20 giugno 2016

Nessun cactus da queste parti di Mirko Tondi [recensione]

NESSUN CACTUS DA QUESTE PARTI
di
Mirko Tondi

Casa editrice: Il Foglio
Mail: www.ilfoglioletterario.it
Prezzo: € 12,00
ISBN: 9788876066078

Il Drago è il soprannome dell'investigatore più rinomato di Porto Rens, un uomo senza paura, in grado di risolvere ogni caso, anche il più difficile. Adesso ha perso tutto, la fidanzata, il lavoro e la considerazione che un tempo gli era attribuita per il suo impegno nelle indagini. Alcolizzato e sempre al verde, riceve una visita nel suo minuscolo ufficio - anche abitazione - di uno strano individuo vittima di un furto. Un furto strano, difficile da realizzare, quello del nome; lo sconosciuto riferisce di sentirsi confuso, forse pazzo, di non riconoscersi nell'identità che tanto dovrebbe essere familiare:
"[...] un giorno ti svegli disorientato e scopri di non sapere più quale sia il tuo maledetto nome, ma non è che non te lo ricordi: te l'hanno rubato. Magari tua moglie ti chiama e tu non rispondi, perché per te quelle lettere messe in fila non significano niente".
La ricerca della verità è un percorso difficile per il protagonista che si trova a combattere con i propri demoni per uscire da un tunnel così profondo, da pensare più volte di non avere alternative. Con forza di volontà si rimette in piedi, abbandona le brutte abitudini e comincia a raccogliere informazioni per dare una forma ai tasselli della svolta.
La risoluzione del mistero è forse la parte marginale della storia o, per meglio dire, l'espediente narrativo per concentrarsi a pieno sul piano psicologico, sull'evoluzione del personaggio principale.
Gli indizi si celano nei posti più improbabili, in viaggi nel tempo adesso possibili, in volti conosciuti e amati, che lo porteranno a crescere e a essere più consapevole degli errori e delle possibilità che si prospettano all'orizzonte.
Dal racconto della città che è teatro degli eventi prende piede il romanzo distopico, con una realtà che ha completamente stravolto assetti politici e sociali: i nomi dei luoghi sono mutati, l'Europa ha smesso di esistere, l'Africa e l'Australia sono sparite, la criminalità si è estesa in racket tra i più bizzarri. La gente non ha interesse a unirsi e a lottare per cambiare il sistema vigente, convinta che sia molto meglio seguire le direttive dei potenti. Porto Rens, ex New Orleans, è "l'esatto riflesso dei tempi che vive", una metropoli che ha subìto le evoluzioni e i progressi tecnologici, per trasformarsi in un agglomerato buio e oscuro, in cui la criminalità la fa da padrona.
"Il Sistema che governava era basato su un'unica ed elementare regola: non doveva sussistere il dubbio, perché c'era un sola verità possibile, cioè quella che volevano farti credere".
La mafia non ha abbandonato i nuovi tempi, è ancora molto attiva in diversi ambienti, con il boss Don Cazal in prima linea.
Gli oggetti che per noi sono comuni e facilmente reperibili, diventano merce rara, come un semplice taccuino, la musica ha perso la sua varietà, con gruppi che si limitano alla brutta copia delle più famose band, la moneta ufficiale è il donut.
Il mondo sembra avere poco da offrire a chiunque e affacciarsi a esso può spaventare, disorientare; la speranza si cerca nelle piccole cose, capaci di rassicurare, come un cactus, pianta assai rara, che diventa l'unica amica fidata, da cui ritornare.

