessa e agli altri, come fosse una formula magica per rilanciare una carriera mai decollata. Sola con un figlio, si sposta da un luogo all'altro, conducendo uno stile di vita che non può permettersi; i soldi dell'ex-marito sono la fonte di reddito a disposizione, utilizzata per mutare spesso casa e paese. Si spinge al limite delle proprie possibilità, quando viene convinta dall'amica Maude Larkin a trasferirsi nella tenuta del custode di una famiglia ricchissima di Riverside e a iscrivere il figlio in una scuola privata. Quel periodo della sua vita, così carico di aspettative, deve fare presto i conti con la dura realtà: incapace di mantenersi, contrae molti debiti ed è costretta a lasciare tutto per trascorrere un breve lasso di tempo in Texas, ospite della sorella Eva e del marito Owen. Neanche la vita amorosa si dimostra favorevole con la donna, la quale deve affrontare numerose delusioni.

Richard Yates racconta di nuovo una storia ricca di riferimenti biografici, con due protagonisti che compiono un percorso difficile e disseminato di ostacoli al fine di sentirsi accettati e realizzati: sono determinati, propositivi, ingenui. Il fallimento è il loro destino, procedono verso grandi progetti, senza ribaltare una sorte avversa. Bobby, la parte più concreta, lotta per riportare la madre con i piedi per terra, con l'obiettivo di farle scegliere una soluzione che rientri nei propri mezzi; quest'ultima non vuole confessare di essere una persona con risorse limitate, consacrandosi come un personaggio distruttivo ed egoista. Come i più grandi protagonisti ricreati dall'autore, desidera assomigliare ai fortunati, a coloro che possiedono tutto e non dovranno mai superare una delusione.
Un'opera stupenda e divorata troppo presto, come ogni romanzo letto di Yates, dove ritroviamo i temi cari trattati con quel realismo spietato che non abbandona nessuno. Il lieto fine non appartiene ad Alice o a Robert, ogni illusione si sgretola di fronte all'insuccesso, al quale tutti sono irrimediabilmente condannati.

Veronica