21 settembre 2016

Anche noi l'America di Cristina Henriquez [recensione]

ANCHE NOI L'AMERICA
di 
Cristina Henriquez

Casa editrice: NNeditore
Collana: La stagione
Traduzione: Roberto Serrai
Prezzo: 17,00
ISBN: 9788899253257
"A quel tempo volevamo solo le cose più semplici: mangiare del buon cibo, dormire sereni la notte, sorridere, ridere, sentirci bene. Ci sembrava di averne diritto, noi come chiunque altro. Certo, se ci penso adesso, capisco quanto sia stata ingenua. Ero accecata da un moto di speranza e dalla promessa del possibile, convinta che nelle nostre vite non fosse rimasto più nulla in grado di andare storto".
La migrazione ha da sempre interessato momenti storici diversi e più o meno molti luoghi del mondo. Lasciare la propria casa è un atto che richiede molto coraggio ed è dettato da motivi diversi. Un viaggio rappresenta un'occasione per ricominciare, in una terra lontana e in cui riporre tutte le speranze. I protagonisti di Anche noi l'America di Cristina Henriquez si spostano dal centro e dal sud America per raggiungere Delaware, negli Stati Uniti. 
Alma parte dal Messico con Arturo a bordo di un pick-up rosso per poter iscrivere Maribel a una scuola adatta a lei, in grado di aiutarla a superare un danno cerebrale causato da un terribile incidente. La prima impressione sul posto non è accogliente o confortante: l'appartamento fornito dal paraguayano, Adolfito Angelino, è vecchio, maleodorante e sporco; cercare i negozi per reperire il necessario non è semplice, soprattutto se non si parla bene inglese.
Nel quartiere non sono gli unici migranti; vicino a loro abita la famiglia Toro, che sembra essersi insediata bene nella nuova città. Sentono molto la mancanza di Panamà, anche se abbandonata per necessità:
"Certo, Panamà ci manca sempre. Celia muore dalla voglia di tornare a visitarlo. Io sono preoccupato per come potrebbe essere cambiato dopo tutto questo tempo. Quando ce ne siamo andati ci sembrava irriconoscibile, ma ho la sensazione che adesso lo sarebbe ancora di più. A volte penso che preferirei continuare a ricordarlo com'era e basta, con tutte le strade e i posti che amavo. L'odore di gas di scarico e di frutta. Il caldo afoso. I cani che abbaiavano nei vicoli. Ecco il Panamà a cui voglio aggrapparmi. Perché un posto ti può fare molto male, ma se è casa tua o lo è stato una volta, lo ami comunque. Funziona così".
Tra Alma e Celia nasce una buona amicizia e così tra i loro figli Maribel e Mayor: consolidano un rapporto speciale, che porta la stessa ragazza a sentirsi di nuovo normale e non perennemente additata come una ritardata. Ogni domenica, dopo la messa, cominciano a passare del tempo insieme ad aprirsi l'un l'altra. Si ascoltano, si confidano e, cosa importante, non si giudicano: su Mayor sono riposte le aspettative del padre Rafael, che vede per lui una carriera nel calcio, come per il figlio maggiore Enrique, senza preoccuparsi di quelli che sono realmente i suoi desideri; Maribel è un tesoro prezioso per i genitori, tanto bramato e distrutto in un attimo, adesso da proteggere da qualsiasi pericolo e non. Con il ragazzo della porta accanto, sente di poter essere davvero se stessa: 
"«Io voglio essere come tutti». «Già» dissi, perché sapevo benissimo cosa voleva dire. Era tutta la vita che mi sentivo a quel modo. Come se tutti gli altri fossero impegnati in qualcosa che non mi riguardava, che non sapevo nemmeno se esisteva davvero. Volevo scoprirlo il segreto della facilità con cui tutti sembravano vivere, di come si integravano ed erano bravi a fare tutte quelle cose.  Anno dopo anno desideravo che tutto andasse a posto; ogni volta a settembre mi dicevo, Quest'anno sarà diverso, e invece anno dopo anno era sempre la stessa cosa".
L'autrice racconta storie di persone qualunque che scelgono di trasferire le proprie vite e i propri affetti in un paese ignoto, dove è difficile abituarsi a una lingua e una cultura sconosciute, mantenendo nel cuore le origini. Celia si trova a Delaware da molti anni e si sente una cittadina americana, nel bene e nel male, come quando assiste all'attentato dell'11 settembre 2001 o si reca al voto nel 2008; Alma prova a superare le barriere linguistiche e frequenta un corso d'inglese; Rafael e Arturo lavorano sodo per il permesso di soggiorno e per mantenere le famiglie negli Stati Uniti.
Ognuno affronta i cambiamenti con uno spirito diverso, tormentato da preoccupazioni e conti aperti con il passato, che non si riescono ad accantonare nel presente.
Tra i capitoli che narrano le vicende dei personaggi principali, le voci dei vicini che abitano nello stesso palazzo e hanno mollato tutto per migliorare la condizione personale e dei cari. 
Un romanzo corale che costringe a riflettere su un tema attuale, scomodo e così delicato come l'immigrazione. Attorno al macro argomento, le singole problematiche vissute e narrate in prima persona, come la scuola, l'occupazione, l'integrazione, la lingua e la routine quotidiana.
Un libro bellissimo, commovente e profondo, che si racconta attraverso le testimonianze di coloro che hanno vissuto il trauma di abbandonare le proprie case per una terra che rappresenta la più grande opportunità per una vita dignitosa.

Veronica

2 commenti:

  1. Mi sono innamorata di questo libro, l'ho letto voracemente, senza potermi staccare dalle pagine, mi sono commossa come non mi accadeva da tempo. Senza dubbio Anche noi l'America è una delle migliori letture che abbia incontrato quest'anno, un romanzo potente e intenso.

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    1. Sono d'accordo con te, un romanzo meraviglioso. Quest'anno ho avuto la fortuna di leggere ottimi libri e anche per me "Anche noi l'America" scala vertiginosamente la classifica delle migliori letture in assoluto.

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