23 settembre 2016

L'amore paziente di Anne Tyler [Frasi libro]


L'amore paziente
di Anne Tyler
Mentre accadeva non me ne rendevo quasi conto. Abbiamo una tale capacità di adattarci ai cambiamenti. Siamo come amebe, abbracciamo e inghiottiamo e ci adeguiamo e tiriamo avanti, fino a quando eventi enormi diventano piccolezze quasi impercettibili nella storia della nostra vita.
Se qualcuno mi svegliasse nel cuore della notte e mi chiedesse "Presto, senza pensare: Qual è la cosa più importante del mondo?" risponderei: "La privacy". Lo so che non è vero, non c'è bisogno di dirmelo. So che la risposta vera probabilmente è l'amore o la comprensione o il sentirsi necessari; è così anche per me. Ma sto parlando della prima cosa che mi verrebbe in mente, ed è la privacy. Starmene seduta in una stanza a leggere un libro senza che nessuno mi interrompa. È tutto ciò che ho mai coscientemente desiderato dalla vita.
Oh se c'era un dio in cui credeva, era la gradualità. Se soltanto gli altri gli avessero lasciato affrontare le cose a modo suo, passo dopo passo, senza bisogno di quei balzi improvvisi che avvenivano nel mondo esterno!
Nessuno è soltanto ciò che sembra in superficie. 

21 settembre 2016

Anche noi l'America di Cristina Henriquez [recensione]

ANCHE NOI L'AMERICA
di 
Cristina Henriquez

Casa editrice: NNeditore
Collana: La stagione
Traduzione: Roberto Serrai
Prezzo: 17,00
ISBN: 9788899253257
"A quel tempo volevamo solo le cose più semplici: mangiare del buon cibo, dormire sereni la notte, sorridere, ridere, sentirci bene. Ci sembrava di averne diritto, noi come chiunque altro. Certo, se ci penso adesso, capisco quanto sia stata ingenua. Ero accecata da un moto di speranza e dalla promessa del possibile, convinta che nelle nostre vite non fosse rimasto più nulla in grado di andare storto".
La migrazione ha da sempre interessato momenti storici diversi e più o meno molti luoghi del mondo. Lasciare la propria casa è un atto che richiede molto coraggio ed è dettato da motivi diversi. Un viaggio rappresenta un'occasione per ricominciare, in una terra lontana e in cui riporre tutte le speranze. I protagonisti di Anche noi l'America di Cristina Henriquez si spostano dal centro e dal sud America per raggiungere Delaware, negli Stati Uniti. 
Alma parte dal Messico con Arturo a bordo di un pick-up rosso per poter iscrivere Maribel a una scuola adatta a lei, in grado di aiutarla a superare un danno cerebrale causato da un terribile incidente. La prima impressione sul posto non è accogliente o confortante: l'appartamento fornito dal paraguayano, Adolfito Angelino, è vecchio, maleodorante e sporco; cercare i negozi per reperire il necessario non è semplice, soprattutto se non si parla bene inglese.
Nel quartiere non sono gli unici migranti; vicino a loro abita la famiglia Toro, che sembra essersi insediata bene nella nuova città. Sentono molto la mancanza di Panamà, anche se abbandonata per necessità:
"Certo, Panamà ci manca sempre. Celia muore dalla voglia di tornare a visitarlo. Io sono preoccupato per come potrebbe essere cambiato dopo tutto questo tempo. Quando ce ne siamo andati ci sembrava irriconoscibile, ma ho la sensazione che adesso lo sarebbe ancora di più. A volte penso che preferirei continuare a ricordarlo com'era e basta, con tutte le strade e i posti che amavo. L'odore di gas di scarico e di frutta. Il caldo afoso. I cani che abbaiavano nei vicoli. Ecco il Panamà a cui voglio aggrapparmi. Perché un posto ti può fare molto male, ma se è casa tua o lo è stato una volta, lo ami comunque. Funziona così".
Tra Alma e Celia nasce una buona amicizia e così tra i loro figli Maribel e Mayor: consolidano un rapporto speciale, che porta la stessa ragazza a sentirsi di nuovo normale e non perennemente additata come una ritardata. Ogni domenica, dopo la messa, cominciano a passare del tempo insieme ad aprirsi l'un l'altra. Si ascoltano, si confidano e, cosa importante, non si giudicano: su Mayor sono riposte le aspettative del padre Rafael, che vede per lui una carriera nel calcio, come per il figlio maggiore Enrique, senza preoccuparsi di quelli che sono realmente i suoi desideri; Maribel è un tesoro prezioso per i genitori, tanto bramato e distrutto in un attimo, adesso da proteggere da qualsiasi pericolo e non. Con il ragazzo della porta accanto, sente di poter essere davvero se stessa: 
"«Io voglio essere come tutti». «Già» dissi, perché sapevo benissimo cosa voleva dire. Era tutta la vita che mi sentivo a quel modo. Come se tutti gli altri fossero impegnati in qualcosa che non mi riguardava, che non sapevo nemmeno se esisteva davvero. Volevo scoprirlo il segreto della facilità con cui tutti sembravano vivere, di come si integravano ed erano bravi a fare tutte quelle cose.  Anno dopo anno desideravo che tutto andasse a posto; ogni volta a settembre mi dicevo, Quest'anno sarà diverso, e invece anno dopo anno era sempre la stessa cosa".
L'autrice racconta storie di persone qualunque che scelgono di trasferire le proprie vite e i propri affetti in un paese ignoto, dove è difficile abituarsi a una lingua e una cultura sconosciute, mantenendo nel cuore le origini. Celia si trova a Delaware da molti anni e si sente una cittadina americana, nel bene e nel male, come quando assiste all'attentato dell'11 settembre 2001 o si reca al voto nel 2008; Alma prova a superare le barriere linguistiche e frequenta un corso d'inglese; Rafael e Arturo lavorano sodo per il permesso di soggiorno e per mantenere le famiglie negli Stati Uniti.
Ognuno affronta i cambiamenti con uno spirito diverso, tormentato da preoccupazioni e conti aperti con il passato, che non si riescono ad accantonare nel presente.
Tra i capitoli che narrano le vicende dei personaggi principali, le voci dei vicini che abitano nello stesso palazzo e hanno mollato tutto per migliorare la condizione personale e dei cari. 
Un romanzo corale che costringe a riflettere su un tema attuale, scomodo e così delicato come l'immigrazione. Attorno al macro argomento, le singole problematiche vissute e narrate in prima persona, come la scuola, l'occupazione, l'integrazione, la lingua e la routine quotidiana.
Un libro bellissimo, commovente e profondo, che si racconta attraverso le testimonianze di coloro che hanno vissuto il trauma di abbandonare le proprie case per una terra che rappresenta la più grande opportunità per una vita dignitosa.

