10 aprile 2016

Solo il mimo canta al limitare del bosco di Walter Tevis [recensione]

SOLO IL MIMO CANTA AL LIMITARE DEL BOSCO
di
Walter Tevis


Editore: minimum fax
Collana: Minimum Classics
Traduzione: Roberta Rambelli
Pagine: 343
ISBN: 9788875216757
Prezzo: € 13,50

Nel 2467 l'evoluzione della tecnologia e le aspettative che l'uomo vi ha riposto hanno dato vita a un mondo che si è incantato come un disco. Per ovviare al crescente sovrappopolamento, in un'era "antica" i governi hanno approvato una sterilizzazione a tappeto, associata a oppiacei per alleviare i malesseri di una società sempre più aggressiva. 
È sempre per risolvere i disagi dei cittadini "antichi" (cioè noi), violenti, incapaci di controllarsi e ingiusti con se stessi e gli altri, che gli scenziati hanno costruito robot sempre più perfetti, cloni meccanizzati dell'essere umano.
Come Spofforth, incapace di deteriorarsi a causa della sua perfezione, che anela a togliersi la vita senza poterlo fare, perché appena prima di compiere il gesto i suoi circuiti si fermano. È decano di una università dormitorio dove gli studenti (mai giovani, perché non ne nascono più) passano le ore sotto effetti di droghe calmanti e dissocianti, seguendo lezioni simili a lavaggi del cervello che hanno il solo fine di sopire gli istinti.
Tutto è un crimine nel 2467. Le relazioni affettive sono osteggiate a favore di sesso rapido, il cibo è insapore e incolore, è vietato parlare con gli altri e toccarli all'infuori delle alcove occasionali, pena la galera. Le emozioni gettano le basi per i crimini. Guardare negli occhi l'interlocutore (quando c'è) è considerata aggressione all'individualità, che insieme a parole come Privacy, Cortesia obbligatoria, Emarginazione sono solo alcune delle molte che indicano una solitudine incoraggiata. 
Da molto tempo ormai nessuno sa più leggere: sono i robot, programmati per ripararsi all'infinito, che mandano avanti le fabbriche, gli uffici, i mezzi di trasporto con tutti i limiti del caso. 
Hanno tutto in memoria, chiusa e ripetitiva.
A rompere gli schemi, Paul Bentley, un professore di individualità che annuncia a Spofforth di saper leggere. I libri inducono a pensare, scatenano la curiosità e per impedire che l'essere umano metta a repentaglio la propria serenità sono stati fatti pietosamente scomparire. Leggere, manco a dirlo, è illegale.
Spofforth, consapevole del crimine che il professore sta commettendo, cerca egualmente di sfruttare quest'abilità: all'insaputa di tutti, lo invita a tradurre vocalmente i vecchi film muti per il piacere degli schermi imperanti ovunque.
E questa è la scintilla: i film, come i libri, spalancano a Bentley usanze, tradizioni, un mondo intero di perfetti sconosciuti che lui capisce essere gli antichi, i cittadini che abitavano la Terra prima dell'avvento delle macchine, che nonostante le continue infrazioni di Privacy e Cortesia obbligatoria (si guardano negli occhi, mangiano insieme, ballano, si toccano, si sposano) sembrano incredibilmente felici.
Come lui, anche Mary Lou, una giovane donna senza dimora che fin da bambina ha rifiutato di assuefarsi alle droghe e ora passa le sue giornate a osservare gli animali meccanici dello zoo, ai quali ormai nessuno fa più caso, vive di racconti di un tempo andato e quasi leggendario, dell'uomo che l'ha cresciuta. Lei sa che il mondo è stato migliore, sa che potrebbe esserlo ancora e vede quanto tutto sia immobile, ai limiti dell'impossibile.
Il loro incontro, due menti pulite dalle droghe e bianche come le pagine di un libro che deve essere ancora scritto, darà vita a dei mutamenti che nessuno può prevedere, dove e come andranno a finire. 

È una storia al futuro che parla di noi, del nostro adesso ed è inquietante constatare, alzando gli occhi da questo romanzo, quanto non abbiamo imparato da quelli che eravamo trent'anni fa. Tecnologia usata indistintamente, dietro la quale nasconderci al caldo dei nostri pensieri, l'estremo politically correct, il rispetto altrui portato all'eccesso e che è divenuto un rifuggire ogni contatto con l'altro per paura di ferirlo (o ferire noi stessi).

Come molta fantascienza, anche questo è un grido d'aiuto, uno "Sveglia gente!" che Tevis tenta di farci udire. Vediamo di ascoltarlo: leggete, leggete, leggete!

Alessandra

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