24 agosto 2016

La caduta delle consonanti intervocaliche di Cristovão Tezza [recensione]

LA CADUTA DELLE CONSONANTI INTERVOCALICHE
di 
Cristovão Tezza

Casa editrice: Fazi Editore
Collana: Le strade
Traduzione: Daniele Petruccioli
Pagine: 236
Prezzo: 17,50
ISBN: 9788876258602

Heliseu da Motta e Silva si accinge a ricevere un riconoscimento importante dall'università, per il suo contributo allo studio e all'insegnamento della filologia romanza.
Le ore che precedono l'evento sono momenti immersivi nei ricordi, frammenti del passato che svelano, in parte, chi sia davvero il professore. In contrasto con l'immagine positiva e apprezzata nell'ambito accademico, la parte privata di un'esistenza poco nitida e vissuta nella menzogna.
All'interno dell'istituto, conosce Mônica, una ragazza che frequenta un corso d'inglese e diventa poi la moglie. Un rapporto all'apparenza felice, un legame che si spezza a causa dell'incomunicabilità e della mancata comprensione di Heliseu nei confronti del figlio, il quale, appena può, si allontana il più possibile da quell'uomo; la passione per una dottoranda, Therèse, contribuisce a rimarcare un abisso profondo tra lui e la famiglia, soprattutto quando la verità viene a galla.

Seguiamo il protagonista all'interno della sua abitazione, mentre si prepara a ritirare il premio a testimonianza degli sforzi compiuti nelle ricerche relative alla propria lingua. Di origine brasiliana, tiene a mente un fenomeno linguistico determinante, come la caduta delle consonanti intervocaliche avvenuta tra il X e l'XI secolo, che ha portato alla separazione del portoghese dallo spagnolo. Ormai anziano, vive solo con la governante, dona Diva, presenza silenziosa, ma acuta osservatrice e presente in diversi passaggi della sua vita. Mostrare al mondo quella persona di successo nella sfera professionale è difficile quando si è accumulato molti fallimenti personali. Continui flashback rievocati in maniera frammentata alimentano un'idea poco chiara di Heliseu. Si scopre che ha subìto abusi da piccolo e ha tentato di confessare al padre che cosa gli stava capitando:
"Sì, lo confesso: le cose erano cominciate male per me, allora, nel 1948. Ma per fortuna non sono diventato un pedofilo - questo posso garantirlo. Uno dal carattere meno forte sarebbe forse crollato di fronte agli attacchi subiti in adolescenza da parte di un canonico licenzioso. Magari avrebbe passato la vita nel tentativo di riprodurre quel fosco scenario (è sempre fosco, sussurrato) a parti invertite - ho letto qualcosa del genere. Una specie di disco graffiato che torna sempre sullo stesso punto, lo riascoltiamo con l'idea fissa che la musica possa andare avanti, cambiare testo, e invece no, resta sempre uguale. Accade ad alcuni, unicamente per via di questa sinapsi interrotta, di trovarsi a collezionare persone fatte a pezzi in cantina, teste in fondo alla ghiacciaia, mani sotterrate sotto una pianta di jabuticaba. Tuttavia non è il mio caso, dovrei aggiungere con un sorriso, nessuno pensi che io... Ma avrei potuto esserlo, soprattutto, quando il tuo stesso padre (sì ho avuto il coraggio di raccontarglielo, cosa di cui non mi vergogno, almeno questo) arriva al punto di insinuare balbettando, come alla ricerca di una minaccia restauratrice dell'ordine, che se tu non fossi così - be', insomma, così - niente sarebbe successo".
Una relazione padre-figlio che si reitera nelle generazioni successive. Assunto il ruolo di genitore, non riesce ad attivare un dialogo e ad ascoltare davvero Eduardo: non accetta la sua omosessualità, finendo per perdere ogni possibilità di riallacciare i rapporti. Più volte è tentato di alzare la cornetta e sentire la voce lontana del sangue del suo sangue. Tutto è perduto e non c'è più partecipazione l'uno nel mondo dell'altro:
"Gli telefonerò! - ed Heliseu si alza, in un momento folgorante di lucidità. limpido come acqua di fonte, per poi tornare subito a sedersi, avendo perso il filo dei pensieri. Ma cosa gli posso dire? Che mi fanno omaggio? [...] Cosa non ho detto a mio figlio: se potessi cancellarlo con una spazzola d'acciaio".
I rimpianti bussano alla porta della memoria e il tempo passa velocemente, sottolineando quanto sia tardi per riparare agli errori commessi.
La figura del commissario Maigret assilla con domande incalzanti per determinare che cosa sia successo a Mônica: si è suicidata, è caduta per sbaglio da quel terrazzo, o è stato il marito a provocare la sua morte?
A intensificare i sospetti del lettore, la giovane studentessa Therèse, descritta fin da principio come fonte di turbamento e, al sol pensiero, sconvolge ancora con la stessa carica iniziale :
"La memoria nitida di Therèse [...] agitò Heliseu, le pulsazioni subito divennero accelerate, un inspiegabile sudore sulla fronte, un formicolio al braccio, che lui si grattò con apprensione esagerata, un desiderio di entrare immediatamente sotto la doccia per lavarsi a lungo, magari addirittura nella vasca".
Niente è come sembra. Il professore analizza mentalmente il vissuto, cercando di approcciarsi ad esso allo stesso modo con cui studia la lingua. Impossibile schematizzarla, impossibile nascondersi dietro alle parole, per evitare di affrontare i propri demoni. Heliseu finisce per rimanere intrappolato nel senso di colpa quando si addentra troppo nei ricordi. Nel tirare le fila a un percorso lungo e tortuoso, avverte il peso del fallimento dovunque guardi intorno a sé. 
Tra piccole porzioni di testo offerte in portoghese, una scrittura intermittente per episodi ripescati dalla mente del protagonista, del quale percepiamo conflitti, ansie e paure. Quanti di noi affermerebbero con estrema sicurezza di essere fieri di tutte le decisioni prese in passato? Nessuno. E ancora di più fa paura fermarsi a riflettere su tutti i momenti chiave della nostra esistenza. A volte, è più facile plasmare un momento sulla base di ciò che avremmo voluto fare o dire, rinnegando la corretta dinamica delle circostanze. 
Assolutamente consigliato!

Veronica

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