Veronica

19 settembre 2016

Dobbiamo trovarla di Lisa Gardner [recensione]

DOBBIAMO TROVARLA
di
Lisa Gardner

Casa editrice: Marcos y Marcos
Collana: Gli alianti
Traduzione: Barbara Bertoni
Prezzo: 18,00
ISBN: 9788871687520

Quando penso alla mia più grande paura, immagino di risvegliarmi in una stretta e asfissiante cassa, impossibilitata a muovermi e quasi a respirare. Cercare di allungare i muscoli per trovare un po' di sollievo in una posizione imposta, battere i pugni sopra la mia testa per tentare di uscire, urlare disperatamente per attirare l'attenzione di qualcuno in grado di liberarmi.
Ed è proprio così che comincia Dobbiamo trovarla:
"Quando ti svegli dentro una cassa di legno buia, ti dici che non può essere vero. Naturalmente spingi il coperchio. Reazione normale. Picchi i lati con i pugni, punti i piedi sul fondo. Sbatti la testa, più volte, anche se va male. E urli. Continui a urlare. Il moccio ti cola dal naso. Le lacrime ti rigano la faccia. Finché le tue urla frammiste a singhiozzi diventano assordanti. Allora, senti dei rumori strani, tristi, patetici, e comprendi la cassa, la comprendi davvero: ehi, sono chiusa dentro una cassa di legno buia, e ti rendi conto che sei tu a produrre quei rumori".
I capitoli attraversano il passato della protagonista, con il racconto in prima persona di cosa è successo nel periodo di reclusione di Flora Dane, durato quattrocentosettantadue giorni. Per gran parte del tempo, è stata costretta a restare dentro una bara di pino, senza cibo né acqua, in uno stato di deprivazione sensoriale, atto a fare crescere nella vittima un legame morboso con il suo aguzzino, Jacob Ness. Le ripetute violenze sessuali diventano l'occasione per abbandonare quel luogo di segregazione terrificante. Le descrizioni sono minuziose e permettono di immedesimarsi nelle paure, nei momenti di panico, fino a sentire la stessa identica sensazione claustrofobica.
Quasi inaspettata l'irruzione della polizia, che l'ha riportata in un mondo dimenticato, dove gli affetti si faticano a percepire di nuovo. Difficile riavvicinarsi alla madre e al fratello, impossibile reinserirsi in un mondo dove il rapitore è assente. Ci sono voluti cinque anni per ritrovare una sorta di normalità, grazie all'aiuto dell'esperto vittimologo dell'FBI, Samuel Keynes, l'unico che è riuscito a penetrare quel muro e conosce quasi tutta la storia.
La nuova Flora segue un valido corso di autodifesa e dedica la sua nuova vita a stanare potenziali squilibrati, ricercando situazioni pericolose. Una sera come tante si mette nei guai ed è costretta ad applicare tutto ciò che ha appreso durante le lezioni, finendo per uccidere il possibile sequestratore di un'altra ragazza, Stacey Summers, di cui si sono perse le tracce da mesi.
La detective DD Warren è chiamata a investigatore sulla scomparsa di alcune ragazze e si scontra con Flora e la sua sete di giustizia: ha ucciso un sospetto violentatore che avrebbe potuto fornire molte risposte sul caso. Il sergente in servizio limitato non può usare la pistola e deve affidarsi alla sua squadra, superando le diffidenze e le continue incomprensioni. La polizia non sa cosa fare, dove cercare, chi seguire, tutto sembra condurre a un punto morto. La sparizione improvvisa della protagonista getta nuovi interrogativi e fornisce qualche pista su cui lavorare.