La storia è narrata in prima persona dalla voce del detective, che in parte racconta cosa gli sia successo, come sia caduto in disgrazia, in un vortice dal quale è difficile risollevarsi, soprattutto quando si è convinti di non avere ragioni per continuare a vivere e diventa solo necessario sopravvivere alle continue delusioni, ai fallimenti personali e professionali; dall'altro lato, scopriamo un futuro nuovo, che con precisione si delinea nella nostra immaginazione, grazie all'approfondimento dettagliato dedicato, che non mancherà di entusiasmare chi ama le distopie. I cambiamenti geografici e i mutamenti che hanno coinvolto la nuova era si assaporano nelle descrizioni, mai casuali, e in linea con lo stato d'animo di chi la vive: 
"La città esibiva il suo cupo teatro di colori lividi e spettrali, da cartolina dell'inferno o posti simili. Si poteva affermare in coro che tutto sommato non avesse una sua personalità, ma che anzi fosse piuttosto anonima, punteggiata da palazzoni grigi incastrati l'uno con l'altro e deturpata da stili architettonici incompatibili tra loro. La sua anima tentacolare la rivelava in una serie di larghe strade intrecciate, di ponti mezzi crollati e di decrepiti blocchi in successione. Nell'aria non c'erano macchine volanti alla Blade Runner nel 2019, ma un misto di fumo e vapori inquinanti, quello sì. E pure una pioggia schifosa che non dava tregua. Venite venite a Porto Rens, la città delle ombre e delle lacrime!".
Il Drago si rivela in tutte le proprie debolezze e, con un uso pensato delle parentesi da parte dell'autore all'interno della narrazione, apprendiamo qualcosa in più del contesto politico-sociale, entrando nella psicologia del protagonista.
Facile perdersi nel romanzo di Mirko Tondi, facile venire catturati dalle comparse che entrano in contatto con il detective, le quali, con l'alone di mistero che le contraddistingue, accrescono la curiosità intorno al furto del nome. Tutto è funzionale alla trama principale, ogni aspetto correlato assume grande rilievo, arricchisce l'enigma iniziale e così la necessità di raggiungere tutte le risposte.

Mirko Tondi è nato a Firenze nel 1977. Ha pubblicato racconti in volumi antologici, tra cui i Gialli Mondadori (2010) e Racconti Toscani (Historica Edizioni, 2014). I suoi ultimi lavori sono la raccolta noir Killing moon (Edizioni Epsil, 2014) e il romanzo Nelle case della gente (Porto Seguro Editore, 2015). Ha curato rubriche culturali per emittenti web e collabora con il blog Sul Romanzo. Oltre a essere autore, è editor e docente di corsi e laboratori di scrittura per adulti e bambini.

Veronica


10 giugno 2016

Un cigno selavatico di Michael Cunningham [recensione]

UN CIGNO SELVATICO
di
Michael Cunningham

Casa editrice: La Nave di Teseo
Collana: Oceani
Traduttore: C. Prosperi
Prezzo: € 18
ISBN: 9788893440004

Cosa succederebbe se una fiaba sfociasse in un fatto di cronaca, o se un fatto di cronaca avesse i contorni di una fiaba? La bella che sposa una bestia fin troppo umana e vi convivrà fino a conseguenze estreme, Giacomino che sfrutta il fagiolo magico e le ricchezze che ne derivano per soddisfare i suoi più bassi desideri, il tredicesimo fratello che, sfortunato, non riacquista totalmente la sua forma umana e dovrà accontentarsi di avere un braccio come un'ala di cigno, un padre e una madre che vedranno torcersi contro loro stessi i tre desideri espressi in favore del figlio, oppure la strega di Hansel e Gretel che si rifugia in una casa di zucchero e canditi per mondarsi da una vita passata in dissolutezza.

Paiono fuori moda le fiabe con le principesse, i cavalieri, i folletti, solo perché le abbiamo nel tempo distorte, sfrondate, travisate: le principesse non restano quasi mai inermi in attesa di essere sposate, ma spesso sono esse stesse fautrici del proprio destino (nel bene e nel male, ci ricorda Cunningham), basti pensare alla povera ragazza di campagna che per salvare la propria vita e quella del padre accetta l'impossibile sfida di filare l'oro dalla paglia (solo in questo caso potrà sposare il re che, ben lontano dall'essere un premuroso fidanzato, senza nemmeno conoscerla, l'accusa di menzogna), o la dedita sorella che per liberare i fratelli reclusi si priva di un mignolo per poterlo infilare nella serratura e aprire la porta dietro la quale sono tenuti prigionieri. La stessa Raperonzolo, che troviamo anche nel libro di Cunningham alle prese con un matrimonio in bilico, cerca disperatamente nel deserto il suo amore creduto morto e una volta trovato gli restituisce la vista piangendo sui suoi occhi.

