29 agosto 2016

Piangi Pure di Lidia Ravera [Frasi libro]

Secondo Schiller fame e amore tengono insieme la compagine del mondo. La fame è al servizio della conservazione del singolo individuo, l'amore è al servizio della conservazione della specie. Quindi non può essere del tutto inutile, l'amore.
Mi commuove quanto ci danno dentro ad amare se stesse, le ragazze. Si amano attraverso gli uomini. La sensazione più appagante è quella di essere contese, oggetto di guerre fra maschi.
Mi sono addormentata pensando che la solitudine è una vecchia coperta. Ti ci avvolgi per difenderti dal freddo e prende la forma del tuo corpo. Diventa vestito. Non puoi accogliere nessuno dentro il tuo vestito. Neanche se lo ami. Neanche se è lì davanti a te. E sta tremando di freddo.
Volevo dire che la solitudine è una condizione estrema, non c'è vincolo di relazione che ti obblighi, e obbligandoti, ti sollevi dal peso della spietata libertà. Lo so benissimo che l'ho cercata per tutta la vita, la libertà nella solitudine, negandomi, ritirandomi, chiudendo rapporti, perdendo numeri di telefono, indirizzi, occasioni.
Ho sempre avuto un "NO" sulle labbra. 
E adesso che cosa succede?
Mi sono pentita?
Voglio diventare una vecchia ciarliera che esce con le amiche per parlare di niente?

24 agosto 2016

La caduta delle consonanti intervocaliche di Cristovão Tezza [recensione]

LA CADUTA DELLE CONSONANTI INTERVOCALICHE
di 
Cristovão Tezza

Casa editrice: Fazi Editore
Collana: Le strade
Traduzione: Daniele Petruccioli
Pagine: 236
Prezzo: 17,50
ISBN: 9788876258602

Heliseu da Motta e Silva si accinge a ricevere un riconoscimento importante dall'università, per il suo contributo allo studio e all'insegnamento della filologia romanza.
Le ore che precedono l'evento sono momenti immersivi nei ricordi, frammenti del passato che svelano, in parte, chi sia davvero il professore. In contrasto con l'immagine positiva e apprezzata nell'ambito accademico, la parte privata di un'esistenza poco nitida e vissuta nella menzogna.
All'interno dell'istituto, conosce Mônica, una ragazza che frequenta un corso d'inglese e diventa poi la moglie. Un rapporto all'apparenza felice, un legame che si spezza a causa dell'incomunicabilità e della mancata comprensione di Heliseu nei confronti del figlio, il quale, appena può, si allontana il più possibile da quell'uomo; la passione per una dottoranda, Therèse, contribuisce a rimarcare un abisso profondo tra lui e la famiglia, soprattutto quando la verità viene a galla.