Lisa Gardner costruisce un thriller ricco di colpi di scena, che sfrutta due piani temporali, il presente e il passato; l'angoscia e il terrore sono palpabili, i personaggi credibili e ben delineati, sia i principali che i secondari. Il rapporto forte di dipendenza tra vittima e carnefice è il perno della storia e addentrarsi nella psiche umana di Jacob e Flora è la parte più notevole del libro.

Veronica

3 settembre 2016

La grammatica è una canzone dolce di Erik Orsenna [recensione]

LA GRAMMATICA È UNA CANZONE DOLCE
di
Erik Orsenna

Casa editrice: Salani Editore
Traduzione e adattamento: Francesco Bruno
Illustrazioni: Fabian Negrin
Prezzo: 12,00
Pagine: 140
ISBN: 97888845118687


Giovanna è una bambina speciale. Come lei stessa si descrive all'apparenza, "dolce, timida, sognatrice e piccina", è solo una piccola parte di un carattere assai più forte e complicato. La sua maestra, la signora Lorenzini, è la prima persona a farle notare quanto sia bella e meravigliosa la lingua italiana. Ogni parola, ogni frase è intrisa di un significato che a un occhio superficiale non è dato cogliere:
"Le parole sono veri e propri maghi. Hanno il potere di farci comparire davanti delle cose che non vediamo".
Con la fine della scuola, Giovanna si appresta a partire con il fratello Tommaso a bordo di una nave che avrebbe attraversato l'Atlantico. Complice un'improvvisa tempesta, approdano in un'isola misteriosa, privati della facoltà di parlare. Intorno a loro, un mondo nuovo, un gruppo di persone che vivono in funzione delle parole, che plasmano il paesaggio:
"Il mare ci restituiva ciò che il vento ci aveva rubato. migliaia di parole, un banco immenso che sciabordava tranquillamente di fronte a noi. Bastava tendere le braccia per pescarle. [...] Se avessi osato, me ne sarei coperta il corpo. Mi avrebbero accarezzata, ne sono certa, come sanno fare le parole, in modo discreto e conturbante".
Un uomo misterioso e allo stesso tempo rassicurante li accoglie, senza stupore, abituato ai naufraghi che abitualmente si affacciano nel suo territorio. Enrico accompagna i giovani protagonisti al villaggio, facendoli sentire come a casa. Mostra loro il mercato, con negozi di ogni tipo, comprese delle piccole botteghe specializzate in lemmi; i clienti si recano per acquistare rime o espressioni per comunicare efficacemente uno stato d'animo alla persona amata.
Si imbattono in un ospedale specializzato nella cura delle malattie che affliggono le parole, una chiesa che ne suggella il matrimonio e uno stabilimento che si occupa della costruzione delle frasi.
Che cosa significa questo posto, si chiede sempre più incantata Giovanna? Non da subito comprende fino in fondo tutto quello che vede, ma sente che la lingua è un tesoro alla portata di chiunque si lasci trasportare dalla sua infinita ricchezza.
La sfida più grande per i due avventurieri sarà quella di farsi sedurre dalla grammatica, così vitale in quell'isola.
Il ritorno a casa li arricchisce nel profondo, riportando all'esistenza di ogni giorno con una nuova consapevolezza e una voglia di esplorare tutto ciò che li circonda con un'attenzione diversa.