Fa pensare il fatto che tra le tante storie narrate, siano state scelte nei secoli (e più di recente con film, libri e adattamenti vari) solo i racconti nei quali le donne si mostrano più vulnerabili e soprattutto si sposano, aspirazione massima per una femmina. Abbiamo dimenticato invece la storia delle tre sorelle, due delle quali trattano male un'anziana e questa (una fata) le punisce con rospi e serpi che escono dalle loro bocche a ogni parola, mentre la sorella educata, che l'aveva accompagnata alla fonte e l'aveva aiutata, viene premiata con rose e gemme che scaturiscono dalle sue labbra; o quella della contadina/principessa che sposa infine il principe grazie all'umiltà, mentre la pretendente alla mano del principe viene punita per la sua arroganza. 

In Un cigno selvatico Michael Cunningham indaga l'animo dei personaggi delle fiabe come se fossero persone reali: le fiabe siamo noi, sono allegorie della vita e di quello che ci può toccare in sorte.
Una raccolta di racconti che si legge come una raccolta di fiabe, accompagnata da delle illustrazioni in bianco e nero fantastiche e piene di dettagli.

Alessandra

7 giugno 2016

Il mondo nuovo di Aldous Huxley [recensione]

IL MONDO NUOVO
di
Aldous Huxley

Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar classici moderni
Pagine: 348
ISBN: 9788804649618
Prezzo: € 10,50

