7 aprile 2016

Undici Solitudini di Richard Yates [frasi]

UNDICI SOLITUDINI
di
Richard Yates


IL DOTTOR GECO
"In genere, il fatto che uno venisse da New York aveva un certo prestigio, poiché a gran parte dei ragazzi la città appariva come un luogo bello e terribile, da adulti, che ingoiava ogni giorno i loro padri e dove loro potevano andare di rado, vestiti degli abiti migliori, come a una gran festa. Ma subito, alla prima occhiata, tutti si accorsero che Vincennes Sabella non aveva nulla a che fare con i grattacieli. Anche a voler trascurare i suoi arruffati capelli neri e il suo colorito grigiastro, gli abiti che aveva indosso lo tradivano: un paio di calzoni di velluto assurdamente nuovi, un paio di scarpe da ginnastica assurdamente vecchie e una maglietta gialla troppo piccola, coi resti di un disegno di Topolino stampati sul petto".

TUTTO IL BENE POSSIBILE
"Lo chiamava «amore» da poco, da quando era ormai diventato chiaro che, insomma, lo avrebbe sposato, ma la parola le suonava ancora strana. Mentre (non avendo altro da fare) metteva in ordine la scrivania, avvertì dentro di sé la solita sensazione di panico. Non poteva sposarlo, lo conosceva appena. A volte le succedeva di pensare il contrario: non poteva sposarlo, lo conosceva troppo bene. Ma in un modo o nell'altro finiva sempre per innervosirsi, lasciandosi suggestionare da tutte le cose che Martha, la ragazza con cui divideva l'alloggio, le aveva ripetuto fin da principio".

JODI HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO
"Jody era l'amico infedele, il placido civile a cui il capriccio della sorte aveva consegnato tutto ciò che ti era più caro. E le strofe successive, una serie di rime sarcastiche, mettevano in chiaro che l'ultimo a ridere sarebbe stato sempre Jody. Tu potevi marciare, sparare e imparare alla perfezione le tue norme di disciplina, ma Jody era una forza al di sopra di ogni controllo".

NESSUN DOLORE
"Nella piccola sala d'attesa c'era odore di vapore e di soprascarpe bagnate. Myra la attraversò in fretta, superò la porta con la scritta UFFICIO INFERMIERE - ZONA NON INFETTA, verso la grande, chiassosa corsia centrale, dove c'erano trentasei letti divisi su due file, suddivise a loro volta da tramezzi di media altezza in cubicoli di sei letti ciascuno. Tutte le lenzuola e i pigiami forniti dall'ospedale erano di color giallo, perché alla lavanderia potessero distinguerli da quelli dei malati non infetti. Quello giallo unito al verde pallido delle pareti produceva un effetto tonale che dava l'idea di qualcosa di malato. Myra non era mai riuscita ad abituarvisi. Il baccano era terribile: ogni malato aveva la sua radio, e ciascuno sembrava ascoltare contemporaneamente una stazione diversa. Intorno ad alcuni letti c'erano gruppi di visitatori: uno degli ultimi arrivati giaceva con le braccia strette intorno alla moglie in un lungo bacio, ma vicino a certi altri non c'era nessuno, e il malato leggeva o ascoltava la radio".

UNA GRAN VOGLIA DI PUNIZIONE
"Con uno scatto di energia riprese a camminare, raddrizzando si il cappello e irrigidendo la mascella, battendo forte i tacchi sul marciapiede nel tentativo di darsi il tono dell'uomo pieno di fretta e di impazienza, chiamato dagli affari. Uno può diventare pazzo a volersi psicanalizzare a mezzogiorno, nel bel mezzo di Lexington Avenue. La cosa da fare era muoversi subito alla ricerca di un lavoro".

CONTRO I PESCICANI
La mattina in cui doveva consegnare il materiale venne in ufficio con un pezzettino di carta igienica sulla guancia: s'era fatto un taglio radendosi. Era l'unico segno di nervosismo, ma per il resto appariva fiducioso come sempre. Non c'erano telefonate da fare quella mattina, perché come al solito nei giorni di tipografia tutti restavano in ufficio a lavorare sull'impaginato e sulle bozze. La prima cosa che Sobel fece fu dare un'ultima occhiata a quel che aveva scritto. Era talmente assorto nella lettura che non si accorse di Finney che stava in piedi proprio accanto a lui [...].

