3 aprile 2016

Stanza, letto, armadio, specchio di Emma Donoghue [recensione]


STANZA, LETTO, ARMADIO, SPECCHIO
di
Emma Donoghue

Editore: Mondadori
Collana: Grandibestsellers
Traduzione: Chiara Spallino Rocca
Pagine: 348
ISBN: 9788804661894
Prezzo: € 14,00

Una stanza piccolissima al tempo stesso mondo e prigione. Diversi gli occhi di chi la guarda. Una ragazza di ventisei anni, rapita e ingannata per la sua generosità, costretta a subire gli abusi del suo sequestratore, nascosta in un buco buio, completamente sola. Poi arriva Jack, il figlio concepito dalla violenza, l'unica ragione per vivere e fingere che quella condizione sia normale. Proprio il bambino è il narratore e attraverso di lui scopriamo che cosa succede nella quotidianità di una madre e un figlio. Lui ignora il significato della libertà e l'immensità del cosmo. Lei nasconde la realtà delle cose per proteggere l'unica persona che ama e non portarlo alla stessa disperazione che l'affligge. Di notte lo chiude nell'armadio, perché Old Nick si può presentare da un momento all'altro e tra i due non deve esserci alcun tipo di contatto. Esasperata da tutto questo, incapace di recitare ancora, architetta un piano: fa credere al suo aguzzino che il bambino sia morto, lo avvolge in un tappeto e tra le lacrime gli chiede di seppellirlo in un bel posto.
Jack è coraggioso e, da vero eroe, riesce a scappare dalle grinfie dell'uomo e ad attirare l'attenzione di un passante; la polizia comprende la situazione e localizza l'abitazione adiacente al capanno dove sono stati segregati.
Finalmente sono liberi, ma il ritorno alla vita non è semplice per nessuno dei due: lui rimpiange la sicurezza del luogo che è stato casa da sempre e ogni piccola novità lo terrorizza; lei è schiva, aggressiva e consumata da quei sette anni che l'hanno privata della possibilità di credere nella salvezza. Poco tempo dopo essere tornata a casa, acconsente a farsi intervistare dai giornalisti,  le cui domande mettono in discussione la stessa decisione di tenere con sé il piccolo, invece di darlo via per offrirgli qualcosa di meglio:

"[...] non ha mai pensato di chiedere al suo carceriere di portare via Jack? [...] Di lasciarlo davanti a un ospedale, per esempio, in modo che potesse essere adottato. [...] così avrebbe potuto essere libero".

Emma Donoghue racconta una storia drammatica come quella del rapimento e della reclusione da un punto di vista diverso e originale, quello di un bimbo di cinque anni, convinto di essere parte dell'universo, racchiuso in quattro mura, uno spazio claustrofobico e angusto, non adatto a soddisfare i bisogni di qualsiasi essere umano. Per Jack no, tutto è normale: fare ginnastica con Ma', guardare la tv, fare il bagno, mangiare insieme, aspettare il regalo della domenica. Ogni oggetto che lo circonda fa parte della sua famiglia: letto, stanza, pianta, lucernario, cucchiaio, tappeto. A tutti rivolge un saluto. Quando è nervoso e a disagio conta le cose: i denti in bocca che devono essere venti e se il conto non torna, riparte da capo; i cigolii del letto che sente dall'armadio quando Old Nick si presenta ogni notte. La mamma comincia a manifestare di frequente segni di insofferenza e, a mano, mano, racconta che c'è di più fuori, un'esistenza piena di novità a loro preclusa. Adesso che ha cinque anni è un ragazzino grande, può reggere la verità e ha bisogno che la condivida con lei, ma non è facile affrontare qualcosa che mai si è vissuto e che probabilmente mai sarà possibile vedere.

La scrittrice s'immagina un bambino particolare, allevato in cattività, dotato di un'intelligenza sbalorditiva, in grado di attivare associazioni di pensiero e ragionamenti, in certe situazioni, un po' troppo complicati per quell'età, facendo spesso dimenticare di essere in lettura di un libro che è scritto dalla parte del più piccolo. Sembra scordarlo la stessa autrice, in quanto, in alcuni passaggi, si lascia andare a esposizioni o giudizi articolati, che con fatica si ricollegano alla tenera età di Jack. Al fine di approfondire i risvolti emotivi e psicologici più complessi, senza perdere di credibilità, avrei preferito una struttura doppia, di modo da non tralasciare le implicazioni dal lato della donna che, per mantenersi fedele alle scelte narrative, sono meno approfondite. 
Stanza, letto, armadio specchio è una storia toccante, emozionante e perfetta soprattutto nel definire il rapporto di dipendenza da ambo le parti. Un testo che si divora in pochi giorni, molto forte per i temi trattati, non sempre facili da digerire, commovente e con il pregio di far apprezzare ciò che quotidianamente si dà per scontato.

Nel 2015 è stato tratto il fim Room, per il quale l'attrice Brie Larson ha vinto il premio oscar come miglior attrice protagonista. La trama si presta alla trasposizione filmica e il pregio più grande è sicuramente il legame di attaccamento speciale tra madre e figlio, che ritroviamo nella pellicola. Menzione d'onore a Jacob Tremblay, il perfetto Jack che immaginiamo durante la lettura. Da vedere!


Veronica

6 commenti:

  1. E niente, devo proprio leggerlo. :)

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    1. :-) Eh sì, sia leggere il libro che vedere il film!

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  2. ...ho già visto il film, e credo che il mio giudizio sarebbe inficiato...
    però pare bello davvero

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    1. A me di solito non disturba se vedo prima il film o viceversa; ogni esperienza può essere a suo modo unica. :-)

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  3. Leggendo la tua recensione mi è proprio venuta voglia di leggere il libro. Metto nella lista "prossimi acquisti"!

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    1. Grande, mi fa piacere! Poi scrivimi se ti è piaciuto. Buona giornata :-)

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