5 luglio 2016

La gioia di uccidere di Harry Maclean [recensione]

LA GIOIA DI UCCIDERE
di 
Harry Maclean

Casa editrice: Fazi editore
Collana: Darkside
Traduzione: Fabio Pedone
Pagine: 256
Prezzo: 16,50
ISBN: 9788876259494

"La mente ha bisogno di una storia, che spunta fuori e resiste e viene rifiutata man mano che affiora una narrazione, e perciò si accoglie la versione corrente a proprio rischio e pericolo, ma quando non resta più nulla da difendere, da tenere insieme, quando hai smesso di aspettarti di giungere da qualche parte, a me pare che la storia possa forse iniziare a mostrare una forte somiglianza con quel che è successo davvero".
La memoria è una rete di ricordi nascosti in un sistema complesso, ricordi che sono vividi e precisi, altri oscuri, confusi, difficili da ricomporre con certezza. Un uomo è seduto in una stanza isolata dal mondo, tra i boschi del Minnesota, silenziosa e, allo stesso tempo, infestata da rumori sinistri, che lo distolgono dal suo percorso. Davanti alla sua macchina da scrivere Underwood, rievoca una notte in treno di quarant'anni prima, durante un viaggio di ritorno a casa, nell'Iowa. In una carrozza semivuota, si consuma un incontro fugace con una ragazza misteriosa: sconosciuti e giovani si lasciano andare a un momento di passione, consapevoli dell'eccitazione e della pericolosità di una situazione unica e sconveniente. Ritorna in quel luogo, sente le mani della ragazza, i baci sempre più intensi e da quel vagone emergono altri pensieri confusi, solo all'apparenza scollegati: Willie Benson, un pedofilo, che convince lui e l'amico David di poter procurare delle ragazze che ci stanno; David, testimone alle sue nozze, è colui che ha trovato a fare sesso con la prima moglie; l'annegamento di Joseph, sprovvisto del salvagente, caduto dalla canoa, a causa del meteo avverso; la sorella Sally, per la quale nutre un forte senso di colpa, perché si ritiene responsabile della sua incapacità a superare il lutto e a continuare con la propria vita. L'obiettivo è proprio quello di cercare tutti i pezzi del puzzle e dare un significato logico a un groviglio di informazioni che aspettano solo di essere messe insieme. Quale metodo migliore per uno scrittore, se non quello di lasciare spazio alle parole, in un flusso di coscienza conflittuale ed emozionale?

Il protagonista è un insegnante al College di Boonville, chiacchierato, per il libro pubblicato Il Professore, nel quale si delinea una teoria sulla natura umana "essenzialmente amorale", equiparata a quella di qualsiasi animale: l'uomo si adatta e segue le norme sociali, fino a quando non si prospetta quella situazione giusta che lo porta a commettere un reato, come un omicidio. L'autore afferma con sicurezza che il comportamento è dettato dall'interesse personale e gli errori non sono quindi da imputare a chi li compie. La convinzione che uccidere possa creare uno stato di sollievo è l'aspetto che maggiormente ha fatto discutere, argomentata ampiamente in La gioia di uccidere (titolo del romanzo stesso), il memoir del professore:
"Dopo il successo del mio romanzo, il professore iniziò a scrivere la storia dell'omicidio e delle sue conseguenze, dall'interno della propria testa. Questo memoir molto personale conduce il lettore proprio al momento dell'esecuzione del crimine. [...] Il professore sapeva bene di avere una possibilità di scelta nell'uccidere la moglie, e insisteva nel dire di aver fatto la scelta giusta. Era intenzionato ad accettare le conseguenze del suo gesto".
Darkside è la nuova collana di Fazi editore, dedicata al giallo, e in La gioia di uccidere si analizza nel profondo la psicologia umana: tutto ruota intorno al personaggio principale, concentrato a ripescare dal passato tasselli importanti per ricostruire il suo presente. Immagini si stagliano nella sua testa, immagini di persone che hanno fatto parte della sua esistenza, anche se solo per pochi minuti, e che hanno irrimediabilmente segnato le sue azioni. Un coltello si materializza nel suo rifugio, nella borsa che ha con sé, una traccia di un delitto che forse ha commesso e non rammenta o forse perpetrato da qualcuno a lui vicino. La linea tra bene e male è sottile e marcare nettamente il personaggio buono dal cattivo sembra essere impossibile, ancor più quando la teoria sulla natura umana da lui sviscerata nei suoi testi più famosi sembra fare capolino nella realtà.
La narrazione è frammentata in un mix di sintassi breve e periodi più articolati, in un cambio continuo di spazio e tempo, al fine di depistare e ricreare esattamente la sensazione di smarrimento del protagonista. L'incontro sul treno è il punto di partenza per scoprire le risposte capaci di far luce sull'intera vicenda, interrotta da pensieri legati ad altri eventi.
Harry Maclean mischia elementi nuovi del thriller alla filosofia, riflettendo sulla morale e sui sentimenti repressi nell'animo umano, i quali si scatenano e rendono una persona sollevata, anche se artefice del peggiore dei misfatti.
La lettura è arzigogolata e complessa, trascina in inganno, verso una soluzione solo apparente; la verità è in un epilogo che non si sospetta, celata nei ricordi offuscati e, per questo, ancor più sorprendente.

Veronica

Nessun commento:

Posta un commento