Un libro per ragazzi che umanizza il nostro lessico, la nostra sintassi, rendendo una materia così ostica e le sue regole un'avventura finalizzata a una formazione in grado di essere anche un divertimento, invece di un compito faticoso. Una lettura da incoraggiare nelle scuole e che finisce per essere una favola che cattura anche gli adulti.

Veronica

1 settembre 2016

Oh Dio Mio! di Anat Gov

Oh Dio Mio!
di Anat Gov

La Giuntina editore
pagine 96
ISBN: 9788880576396
10 euro
uscito nel 2016

Ella (chiamata così in onore della Quercia), quarantenne, di professione psicologa, miscredente, madre single di un bambino affetto da autismo che si esprime suonando il violoncello.
Un  giorno qualunque di gennaio si trova alle prese con una richiesta di consulenza alquanto particolare. Il paziente in questione si definisce artista, ha 5766 anni e arriva in studio vestito uguale a Marlon Brando nel film Il Padrino e casualità delle casualità proprio come il quadro appeso alla parete della stanza.
"Io sono colui che sono" risponde. Ella scettica non riesce a credere (d'altronde non l'ha mai fatto prima) di aver davanti a sé lui, l'Onnipotente, ovvero Dio e per di più, depresso, angosciato, affetto da una malsana paura dell'abbandono e la ferma volontà di spazzar via, per l'ennesima volta, il cosmo e quello che c'è dentro, razza umana compresa (o forse in primis). Una situazione talmente irreparabile e senza via d'uscita che la dottoressa deve riuscire a risolvere in appena 50 minuti al costo di 150 bigliettoni.
ELLA Descriva quello che sente.
D. Niente.
ELLA Che significa niente?
D. Che non sento più niente. Non voglio niente. Non mi aspetto niente. Niente mi interessa. Non mi curo di niente.
Un testo nato principalmente per il teatro dalla drammaturga israeliana Anat Gov (scomparsa nel 2012 a 59 anni) che la casa editrice La Giuntina ha pubblicato di recente con la traduzione e l’adattamento di Enrico Luttman e Pino Tierno.
Si presenta quindi ai lettori in forma di sceneggiatura, ovvero in un susseguirsi di dialoghi che formano l'essenza stessa della storia. Una storia che pone certi interrogativi, in particolare se ci consideriamo credenti (e praticanti) e siamo abituati all'idea di un Dio consolatore, portatore di misericordia, gioia.
Il contrario di quello che si prospetta in queste pagine insomma. Tanto da pensare di averla fatta veramente grossa (per ridurlo così)! C'è comunque un motivo a ciò, forse porta il nome di Giobbe, o almeno da lì capisci che è iniziato tutto, o tutto è finito. Interessante anche il personaggio di Ella. Nonostante la vita non sia stata buona con lei, ha da sempre dialogato silenziosamente con Lui, che sa ogni cosa, ogni pensiero e ogni parola pronunciata dalla donna. Ella sono io, siamo noi... che rinneghiamo e al tempo abbiamo un disperato bisogno di crederci per vivere pienamente, ma soprattutto di essere abbracciati (perché dico questo, poi lo capirete).
Un dialogo che è una lezione per entrambi e ha solo da insegnarci a prescindere dalla sua leggerezza.

Un libro divertente, spassoso e che vale la pena leggere tutto d'un fiato!

Francesca