29 aprile 2016

Bella era bella, morta era morta [recensione]

BELLA ERA BELLA, MORTA ERA MORTA
di
Rosa Mogliasso

Editore: NNEditore
Collana: ViceVersa
Pagine: 142
ISBN: 9788899253042
Prezzo: 13,00

In un luogo di passaggio, di una grande città del nord Italia, il cadavere di una donna è abbandonato ai piedi del fiume. 
La prima persona a notarlo è Carlotta Bitonti:
"Bella era bella, e morta era morta. Elegante pure, di quell'eleganza misurata tutta giocata sulle sfumature del beige, tipica di certe giovani donne che, come lei, non volevano strafare. Solo le scarpe erano un tantino esagerate, rosse, troppo tacco e troppo aperte sulla punta, con le dita dei piedi che fuoriuscivano dalla tomaia e si allargavano come un ventaglio di carne dai vertici smaltati di rosso, la stessa sfumatura di rosso carminio delle scarpe".
L'osservatrice si focalizza su alcuni particolari esteriori e comincia a costruirsi un'immagine di quel corpo senza vita abbandonato in una zona trafficata. Questo è il punto. Tante sono le persone che possono vederlo e scegliere di comunicarlo alla polizia. Carlotta non se la sente, non ha tempo da perdere, la giornata è già cominciata con il piede sbagliato, non occorre che peggiori ancora.

Una coppia di adolescenti ha l'abitudine di passare diverse mattinate in quell'angolo di "paradiso", per fumarsi una canna e stare un po' in intimità. Scoprono di non essere da soli:
"Così, quando si sedettero sulla coperta e il ragazzo cominciò a rollare la canna, fu con grande disappunto che si resero conto di non essere più soli e che un piede femminile, elegantemente calzato e curiosamente abbandonato, spuntava da un cespuglio. Al piede faceva seguito una gamba, alla gamba un torso, al torso un viso, bello ed evidentemente privo di vita. La ragazza cacciò un urlo, il ragazzo si gettò su di lei tappandole la bocca con la mano".
La ragazza vorrebbe chiamare qualcuno, non girare le spalle e fingere di non aver visto niente; il fidanzato ha la borsa piena di marijuna e la convince ad abbandonare il campo, confidando nel buon senso di qualcun altro.

Il prossimo passante si avvicina alla sconosciuta, la scuote per essere certo della morte, ne scruta i tratti e non riesce a capire se è un volto familiare:
"Gli sembrava fosse la signora del piumone, stava lì distesa, dormiva forse, ma senza piumone, in mezzo all'erba, alle pietre. Si chinò e cercò di svegliarla scrollandola leggermente. Non voleva toccarla davvero, usava solo l'estremità delle dita, puntando gli indici e gli anulari sulla spalla dava piccoli colpetti, poi si ritraeva. Ma lei dormiva sodo o, forse, era morta. Andata".
Il senzatetto idealizza quell'anima abbandonata, la ricollega a una signora che una volta è stata buona con lui, e ne prende un pezzetto, un ricordo della bontà umana. Le sue urla improvvise, che si propagano nell'aria durante la fuga dal luogo del delitto, attirano Alfonso Petrucchetti, massaggiatore pranoterapeuta:
"Lo sguardo si abbassò rapido sull'ostacolo: si trattava di un corpo silente e immobile.
Donna. Bella. Elegante. E morta. Sicuramente morta". 
La paura ha il sopravvento, terrore di poter essere sospettato di qualcosa di brutto. Perché rischiare?

Cinque personaggi, molto diversi tra loro, scoprono un cadavere. Hanno esistenze complicate e non desiderano peggiorare ulteriormente le proprie situazioni, trasformandosi in testimoni chiave e nei primi a richiamare l'attenzione sulla donna. L'egoismo ha il sopravvento; le difficoltà quotidiane sono tante e, in qualche modo, si arriva a comprendere le scelte di tutti, senza per forza condannarli. A mente fredda è facile essere certi di quello che ognuno di noi farebbe. La cosa giusta, la più sensata. È davvero così?
Il libro racconta il punto di vista dei protagonisti, ne evidenzia le reazioni e che cosa succede dopo che decidono di non rivelare la loro scoperta. La prima sensazione è quella di leggere un giallo; la storia è in realtà una profonda analisi psicologica, che ribalta completamente le premesse iniziali e costringe a riflettere su noi stessi e sulle nostre azioni, portandoci in uno stato di forte empatia. Scorrevole, paradossalmente divertente, non scontato. 

Veronica

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