Anno Ford 632, ovvero 2540, Londra. Il direttore del centro di incubazione spiega a una scolaresca come funziona la creazione dei nuovi abitanti che costituiscono il mondo nuovo, sottoposto alla gestione di un governo unico. Il motto che contraddistingue l'esistenza attuale è "Comunità, Identità e Stabilità". L'individualità non ha più ragione d'essere, ciò che occorre tenere a mente è che "Ognuno appartiene a tutti", a nessuno è dato avere un unico amore, una famiglia, degli interessi che non siano determinanti per il giusto andamento delle cose. L'esercizio di potere si esercita a monte: la sessualità è legata al consumismo, spingendo verso ogni forma di divertimento in grado di far socializzare; le amicizie e i rapporti interpersonali sono spinti verso la promiscuità. Le gravidanze e i parti sono stati cancellati, le nascite sono strettamente controllate: la manipolazione genetica permette di suddividere gli embrioni nelle classe sociale più alta o bassa, a seconda delle caratteristiche fisiche e intellettuali; nella vita quotidiana, anche il colore attribuito ne connota l'appartenenza: individui alfa in grigio, beta in viola, gamma in verde, delta in kaki, epsilon in nero. 
L'applicazione dei riflessi condizionati agli esseri umani ha permesso di plasmare una massa di soggetti identici facilmente malleabile. La ricerca pavloviana sul condizionamento classico messa in atto su un cane che al suono della campanella riceve la razione di cibo, alla cui vista automaticamente saliva (meccanismo ripetuto molteplici volte) è così applicato dalle forme di potere vigenti per gestire senza intoppi il proprio popolo. Sono i bambini che fin da subito subiscono quest'influenza:
"Ci fu una violenta esplosione. Acuta, sempre più acuta, fischiò una sirena. I campanelli d'allarme squillarono disperatamente. I bambini sussultarono, urlarono; i loro visi erano alterati dal terrore. [...].
«Offrite loro ancora i fiori e i libri».
Le bambinaie obbedirono; ma, all'avvicinarsi delle rose, alla semplice vista di quelle immagini gaiamente colorate del micio, del chicchirichì, della pecora che fa bee bee, i bambini si tirarono indietro terrorizzati; l'intensità  delle loro urla aumentò improvvisamente. [...]. I libri e il fracasso, i fiori e le scosse  elettriche: già nella mente infantile queste coppie erano unite in modo compromettente; e dopo duecento ripetizioni della stessa o d'altre simili lezioni, sarebbero indissolubilmente fuse. [...] «Cresceranno con ciò che gli psicologi usavano chiamare un odio "istintivo" dei libri e dei fiori. I loro riflessi sono inalterabilmente condizionati. Staranno lontano dai libri e dalla botanica per tutta la vita.»".
Per scacciare malinconia e tristezza si assume una particolare droga, la Soma (chiamata anche "Cristianesimo senza lacrime"), capace di scacciare i sentimenti non accettati. Una dose massiccia è ingurgitata anche per togliersi consapevolmente la vita, perché quando si raggiunge un'età avanzata e non si è più forti da contribuire al benessere della Terra, la nostra presenza non ha più significato per la comunità:
"Ora - questo è il progresso - i vecchi lavorano, i vecchi hanno rapporti sessuali, i vecchi non hanno un momento, un attimo da sottrarre al piacere, non un momento per sedere e pensare; o se per qualche disgraziata evenienza un crepaccio s'apre nella solida sostanza delle loro distrazioni, c'è sempre il soma, il delizioso soma, mezzo grammo per un riposo di mezza giornata, un grammo per una giornata di vacanza, due grammi per un'escursione nel fantasmagorico Oriente, tre per una oscura eternità nella luna [...]".
Bernardo Marx e Lenina Crowne sono due prodotti del nuovo regime: il primo si contraddistingue dalla massa per essere un solitario, un tipo strano, è consapevole della non naturalità del comportamento dei suoi simili, ma ne accetta lo stato vigente, convinto che sia finalizzato alla pace; lei è una ragazza molto ambita dai maschi "migliori", rifiuta la poligamia, preferendo la compagnia di uno stesso compagno più a lungo. I due cominciano a frequentarsi. Si recano nelle riserve dove persiste un modo di vivere più libero e indipendente, che ricalca un'epoca precedente a quella di Ford. Ne restano affascinati e perplessi, ancor più quando si avvicinano a John, amante dell'opera di Shakespeare, e a sua madre Linda. Bernardo ottiene di portarli con sé a Londra, incrementando il suo prestigio agli occhi degli altri abitanti. Il selvaggio è felice di essere stato ammesso nel mondo nuovo, ma ha difficoltà a coesistere con un sistema tanto superficiale e fine a se stesso: è attratto da Lenina, con la quale desidera instaurare una relazione più profonda; si scontra con la visione poco spontanea della giovane, che lo considera solo un altro potenziale amante.
La situazione precipita quando John, influenzato dalla parole di Helmholtz, dall'anima del filosofo, si rifiuta di presenziare all'evento organizzato da Bernardo, mettendolo in imbarazzo. Mustapha Mond convoca i tre uomini, con i quali ha un confronto rivelatore: lui, uno dei governatori mondiali, sottolinea ancora quanto sia importante l'annullamento della personalità per mantenere l'ordine; conosce i libri di Shakespeare e possiede la Bibbia, ma si guarda bene dal condividere i testi con i propri sudditi:
"[...] la civiltà non ha assolutamente bisogno di nobiltà e di eroismo. Queste cose sono sintomi d'insufficienza politica. In una società convenientemente organizzata come la nostra, nessuno ha delle occasioni di essere nobile ed eroico. Bisogna che le condizioni diventino profondamente instabili prima che l'occasione possa presentarsi".
Esilia così Bernardo e Helmholtz alle Isole Falkland; John, invece, sceglie di trasferirsi in un luogo isolato per praticare l'autoflagellazione, punizione che richiama l'interesse dei media e avrà un epilogo tragico.