Seguiamo il protagonista all'interno della sua abitazione, mentre si prepara a ritirare il premio a testimonianza degli sforzi compiuti nelle ricerche relative alla propria lingua. Di origine brasiliana, tiene a mente un fenomeno linguistico determinante, come la caduta delle consonanti intervocaliche avvenuta tra il X e l'XI secolo, che ha portato alla separazione del portoghese dallo spagnolo. Ormai anziano, vive solo con la governante, dona Diva, presenza silenziosa, ma acuta osservatrice e presente in diversi passaggi della sua vita. Mostrare al mondo quella persona di successo nella sfera professionale è difficile quando si è accumulato molti fallimenti personali. Continui flashback rievocati in maniera frammentata alimentano un'idea poco chiara di Heliseu. Si scopre che ha subìto abusi da piccolo e ha tentato di confessare al padre che cosa gli stava capitando:
"Sì, lo confesso: le cose erano cominciate male per me, allora, nel 1948. Ma per fortuna non sono diventato un pedofilo - questo posso garantirlo. Uno dal carattere meno forte sarebbe forse crollato di fronte agli attacchi subiti in adolescenza da parte di un canonico licenzioso. Magari avrebbe passato la vita nel tentativo di riprodurre quel fosco scenario (è sempre fosco, sussurrato) a parti invertite - ho letto qualcosa del genere. Una specie di disco graffiato che torna sempre sullo stesso punto, lo riascoltiamo con l'idea fissa che la musica possa andare avanti, cambiare testo, e invece no, resta sempre uguale. Accade ad alcuni, unicamente per via di questa sinapsi interrotta, di trovarsi a collezionare persone fatte a pezzi in cantina, teste in fondo alla ghiacciaia, mani sotterrate sotto una pianta di jabuticaba. Tuttavia non è il mio caso, dovrei aggiungere con un sorriso, nessuno pensi che io... Ma avrei potuto esserlo, soprattutto, quando il tuo stesso padre (sì ho avuto il coraggio di raccontarglielo, cosa di cui non mi vergogno, almeno questo) arriva al punto di insinuare balbettando, come alla ricerca di una minaccia restauratrice dell'ordine, che se tu non fossi così - be', insomma, così - niente sarebbe successo".
Una relazione padre-figlio che si reitera nelle generazioni successive. Assunto il ruolo di genitore, non riesce ad attivare un dialogo e ad ascoltare davvero Eduardo: non accetta la sua omosessualità, finendo per perdere ogni possibilità di riallacciare i rapporti. Più volte è tentato di alzare la cornetta e sentire la voce lontana del sangue del suo sangue. Tutto è perduto e non c'è più partecipazione l'uno nel mondo dell'altro:
"Gli telefonerò! - ed Heliseu si alza, in un momento folgorante di lucidità. limpido come acqua di fonte, per poi tornare subito a sedersi, avendo perso il filo dei pensieri. Ma cosa gli posso dire? Che mi fanno omaggio? [...] Cosa non ho detto a mio figlio: se potessi cancellarlo con una spazzola d'acciaio".
I rimpianti bussano alla porta della memoria e il tempo passa velocemente, sottolineando quanto sia tardi per riparare agli errori commessi.
La figura del commissario Maigret assilla con domande incalzanti per determinare che cosa sia successo a Mônica: si è suicidata, è caduta per sbaglio da quel terrazzo, o è stato il marito a provocare la sua morte?
A intensificare i sospetti del lettore, la giovane studentessa Therèse, descritta fin da principio come fonte di turbamento e, al sol pensiero, sconvolge ancora con la stessa carica iniziale :
"La memoria nitida di Therèse [...] agitò Heliseu, le pulsazioni subito divennero accelerate, un inspiegabile sudore sulla fronte, un formicolio al braccio, che lui si grattò con apprensione esagerata, un desiderio di entrare immediatamente sotto la doccia per lavarsi a lungo, magari addirittura nella vasca".
Niente è come sembra. Il professore analizza mentalmente il vissuto, cercando di approcciarsi ad esso allo stesso modo con cui studia la lingua. Impossibile schematizzarla, impossibile nascondersi dietro alle parole, per evitare di affrontare i propri demoni. Heliseu finisce per rimanere intrappolato nel senso di colpa quando si addentra troppo nei ricordi. Nel tirare le fila a un percorso lungo e tortuoso, avverte il peso del fallimento dovunque guardi intorno a sé. 
Tra piccole porzioni di testo offerte in portoghese, una scrittura intermittente per episodi ripescati dalla mente del protagonista, del quale percepiamo conflitti, ansie e paure. Quanti di noi affermerebbero con estrema sicurezza di essere fieri di tutte le decisioni prese in passato? Nessuno. E ancora di più fa paura fermarsi a riflettere su tutti i momenti chiave della nostra esistenza. A volte, è più facile plasmare un momento sulla base di ciò che avremmo voluto fare o dire, rinnegando la corretta dinamica delle circostanze. 
Assolutamente consigliato!