IL REGALO DELLA MAESTRA
"Quando la signorina Snell sceglieva qualcuno per una specie di reprimenda, la classe assisteva a una vera e propria prova del fuoco verbale. La Snell si fermava a un passo dalla vittima, fissandola con gli occhi immobili, senza battere ciglio, mentre le labbra vizze e grigie si contorcevano denunciando la sua colpa con tono duro e sarcastico fino a creare un'atmosfera di tragedia. Preferenza non ne aveva. Una volta attaccò persino Alice Johnson, che era sempre ben fornita di tutto l'occorrente e non commetteva quasi mai sbagli. Mentre leggeva a voce alta, ad Alice capitò di farfugliare e, nonostante i ripetuti richiami della maestra, lo fece più volte. Alla fine la signorina Snell le si avvicinò e le tolse il libro di lettura redarguendola aspramente per diversi minuti. Sulle prime Alice rimase sbalordita, poi i suoi occhi si riempirono di lacrime; contorcendo la bocca in orribili smorfie si abbandonò all'estrema vergogna di piangere in classe".

IL MITRAGLIERE
"Nessuno aveva mai badato molto a John Fallon prima che il suo nome apparisse nel rapporto di polizia e sui giornali. Impiegato presso una grossa compagnia di assicurazioni, si muoveva con lentezza tra gli schedari, tutto compreso nel suo lavoro, i bianchi polsini della camicia rivoltati a mostrare su un polso un orologio d'oro e sull'altro un braccialetto d'identificazione da militare in congedo, piuttosto largo, ricordo di tempi più audaci e spensierati".

UN BUON PIANISTA DI JAZZ
"Quel sabato Carson non andò a Cannes perché non era riuscito a concludere come voleva la storia con la svedese. Si era aspettato scene di pianto, o perlomeno un coraggioso scambio di tenere promesse e sorrisi, e invece lei accolse con strana, sorprendente indifferenza l'annuncio che lui se ne andava, mostrandosi persino distratta [...]. Questa situazione lo indusse a numerosi, imbarazzanti indugi che non diedero alcun risultato tranne quello di suscitare in lei insofferenza e in lui un senso di ingiusta privazione".

ABBASSO IL VECCHIO!
"Nei cinque anni dopo la guerra il Padiglione Sette, quello dei tubercolotici, era diventato un edificio distinto dal resto dell'ospedale Mulloy per i veterani. Pur trovandosi a meno di cinquanta metri dal Padiglione Sei, quello dei paralitici [...], non c'erano più rapporti di buon vicinato tra loro dall'estate del 1948, quando i paralitici avevano presentato una petizione per chiedere che i malati di tubercolosi stessero isolati sul loro prato".

COSTRUTTORI
"Gli scrittori che scrivono di scrittori possono produrre facilmente il peggior genere di aborti letterari. [...] il racconto che state per leggere sarà una normalissima storia diretta e senza fronzoli che parla di un tassista, di un divo del cinema e di un famoso psicologo per bambini. [...] Nella storia ci sarà di mezzo anche uno scrittore. [...] dovremo però sopportarlo dal principio alla fine, e sarà meglio immaginarselo maldestro e importuno come sono quasi tutti gli scrittori, sia nei romanzi che nella vita".

A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica

4 commenti:

  1. Ho sentito parlare spesso di questo libro e sembra davvero molto interessante :)

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    1. Ciao Viola,
      nessun libro di Yates mi ha delusa, tutte le sue opere sono meravigliose.
      Un grandissimo autore :-)

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  2. non conosco l'autore, dici di iniziare da questo libro?

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    1. Potresti benissimo iniziare da "Undici Solitudini": con questi racconti, cominci ad assaporarne lo stile. Se poi ti piace, buttati sul romanzo "Easter Parade", il mio preferito! :-)

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