Un libro scritto nel 1932, una profezia su cosa aspettarsi se si pensa al futuro e si immagina una società completamente controllata da un regime totalitario. Si crea un popolo da sottomettere sin dalla tenera età, nel modo più brutale possibile, attraverso il condizionamento. Immagini serene scatenano una repulsione e una disaffezione determinante per raggiungere lo scopo: tutti devono essere utili agli altri, diventano i mezzi per la riuscita del "mondo nuovo". Un distopico tra i migliori, un classico agghiacciante per la crudezza e il perfetto inquadramento storico e politico che, in tanti aspetti, è la fotografica del presente, una fotografia piuttosto pessimista.

Veronica

1 giugno 2016

Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout [recensione]

MI CHIAMO LUCY BARTON 
di
Elizabeth Strout

Casa editrice: Einaudi
Collana: Supercoralli
Pagine: 168
ISBN: 9788806229689
Prezzo: € 17,50

- Scusa, Bestiolina, ma voi come fate a vivere senza il cielo?
- Dai, c'è il cielo -. Ma aggiunsi - Però so cosa intendi.
- Sì, ma come si fa a vivere senza cielo?
- Al posto del cielo abbiamo la gente - risposi.

Lucy, moglie e madre di due bambine, costretta in ospedale da una brutta infezione post-operatoria, viene sorpresa dall'arrivo della madre che non vede da molti anni. L'incontro è tanto naturale quanto inconsueto: le due non si parlano da molto tempo, tanto che la madre non ha neppure mai visto le nipoti.
Eppure una certa complicità riparte subito, dal modo in cui la madre si comporta: come se non fossero mai sparite l'una dalla vita dell'altra. Si ricollegano fili, si raccontano storie, le tante storie delle persone che la giovane donna ha lasciato nella città natale e si rivivono le atmosfere chiuse e rurali di certe zone degli Stati Uniti, fatte di riunioni in chiesa e pettegolezzi, sterminati campi di granoturco, vestiti dall'orlo sdrucito e discriminazione sociale.
Torna indietro con la memoria all'indigenza patita, che l'ha forgiata così com'è, alla voglia e alla necessità di farcela da sola, all'abbandono del nido familiare a costo dell'incomprensione, alla dignità ostinata e ottusa dei suoi genitori, i quali non l'hanno mai perdonata per averli "traditi" preferendo loro un'esistenza non tanto più agiata, semplicemente "diversa" da quella che era toccata in sorte a loro.
"William" racconta la donna "si offrì di portare i miei genitori e mio fratello e mia sorella a cena in un locale a loro scelta, in paese. Io mi sentii avvampare come un tizzone acceso quando lo disse; mai, come famiglia, avevamo mangiato al ristorante, neanche una volta. Mio padre gli disse: - I suoi soldi non servono qui".
Attraverso i racconti dei familiari delle persone conosciute, Lucy cerca di trattenere la madre, per fare in modo che non se ne vada, giorno dopo giorno, arrivando a temere la dimissione dall'ospedale: un Mille e una notte moderno, dove chi vuole salva la vita, al contrario di Sherazade non è chi narra, ma colei che ascolta.
Il passato è limpido, mai offuscato, in grado di sembrare vivo come il presente. Attraversiamo la vita di Lucy che mai ce la descrive grama come quel che è stata, mai con i toni rancorosi che ci si aspetterebbe, bensì con semplicità disarmante, trovandola non solo come figlia, ma anche come moglie e madre lei stessa, alle prese con le difficoltà di una ragazza di campagna che cresce due creature in una città frenetica e cosmopolita come New York.
Mi chiamo Lucy Barton è una storia d'amore disperato e inaspettatamente razionale, in cui perdono e accuse si rincorrono diventando alla fine l'espressione dello stesso irreplicabile stridente sentimento che è l'amore tra madre e figlia.
Elizabeth Strout, vincitrice del premio Pulitzer nel 2009, conferma con questo breve romanzo la sua bravura, la sua capacità di centrare l'obiettivo con poche, essenziali parole.
In breve: consigliatissimo.

Alessandra