25 aprile 2016

L'uomo che piantava gli alberi di Jean Giono [recensione]

L'uomo che piantava gli alberi
di Jean Giono

64 pagine
Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l'idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d'errore, di fronte a una personalità indimenticabile. 
Nelle lande nude e monotone della Provenza vi era un pastore solitario e tranquillo, di poche parole che, dopo aver perso moglie e figlio, provava piacere nel vivere lentamente con le proprie pecore e il proprio cane. In passato aveva posseduto una fattoria in pianura. Il suo nome era Elzeard Bouffier. Aveva 55 anni. Piantava alberi da circa 3 anni... 100 mila per la precisione, ne erano spuntati 20 mila, (secondo gli imprevedibili disegni della Provvidenza) contava di perderne la metà, ne rimanevano quindi 10 mila.

Questo piccolo racconto (scritto nel 1953, pubblicato per la prima volta nel 1973. Di pura fantasia), che si fa leggere in un'ora, è narrato da un forestiero (lo stesso Jean Giono) capitato per caso sui suoi passi... Inizialmente non si rese conto della sua mirabile azione. Nel corso del tempo, ogni volta che tornava, la natura intorno a sé cambiava aspetto, rinasceva, grazie al gesto disinteressato di un uomo silenzioso, capace di percorrere Km su Km pur di compiere tale rituale, fino alla sua morte.
Anche il vento disperdeva certi semi. Con l'acqua erano riapparsi anche i salici, i giunchi, i prati, i giardini, i fiori e una certa ragione di vivere.
Un messaggio carico di speranza e bellezza che porta con sé un significato profondo, il vero senso dell'esistenza, dei motivi per il quale siamo qui... tanto da rendere realmente Bouffier "un atleta di Dio", come lo definisce lo scrittore stesso. Una parabola sul rapporto uomo-natura che ci deve quindi far riflettere, porci domande che non possiamo rimandare sull'importanza della nostra responsabilità individuale e collettiva, su quanto le nostre scelte ci condizionano e condizionano l'ambiente circostante in meglio o peggio e dei risultati che siamo capaci di raggiungere se nella nostra vita agiamo con amore, rispetto, perseveranza, pazienza...

Vi lascio infine con il cortometraggio della storia. Pura poesia. Da vedere. A cura di Frédérick Back. Vincitore del premio Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione nel 1988.

Francesca

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