Veronica

16 agosto 2016

Pista Nera di Antonio Manzini [recensione]

PISTA NERA
di
Antonio Manzini

Casa editrice: Sellerio
Collana: La memoria
Prezzo: 13,00
Pagine: 278
ISBN: 9788838929090

Il vicequestore Rocco Schiavone è trasferito da Roma a un paesino della Valle d'Aosta per motivi disciplinari. Difficile abituarsi al nuovo clima, alle persone, alla solitudine della montagna. La sera, racconta alla moglie che cosa succede, fantasticando sulla sua costante presenza, con frequenti scambi di battute su argomenti qualsiasi. Ancora non si conosce la dinamica dei fatti, ma, a poco a poco, si comprende che lei è frutto della sua immaginazione, così bisognosa di averla accanto, soprattutto in quel luogo sperduto che non riesce a considerare casa. Si ostina a indossare le sue amate Clarks, sintomo di una incapacità cronica ad ambientarsi.
Oltre a mascherare questa fragilità con un carattere spavaldo, arrogante, cinico e alquanto maleducato, nasconde un passato da poliziotto corrotto, in questo primo romanzo della serie solo accennato. Neanche i richiami e la residenza forzata tra i monti lo persuadono ad abbandonare le brutte abitudini.
Il caso sul quale è chiamato a indagare non è semplice: a Champlouc, nota meta sciistica in Val D'Ayas, è rinvenuto il cadavere di un uomo non da subito identificabile. Amedeo Gunelli è l'incaricato a sistemare la neve sulle piste; richiamato dal capo dei gatti, Luigi Bionaz, è spedito a occuparsi della parte a valle. Per raggiungere il posto, passa per la scorciatoia del Crest, dove incappa nel corpo del malcapitato. Leone Micchichè, siciliano, sposato con la donna più bella del paese, Luisa Pec, era un uomo pieno di debiti, forse immischiato in affari poco puliti. Molteplici i rapporti con gli abitanti del posto, nessun apparente motivo per volerlo morto.

Il caso di omicidio ha un colpevole, che è possibile individuare se si segue con attenzione la storia e gli indizi, a mano, a mano, forniti. In che cosa si caratterizza la serie di Rocco Schiavone rispetto al panorama contemporaneo, che sforma molti polizieschi? Il fascino è racchiuso proprio nel protagonista e nella sua doppia natura: percepisce il suo lavoro come una rottura, i delitti e gli interrogatori sono estenuanti, arrotondare con qualche "missione" non sempre legale è il modo migliore per affrontare le giornate. La parlata romana e il sarcasmo sono due tratti distintivi, così come la mancanza di pazienza davanti a sottoposti e superiori. Superficialmente è una persona insopportabile, anche nel rapporto con l'altro sesso: ogni donna con la quale ha a che fare è descritta prima fisicamente e poi, forse, ne coglie aspetti del carattere. Diverso il legame con Marina, la sola con cui condividere sogni e passioni, l'amore perduto in circostanze ancora non svelate.
Gli elementi per incuriosire ci sono tutti: oltre al vicequestore, non mancano i personaggi di contorno, che probabilmente si rincontreranno, come il fidato braccio destro, Italo Pierron, gli agenti imbranati, Deruta e D'Intino, o l'anatomopatologo, Alberto Fumagalli. Tutto è abbozzato, nessun aspetto è completamente approfondito, l'unica cosa che ha un inizio e una fine è l'indagine trattata in Pista Nera
Ho apprezzato molto l'attenzione ai dettagli, la cura nell'approfondimento psicologico e le ambientazioni in perfetta sintonia con gli stati d'animo. Siamo solo al primo capitolo e la voglia di proseguire nella lettura è tanta. 

Voi avete letto i romanzi con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone? Cosa ne pensate?

Veronica

9 agosto 2016

Le ho mai raccontato del vento del Nord di Daniel Glattauer [recensione]

LE HO MAI RACCONTATO DEL VENTO DEL NORD
di
DANIEL GLATTAUER

Casa editrice: Feltrinelli
Collana: Universale Economica
Traduzione: Leonella Basiglini
Pagine: 192
Prezzo: 8,50

Da un errore di digitazione di un indirizzo mail, comincia un vero e proprio scambio epistolare tra due perfetti sconosciuti.
Emmi Rothner ha trentaquattro anni, è felicemente sposata, e cresce i due figli del marito. Leo Leike ha trentasei anni, è uno psicolinguista ed è ossessionato da una vecchia relazione che non riesce a troncare definitivamente.
I messaggi si intensificano giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto. La voglia di parlare, di scherzare, di evadere in qualche modo dalle proprie vite è forte.
Una realtà virtuale è una realtà diversa dall'esistenza quotidiana ed è lì che entrambi i protagonisti si rifugiano per assumere un'identità nuova. Le due personalità cercano di coesistere nei diversi ambienti ed entrambi tentano di mantenere un distacco con tutto ciò che è esterno a quella bolla costruita appositamente. All'inizio, evitano di raccontare granché di se stessi; la novità sta proprio nel non rivelarsi e mantenere la conversazione sul lato frivolo e superficiale:
"Cara Emmi, si è resa conto che non sappiamo niente l'uno dell'altra? Che ci stiamo inventando un personaggio virtuale dall'identikit immaginario? Facciamo domande affascinanti proprio perché non conosciamo le risposte. Sì, ci divertiamo a stuzzicare e a eccitare la curiosità dell'altro, ma siamo categorici nel rifiutarci di soddisfarla. Cerchiamo di leggere tra le righe, tra le parole, a momenti persino tra le singole lettere. Tentiamo disperatamente di capire con chi abbiamo a che fare. E al tempo stesso, stiamo ben attenti a non rivelare "niente di sostanziale" su di noi".
Ed è questo il doppio filo sul quale si muovono Emmi e Leo: si danno sempre del lei, ma si rivolgono all'altro con appellativi che danno un senso di vicinanza e si accomiatano in maniera affettuosa.
Quando sono gli argomenti personali ad essere trattati, come i rapporti amorosi, si insinuano sentimenti che non si dovrebbero provare, come la gelosia, la rabbia e la frustrazione.
Tentano di convincersi che la loro è solo un'amicizia per corrispondenza, un appiglio fatto di parole che si muovono irrefrenabili sullo schermo, parole giuste che si vogliono sentir dire e scrivere per ritrovare una sicurezza che viene a mancare nei problemi di ogni giorno.
Il mondo reale è però quello che torna con prepotenza a fare capolino e a riportare con i piedi per terra: non è possibile dimenticarsi a lungo della sua presenza.

I personaggi si impegnano a tenere separate le due vite, le percorrono parallelamente, ma quando le strade si avvicinano, emerge con maggior nitidezza il carattere di ognuno. Lei è convinta di poter gestire questo nuovo legame senza mai perdere di vista la sua famiglia o danneggiare il perfetto equilibrio con il marito. Vuole avere tutto a modo suo, mantenendo il controllo della situazione: appare insopportabile, aggressiva ed egocentrica, perché sfrutta le debolezze dell'altro a suo favore e si mostra vittima se non ottiene quello che chiede. Si sfoga con patetiche scenate di gelosia e si lamenta ogni volta che non riceve pronta risposta ai messaggi. Lui è un uomo con alle spalle una ex fidanzata alla quale è molto legato e non capisce come porre fine ai continui momenti di cedimento che lo conducono ancora e ancora tra le sue braccia; desidera una storia seria, si confida con Emmi in modo sincero e per il 99% del tempo sembra essere lui quello destinato a soffrire di più. Accondiscende alle proposte e lascia che sia quasi sempre la donna a condurre il gioco. Il finale dà uno scossone utile a una storia che è giunta a un punto di non ritorno ed è la degna conclusione di una relazione che può portare solo sofferenza. 

Mi è piaciuto molto come l'autore ha impostato gli scambi tra i protagonisti e ha delineato piano, piano, la personalità delle parti. Non sfocia nel ridicolo e permette di immedesimarsi nello stato d'animo dell'uno o dell'altro, sentendo un coinvolgimento tale da sorridere, scuotere la testa, arrabbiarsi e tifare per una presa di posizione invece di un'altra.
Daniel Glattauer fa coesistere il romanzo epistolare adattandolo al presente e alle nuove forme di comunicazione digitali, dove si annulla la componente fisica e prende campo quella illusoria.

Veronica